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Napoli, 24 luglio 2017

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Inps: approvato dal CIV il piano vendita immobili

Tito Boeri, presidente dell’Inps, nelle scorse settimane ha messo la firma su due importanti delibere: la n. 97 del 7 giugno 2017 "Piano di investimento e disinvestimento del patrimonio immobiliare non strumentale e del patrimonio mobiliare 2017-2019" e la n. 120 del 18 luglio 2017 avente ad oggetto l'Integrazione del suddetto piano. Adesso, dopo l’approvazione da parte del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza, avvenuta con delibera n. 23 del 18 luglio 2017 (con importanti osservazioni e raccomandazioni), il piano di investimento e disinvestimento del patrimonio immobiliare non strumentale e del patrimonio mobiliare 2017-2019, passa al vaglio dei Ministeri vigilanti per il via libera definitivo.

 

19 APR 2017 - Entro il 30 giugno la direzione generale dell'Inps metterà a punto un piano di dismissione del patrimonio da reddito dell'Istituto, fra cui anche gli immobili ad uso residenziale, da presentare al Civ con l'individuazione di quelli da destinare a Invimit e quelli per i quali è possibile la vendita diretta. E' quanto ha spiegato il direttore generale dell'Istituto, Gabriella di Michele a margine di una audizione alla Commissione di controllo enti previdenziali.
Di Michele nel corso dell'audizione ha ricordato che il patrimonio immobiliare complessivo dell'Istituto è di oltre 31.000 immobili (13.000 dei quali secondari come box e cantine), 10.800 dei quali residenziali per un valore complessivo di 2,5 miliardi. Di Michele ha sottolineato l'utilità di una sanatoria per coloro che occupano senza titolo gli immobili (per esempio perchè introdotti dal conduttore precedente) anche da dopo la fine del 2013 (purchè non su base di atti penalmente rilevanti come un'effrazione) e di una scontistica sul pregresso come quelle che è stata utilizzata fino al 2004. (ANSA).

 

  Libero Quotidiano di venerdì 20 maggio 2016, pagina 1/3

 Basta poco per salvare le pensioni - Le rapine dell'Inps

di Carioti Fausto

Basta poco per salvare le pensioni Altro che tagliare i presunti assegni d'oro. L'istituto di Boeri dovrebbe concentrarsi sul suo tesoretto in mattoni per farlo fruttare. Indugiare è solo un insulto ai pensionati Perché ci tagliano le pensioni e rapine deII'Inps I contributi pagati dai lavoratori sono investiti in un immenso patrimonio immobiliare. Ma invece di rendere, la gestione delle case è in perdita perché gli appartamenti sono vuoti occupati abusivamente o affittati sotto prezzo DOVE SI METTONO I SOLDI L'investimento immobiliare in teoria sarebbe il migliore: porta rendimenti non eccezionali, ma costanti e sicuri di FAUSTO CARIOTI In teoria, istituti previdenziali e immobili sono fatti gli uni per gli altri. Si acquistano oggi i mattoni con i contributi dei lavoratori, si pagano domani le loro pensioni con il reddito generato dall'affitto di quelle case, di quei negozi, di quegli uffici. Potranno crollare le Borse, il prezzo del petrolio e dei futures sul litio potrà impennarsi o schiantarsi, ma quei palazzi saranno sempre lì, a produrre un'entrata mensile. Non cospicua rispetto al capitale immobilizzato, ma continua e sicura, che è ciò che conta in questi casi. I1 mattone, l'investimento più sicuro che c'è. Questo, almeno, è il modo in cui le cose vanno quando il sistema funziona. (...) (...) Non è il caso italiano, purtroppo. LIInps, che ogni mese stacca 18 milioni di assegni di pensione, ha un patrimonio di immobili «da reddito» - cioè non destinati all'uso strumentale da parte dello stesso istituto - valutato in 2,5 miliardi di euro, dei quali 1,35 miliardi fanno capo alla gestione previdenziale dei privati e 1,15 a quella dei dipendenti pubblici. Uno stock di mattoni cospicuo, anche grazie al conferimento degli immobili ex Inpdap ed Enpals avvenuto nel 2012. Dal quale però l'istituto guidato da Tito Boeri non ricava un soldo. Anzi, ne perde parecchi. I calcoli li ha fatti la Corte dei Conti nella relazione sull'Inps pubblicata lo scorso febbraio: quelli che con umorismo involontario sono chiamati immobili «da reddito» generano in realtà perdite «pari a 116,4 milioni nel 2012, a 63,47 milioni nel 2013 ed a 65,4 milioni di euro del 2014». Più di 245 milioni bruciati nel triennio, per un rendimento negativo pari al 9,8%. Così le immobilizzazioni di capitale, che dovrebbero servire a finanziare gli assegni destinati ai pensionati di oggi e di domani, ottengono il risultato di renderli più leggeri. La cifra che ricava l'Inps dai canoni è risibile. Da un patrimonio di 2,5 miliardi arrivano appena 53,9 milioni: niente di strano che la redditività sia negativa. E la colpa principale non è della congiuntura, del mercato o di altri fattori esterni, ma del modo in cui l'istituto oggi presieduto da Boeri tratta, anzi maltratta gli immobili che la collettività gli ha affidato. E la stessa Corte dei conti a spiegare che «il basso livello dei ricavi da locazione (...) è da ricondurre anche all'elevato numero di unità, soprattutto abitative, occupate». Che vuole dire? Significa che, su un totale di 28.541 unità immobiliari da reddito in suo possesso, l'Inps oggi riesce a dame in regolare locazione appena 6202: meno del 22%. Altre 13.170 (i146%) sono «libere», cioè senza inquilini, e le restanti 9.169 (il 32%) risultano «occupate», nel senso che ci vive dentro non ha titolo per farlo. Nel migliore dei casi si tratta di un congiunto di chi il diritto ad abitarci lo aveva e che l'afiìtto, in tuno o in parte, continua a pagarlo; nel caso peggiore è una delle tante «okkupazioni» messe in atto da centri sociali, movimenti per la casa e affini, che s'impadroniscono degli immobili dell'Inps nella convinzione - tristemente fondata - che quegli edifici, essendo dell'istituto, sono in realtà di nessuno, e che infatti nessuno li caccerà via da lì. La morale della storia è che la riforma della previdenza che manca all'Italia non è il taglio delle «pensioni d'oro», come le chiama Boeri anche quando sono di latta o di plastica, ma consiste nel fare un'anagrafe completa del patrimonio in mattoni che ha in pancia l'Inps, distinguere gli immobili che producono reddito da quelli che lo bruciano - che come visto sono la maggioranza - e mettere a frutto questi ultimi riscuotendo affitti di mercato e cacciando a pedate gli occupanti abusivi. Il tutto auspicabilmente in tempi rapidi, perché la gestione attuale ogni mese brucia altri soldi. Minacciare una riduzione degli assegni senza avere compiuto questa operazione di decenza e di efficienza, come fa l'attuale dirigenza del-l'Inps, è invece una resa allo sfascio e un insulto ai pensionati.

 

 Libero Quotidiano di venerdì 20 maggio 2016, pagina 2

L'Inps ha case per 2,5 miliardi eppure riesce a perderci

di De Dominicis Francesco

 

Dei 30 mila immobili di proprietà dell'ente pensionistico, uno su tre è occupato abusivamente. Questo spiega i mini-ricavi e un buco di 250 milioni in tre anni

La maggior parte delle unità immobiliari è composta da abitazioni. Il resto sono uffici, negozi e magazzini. Venderli è un incubo burocratico :::

Dove sono e come sono custoditi i soldi dei lavoratori versati ogni 30 giorni nelle casse dell'Inps perle pensioni future? E come vengono amministrati i contributi di chi ha già smesso di lavorare e a fine mese incassa l'assegno pensionistico? Interrogativi apparentemente insignificanti, ma centrali per chi è in pensione e ancora di più per chi ci andrà tra un bel po' di tempo. La gestione dei contributi, del resto, incide sull'importo delle pensioni, che saranno particolarmente basse, stando alle previsioni contenute nella «busta arancione» recapitata proprio in questo periodo a casa di milioni di italiani. Chi ha aperto il documento con i conteggi previsionali resta a bocca asciutta e (a ragione) si preoccupa: rispetto all'ultima busta paga, l'assegno Inps corrisponderà a poco più della metà dell'ultima rertribuzione. C'è da chiedersi, quindi, se un miglioramento gestionale della massa contributiva, a cominciare da quella investita nel mattone, possa far salire gli assegni futuri. E magari, nell'immediato, scongiurare l'ennesima riforma da parte del governo di Matteo Renzi, necessaria a riportare in equilibrio la previdenza italiana (pare, infatti, che non sia bastata la mazzata di fine 2011 targata Mario Monti ed Elsa Fomero). Il punto è questo: tanto più si ricava dagli affitti (gli immobili di proprietà dell'Inps sono posti in locazione) tanto più denaro c'è in cassa per le cosiddette «prestazioni». A giudicare da quel che mette nero su bianco la Corte dei conti, però, sembra che l'Inps in versione real estate non sia proprio un «modello» da seguire. La relazione sul 2013 e sul 2014 della magistratura contabile - che per le : e fa le pulci a tutti gli enti pubblici - mette in fila una serie di pecche gestionali e contabili. Partiamo dai dati di bilancio. Scrive la Corte nella delibera del 4 febbraio 2016: «L'imponente apporto determinato dall'Inpdap (l'ente di previdenza dei dipendenti della Pa inglobato dall'Inps, ndr) non ha coinciso con una maggiore redditività del patrimonio immobiliare da reddito che continua invece a registrare perdite, pari a 116,4 milioni nel 2012, a 63,47 milioni nel 2013 e a 65,4 milioni di euro del 2014 (pari al - 2,6% di rendimento)». Mattone in perdita costante, insomma. Un rosso fisso che incide, come accennato, sui conti della previdenza del nostro Paese. C'è un dato, in particolare, che mette in luce come sia sostanzialmente fallimentare la gestione del patrimonio da parte dell'Inps. A pagina 171 del documento della Corte dei conti c'è una tabellina (identificata col numero 78) che fotografa e illustra lo stato del patrimonio immobiliare. Dai documenti risulta che l'Inps ha in «portafoglio» la bellezza di 28.541 unità immobiliari sparse su tutto il territorio nazionale; di queste, la maggior parte (10.563) corrisponde ad abitazioni, il resto è suddiviso per lo più tra uffici, negozi e magazzini. I dati fanno emergere, poi, un problema enorme: vale a dire che su quasi 30mila case sul mercato, solo 6202 è regolarmente «locata», mentre 13.170 sono classificate come «libere» e 9.169 (grosso modo una su tre) è «occupata» senza un titolo specifico. E non è un elemento irrilevante, sul piano delle entrate. Tant'è che la stessa Corte dei conti osserva come « il basso livello dei ricavi da locazione (53,9 milioni nel 2014) sia da ricondurre anche all'elevato numero di unità, soprattutto abitative, occupate». Le case dell'Inps non rendono quanto potrebbero e, alla fine della giostra, il conto arriverà sulle pensioni future. Non solo. Le «unità» libere potrebbero e dovrebbero essere vendute per fare cassa. Ma anche su questo fronte qualcosa inspiegabilmente non funziona. «Appare evidente - osserva la Corte - la scarsa consistenza di dismissioni realizzate, nonostante l'alto numero di unità libere. I12013 ha visto infatti da parte della gestione privata l'alienazione di solo 5 unità residenziali (per un controvalore di 700mila euro) e di 2 commerciali (1,4 milioni di euro) mentre la gestione pubblica, a differenza dell'esercizio precedente, non ha dato seguito ad alcuna alienazione». Sul fronte delle compravendite l'Inps mette in fila contenziosi e incassa sentenze sfavorevoli dai giudici. A Messina, a Destinazioni d'uso Abitativo Magazzino Ufficio Negozio Ricettivo/Alberghiero Scuole Altro Box o posto auto Cantine e/o asoffitte BCNC Totale esempio, l'ente presieduto dal dicembre 2014 da Tito Boeri ha venduto due immobili alla Sitat srl (al prezzo di 7,8 milioni di euro) solo dopo un «lungo contenzioso». E nel 2014 c'è voluta una pronuncia della Corte di cassazione perché l'Inps chiudesse il trasferimento di cinque appartamenti a Roma per 1,7 milioni di euro. C'è da fare tanto. Boeri dovrà portare sul tavolo del consiglio di vigilanza Inps (il Civ) una mappa e un piano di dismissioni assai dettagliato. Il patrimonio è enorme: dal bilancio dell'ente, alla voce «immobilizzazioni materiali» risultano iscritti 3,2 miliardi di euro di immobili, dei quali 2,5 miliardi sono riconducibili a case e uffici «da reddito». Dati che potrebbero essere «corretti» dal piano di Boeri. C'è da dire che una parte di quel patrimonio è tomato indietro nel 2009, quando sono «rientrati» gli immobili della Scip 2, l'operazione di cartolarizzazione che fu archiviata con un flop e che ancora pesa sui conti dell'Inps.

Libero Quotidiano di venerdì 20 maggio 2016, pagina 2/3

 di De Dominicis Francesco

Mancano mappe e criteri. Il piano di cessioni ancora fermo al palo

Anche il presidente lnps, Tito Boeri, soffre per il mattone. A mettere in croce il numero uno dell'ente previdenziali, nominato del dicembre 2014 alla guida dell'ente previdenziale dal governo di Matteo Renzi, è l'associazione nazionale degli inquilini dei cosiddetti immobili di pregio. La questione riguarda la dismissione del patrimonio residenziale Inps. Non solo. Pure il Civ (Consiglio indirizzo e vigilanza) dell'ente a fine aprile non ha approvato la prima nota di variazione al bilancio di previsione per il 2016proposta da Boeri. Il motivo? Mancano sia la mappa degli immobili in pancia sia i criteri di investimento e disinvestimento. A dicembre scorso anno- denuncia il coordinatore dell'associazione, Mario Milone, su Scip2pregio.it, un sito degli immobili che erano stati cartolarizzati - Boeri aveva messo a punto il "piano di investimento e disinvestimento del patrimonio immobiliare non strumentale" per il triennio 2016-2018. Un piano che, tuttavia, è stato congelato dallo stesso presidente Inps a febbrai, ancora incerto sul percorso da intraprendere per migliorare il percorso di vendita di una fetta rilevante degli immobili dell'ente. L'economista oggi a capo del principale ente previdenziale del Paese avrebbe creato pertanto una situazione di incertezza, che riguarda da un lato chi occupa gli immobili, dall'altro le casse dello stesso Inps. fatto sta che al momento gli esperti starebbero ancora lavorando alla individuazione di un piano preciso e criteri ad esso legati. Intanto, la gestione immobiliare continua a pesare sul bilancio dell'istituto. Nel documento di previsione 2016, come spiegato con dovizia di particolari da Milone, è previsto un aumento delle spese per la gestione degli immobili già cartolarizzati che passano da 33,4 milioni a 39,1 milioni (+17%) ed infine un aumento delle previsioni di entrate da affitto di immobili che passano da 29,1 milioni a 58,1 milioni. All'appello, però, secondo gli inquilini mancherebbero sia una relazione specifica sulla gestione del mattone sia un inventario di tutto il patrimonio immobiliare. Senza dimenticare che non ci sarebbero informazioni dettagliate sui contenziosi nè sul conto delle morosità ovvero gli affitti arretrati e ancora da incassare.

 

Napoli, 21 aprile 2016

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Boeri alle prese con la dismissione del patrimonio immobiliare residenziale dell'Inps

Con la Determinazione presidenziale n. 186, del 22 dicembre 2015, il Presidente dell'Inps Boeri aveva predisposto il "Piano di investimento e disinvestimento del patrimonio immobiliare non strumentale e del patrimonio mobiliare 2016/2018" trasmettendola al Civ per la relativa approvazione.

Il CIV nella seduta del 2 febbraio 2016,  non ha proceduto all'approvazione in quanto nella medesima seduta è intervenuto Boeri sospendendo la determinazione n. 186  perchè, a dire dello stesso Presidente, erano previste diverse alternative ma senza l'individuazione di un piano preciso.

L'evidente incertezza che si è venuta a creare ha costretto quindi Boeri a rinviare il tutto dovendo ripresentare la determinazione e l'allegato con "individuazione di un piano preciso e criteri ad esso legati".

Ad oggi, però, di come Boeri voglia procedere con la dismissione degli immobili residenziali dell'istituto ex cartolarizzati, non si sa ancora nulla!

 

Napoli, 29 marzo 2016

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Il Bilancio di previsione 2016 dell'INPS smentisce Tito Boeri.

Il presidente dell'Inps, durante l'audizione alla camera dei deputati di fine 2015, aveva dichiarato che compito dell'Istituto non è occuparsi di immobili.

Il bilancio di previsione dell'INPS per il 2016 comporta invece un aumento dei compensi per la gestione del patrimonio immobiliare che passano da 3 mln a 7,65mln (+148%), un aumento delle spese per la gestione degli immobili già cartolarizzati che passano da 33,4 mln a 39,1 mln (+17%) ed infine un aumento delle previsioni di entrate da affitto di immobili che passano da 29,1 mln a 58,1 mln.

Tuttavia il il Comitato di Vigilanza ed il collegio sindacale dell'Istituto aspettano ancora una dettagliata relazione sulla gestione del patrimonio immobiliare, un inventario completo dello stesso nonchè notizie in merito ai contenziosi in essere e una situazione dettagliata della morosità.

Non rimane che fare gli auguri di buon lavoro all'immobiliarista Boeri!

 

Napoli, 29 marzo 2016

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Dopo anni di contenzioso l'Inps perde la battaglia sul pregio per l'immobile in Milano al Corso di Porta Romana.

Secondo tre recenti sentenze della Cassazione a Sezioni Unite n. 6023/6024/6025 del 25/03/2016 [email protected]@[email protected] una volta che l'ente previdenziale ha inviato all'inquilino la lettera con il prezzo di offerta in vendita dell'appartamento e l'inquilino abbia accettato, l'ente è obbligato a vendere a quel prezzo, a nulla valendo la successiva qualifica di pregio dell'immobile per effetto della quale il prezzo sarebbe quello di mercato senza gli sconti previsti dalla legge 410/2001.

Nel caso specifico l'immobile sito in Milano al Corso di porta Romana 51 era stato trasferito dall'Inps alla società di cartolarizzazione SCIP con DM del 21.11.2002; esso originariamente inserito tra gli immobili "di pregio" dal DM 1° aprile 2003, era stato successivamente riclassificato come "non di pregio", per poi essere di nuovo inserito tra gli immobili "di pregio" dal DM 13 aprile 2007.

L'Inps, in data 8 giugno 2006, quando cioè l'immobile non aveva la qualifica di pregio, ha inviato agli inquilini dello stabile in questione le lettere aventi ad oggetto la vendita dell'immobile, contenete tutti gli elementi essenziali del contratto alla cui conclusione era preordinata, con indicazione del prezzo (riparametrato al 2001, con la riduzione del 30% e dell'ulteriore sconto di blocco del 14%), del termine entro il quale il contratto doveva essere stipulato e del notaio incaricato della stipula; proposta che era stata accetta dagli inquilini.

Gli inquilini si erano poi rivolti al Tribunale per ottenere sentenza che tenesse luogo del mancato contratto definitivo, non concluso per inadempimento dell'Istituto il quale sosteneva che anche successivamente l'Ente avrebbe potuto qualificare l'immobile come di pregio e dunque variare il prezzo già concordato, prezzo che, per effetto della intervenuta qualifica di pregio dell'immobile, era diventato quello di mercato riferito all'anno 2007 senza alcuno sconto.

La Cassazione ha invece definitivamente sancito che una volta accertato l'avvenuto esercizio da parte dei conduttori, del diritto di opzione al prezzo individuato dall'Inps al momento dell'offerta in vendita (e, dunque, l'incontro delle due volontà), si è formato un contratto preliminare di compravendita, dal quale deriva il diritto del promissario acquirente di perfezionare l'acquisto al prezzo fissato in quella sede.

Si tratta dunque di un contratto perfezionatosi al momento stesso dell'accettazione, perfettamente coincidente con la proposta, con conseguente irrilevanza di qualsiasi mutazione della qualifica dell'immobile. Irrilevanza anche ai fini della disposizione dell'art. 1339 c.c., siccome il contratto si era già perfezionato al momento del subentro della nuova qualifica.

Pertanto, alla luce di queste sentenze tutti gli inquilini degli  appartamenti siti in Milano al Corso di porta Romana 51 avranno diritto ad acquistare i loro immobili come "non di pregio" con tutti gli sconti previsti dalla legge 410/2001.

 

 

Napoli, 15 ottobre 2015

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Cosa rende vischioso il percorso di prosecuzione delle dismissioni immobiliari residenziali dell'Inps


Complessivamente il patrimonio immobiliare non strumentale dell'INPS è costituito oggi da circa 29.000 unità, per un valore complessivo di bilancio di circa 2 miliardi 450 milioni. Una parte di questo patrimonio è stato interessato dal processo di dismissione immobiliare iniziato con il D.Lgs 104 del 1996 (norma mai abrogata) e proseguito con la successiva stratificazione normativa fino ad arrivare alle famose cartolarizzazioni del 2001 (SCIP 1 e SCIP2) che hanno originato dei vincoli tuttora permanenti. I vari enti, nel tempo, sono giunti a uno stadio diverso di dismissioni e comunque il 90% del patrimonio immobiliare cartolarizzato è già stato venduto agli inquilini che, ai sensi della legge n. 410 del 2001, hanno due diritti:

1) l'opzione legale di acquistare a prezzo di mercato del 2001 (se hanno manifestato tale volontà entro il 31 ottobre di quell'anno), ridotto del 30% e di un ulteriore sconto di blocco che varia dal 10 al 15%;

2) un diritto di prelazione qualora non comprino e l'immobile venga venduto a un prezzo inferiore.

Solo per gli inquilini degli immobili classificati di pregio la normativa  impone invece di acquistare a prezzo pieno di mercato senza alcuno sconto. Questo quadro normativo di riferimento, non è stato modificato neanche dalla norma che ha posto in liquidazione la SCIP e retrocesso gli immobili agli enti nel 2009, confermando quei meccanismi di tutela di diritti previsti appunto dalla legge n. 410 e che il legislatore in occasione della conversione del decreto «sblocca-Italia», ha confermato anche in caso di conferimento a un fondo immobiliare. Infatti, negli ultimi anni, con particolare riferimento al patrimonio dell'INPS, il legislatore ha previsto la possibilità dell'apporto del patrimonio a un fondo immobiliare, e a marzo 2014 è stato emanato un decreto interministeriale dell'Economia e del Lavoro che prevede l'intera devoluzione del patrimonio immobiliare dell'INPS a un fondo gestito da Invimit Sgr (società interamente posseduta dal tesoro). Ad oggi permane lo stallo delle dismissioni per le seguenti problematiche:

1) l'art. 4 della legge n. 410, stabilisce che il conferimento a fondi immobiliari può essere fatto solo per gli immobili a uso diverso da quello residenziale;

2) la procedura di conferimento a fondi immobiliari prevede che il prezzo sia valutato da un esperto indipendente e gli inquilini, temendo meccanismi di non conservazione del diritto di opzione alle condizioni previste dalla legge 410, fanno pressioni per acquistare direttamente dall'ente;

3) gli immobili ad uso residenziale rivenienti dalle cartolarizzazioni sono soggetti al divieto di rinnovo dei contratti di locazione proprio perchè destinati a essere venduti agli inquilini;

4) i contratti di locazione sono tutti scaduti e agli inquilini viene richiesta una "indennità di occupazione" che, in moltissimi casi, non viene più pagata;

5) gli inquilini degli immobili (classificati di pregio perchè si trovano nei centri urbani a prescindere dalle caratteristiche costruttive o dallo stato manutentivo), sono per la maggior parte persone ultrasettantenni di ceto medio-basso che, non potendo acquistare a prezzo pieno hanno azionato un contenzioso con l'Inps perchè, come tutti sanno, l'immobile residenziale locato vale meno di quello libero;

6) l'aggravarsi della situazione sociale determinata dalla perdurante crisi economica di questi anni ha determinato un incremento dei fenomeni di occupazione abusiva specialmente nelle città dove c’è alta tensione abitativa e infatti, attualmente l'Inps ha in corso di esame circa 1.500 domande di sanatoria in tutt'Italia a seguito del decreto «sblocca-Italia», che ha introdotto anche la sanatoria degli occupanti abusivi che hanno occupato prima del dicembre 2013 e, questi conduttori, non hanno certo interesse all'acquisto perché per loro non è questa la soluzione e anche perché il carico fiscale sugli immobili è tale per cui preferiscono rimanere conduttori a canoni molto bassi.

Per affrontare queste problematiche è evidente che si dovranno trovare delle soluzioni caratterizzate da un'effettiva sostenibilità che richiederanno inevitabilmente, una attività finalizzata alla celere dismissione per i conduttori che vogliono acquistare offrendo contemporaneamente nuovi contratti di locazione a canone concordato agli altri. Chiaramente lo snodo del conferimento al fondo può comportare non solo le criticità evidenziate, ma anche un ulteriore allungamento dei tempi ed è ormai chiaro che qualora il conduttore acquisti direttamente dall'ente, la possibilità di definire la partita finalizzata all'acquisto in modo complessivo è ovviamente più agevole. Gli strumenti di tutela per gli inquilini ci sono, ma bisogna trovare la giusta armonizzazione delle  norme che si sono stratificate nel tempo e che in qualche modo rendono vischioso il percorso di prosecuzione delle dismissioni.

 

Napoli, 23 settembre 2015

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

La Cassazione, l'Inps e la vendita degli immobili agli inquilini

Per ben valutare le diverse ipotesi sulle quali orientare le scelte in materia di dismissione del suo patrimonio immobiliare, l'Inps, dovrà ponderare la portata della recente sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione Civile (Sent. n. 17684 del  07-09-2015).

Tale sentenza ha chiarito che, in materia di dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici, "il diritto dell'inquilino all'esercizio dell'opzione sorge già al momento dell'inclusione del bene nel decreto ministeriale attuativo del suo trasferimento alla società veicolo. La successiva offerta in opzione da parte dell'Ente è solo una modalità attuativa.

Pertanto, di fronte alla mancato invio da parte dell'Inps delle offerte in opzione agli inquilini (dal 2009 l'Inps ha bloccato le vendite), è più che legittima la richiesta, da parte degli stessi inquilini diretta ad accertare e a far dichiarare la già avvenuta conclusione della vendita a seguito del reclamato diritto di opzione, con la conseguente automatica determinazione del prezzo di acquisto all'epoca dell'esercizio del medesimo (ottobre 2001) in punto di fatto esercitato con raccomandate spedite entro il 31 ottobre 2001.

La maggior parte degli inquilini aspetta le non più rinviabili decisioni dell'Inps anche perchè, continua a corrispondere ingiustificatamente da anni il corrispettivo della locazione alle società di gestione del patrimonio.

 

Napoli, 20 maggio 2015

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Boeri all'attacco dell'INPS

Oggi presso la Commissione di controllo degli Enti Previdenziali Pubblici, nella sua prima audizionda neo-presidente dell'INPS, Boeri ha attaccato la struttura burocratica dell'ente. "L'Inps ha al suo interno risorse umane e informative che possono essere di grande aiuto al Paese. Ma al contempo ha un grande bisogno di essere riformato", ha esordito Boeri elencando poi 11 «criticità»: 1) Un’organizzazione dell’apparato centrale dell’Inps che «invece di essere imperniata sui servizi ai cittadini si basa su progetti di dubbia rilevanza, alcuni dei quali fanno venire il sospetto che servano a creare incarichi dirigenziali, dopo la fusione tra Inps e Inpdap»;2) Questa autoreferenzialità è rafforzata dalla «progressiva perdita dei rapporti con i clienti, con l’assegnazione di servizi a Caf e consulenti del lavoro, invece che con un lavoro congiunto».

3) «La struttura distributiva a livello centrale è fortemente compressa. Sui premi di risultato c’è un allineamento, a dispetto di differenze note di performance» tra le strutture.

4) «Una struttura dell’età del personale fortemente squilibrata verso fasce elevate», anche a causa del blocco del turnover, con un’età media di 55 anni.

5) «Una gestione in gran parte diretta del patrimonio immobiliare, nonostante questi compiti non rientrino tra le missioni dell'Istituto, con forti inefficienze nella valorizzazione degli immobili, bassa qualità delle locazioni e ritardi sistematici nella manutenzione degli stabili, con il risultato di dare un cattivo servizio agli stakeholder (contribuenti, pensionati dell'Inps) e agli stessi affittuari».

6) «Una scarsa capacità di adattamento a nuovi sistemi tecnologici».

7) «Troppe consulenze per servizi di informatica» e poca trasparenza sulla loro assegnazione.

8) «Una serie di indagini aperte dall’Anac (l’Autorità nazionale anti corruzione guidata da Raffaele Cantone, ndr) su una serie di fatti molto rilevanti.

9) «Un bilancio poco trasparente, non leggibile neanche da supertecnici, con differenze tra i bilanci previsionali e consuntivi». 10) «Una gestione poco attenta dei crediti».

11) «Una scarsa attenzione generale alle entrate contributive, non capace di raccogliere i frutti del buon lavoro degli ispettori».

«C’è uno stridente contrasto - ha concluso Boeri - tra queste criticità e le capacità e la dedizione di molte delle persone che lavorano nell’ente. Bisogna chiedersi cosa potrà diventare questo istituto una volta liberato da questi problemi». Boeri, sul tema della governance, ha aggiunto: «Quando ero ancora in pectore presidente dell’Inps dissi che era importante risolvere il problema, perché ora è una struttura monocratica. Non possiamo essere noi ad autoriformarci, ma tocca al Parlamento e al governo. Il veicolo potrebbe essere la riforma della pubblica amministrazione».

 

Napoli, 07 maggio 2015

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Con la vendita del patrimonio immobiliare dell'INPS che vale 2,4 miliardi Boeri può trovare i soldi per i pensionati

l'INPS ha un patrimonio immobiliare da reddito che vale 2,5 miliardi di euro che dovrebbe vendere ma che genera solo perdite.

Con la 1° nota di variazione al bilancio preventivo 2015 dell'INPS è stato approvato un incremento delle spese per la conduzione, la gestione e la vendita degli immobili già cartolarizzati ai sensi della L. 410/2001 che passano da complessivi 53 milioni inizialmente previsti a ben 73 milioni di euro.

E' un scandalo!

L'Inps continua a spendere milioni di euro per la gestione del suo patrimonio immobiliare che in base alla legge avrebbe già dovuto vendere da anni.

Sarebbe il caso che il neo Presidente Boeri parta proprio da qui per trovare risorse da destinare al rimborso dei pensionati interessati dalla recente sentenza della Consulta.

 

Napoli, 25 febbraio 2015

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Aggiudicato l’appalto da 44 mln di euro per i Servizi di gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell’INPS ma la ROMEO ricorre al Consiglio di Stato

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Il raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Prelios S.p.A. (capogruppo), Abaco Servizi S.r.l., Siram S.p.A.ed Exite One, si è aggiudicata in via definitiva l’appalto dei Servizi di gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell’INPS. La Sezione III del TAR del Lazio - con sentenza Reg. Prov. n. 851 del 2015 del 19 gennaio – nel procedimento introdotto dalla Romeo Gestioni S.p.A. contro INPS ed il raggruppamento temporaneo di imprese Prelios (Prelios Property & Project Management S.p.A. – ora Prelios Integra -  SIRAM S.p.A., Abaco Servizi S.r.l. ed EXITone S.p.A.) per l’annullamento dell’aggiudicazione definitiva della gara per l’appalto al RTI Prelios, si è pronunciata (a seguito di un articolato e complesso iter processuale iniziato nel 12.7.2012) a favore di quest’ultima, rigettando integralmente i motivi dedotti dalla ricorrente. Privi di alcun fondamento sono stati ritenuti tutti i motivi addotti dalla Romeo Gestioni S.p.A. a sostegno della propria pretesa (in particolare, tra gli altri, la mancanza dei requisiti di fatturato specifico ed insufficienza del numero di unità immobiliari gestite in capo a SIRAM ed EXITone che priverebbero l’RTI dei requisiti minimi per la quota loro assegnata nell’ambito del raggruppamento, oltre al mancato deposito delle dichiarazioni per i requisiti morali richiesti dal d. lgs. 163/2006 art. 38). La decisione del TAR Lazio accerta la piena legittimità dell’aggiudicazione della gara (valore 44 Mln di euro) con procedura ristretta alla RTI Prelios,  con il ruolo di supporto al processo di valorizzazione del patrimonio immobiliare dell’ente previdenziale, che ha una destinazione d’uso mista uffici, negozi e residenziale per circa 13.000 unità immobiliari complessive ma la Romeo ha presentato subito ricorso al Consiglio di Stato.

 

Napoli, 21 novembre 2014

L'Inps balla sul mattone

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Era il lontano 1996, quando il Governo stabilì che gli enti previdenziali avrebbero dovuto vendere, entro 5 anni, tutto il patrimonio immobiliare residenziale agli inquilini al prezzo della rendita catastale moltiplicato 100. Oggi, il patrimonio immobiliare dell'Inps, sei anni dopo il clamoroso fallimento delle operazioni di cartolarizzazione, che avrebbero dovuto velocizzare le vendite, accende i riflettori anche sul fallimento della gestione di Mastrapasqua. Infatti, migliaia di inquilini, per lo più anziani e pensionati, non sono riusciti ancora ad acquistare la casa in cui vivono da decenni mentre la gestione del patrimonio continua a generare ingenti perdite (oltre 600 milioni dal 2008 al 2013), oltre ad un contenzioso tra le diverse società private che vorrebbero gestirlo. Tutto questo perchè, l'Inps guidato da Mastrapasqua, scommettendo sul rialzo dei valori del mercato immobiliare e immaginando di cambiare le regole di vendita a danno degli inquilini, aveva deciso di costituire addirittura un suo "Fondo immobiliare chiuso di tipo privato" e di devolvere al medesimo anche gli immobili residenziali risultati invenduti dopo la fine delle cartolarizzazioni. Ma qualcosa si è inceppato! Il vento della crisi ha cominciato a sferzare e, lentamente ma inesorabilmente, sta consumando e levigando anche il mattone. Non si e avuto un tracollo dei prezzi dell'immobiliare solo perchè, con l’abbassarsi dei rendimenti finanziari, si è comunque continuato ad investire sul mattone anche se, in un contesto di redditi stagnanti, per non dire in regressione, si solleva un interrogativo circa la capacità dei prezzi di rimanere ai livelli attuali piuttosto che continuare a calare ulteriormente. Il direttore generale dell'Inps, Mauro Nori, ha recentemente ammesso che la gestione del patrimonio non è mestiere dell'Inps e che lo vuole dismettere. Ora che lo "Sblocca Italia", ha ribadito che le tutele e le garanzie per gli inquilini previste dalla legge 410 del 2001 si applicano anche in caso di conferimento degli immobili Inps a fondi immobiliari tocca a Treu decidere se continuare a ballare o cambiare musica ricominciando a vendere agli inquilini.

 

Roma, 5 novembre 2014

Invimit o non Invimit il patrimonio immobiliare residenziale Inps va venduto con le "regole" della L. 410/2001

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

La lettera c-bis) del comma 4, dell'art. 20 del decreto legge "Sblocca Italia", introdotta dalla Camera dei deputati (grazie all'approvazione di un emendamento proposto dall'On.le Morassut) ed approvata definitivamente al Senato il 5 novembre, aggiunge il comma 20-bis all’articolo 3 del D.L. n. 351 del 2001 e dispone che agli immobili dell’INPS trasferiti ai fondi comuni di investimento immobiliare pubblici (leggasi Invimit) si applicano le disposizioni previste dal medesimo articolo 3. La disposizione prevede che, anche nell'improbabile ipotesi di conferimento degli immobili residenziali Inps al fondo Invimit, continueranno in ogni caso ad applicarsi le modalità di vendita e di determinazione del prezzo e i diritti di opzione e prelazione per i conduttori previsti dalla Legge 410/2001. La disposizione proroga altresì al 31 dicembre 2013 il termine di riferimento per consentire agli occupanti privi di titolo e ai conduttori in base ad assegnazioni irregolari di tali immobili di esercitare i suddetti diritti di opzione e prelazione.

 

Napoli, 30 ottobre 2014

Sulle dismissioni del patrimonio immobiliare Inps continua il ping-pong con il Governo.

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Stamattina all'audizione del neo commissario Inps Tiziano Treu presso la Commissione Bicamerale di controllo degli enti previdenziali  ha partecipato anche il direttore generale dell'Istituto, Mauro Nori, che si è concentrato sul tema dismissioni. «Il patrimonio, messo da parte quello strumentale, lo vogliamo dismettere, senza svenderlo», ha dichiarato Nori, che ha aggiunto: chiediamoaiuto alle istituzioni governative e al Parlamento di darci delle regole semplici per poter realizzare il nostro obiettivo”. Un obiettivo non semplice, a detta dello stesso direttore, anche per l'entità del patrimonio “disarticolato, proveniente dalle varie cartolarizzazioni e quant'altro”.

In pratica Nori ha chiesto nuove regole per poter dismettere, il patrimonio immobiliare dell’Inps cosa che va in totale controtendenza con quanto affermato solo 20 giorni fà dal Sottosegretario di Stato Vito De Filippo, in risposta all'interrogazione dell'On. Morassut resa alla Camera nel corso della seduta n. 307 del 10 ottobre.

Il sottosegretario ha dichiarato infatti che: "per quanto riguarda la dismissione del patrimonio abitativo dell'INPS, la legge n. 95 del 2012 ha definitivamente sancito in capo all'Istituto previdenziale l'obbligo di prevedere il conferimento al Fondo di investimento immobiliare ad apporto del proprio patrimonio immobiliare da reddito, con l'obiettivo di perseguire una maggiore efficacia operativa ed una maggiore efficienza economica e pervenire alla completa dismissione del patrimonio, nel rispetto dei vincoli di legge ad esso applicabili".

Inoltre, ha sottolineato De Filippo, "lo stesso Inps ha precisato che tali vincoli sono quelli contenuti nell'articolo 43-bis della Legge n.14 del 2009, tutt'ora in vigore, che rinvia espressamente alla legge n. 410 del 2001".

De Filippo ha concluso che, "per questi beni immobili (e, in particolare, per quelli per i quali sussistono tuttora i diritti spettanti agli aventi diritto, ai sensi del predetto articolo 43- bis), laddove non interessati dal conferimento, è confermata la prosecuzione dell'attività di dismissione del patrimonio immobiliare con le modalità di determinazione del prezzo, le tutele e le garanzie sociali vigenti per i conduttori, previste proprio dalla legge n. 410 del 2001".

Inoltre proprio oggi alla Camera è stato approvato il Decreto Sblocca Italia che contiene la seguente modifica all'articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410. c-bis) dopo il comma 20 è aggiunto il seguente:«20-bis. Agli immobili del patrimonio abitativo dell'Istituto nazionale della previdenza sociale oggetto di conferimenti o trasferimenti a uno o più fondi comuni di investimento immobiliare di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 5 febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2014, continuano ad applicarsi le disposizioni dei commi da 3 a 20 del presente articolo. Al fine di accelerare il processo di dismissione del patrimonio suddetto ai conduttori, il termine previsto dal comma 1 dell'articolo 7-bis del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, è prorogato al 31 dicembre 2013».

Mi limito ad osservare quindi che, le norme ci sono e che l'Inps avrebbe potuto applicarle già da 5 anni, cioè da quando, finite le cartolarizzazioni, è ridiventato proprietario del patrimonio ex cartolarizzato.

La cosa più grave di questa penosa vicenda è che, a distanza di quasi 20 anni dall'inizio delle dismissioni immobiliari, migliaia di inquilini, in maggioranza anziani e pensionati, non hanno potuto acquistare la casa in cui vivono da decenni mentre il patrimonio immobiliare dell'Inps continua a generare ingenti perdite.

 

Napoli, 08 settembre 2014

L'interminabile gestione degli immobili Inps e la gara per aggiudicarsela

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Tutto inizia con la società Inps gestione immobiliare Igei Spa costituita nel febbraio 1992 a seguito dell'autorizzazione del Ministero del lavoro, di intesa con il Ministero del tesoro per la gestione del patrimonio immobiliare dell'INPS. Il decreto legislativo, n. 104 del 1996, fra le diverse disposizioni, stabilì la soppressione della Igei spa con contestuale messa in liquidazione della stessa a far data dal 31 dicembre 1996. L'Inps possiede ancora oggi il 51 % del valore azionario della società di gestione immobiliare, il 48 % è di proprietà, ripartita in quote paritarie, della Vianini Lavori spa, Prelios spa, Gefi spa, Sovigest spa, CMC Coop arl e l'1 % per cento di proprietà di BNL. l'IGEI, ancorché società in liquidazione prossima alla sua definitiva cessazione (precedentemente prevista al 30 giugno 2012, poi prorogata al 31 dicembre 2012 e così via...),  ha continuato a gestire il patrimonio immobiliare dell'INPS - con l'autorizzazione dei Ministeri vigilanti - fino ad oggi. La situazione della Igei spa è quindi rimasta sostanzialmente immutata per circa vent'anni sino al 28 marzo 2011 data in cui l'INPS indiceva una gara volta all'affidamento dei "Servizi di gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell'INPS", mediante procedura ristretta, da aggiudicarsi con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, con importo a base d'asta di euro 44.100.000,00 che doveva riguardare oltre 13mila unità immobiliari per un valore stimato in quasi 2 miliardi di euro.

Esaminate le offerte presentate dai concorrenti, la commissione aggiudicava la gara in data 30 maggio 2012 al Raggruppamento Temporaneo di Imprese costituito da  PRELIOS INTEGRA Spa, Abaco Servizi Srl, Siram Spa e EXITone Spa, mentre la società Romeo si classificava al secondo posto in graduatoria. L'aggiudicazione definitiva veniva pronunciata dall'Inps il 13 giugno 2012 e comunicata ai concorrenti il 14 giugno 2012. Con il ricorso Rg. 5651 del 2012 la Romeo chiedeva l'annullamento, previa sospensiva, della determinazione contenente l'aggiudicazione definitiva della gara, nonché della aggiudicazione provvisoria. Il Tar Lazio con sentenza n. 5013/2013 del 20 maggio 2013 respingeva il ricorso. Avverso tale sentenza, la Romeo ricorreva in Consiglio di Stato che il 17 ottobre 2013  con il dispositivo di sentenza n. 5049/2013 accoglieva il ricorso della Romeo e annullava l'aggiudicazione definitiva, dichiarando l'inefficacia immediata del contratto e disponendo che l'appellante Romeo Gestioni s.p.a. subentrasse nell'aggiudicazione e nel contratto. Naturalmente da quando la gara per la gestione del patrimonio Inps è stata vinta dalla società del "chiacchierato re degli appalti pubblici" il napoletano Alfredo Romeo, le altre società rimaste escluse (il Raggruppamento temporaneo d'imprese guidato da Cofely Italia, e costituito con Sovigest e Ingenium Real Estate), con ordinanza di marzo 2014, riuscivano ad ottenere  dal Tar la sospensione dell'aggiudicazione alla Romeo Gestioni per l'esistenza di un contenzioso legato a vicende relative a rilevanti inadempimenti della Romeo verso gli Enti previdenziali, di cui l'Inps è successore, pendente innanzi al Tribunale civile di Roma. L'aggiudicazione era stata quindi sospesa in attesa del giudizio di merito. Recentemente però la Sentenza del Consiglio di Stato n. 4056 del 31/07/2014, nel pronunciarsi sull'opposizione di terzo proposta da Edildovi s.n.c. di Donzelli e Vitiello, accogliendola ha addirittura annullato la sentenza sia di appello che di primo grado rimettendo la causa al primo giudice.

E' chiaro che a questo punto l'aggiudicazione a favore Raggruppamento Temporaneo di Imprese Prelios diventerà definitiva se l'Inps deciderà di dar seguito al contratto nonostante l'interesse di Romeo a riassumere la causa dinanzi al Tar.

 

Napoli, 15 maggio 2014

Ci risiamo: Emendamento SI emendamento NO!

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio

Lunedì 3 dicembre 2012 in commissione Attività produttive al Senato veniva accolto l'emendamento bipartisan presentato dai Senatori Enzo Giorgio Ghigo (PDL) e Lionello Cosentino (PD) al decreto legge Sviluppo.

All'emendamento 34.1000, aggiungere infine il seguente comma: "100-bis. In considerazione delle particolari condizioni del mercato immobiliare e della difficoltà di accesso al credito, al fine di agevolare e semplificare le dismissioni immobiliari da parte degli enti previdenziali inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuati dall'ISTAT ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità il Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto, sentita l'Agenzia del demanio e le parti sociali e sindacali interessate, fatto salvo gli equilibri finanziari degli enti coinvolti e fermo restando il rispetto delle procedure di alienazione indicate all’art. 43 bis, comma 12 del decreto legge 30 dicembre 2008 n. 207, convertito con modificazioni dalla legge n. 14 del 27.02.2009 e fatti salvi i diritti maturati secondo quanto previsto dal comma 20 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, detta disposizioni al fine della ripresa del processo di alienazione diretta ai conduttori degli immobili ad uso residenziale degli enti previdenziali pubblici nonché per favorire l'acquisto della proprietà o la locazione da parte dei conduttori dei beni immobili di proprietà degli enti previdenziali privatizzati, prevedendo modalità di vendita e di locazione di detti immobili in modo da consentire, in presenza dei necessari requisiti, riduzioni del prezzo di vendita finale e canone di affitto sostenibili a favore delle famiglie, delle persone anziane e singole a basso reddito o con comprovata difficoltà finanziaria."

Il suddetto emendamento approvato (in commissione) trovava addirittura posto nel maxiemendamento presentato dal Governo Monti. Nel tardo pomeriggio del 5 dicembre 2012 il "colpo di scena": il presidente della commissione Bilancio del Senato Azzollini (PDL) ha chiesto in Aula che saltasse questa norma del maxiemendamento, in quanto non ci sarebbe stata la copertura. Il presidente del Senato, Renato Schifani, e per il Governo il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, accettarono la richiesta.

 Dopo poco più di un anno si ripete lo stesso copione.

Nella seduta notturna del 6 maggio 2014, durante i lavori per la conversione in legge del decreto Lupi "piano casa" veniva approvato dalle commissioni riunite 8° e 13° del Senato l'emendamento n. 3.26 presentato dal Pd e da Sel, con il quale da una parte si confermava ancora una volta che le vendite delle case dell'Inps dovessero proseguire con i prezzi e le tutele della legge 410/2001 nonostante il passaggio a fondi di investimento immobiliare, dall'altra era inoltre prevista la sanatoria degli occupanti senza titolo al 31 dicembre 2013. Il 13 maggio 2014 in 5° Commissione Bilancio però, il senatore Sposetti (PD), nell' illustrare gli emendamenti, ha segnalato che occorreva valutare la proposta di emendamento 3.26 (sul trasferimento di immobili Inps a fondi di investimento) e, il Presidente Azzolini (NCD), ha osservato che era necessario acquisire una relazione tecnica, su questo emendamento. Dopo il dibattito, il senatore SPOSETTI, ha proposto l'approvazione di un parere contrario, ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione (mancanza di copertura finanziaria), anche sulla proposta, 3.26. Il  parere contrario, approvato dalla Commissione Bilancio, ha comportato poi il ritiro dell'emendamento 3.26 prima della votazione finale in Aula.

Ma quali coperture finanziare devono essere trovate per un provvedimento che fa incassare soldi allo Stato???

A parte questa domanda, che rimane senza alcuna risposta, è bene precisare che questo emendamento avrebbe solo in parte colmato le mancate risposte del Governo alle questioni sollevate dalla Mozione 1-00011, approvata a larghissima maggioranza nella seduta n. 131 di mercoledì 4 dicembre 2013, che ha impegnato il Governo:

ad assumere iniziative, nel più breve tempo possibile, per chiarire il quadro normativo che regola il processo di alienazione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, in particolare precisando che, in ogni caso, al processo di alienazione possa applicarsi una disciplina conforme a quella prevista dalla legge n. 410 del 2001, con riferimento al regime delle tutele degli inquilini, al prezzo e alle garanzie, contemperando le esigenze di redditività per la finanza pubblica dei processi di alienazione con quelle sociali, coerenti con quelle che ispirano la missione istituzionale di tali enti, quali protagonisti del sistema del welfare;

ad intervenire per garantire, comunque, agli inquilini tutele e garanzie di controllo sui prezzi di vendita da parte dei predetti enti pubblici e sull'entità dei canoni di affitto in rinnovo di locazione, traendo prioritario riferimento da quanto stabilito dalla legge n. 410 del 2001 e dagli accordi sindacali in materia, in modo che i diritti in essa stabiliti siano effettivamente praticabili;

ad aprire in ogni caso da subito, sempre relativamente al patrimonio immobiliare degli enti pubblici, una sede di confronto tecnico e sindacale con le organizzazioni sindacali, dell'inquilinato e con gli enti locali interessati, per individuare le soluzioni più rapide e socialmente efficaci per raggiungere gli obbiettivi sopra richiamati e per la regolarizzazione dei sine titulo o delle assegnazioni irregolari negli alloggi dei predetti enti previdenziali pubblici, anche al fine di prevenire situazioni esplosive di disagio sociale e per favorire l'accesso al credito delle famiglie con reddito medio basso, con mutui sostenibili e finalizzati all'acquisto, anche avvalendosi delle recenti misure proposte in tal senso dal Governo;

ad impartire disposizioni affinché, nelle more dei provvedimenti da assumere, venga valutata la possibilità di differire l'esecuzione degli sfratti o degli sgomberi pendenti nelle aree urbane e sospendere le aste riguardanti le unità immobiliari ad uso residenziale che non risultino effettivamente libere;

ad intervenire, anche mediante precise disposizioni normative, per risolvere l'annosa vicenda del contenzioso giudiziario dei cosiddetti immobili di pregio.

Vedremo se, passata la tornata elettorale, il Governo aprirà il confronto e finalmente darà risposte alle migliaia di famiglie che vivono nelle case degli enti che continuano a chiedere: se e quando gli immobili residenziali occupati di Inps e Inail verranno conferiti ad un Fondo Immobiliare di InvImIt SGR; se il prezzo di offerta in vendita degli appartamenti, per tutti gli inquilini (compresi quelli dei cosiddetti immobili di pregio) che hanno manifestato la volontà di acquisto entro il 31 ottobre del 2011, sarà quello a suo tempo determinato dall'Agenzia del Territorio riparametrato al valore corrente di mercato del 2001 mediante i coefficienti previsti dal decreto-legge n. 41 del 2004 convertito in legge 104 del 2004 (così come previsto dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 21596/13; quando si interverrà, come previsto dalla Mozione 1/00011, per risolvere l'annosa vicenda del contenzioso giudiziario dei cosiddetti immobili di pregio e se effettivamente si uniformeranno le condizioni di acquisto tra tutti gli inquilini eliminando le disparità di trattamento.

 

Napoli, 07 maggio 2014

Nulla di penalmente rilevante per l'acquisto della casa di Patroni Griffi

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Archiviata, dal giudice per le indagini preliminari Alessandra Boffi, l'inchiesta sull'acquisto della casa Inps dell'ex Segretario alla presidenza del Consiglio Patroni Griffi realizzato grazie alla sentenza del Consiglio di Stato che l'ha declassata a immobile non di pregio.

Rimane comunque il dato che l'immobile di Patroni Griffi (difronte al Colosseo) e dove abitava anche On.le Giuliano Cazzola, è stato (fin'ora) l'unico in Italia, tra quelli classificati "di Pregio" a  perdere questa qualifica grazie ad un giudizio amministrativo...I fortunati inquilini hanno acquistato ai prezzi del 2001 scontati del 30% e con l'ulteriore sconto di blocco come previsto dalla legge per gli immobili non di pregio.

Si sa che in Italia la giustizia amministrativa è per pochi..., speriamo che quella civile sia per TUTTI!!!

 

Napoli, 23 aprile 2014

La cessione degli immobili degli enti previdenziali pubblici (con o senza INVIMIT) va effettuata agli inquilini con le prerogative della L. 410/2001 e della L. 104/2004

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Il patrimonio immobiliare da reddito degli enti previdenziali pubblici dopo la fallimentare esperienza delle operazioni di cartolarizzazione (SCIP 1 e SCIP 2) di cui alla legge 23 novembre 2001, n. 410, per effetto dell’art. 43-bis del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito nella legge n. 14 del 27 febbraio 2009, è stato ritrasferito agli enti originariamente proprietari che sono subentrati in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo alla SCIP S.r.l. mantenendo l’obbligo di onorare le obbligazioni già assunte ed in essere alla data di chiusura delle suddette operazioni nonchè di proseguire nella dismissione del patrimonio.

La legge del 2009 ha stabilito infatti che gli enti possano procedere alla vendita diretta degli immobili di cui al comma 2,  fatti salvi in ogni caso i diritti spettanti agli aventi diritto, applicando le disposizioni in materia di cessione previste dai decreti-legge 25 settembre 2001, n. 351, e 23 febbraio 2004, n. 41, (convertiti, rispettivamente, nelle leggi n.410/2001 e n.104/2004), recanti disposizioni in materia di determinazione del prezzo di vendita degli immobili.

Si è inoltre specificato che: "gli enti assolvono la vendita di tutti i beni immobili ad essi trasferiti nel rispetto delle procedure regolanti l'alienazione degli stessi da parte della SCIP per la seconda operazione di cartolarizzazione, per quanto compatibili, in modo da massimizzare gli incassi in relazione alla situazione del mercato immobiliare".

L'unica facoltà che il legislatore ha concesso agli enti è stata quella di poter modificare le suddette procedure ma sempre al fine di rendere più efficiente il processo di vendita.

Con la direttiva interministeriale del 10 febbraio 2011, indirizzata a tutti gli Enti, il Governo è intervenuto per ribadire che occorre procedere alla dismissione favorendo soluzioni transattive che consentano di stipulare compravendite con un corrispettivo pari al valore dell’immobile, determinato a suo tempo dall’Agenzia del Territorio, e un versamento di una quota parte di tale prezzo.

L’art. 33, del D.L. 6-7-2011 n. 98, conv. L. 15 luglio 2011, n. 111, rubricato Disposizioni in materia di valorizzazione del patrimonio immobiliare, come, da ultimo, modificato dall’art. 23-ter, del D.L. 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 135 (cd. “Spending Review”), prevede che con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze è costituita una società di gestione del risparmio, per l’istituzione di uno o più fondi d’investimento al fine di partecipare in fondi d’investimento immobiliari chiusi promossi, tra l'altro, anche da enti pubblici, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile.

In ogni caso il comma 7 del suindicato art. 33 prevede che  agli  apporti  e  ai trasferimenti ai fondi si applicano, tra l'altro, gli articoli 1, 3 e 4 del decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  23  novembre 2001, n. 410.

Pertanto il legislatore non ha mai lasciato presupporre che si potesse interrompere il processo di vendita o che potesse esistere una finalità diversa dalla totale dismissione del patrimonio immobiliare ex cartolarizzato degli enti previdenziali pubblici.

Successivamente anche l’art. 8, comma 2 lett. c) del decreto legge 6 luglio 2012 n. 95, convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, ha stabilito che “l’INPS (…) dovrà prevedere il conferimento al fondo di investimento immobiliare ad apporto del proprio patrimonio immobiliare da reddito, con l’obiettivo di perseguire una maggiore efficacia operativa ed una maggiore efficienza economica e pervenire alla completa dismissione del patrimonio nel rispetto dei vincoli di legge ad esso applicabili.

Dunque l'obbiettivo del legislatore anche nel caso specifico dell'Inps è sempre rimasto  quello della dismissione dell'intero patrimonio nel rispetto della L. 410/2001 e della L. 104/2004 e non è ammissibile una eventuale diversa e distorta interpretazione delle norme.

Nel documento di Economia e Finanza 2014, approvato l'8 aprile dal Consiglio dei Ministri, viene indicata Invimit Sgr S.p.a. quale strumento del processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico.

La società infatti è stata costituita dal MEF a maggio 2013, in base all’art 33 del D.L. 98/2011, con il mandato di valorizzare in termini reddituali il patrimonio pubblico e curare l’eventuale cessione dei beni tenendo conto delle condizioni del mercato ed è stata resa pienamente operativa con un capitale sociale di 8 milioni di euro (inizialmente il decreto di maggio aveva previsto un capitale di 6 milioni che è poi stato aumentato a 8 con il D.L. 69/2013).

A marzo 2014 Invimit ha istituito il Fondo Comune di Investimento Chiuso Immobiliare a Comparti denominato i3 Core.

Il Fondo è strutturato come Fondo di Fondi suddiviso in due comparti: il Comparto Territorio (dedicato alla valorizzazione, gestione e vendita del patrimonio di regioni, provincie e comuni) e il Comparto Stato destinato all’investimento in quote di fondi comuni di investimento immobiliari chiusi a gestione diretta finalizzati prioritariamente alla valorizzazione e gestione dei patrimoni immobiliari INPS e INAIL sulla base dei Decreti Operazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze in corso di registrazione (pag. 100 del Def sezione III, parte II).

Il 19 marzo sono stati inoltre pubblicati in G.U. i decreti con cui è avviata la procedura di costituzione  di  uno  o  piu'  fondi comuni di investimento immobiliare, cui conferire o trasferire anche l'intero patrimonio  immobiliare  da  reddito  dell'Inps e una parte di quelli dell'Inail.

Con  successivi  decreti  del  Ministro  dell'economia  e  delle finanze, di concerto con il Ministro del  lavoro  e  delle  politiche sociali e, ove necessario, di concerto con altri Ministri competenti, su proposta motivata  di  InvImIt  SGR  S.p.A.,  sono individuati - con gli effetti  previsti  dall'art. 1,  comma  3,  del decreto-legge n. 351/2001, (hanno effetto dichiarativo della proprietà, in assenza di precedenti trascrizioni, e producono gli effetti previsti dall'art. 2644 del codice civile, nonchè effetti sostitutivi dell'iscrizione del bene in catasto) - gli immobili e i diritti reali immobiliari oggetto di conferimento o trasferimento ai fondi di cui  al  presente decreto.

Pertanto che si venda direttamente agli inquilini (come continua a fare l'INAIL), o che si passi attraverso la "neonata" INVIMIT l'obiettivo è sempre la dismissione degli immobili agli inquilini.

Tuttavia per rendere operative le vendite si dovrà sanare la disparità di trattamento che è all'origine del contenzioso uniformando le condizioni di acquisto tra tutti gli inquilini superando così l'irragionevolezza della norma che in passato ha escluso quelli dei "cosiddetti immobili di pregio" da tutti gli sconti.

Punto di partenza ineliminabile per la determinazione del prezzo di vendita degli appartamenti è la sentenza della cassazione n. 21596/13 che ha stabilito che il prezzo di vendita delle unità residenziali - per tutti gli inquilini che hanno manifestato la volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001 - deve essere quello ai valori correnti di mercato del 2001 così come previsto dall'art. 1, comma primo, del decreto-legge n. 41 del 2004.

Poi si tratta di superare l'irragionevolezza delle norme che in passato hanno creato disparità di trattamento tra inquilini, escludendo quelli dei "cosiddetti" immobili di pregio, dallo sconto del 30% e dallo sconto di blocco. Si tratterebbe quindi di uniformare le condizioni di acquisto tra tutti gli inquilini con atti concreti del Governo eliminando le disparità e risolvendo così tutto il contenzioso giudiziario da esse originato in un quadro in cui la situazione di crisi economica perdura dal 2008, i prezzi di mercato degli immobili sono previsti in ulteriore calo, il credito è stitico e la fiducia delle famiglie è ancora al lumicino.

 

Napoli, 20 marzo 2014

Entra di nuovo nel vivo la dismissione degli immobili degli enti previdenziali pubblici

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Anche se con tre mesi di ritardo rispetto alle previsioni del Mef, ieri, sono stati pubblicati in G.U. i decreti che autorizzano il conferimento degli immobili Inps e Inail a Invimit.

 http://www.gazzettaufficiale. it/gazzetta/serie_generale/ caricaDettaglio;jsessionid= zgw9a18sEviMdzcXa3V6+g__.ntc- as3-guri2b? dataPubblicazioneGazzetta= 2014-03-19&numeroGazzetta=65& elenco30giorni=true 

Ora si dovranno individuare gli immobili da trasferire, la valutazione da attribuirgli e tenere conto del contenzioso in essere. Poi bisognerà costituire i fondi ed infine individuare gli operatori a cui affidare il collocamento delle quote. Insomma ancora ci vorrà molto tempo fino a quando il Governo non riuscirà a portare a casa gli incassi relativi a questa nuova operazione ma ormai la dismissione degli immobili pubblici entra di nuovo nel vivo. Pertanto il nuovo commissario dell'Inps Vittorio Conti, dovrà risolvere tutte le scottanti questioni afferenti il patrimonio immobiliare dell'Istituto ereditate da Mastrapasqua. Vedremo come e in che tempi...

 

Napoli, 11 marzo 2014

Dopo una ventennale gestione degli immobili "fatta in casa", l'INPS non riesce proprio a svolgere una gara secondo le regole del mercato.  

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Tutto inizia con la società Inps gestione immobiliare Igei Spa costituita nel febbraio 1992 a seguito dell'autorizzazione del Ministero del lavoro, di intesa con il Ministero del tesoro per la gestione del patrimonio immobiliare dell'INPS. Il decreto legislativo, n. 104 del 1996, fra le diverse disposizioni, stabilì la soppressione della Igei spa con contestuale messa in liquidazione della stessa a far data dal 31 dicembre 1996. L'Inps possiede ancora oggi il 51 % del valore azionario della società di gestione immobiliare, il 48 % è di proprietà, ripartita in quote paritarie, della Vianini Lavori spa, Prelios spa, Gefi spa, Sovigest spa, CMC Coop arl e l'1 % per cento di proprietà di BNL. l'IGEI, ancorché società in liquidazione prossima alla sua definitiva cessazione (precedentemente prevista al 30 giugno 2012, poi prorogata al 31 dicembre 2012),  ha continuato a gestire il patrimonio immobiliare dell'INPS - con l'autorizzazione dei Ministeri vigilanti - fino ad oggi. La situazione della Igei spa è quindi rimasta sostanzialmente immutata per circa vent'anni sino al 28 marzo 2011 data in cui l'INPS indiceva una gara volta all'affidamento dei "Servizi di gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell'INPS", mediante procedura ristretta, da aggiudicarsi con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, con importo a base d'asta di euro 44.100.000,00 che doveva riguardare oltre 13mila edifici per un valore stimato in quasi 2 miliardi di euro.

Esaminate le offerte presentate dai concorrenti, la commissione aggiudicava la gara in data 30 maggio 2012 al Raggruppamento Temporaneo di Imprese Prelios, mentre la società Romeo si classificava al secondo posto in graduatoria. L'aggiudicazione definitiva veniva pronunciata dall'Inps il 13 giugno 2012 e comunicata ai concorrenti il 14 giugno 2012. Con il ricorso Rg. 5651 del 2012 la Romeo chiedeva l'annullamento, previa sospensiva della determinazione contenente l'aggiudicazione definitiva della gara, nonché della aggiudicazione provvisoria. Il Tar Lazio con sentenza n. 5013/2013 del 20 maggio 2013 respingeva il ricorso. Avverso tale sentenza, la Romeo ricorreva in Consiglio di Stato che il 17 ottobre 2013  con il dispositivo di sentenza n. 5049/2013 ha accolto il ricorso della Romeo e ha annullato l'aggiudicazione definitiva, dichiarando l'inefficacia immediata del contratto e disponendo che l'appellante Romeo Gestioni s.p.a. subentri nell'aggiudicazione e nel contratto.In buona sostanza, la Romeo, contestando che Prelios sarebbe rimasta priva in corso di gara di alcuni specifici requisiti di qualificazione SOA, è riuscita ad aggiudicarsi definitivamente il succulento business da 44 ml di euro. Naturalmente da quando la gara per la gestione del patrimonio Inps è stata vinta dalla società del "chiacchierato re degli appalti pubblici" il napoletano Alfredo Romeo, i dipendenti della Igei sono entrati in stato di agitazione perchè si sono visti sfumare la possibilità di essere assorbiti dalla Prelios con la quale avevano già avviato delle trattative.

Ora però il Tar del Lazio ha sospeso nuovamente l'aggiudicazione alla Romeo Gestioni accogliendo stavolta le richieste del terzo classificato, il Raggruppamento temporaneo d'imprese guidato da Cofely Italia, e costituito con Sovigest e Ingenium Real Estate. l'Rti guidata da Cofely Italia si è rivolta al Tribunale amministrativo chiedendo l'esclusione di Romeo Gestioni per l'esistenza di un contenzioso tra la stessa e l'Inpdap (ora incorporato nell'Inps) tuttora pendente innanzi al Tribunale civile di Roma, e perché il legale rappresentante della stessa ha avuto condanne penali. Situazioni, queste, entrambe ostative al riconoscimento dei requisiti richiesti dal bando. Il Tar ha ritenuto che «le censure proposte dalla ricorrente - si legge nell'ordinanza - non paiono prive di profili di fondatezza nella parte in cui denunziano l'insufficiente valutazione, in sede istruttoria, delle vicende legate a rilevanti inadempimenti verso gli Enti previdenziali cui l'Inps è successore, acclarati anche in una sentenza civile passata in giudicato, salva comunque la piena discrezionalità della stazione appaltante nel valutare la rilevanza di tali fatti ai fini dell'instaurazione del nuovo rapporto contrattuale». I giudici hanno quindi ritenuto esistenti «elementi di pregiudizio sufficienti all'accoglimento della domanda cautelare» di sospensione dell'efficacia dell'aggiudicazione dell'appalto, almeno fino al prossimo 18 giugno, quando sarà celebrata l'udienza di merito. Resta quindi per ora senza aggiudicazione il maxiappalto per la gestione degli immobili dell'Inps con grande gioia dei dipendenti della società IGEI che possono ancora continuare a gestire "tutto in casa".

 

 

Napoli, 09 dicembre 2013

Iniziative parlamentari al voto con successo

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Alla Camera dei deputati è proseguita la discussione delle Mozioni in materia di iniziative in merito alla dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, dopo che il 4 dicembre, durante la discussione, era intervenuto il Sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Carlo Dell'Aringa per invitare i parlamentari firmatari di mozioni simili a quella dell'On Roberto Morassut  1-00011 (A. Cesaro 1-00246, Saltamartini 1-00261 e Santerini 1-00275) a trovare un'intesa su un unico testo condiviso. Pertanto oggi, con il parere favorevole del Governo, il Parlamento ha definitivamente approvato, a larghissima maggioranza, la Mozione Morassut  1-00011 iiil cui testo originario è stato integrato e condiviso da tutti i gruppi parlamentari che sostengono il Governo Letta.

 

 Napoli, 02 dicembre 2013

La disastrosa gestione del patrimonio immobiliare dell'Inps

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Dopo la fallimentare esperienza delle cartolarizzazioni e la conseguente restituzione agli Enti previdenziali dei rispettivi patrimoni immobiliari rimasti invenduti dalla Scip S.r.l., l'Inps chiude la gestione 2012 del suo patrimonio immobiliare da reddito con una rilevante perdita pari a 272,9 mln/€. Il dato è allarmante e il Governo deve urgentemente intervenire sulla gestione negativa del patrimonio. Nel 2009, l'Inps avrebbe voluto dar vita ad un Suo fondo immobiliare ad apporto privato dove far confluire gli immobili. Poi il Governo ha stabilito che bisognava conferirli nel Fondo della Invimit Sgr (100% Tesoro). Questo, senza che nel frattempo venissero interrotte le vendite agli inquilini (legittimi titolari del diritto di opzione). L'Inps invece, in questi ultimi 5 anni, non ha assunto alcuna iniziativa di vendita causando un danno enorme alle migliaia di inquilini (anziani e pensionati) che attendono ormai da 17 anni di acquistare l'alloggio in cui vivono da decenni. 

 

 Napoli, 27 Novembre 2013

Dalla Legge di stabilità delega al Governo per alienazione immobili pubblici

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Approvata con voto di fiducia la legge di stabilità al Senato, il cui testo passa ora alla Camera. Nel testo è previsto che entro 60 giorni dalla sua data di entrata in vigore, il Governo definisce, sentita la Invimit e le commissioni parlamentari competenti, un programma straordinario di cessioni di immobili pubblici tale da consentire introiti per il periodo 2014-2016 non inferiori a 500 milioni di euro annui. Intanto, si è svolta a Palazzo Chigi la riunione del Consiglio dei Ministri convocato per l'esame del Decreto Legge - Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia. Per quanto riguarda l'alienazioni di immobili pubblici, sono state varate norme che facilitano il processo di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, in particolare è stata estesa anche alle Regioni e agli Enti locali la possibilità di cedere beni immobili a Cassa Depositi e Prestiti.

 

Napoli, 22 Novembre 2013

Gli inquilini Inps, dopo 17 anni,  aspettano risposte definitive e risolutive dal Governo.

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Dall'analisi del RAPPORTO SUL PATRIMONIO IMMOBILIARE DA REDDITO INPS, depositato il 06.11.2013 agli atti della Camera durante l'audizione del direttore generale dell'Inps Mauro Nori, risulta che le unità immobiliari dell'ente sono pari a 25.440 per un valore di circa 2,4 miliardi di Euro (ex INPDAP 15.100 unità immobiliari per un valore di 890 milioni, ex INPDAI 9.500 unità per 1.330 milioni, INPS 750 unità per 170 milioni e ex IPOST 90 unità per 22 milioni). Per quanto riguarda la destinazione d'uso, risulta che il 40% delle unità sono residenziali, il 10% commerciali e il 50% secondarie. Per lo stato locativo il 20% delle unità sono libere, il 75% sono locate (ma tutti i contratti sono scaduti) o "inoptate" e 5% sono occupate da "senza titolo". Per effetto della pressochè totale inclusione del patrimonio immobiliare ad uso residenziale nelle operazioni di cartolarizzazione la quasi totalità dei rapporti di locazione in essere fanno rilevare contratti scaduti. Per quanto riguarda in particolare l'ex patrimonio INPDAP, alla luce del fatto che il processo di vendita in opzione ai conduttori delle unità immobiliari locate si è ormai completato, le unità immobiliari locate sono costituite in massima parte da unità c.d. "inoptate", per le quali il conduttore non ha esercitato l'opzione all'acquisto e di cui è prevista la messa in vendita all'asta. Il patrimonio cartolarizzato residuo, pone dei vincoli ai percorsi di valorizzazione poichè il quadro normativo esistente e di cui è stata confermata la vigenza (Legge 410/2001, ripresa dall'art. 43 bis della Legge 14/2009), pone in capo agli Enti originariamente proprietari l'obbligo di garantire, anche nell'attuale fase post cartolarizzazione, la salvaguardia delle prerogative degli inquilini (titolari di specifici diritti nel processo di vendita). Pertanto solo le unità libere possono essere oggetto di percorsi di valorizzazione alternativi.

Il Governo deve ora salvaguardare i diritti riconosciuti ai conduttori degli immobili cartolarizzati residui attraverso la immediata ripresa delle vendite dirette in opzione fino al loro completamento risolvendo contemporaneamente l'annoso contenzioso dei "cosiddetti" immobili di pregio.

 

Napoli, 18 Novembre 2013

Saccomanni ascolti il Parlamento.

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Il Ministro Saccomanni intervistato dal corriere della sera  sulle misure per ridurre il debito pubblico afferma di voler intervenire con "più decisione nel valorizzare l’immenso patrimonio pubblico immobiliare". Il Ministro conferma quindi di voler accelerare con decisione sulle dismissioni immobiliari. Come ho anticipato nelle scorse settimane, si partirà subito dagli immobili residenziali dell'Inps la cui gestione da parte di Mastrapasqua ha fatto registrare solo perdite. Poi sarà la volta dell'Inail. A breve il Governo dovrà presentare i provvedimenti con cui il patrimonio immobiliare dei due enti verrà conferito in un Fondo immobiliare per poi confluire nel Super-Fondo della Invimit Sgr, società interamente posseduta dal Tesoro. Indubbiamente, per ridurre il debito, non c'è strada migliore di  quella di vendere direttamente in tempi rapidi agli inquilini le case in cui essi vivono da decenni. Gli inquilini sono, ormai divenuti proprietari di fatto dei rispettivi alloggi se si vanno a conteggiare i canoni di locazione che la maggior parte di essi paga da oltre 40 anni. Inoltre si tamponerebbe anche il degrado urbano, se le case divenissero proprietà di singoli individui e famiglie: interessati, come proprietari, a preservarne il valore. La privatizzazione, che vuol dire valorizzazione e responsabilizzazione, non deve essere solo un salvagente per il debito pubblico - ma uno strumento per costruire basi più solide, per una società libera e responsabile. È importante quindi che il Governo si faccia promotore di adeguare il quadro normativo e regolamentare per consentire e accelerare le dismissioni affrontando nel concreto tutte le criticità che sono emerse negli anni passati, le problematiche relative al blocco delle vendite degli immobili residenziali dell'Inps dopo la fallimentare esperienza delle cartolarizzazioni nonchè il contenzioso giudiziario legato ai "cosiddetti" immobili di pregio. Tutti nodi che andranno affrontati e risolti se si vogliono soddisfare anche le legittime aspettative degli inquilini che, a distanza di 17 anni dall'avvio del processo di dismissioni, non sono stati ancora messi in condizione di poter acquistare la loro prima abitazione in cui vivono da decenni superando l'irragionevolezza delle norme che in passato hanno creato disparità di trattamento tra inquilini, escludendo quelli dei "cosiddetti" immobili di pregio, dallo sconto del 30% e dallo sconto di blocco. In questo quadro si inserisce la Mozione di Scelta Civica n. 00246, che vede come primo firmatario l'On. Antimo Cesaro, parlamentare della Campania. La mozione, sarà discussa questa settimana alla Camera dei deputati insieme a quella del Partito Democratico n. 00011 che vede come primo firmatario l'On. Roberto Morassut. Entrambe le mozioni puntano a impegnare il Governo per  uniformare le condizioni di acquisto tra tutti gli inquilini eliminando le disparità e risolvendo il contenzioso giudiziario da esse originato in un quadro in cui la situazione di crisi economica perdura, i prezzi di mercato degli immobili sono previsti in ulteriore calo, il credito è stitico e la fiducia delle famiglie è ancora al lumicino.

 

IL SECOLO XIX

Genova 16 novembre 2013

Daniele Grillo

Genova - Una trentina di inquilini di due palazzi di Albaro avevano dichiarato guerra all’Inps, il padrone di casa che si apprestava a vendere gli appartamenti. E dopo anni, la settimana scorsa, quella guerra l’hanno vinta.

L’Istituto nazionale di previdenza dovrà concedere gli appartamenti messi in vendita all’interno dei condomini di via Traverso 2 e via Traverso 3 al prezzo stabilito prima che gli immobili venissero classificati come “di pregio”, status che di fatto ne raddoppiò il prezzo di vendita. E il precedente genovese potrebbe risultare deflagrante per l’Inps, alle prese con analoghe opposizioni un po’ su tutto il territorio nazionale: quegli appartamenti, sostiene il foro di Genova, dovranno essere venduti col 30% di sconto rispetto al prezzo fissato da una perizia della prima metà degli anni Duemila, e dovranno essere assoggettati ad ulteriore riduzione del prezzo per via del fatto che la quasi totalità degli interessati, allora, accettò di esercitare il diritto di prelazione.

 

Napoli, 12 novembre 2013

Pronta la lista dei primi immobili Inps da conferire a Invimit

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Sarebbe già pronta, scrive il quotidiano Milano finanza, una lista con circa un migliaio di edifici e terreni dell'Inps da conferire a Invimit la Sgr del ministero dell'economia che avrà il compito di valorizzare gli asset tramite la creazione di un fondo ad hoc. Si tratterebbe di asset immediatamente trasferibili, perché a posto con tutta la trafila burocratica propedeutica a questo tipo di operazioni, che sarebbero stati pescati tra i circa 12 mila tornati in pancia all'Inps dopo le operazioni di cartolarizzazione dei primi anni Duemila (Scip 1 e Scip 2) scrive sempre Mf. Ancora prematuro però parlare di una valutazione precisa, visto che la situazione di crisi economica perdura e i prezzi di mercato degli immobili sono previsti in ulteriore calo.

Rimane quindi da capire chi comprerà cosa e a che prezzo.

 

Napoli, 9 novembre 2013

Consiglio di Stato: alla Romeo la gestione da 44 mln degli immobili Inps 

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

La società Inps gestione immobiliare Igei Spa fu costituita nel febbraio 1992 a seguito dell'autorizzazione del Ministero del lavoro, di intesa con il Ministero del tesoro per la gestione del patrimonio immobiliare dell'INPS. Il decreto legislativo, n. 104 del 1996, fra le diverse disposizioni, stabilì la soppressione della Igei spa con contestuale messa in liquidazione della stessa a far data dal 31 dicembre 1996. L'Inps possiede ancora oggi il 51 % del valore azionario della società di gestione immobiliare, il 48 % è di proprietà, ripartita in quote paritarie, della Vianini Lavori spa, Prelios spa, Gefi spa, Sovigest spa, CMC Coop arl e l'1 % per cento di proprietà di BNL. l'IGEI, ancorché società in liquidazione prossima alla sua definitiva cessazione (precedentemente prevista al 30 giugno 2012, poi prorogata al 31 dicembre 2012),  ha continuato a gestire il patrimonio immobiliare dell'INPS - con l'autorizzazione dei Ministeri vigilanti - fino ad oggi. La situazione della Igei spa è quindi rimasta sostanzialmente immutata per circa vent'anni sino al 28 marzo 2011 data in cui l'INPS indiceva una gara volta all'affidamento dei "Servizi di gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell'INPS", mediante procedura ristretta, da aggiudicarsi con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, con importo a base d'asta di euro 44.100.000,00. Esaminate le offerte presentate dai concorrenti, la commissione aggiudicava la gara in data 30 maggio 2012 al Raggruppamento Temporaneo di Imprese Prelios, mentre la società Romeo si classificava al secondo posto in graduatoria. L'aggiudicazione definitiva veniva pronunciata dall'Inps il 13 giugno 2012 e comunicata ai concorrenti il 14 giugno 2012. Con il ricorso Rg. 5651 del 2012 la Romeo chiedeva l'annullamento, previa sospensiva della determinazione contenente l'aggiudicazione definitiva della gara, nonché della aggiudicazione provvisoria. Il Tar Lazio con sentenza n. 5013/2013 del 20 maggio 2013 respingeva il ricorso.Avverso tale sentenza, la Romeo ricorreva in Consiglio di Stato che il 17 ottobre 2013  con il dispositivo di sentenza n. 5049/2013 ha accolto il ricorso della Romeo eha annullato l'aggiudicazione definitiva, dichiarando l'inefficacia immediata del contratto e disponendo che l'appellante Romeo Gestioni s.p.a. subentri nell'aggiudicazione e nel contratto.In buona sostanza, la Romeo, contestando che Prelios sarebbe rimasta priva in corso di gara di alcuni specifici requisiti di qualificazione SOA, è riuscita ad aggiudicarsi definitivamente il succulento business da 44 ml di euro. Naturalmente ora che gara per la gestione del patrimonio Inps è stata vinta dalla società del "chiacchierato re degli appalti pubblici" il napoletano Alfredo Romeo, i dipendenti della Igei sono in massimo stato di agitazione perchè si sono visti sfumare la possibilità di essere assorbiti dalla Prelios con la quale avevano già avviato delle trattative. Ma chi è Alfredo Romeo? Vi ricordate l'inchiesta Global Service iniziata per la presunta turbativa d'asta negli appalti del Comune di Napoli? Ebbene a seguito di quell'inchiesta   Alfredo Romeo è stato condannato dalla Corte di appello di Napoli a 3 anni di reclusione per corruzione. Questo ovviamente non ha impedito alla Romeo Gestioni, con il suo sistema collaudato, di continuare a fare il pieno di gare ed appalti per tutto il 2013. Prima con Sea, Consip e Anci Riscossione e ora la ciliegina sulla torta, con la sentenza del Consiglio Stato grazie alla quale Romeo vince anche la gara Inps da 44 mln di euro.

Come si concilia adesso la gestione Romeo con i piani di vendita del Ministero degli immobili residenziali dell'Inps attraverso la Invimit?

 

Napoli, 08 novembre 2013

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

All'Inail sono rimaste invendute circa 850 unità immobiliari ex cartolarizzate il cui valore di bilancio è di 308 milioni. Molte di queste unità sono di pregio, su 300 infatti pende ancora il contenzioso con gli inquilini.  L'Inail adesso tenterà di vendere una parte del suo patrimonio mettendolo all'asta sul web attraverso la rete aste telematiche notarili.  Infatti per l'operazione attualmente in corso, per 30 immobili (tutti non di pregio) si tratta della prima asta, 20 sono messi in vendita per la seconda volta e 21 sono al terzo turno d'asta, con progressivi abbattimenti del prezzo base. La prossima asta vedrà inserite 48 unità libere e 28 locate. La stima del valore di mercato complessivo delle unità è pari a quasi 16 milioni, pari a una media di circa 222 mila euro per ogni immobile, mentre la base d'asta totale è di oltre 11,4 milioni di euro per una media di circa 161mila euro per ciascuna unità immobiliare. Il quadro generale non è certo incoraggiante. Dal Consiglio Nazionale dei Notai dicono che nel 2012 le compravendite si sono ridotte del 42% e quelle relative alle dismissioni Inail del 72%. Facile prevedere che anche per il 2013, si registrerà la stessa musica se non peggio.. Ma ieri, l'Istituto attraverso il suo direttore generale Giuseppe Lucibello, non esclude che parte del  patrimonio possa confluire in uno dei fondi" correlati a Invimit

 

Il DENARO del, 01 Novembre 2013 pag. 19

Case, il Governo accelera sulle dismissioni. Ora si sciolga il nodo immobili di pregio.

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Il Governo è ormai intenzionato ad accelerare sulle dismissioni immobiliari partendo subito dagli immobili residenziali dell'Inps e dell'Inail che da anni riescono a spuntare solo rendimenti negativi. Tra pochi mesi, probabilmente già entro fine anno, il patrimonio immobiliare dei due enti verrà conferito in un Fondo immobiliare che confluirà in un Super-Fondo di proprietà della Invimit Sgr, società interamente posseduta dal Tesoro. Le buone intenzioni sono quelle di vendere direttamente in tempi rapidi agli inquilini per soddisfare le sempre più impellenti esigenze non solo di cassa ma di riduzione strutturale del debito dello stato. Il Governo, dovrà quindi affrontare nel concreto tutte le criticità che sono emerse negli anni passati, le problematiche relative al blocco delle vendite degli immobili residenziali dell'Inps dopo la fallimentare esperienza delle cartolarizzazioni nonchè il contenzioso giudiziario legato ai "cosiddetti" immobili di pregio. Tutti nodi che andranno affrontati e risolti se si vogliono soddisfare anche le legittime aspettative degli inquilini che, a distanza di 17 anni dall'avvio del processo di dismissioni, non sono stati ancora messi in condizione di poter acquistare la loro prima abitazione in cui vivono da decenni. Punto di partenza ineliminabile per la determinazione del prezzo di vendita degli appartamenti è la recente sentenza della cassazione n. 21596/13 che ha stabilito che il prezzo di vendita delle unità residenziali - per tutti gli inquilini che hanno manifestato la volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001 - deve essere quello ai valori correnti di mercato del 2001 così come previsto dall'art. 1, comma primo, del decreto-legge n. 41 del 2004. Poi bisognerebbe urgentemente superare l'irragionevolezza delle norme che in passato hanno creato disparità di trattamento tra inquilini, escludendo quelli dei "cosiddetti" immobili di pregio, dallo sconto del 30% e dallo sconto di blocco. Si tratterebbe quindi di uniformare le condizioni di acquisto tra tutti gli inquilini con atti concreti del Governo eliminando le disparità e risolvendo così tutto il contenzioso giudiziario da esse originato in un quadro in cui la situazione di crisi economica perdura, i prezzi di mercato degli immobili sono previsti in ulteriore calo, il credito è stitico e la fiducia delle famiglie è ancora al lumicino. Spero che dalle buone intenzioni si passi velocemente a fatti concreti che vadano nella giusta direzione e che ci sia un Governo in grado di realizzarli.

 

Napoli, 21 ottobre 2013

Dismissioni: si riparte da Invimit?

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Il Governo Letta sulle dismissioni spinge dall'inizio della legislatura e per avviare questo mega-piano è nata nei mesi scorsi la Sgr ad hoc Invimit con amministratore delegato l'ex numero uno dell’Agenzia del Demanio Elisabetta Spitz, che dovrà gestire direttamente - o attraverso altre Sgr - un pacchetto di fondi immobiliari dove Stato e enti locali e previdenziali inseriranno parte del loro patrimonio o per la vendita o per la valorizzazione. Venerdì 11 ottobre Invimit ha anche ottenuto l'atteso via libera da Consob e Bankitalia. Il progetto di Palazzo Chigi, così come riportato oggi da Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, ha come scopo quello di abbattere il debito pubblico ma anche di valorizzare una serie di strutture il cui mantenimento costa (e non poco) ogni anno alle casse dello Stato. La benzina iniziale per far partire l'operazione arriverà dall'Inail che - oltre a mettere sul piatto parte dei suoi immobili - fornirà anche la liquidità necessaria a far partire la macchina con un miliardo e 800 milioni di euro. Il primo dei fondi che confluirà nel super-fondo conterrà immobili dell'Inps per 1,9 miliardi di euro scrive Rizzo.. Questo il piano, insomma. Che veda la luce però non è affatto scontato.. Letta comunque ci vuole provare. Nel testo della legge di stabilità che domani approderà in Parlamento c'è scritto che entro 60 giorni dalla sua data di entrata in vigore, il Governo definisce, sentita la Invimit, un programma straordinario di cessioni di immobili pubblici tale da consentire introiti per il periodo 2014-2016 non inferiori a 500 milioni di euro annui. Entro fine anno dovrebbe esserci il trasferimento a Invimit anche degli immobili residenziali dell'Inps. Pertanto la due diligence legale che precederà l’operazione, dovrà mettere in luce tutte le criticità che sono emerse negli anni passati. Come ho segnalato nell'appello inviato al Governo del 09.10.2013 andranno considerate le legittime aspettative degli inquilini che, dopo 17 anni dall'avvio del processo di vendita attraverso i piani ordinari, le cartolarizzazioni, ecc.., non sono stati ancora messi in condizione di poter acquistare la loro prima abitazione in cui vivono da decenni. Andrà infine risolto anche il contenzioso giudiziario sui "cosiddetti" immobili di pregio sanando l'ingiustizia e la disparità di trattamento che ne è all'origine.

 

Napoli, 09 ottobre 2013

Appello al Governo Letta

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Entro martedì della prossima settimana il Consiglio dei ministri approverà la Legge di Stabilità (venerdì è convocato un Consiglio dei ministri per giungere a una stretta finale sul provvedimento che dovrebbe accontentare le richieste della maggioranza e che sarà presentato la prossima settimana).Inevitabilmente sul tavolo ci sarà anche il dossier sulle dismissioni immobiliari. Tra le operazioni che potrebbero partire già stasera c'è il passaggio di un pacchetto di immobili dal Demanio al nuovo Fondo Fiv della Cassa depositi e prestiti: il valore indicativo dell'incasso che via XX Settembre punterebbe a realizzare si aggira attorno ai 500 milioni. Poi, arriverà anche il via libera di Bankitalia per l'Sgr del Tesoro Invimit, guidata da Elisabetta Spitz e da Vincenzo Fortunato ex capo di Gabinetto degli ultimi tre ministri dell'Economia, che potrebbe coinvolgere, tra l’altro, INPS e INAIL nelle attività di costituzione di fondi immobiliari con i loro immobili e che potrebbero essere gestiti dalla Sgr del Tesoro. L'Inps, che dal 2009 ha bloccato le vendite per cercare di far confluire il patrimonio immobiliare dell'Inps in un fondo immobiliare ad apporto privato di tipo chiuso, ora vorrebbe utilizzare la Sgr, Invimit del Tesoro per disfarsi del proprio patrimonio e delle problematiche relative alla sua gestione che negli ultimi anni hanno causato ingenti perdite. Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, nella sua relazione al bilancio consuntivo 2012 (chiuso con un disavanzo di quasi 9 miliardi), si giustifica per non aver potuto dimettere il patrimonio immobiliare dell'ente a causa della "legislazione incoerente" degli ultimi anni ma è facile intuire quali  sono le vere ragioni delle forti resistenze alla dismissione dopo che per quasi 50 anni molte società hanno gestito il patrimonio immobiliare dell'Inps. E' dal 2011 che l'INPS ha espletato la gara per la gestione di tutto il suo patrimonio (44 mln di euro in 3 anni) ma, ad oggi, la stessa non è ancora stata aggiudicata definitivamente perchè la Romeo Gestioni ha fatto ricorso al Tar e tutto è rimasto come prima. Addirittura l'IGEI S.p.a. (società partecipata al 51% dall'INPS) in liquidazione dal 1996 e nonostante l'atto costitutivo prevedeva una durata fino al 31 dicembre 2010, continua tuttora a gestire una parte consistente del patrimonio dell'Inps. Intanto la gestione ordinaria del patrimonio da reddito dell'Inps, nel periodo 2009-2012, ha fatto registrare perdite che ammontano complessivamente a 142,5 mln di euro. Viceversa l'Inail, dal 2009 in poi, ha sempre continuato a vendere gli immobili, applicando la stessa normativa che l'Inps avrebbe voluto cambiare. Spetta ora al Governo intervenire decidendo cosa e come vendere. Certo se il Governo dovesse optare per il trasferimento degli immobili alla Invimit, il disbrigo delle pratiche burocratiche richiederebbe comunque 12/24 mesi e, se l'eventuale trasferimento dovesse riguardare anche il patrimonio abitativo, migliaia di inquilini ne sarebbero interessati. Pertanto mi auguro che, oltre alle esigenza di bilancio, si considerino anche le legittime aspettative degli inquilini che, dopo 17 anni dall'avvio del processo di vendita attraverso i piani ordinari, le cartolarizzazioni, ecc.., non sono stati ancora messi in condizione di poter acquistare la loro prima abitazione in cui vivono da decenni. Essi, al pari degli altri che hanno già acquistato, sono infatti titolari per legge del diritto di acquistare il proprio alloggio. Si tratta di famiglie (certamente non agiate) costituite prevalentemente da anziani ed ex dipendenti dell'Istituto che non hanno potuto ancora acquistare la casa in cui vivono da decenni come hanno fatto altre decine di migliaia di inquilini (magari residenti negli stessi stabili o in quelli di enti diversi), durante tutto il processo di dismissione degli immobili degli enti previdenziali pubblici iniziato nel 1996 e proseguito con le cartolarizzazioni. Il Governo, per essere credibile sul tema delle dismissioni deve superare innanzitutto  la situazione di stallo delle vendite venutasi a creare per le unità immobiliari, rimaste invendute e ritrasferite agli enti previdenziali dopo la chiusura delle fallimentari operazioni di cartolarizzazione. Si tratta di un portafoglio non indifferente ma gli immobili sono prevalentemente residenziali e quasi tutti gli inquilini hanno manifestato la volontà di acquistare i rispettivi appartamenti entro il 31 ottobre 2001 e che quindi hanno diritto ad acquistarli ai valori correnti di mercato del 2001 come ha stabilito definitivamente la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione con sentenza 21596/13.

La Cassazione ha infatti dato definitivamente ragione ai conduttori confermando il trasferimento dei relativi appartamenti ai prezzi del 2001 avendo essi manifestato la volontà di acquisto dei rispettivi appartamenti entro il 31 ottobre 2001. La Suprema Corte, ripercorrendo la normativa sulle dismissioni succedutasi dal 1996 in poi, stabilisce una volta per tutte che il prezzo di vendita delle unità residenziali, per gli inquilini che hanno manifestato la volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001, deve essere quello ai valori correnti di mercato del 2001.

Per calcolare il prezzo dei singoli appartamenti all'ottobre del 2001, basterebbe moltiplicare le stime già determinate dall'Agenzia del territorio prima del 2009 (cioè prima del passaggio degli immobili dalla Scip agli enti), per i coefficienti contenuti nell'ultima tabella pubblicata sulla G.U. Serie Generale n. 181 del 5 agosto 2006 e previsti dal D.L. n. 41 del 23 febbraio 2004 convertito, con modificazioni, nella legge n. 104 del 23 aprile 2004.

La proposta avanzata a maggio di quest'anno risolverebbe in ogni caso il contenzioso giudiziario che grava sugli immobili (Lettera al Governo Letta) e sbloccherebbe immediatamente le vendite garantendo, nel contempo, la legittima aspirazione all’acquisto della prima casa delle famiglie e l’esigenza dello Stato di incassare risorse significative, utili ai fini del perseguimento degli obiettivi di bilancio. Mi auguro che il Governo ne tenga conto. Del resto anche l'Avv. Daniela Becchini Direttore Centrale Patrimonio dell'Inps sembra d'accordo come affermato nella sua recente intervista...130816_becchini.html-id=f1a6440c-1eeb-11e3-a457-b8ac6f13f7ca

 

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 9 luglio 2013

Si parla di nuove dismissioni immobiliari quando rimangono ancora da completare le vendite degli immobili degli enti previdenziali iniziate nel 1996.

Il punto di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Periodicamente, quando si cercano disperatamente nuove risorse e si tenta di attaccare la montagna del debito pubblico italiano, si rispolverano dossier che prevedono la vendita del patrimonio pubblico. A questo proposito è bene ricordare quali sono i problemi irrisolti delle precedenti operazioni di vendita partendo dalla vicenda della dismissione del patrimonio immobiliare degli Enti Previdenziali Pubblici. La scelta del Governo di concludere a dicembre 2008 le due costosissime operazioni di cartolarizzazione SCIP 1 e SCIP 2 ha lasciato certamente irrisolti molti problemi, tra cui è rilevantissimo - sul piano della giustizia sociale – quello di migliaia di inquilini degli enti, che, dopo 17 anni dall’emanazione della disciplina legislativa delle vendite, non hanno ancora potuto acquistare l’alloggio. Si tratta dei conduttori degli immobili lasciati invenduti dalla SCIP e retrocessi in proprietà agli enti con la Legge 27/2/2009 n. 14 per la continuazione delle vendite e che invece sono mantenuti bloccati da quasi 5 anni dall’INPS, ente ove sono confluiti anche i patrimoni, pur essi vincolati alla dismissione, dei soppressi INPDAI, ENPDAP e ENPALS. Parliamo di inquilini, titolari per legge di opzione all’acquisto delle unità residenziali (già da anni stimate per la vendita), ai quali viene ancor’ oggi negata l’offerta di esercizio del diritto di opzione e che sono dunque portatori di sacrosanti interessi giuridicamente tutelabili. La legge stabilisce che i prezzi di vendita vengano determinati dall’Agenzia del Territorio, cosa già fatta da molto tempo ed è in base a tali prezzi che le vendite devono continuare, come stabilito nell’art. 43 bis della Legge 27 febbraio 2009 n. 14, se non si vogliono provocare altri danni agli inquilini con ingiuste disparità di trattamenti. La legge prevede inoltre che tutti gli immobili devono essere offerti agli inquilini e, soltanto se inoptati, possono essere venduti ad altri. Intanto si sta aggravando la “disparità di trattamento” tra gli inquilini di enti diversi (INPS e INAIL). l’INPS mantiene infatti la situazione di stallo nelle vendite, dopo aver disapplicato sia l’art. 43 bis della L. 14/2009 sia la direttiva interministeriale del 10.02.2011 (G.U. n. 131 del 13.06.2013), ambedue riguardanti la soluzione transattiva del contenzioso immobiliare tra inquilini ed enti relativamente al prezzo di vendita degli alloggi, negando così i principi costituzionali di imparzialità e di eguaglianza cui deve attenersi la Pubblica Amministrazione. Si è detto, del resto, in tanti modi e in tante sedi, che coloro i quali compreranno in ritardo rispetto agli altri, risulteranno danneggiati per il solo fatto del decorso del tempo durante il quale sono stati privati della proprietà della casa ed hanno pagato il canone mensile di locazione. Non è quindi nemmeno ipotizzabile che, per gli immobili non ancora optati, si possa toglierli di fatto dalla vendita mantenendoli nella proprietà agli enti dimenticando che la dismissione immobiliare, di cui parliamo, ha già consentito a circa 80.000 inquilini di acquistare negli ultimi 7/8 anni la casa da loro abitata e che, adesso, vi è un’ altra parte che aspetta la soluzione del contenzioso giudiziario per acquistare l’alloggio. Il diritto di quest’altra parte ad esercitare l’opzione non può rimanere sacrificato: costituirebbe un’ingiustificata discriminazione  rispetto agli inquilini che hanno comprato le case nell’ambito della stessa procedura di dismissione e sarebbe in contrasto con i principi costituzionali di eguaglianza (art.3) e di imparzialità (art. 97). Proprio per intervenire sui molti irrisolti problemi ho messo a punto, insieme all'Unione Inquilini, una organica proposta normativa, già presentata al Governo il 14 maggio 2013, (Lettera al Governo Letta) che interpreta gli interessi delle migliaia di famiglie, (ceto medio), in massima parte, di lavoratori e pensionati impegnati ad acquisire la proprietà dell’alloggio come “prima casa”. Sarebbe auspicabile, prima di intavolare discussioni su nuove dismissioni, che tutte le forze politiche e sindacali, si facciano promotrici di una posizione di appoggio alla soluzione della questione, ingiustamente trascurata per molto tempo perché fraintesa con rivendicazioni di privilegio, specialmente perchè si parla, spesso, di “case di pregio” (che altro non sono che gli immobili ubicati in zone centrali delle città, quindi di più alto prezzo indipendentemente dalle caratteristiche costruttive).

 

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 6 dicembre 2012

 

Emendamento SI Emendamento NO

di Mario Milone - Coordinatore nazionale inquilini immobili di pregio

lunedì 3 dicembre 2012 in commissione Attività produttive al Senato è stato accolto l'emendamento bipartisan presentato dai Senatori Enzo Giorgio Ghigo (PDL) e Lionello Cosentino (PD) al decreto legge Sviluppo

All'emendamento 34.1000, aggiungere infine il seguente comma:

"100-bis. In considerazione delle particolari condizioni del mercato immobiliare e della difficoltà di accesso al credito, al fine di agevolare e semplificare le dismissioni immobiliari da parte degli enti previdenziali inseriti nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuati dall'ISTAT ai sensi dell'articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di stabilità il Ministro dell'economia e delle finanze con proprio decreto, sentita l'Agenzia del demanio e le parti sociali e sindacali interessate, fatto salvo gli equilibri finanziari degli enti coinvolti e fermo restando il rispetto delle procedure di alienazione indicate all’art. 43 bis, comma 12 del decreto legge 30 dicembre 2008 n. 207, convertito con modificazioni dalla legge n. 14 del 27.02.2009 e fatti salvi i diritti maturati secondo quanto previsto dal comma 20 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, detta disposizioni al fine della ripresa del processo di alienazione diretta ai conduttori degli immobili ad uso residenziale degli enti previdenziali pubblici nonché per favorire l'acquisto della proprietà o la locazione da parte dei conduttori dei beni immobili di proprietà degli enti previdenziali privatizzati, prevedendo modalità di vendita e di locazione di detti immobili in modo da consentire, in presenza dei necessari requisiti, riduzioni del prezzo di vendita finale e canone di affitto sostenibili a favore delle famiglie, delle persone anziane e singole a basso reddito o con comprovata difficoltà finanziaria."

Ieri pomeriggio il suddetto emendamento approvato (in commissione) trovava posto nel maxiemendamento presentato dal Governo. Nel tardo pomeriggio il "colpo di scena": il presidente della commissione Bilancio del Senato Azzollini ha chiesto in Aula che saltasse questa norma del maxiemendamento, in quanto non ci sarebbe stata la copertura. Il presidente del Senato, Renato Schifani, e per il Governo il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, hanno accettato la richiesta.

DOPO DODICI MESI SI È ARRESO ANCHE IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GRILLI: SI FARÀ UN FONDO DA SOLI 3-5 MILIARDI SU UN PATRIMONIO DI CIRCA 400. LE RESISTENZE DELLE AMMINISTRAZIONI CHE USANO I BENI PER UNA POLITICA DI POTERE

 

Roma «Il valore degli immobili su cui possiamo lavorare è tra i 3 e i 5 miliardi. Si tratta di caserme, di beni già conferiti alla Cassa depositi e prestiti e di 350 beni individuati dal demanio potenzialmente conferibili ai nuovi fondi della costituenda sgr». Ecco le conclusioni del ministro dell’Economia Vittorio Grilli sulla vendita degli immobili pubblici che per un anno ha dominato il pubblico dibattito, con svariate proposte (da quella del duo Bassanini-Amato a quella del Pdl, da quella dell’ex Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio a quella del presidente della Consob, Giuseppe Vegas, per finire a quella del Pdl). Un dibattito che aveva accesso speranze per una vendita accelerata dei beni pubblici con il fine di ridurre drasticamente il debito pubblico da 2.000 miliardi di euro e alleviare in questo modo i sacrifici degli italiani, tartassati da ogni genere d’imposta. Ma il mesto Grilli, a un recente seminario a porte chiuse ha gelato tutti: massimo 3-5 miliardi. Come a dire una goccia in un mare da circa 400 miliardi di immobili (i calcoli sono i più vari e vanno da un’ipotesi minima di 190 miliardi - vedi grafico in pagina - a 500 e oltre) che, secondo il ministro, nessuno riuscirà a vendere. Il mattone di Stato - caserme, edifici, siti industriali, uffici e così via - non si può vendere, dice Grilli, o al massimo se ne possono vendere briciole e un po’ per volta. Rispetto alle “grandi speranze” sollevate un anno fa, la delusione non poteva essere più cocente. Un oscuro deputato dell’Italia dei Valori, Francesco Barbato, dopo la risposta a una sua interrogazione, mercoledì scorso, da parte del sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, ha chiosato: «È particolarmente censurabile che il governo, nonostante la sua caratterizzazione tecnica, non sia stato ancora in grado di assumere iniziative decise in questo campo». In effetti Vieri Ceriani ha fatto presente che di tutta questa massa di immobili sparsi fra segmenti dello Stato ed enti locali, si sa ancora abbastanza poco: «Il primo approccio sistematico per una completa conoscenza dell’attivo pubblico è rappresentato dal progetto “Patrimonio della pubblica amministrazione” avviato dal ministero dell’Economia ai sensi della legge finanziaria 2010. Una prima fase di raccolta dati, terminata nel marzo del 2011, ha riportato una risposta complessiva pari al 53 per cento del totale». Quasi la metà degli enti pubblici non aveva risposto, tanto che lo stesso Vieri Ceriani ha detto che la prossima rilevazione sarà integrata con banche dati ufficiali. Certo, il tempo passa e prima o poi tutto finisce nell’oblio. Ma è strano che Vieri Ceriani (o chi ha per lui scritto la risposta all’interrogazione) abbia completamente dino menticato che già nella seconda metà degli anni Ottanta una commissione pubblica, presieduta da Sabino Cassese, aveva prodotto, con un lavoro certosino durato due anni, un completo censimento di tutti gli immobili pubblici. Perché anche allora, nell’era del Prima Repubblica, qualcuno si era posto il problema della vendita di una grossa parte dell’immenso (e inutilizzato o mal utilizzato) patrimonio immobiliare pubblico. Il lavoro della Commissione Cassese non andò completamente perduto. Nel 1993 fu costituita Immobiliare Italia, dove entrarono vari soggetti allora pubblici, come Imi, Bnl, Banca di Roma, Crediop, Iccri, Comit, Credito Italiano, Fonspa aed Eni. La società aveva l’ambizioso obbiettivo di portare nelle casse dello Stato 50 mila miliardi di lire (circa 25 miliardi di euro). I precedenti storici erano incoraggianti: nel 1862, l’allora ministro delle Finanze Quintino Sella, aveva creato una spa partecipata dalle banche che, vendendo proprietà immobiliari pubbliche, sanò per il 48 per cento il deficit delle casse regie. La Repubblica Italiana non sembra però riuscire, nelle sue cangianti versioni di “Prima” o “Seconda”, laddove il Regno aveva avuto successo. Infatti dopo tre anni Immobiliare Italia fu chiusa senza aver venduto un solo immobile. I tentativi successivi di cavare qualche ragno dal buco del mattone di Stato sono stati numerosi, ma tutti velleitari. Il governo Prodi nel 1998 istituì una commissione presieduta da Giacomo Vaciago che però non si tradusse in alcun risultato concreto. Poi arrivò Berlusconi e il ministro Tremonti provò con le cartolarizzazioni immobiliari denominate Scip 1 e Scip 2. La prima ebbe un relativo successo (ma gli enti previdenziali, che avevano ceduto le abitazioni, si lamentavano perché il prezzo pagato a loro era basso, mentre erano stati i privati entrati nel veicolo a guadagnare), la seconda fu un vero fallimento. Una serie di successivi interventi sparsi un po’ qui e un po’ là dal vero deus ex machina di quella fase, cioè Giulio Tremonti, hanno creato una specie di diaspora che perdura tuttora. Nel 2002 era stata creata Patrimonio dello Stato Spa (a capo della quale era stato messo Massimo Ponzellini), che sarebbe dovuta diventare il soggetto a cui trasferire tutti i beni dello Stato, ma che è stata chiusa nel 2011. Mentre nasceva Patrimonio dello Stato sorgeva anche Fintecna, che doveva pensare alla valorizzazione e alla vendita dei beni pubblici anche grazie all’accordo con partner privati: l’operazione più importante è stata quella per le torri dell’Eur dell’ex ministero delle Finanze, ancora in fieri. Nel 2004 il Mef aveva costituito il Fondo Immobili Pubblici che doveva vendere (e ancora sta vendendo) immobili per 3,3 miliardi. Qual è adesso la situazione? Fintecna è da poco pervenuta alla Cassa depositi e prestiti. Quest’ultima, comunque, ha già una Direzione immobiliare, che si occupa di aiutare gli 8 mila enti locali a vendere i loro asset. In Cdp c’è anche un’sgr che insieme ad altri partner gestisce il fondo di housing sociale e un altro fondo (Fiv) che opera per valorizzare gli asset delle utilities locali. Infine, last but not the least considerando la proliferazione di interventi che si sovrappongono, nascerà una nuova sgr che farà capo questa volta al ministero dell’Economia (mentre in un primo tempo avrebbe dovuto far capo al Demanio, molto attivo i quest’ultimo anno), per creare un fondo da 3-5 miliardi. «Lo Stato negli ultimi 20 anni ha fatto molti tentativi di vendita del patrimonio - dice Cesare Ferrero, country manager di Bnp Paribas Real estate - con risultati di alterna fortuna e senza una regia stabile. Bisogna domandarsi perché. Io credo che l’errore sia nelle procedure di vendita straordinarie senza strategia industriale. Io suggerirei di procedere a un’operazione di privatizzazione del patrimonio, conferendo a una Spa pubblica 40-50 miliardi di asset, come avvenuto per Fs, Eni, Enel o Autostrade. Poi la società, ben gestita da un buon management, attuerà la migliore strategia gestionale e verrà quotata». Ma perché tutti i tentativi esperiti finora finiscono regolarmente nel (quasi) nulla? «L’ostilità della struttura burocratica - spiegò nel 1996 l’allora presidente di Immobiliare Italia, Luigi Scimia - ha pesato in misura decisiva sul fallimento». «È ancora così - dice oggi Gualtiero Tamburini, presidente di Federimmobiliare - Ci sono le resistenze sotterranee da parte di tutti quelli che il patrimonio immobiliare pubblico lo utilizzano per fare favori (affitti regalati, prezzi di vendita ridicoli). Nessuno si priva di uno strumento di potere. Per spezzare questo circolo vizioso occorreva un coraggio e una lungimiranza che questo governo d’emergenza forse non poteva avere».

(19 novembre 2012)© Riproduzione riservata

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 14 novembre 2012

Il Governo dia prova di credibilità

In questi giorni, alcuni giornali – come Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, Messaggero, Il Fatto Quotidiano – hanno riportato con evidenza la notizia che Andrea Riccardi, ministro per la cooperazione e l’integrazione (con delega alla famiglia), ha proposto un piano di vendite delle abitazioni di Enti e Casse previdenziali agli inquilini che vi abitano, a prezzo concordato. Rispetto a valutazioni errate e commenti impropri sull'eventuale vendita delle case degli enti pubblici e delle casse previdenziali, l'ufficio stampa del ministro Riccardi precisa quanto segue: "La proposta del ministro, ancora in fase di approfondimento, non prevede alcun obbligo, come pure e' stato detto e scritto, di vendita agli inquilini dell'intero patrimonio immobiliare. Patrimonio, e' bene ribadirlo, che resta nella piena disponibilita' degli enti e della casse". L'idea invece riguarda esclusivamente quella parte di patrimonio, da piu' di 35 anni di proprieta' degli enti, gia' messa in vendita o sul punto di esserlo (cosi' come comunicato in Parlamento dai rappresentanti degli enti e delle casse) attraverso l'affidamento o la cessione a gruppi o fondi immobiliari. Unicamente in questi casi, e fatta ulteriore eccezione per gli immobili di lusso, si prevede la possibilita' per l'inquilino di esercitare una sorta di prelazione a un prezzo equo. Prezzo che, a ben vedere. non si discosta molto, nella stragrande maggioranza dei casi, da quello che l'ente venditore ottiene dai gruppi immobiliari. Dunque nessun esproprio, nessuna aggressione o impoverimento dei bilanci degli enti o delle pensioni erogate. Ma solo la volonta' di risolvere in modo moderno, con senso di equita' e di giustizia, una tensione abitativa che in qualche caso sfiora la drammaticita'. L'ufficio stampa ricorda inoltre che l'attenzione per questo problema e' stata sollecitata al ministro da molti sindaci di grandi citta' e di diverso orientamento politico, da numerosi prefetti nonche' da parlamentari di vari gruppi. Alle Camere peraltro da anni si discute dell'argomento senza finora essere giunti ad alcuna conclusione concreta.  Si conferma quindi che il Governo sta lavorando ad un'intervento normativo tanto più necessario in quanto il Presidente dell'Inps, nell'audizione di oggi in commissione controllo degli enti previdenziali alla Camera, ha dichiarato che non intende procedere con le dismissioni immobiliari se il Governo non interviene a chiarire il quadro normativo di riferimento. La disposizione del Governo a questo punto è da introdurre con carattere d'urgenza non solo per l'approssimarsi della fine della Legislatura ma anche perchè l'INPS chiede nuove norme al Governo rifiutandosi di dare  esecuzione persino alla direttiva interministeriale del 10 febbraio 2011 (Gazzetta Ufficiale n. 135 del 13 giugno 2011) che, in ogni caso, prevede una parziale soluzione conciliativa. Si rinnova, dunque, a tutto il Governo, la richiesta di impegnarsi decisamente per consentire la ripresa delle vendite degli immobili residenziali ex cartolarizzati e facilitare anche la soluzione dell'annosa questione che interessa gli inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio, in maggioranza anziani, sempre più sfiduciati per i tempi lunghi della giustizia. E' ormai improrogabile un intervento normativo per definire il contenzioso giudiziario dei "cosiddetti" immobili di pregio degli enti previdenziali pubblici che stabilisca modalità di vendita allineate alle condizioni di difficoltà economica delle famiglie in questo particolare momento di crisi, in modo da consentire l’acquisto dei loro appartamenti a prezzi sostenibili e che consenta di raggiungere un risultato soddisfacente sia per gli enti che devono dismettere un patrimonio dalla redditività negativa, sia per gli inquilini che aspirano ad acquistare la casa.

 

Il Corriere della Sera 10 novembre 2012

L'immobile potrà essere acquistato pagando una somma pari a 150 volte l'affitto mensile. Decine di migliaia di appartamenti interessati

di Roberto Bagnoli

 

ROMA - Gli inquilini degli alloggi Inps, Inpdap e di tutte le casse previdenziali professionali (notai, avvocati, giornalisti, eccetera) potranno acquistare l'immobile pagando una somma pari a 150 volte l'affitto mensile. L'operazione riguarda parecchie decine di migliaia di immobili. Secondo la stima fatta dalla commissione parlamentare per il controllo sugli enti di gestione previdenziale, solo per le città di Milano e Roma, si tratta di 30 mila alloggi. Nelle casse dello Stato andrebbero 120 milioni di euro derivanti da una imposta di registro media di 4 mila euro. Questa in estrema sintesi la proposta, sotto forma di emendamento alla legge di Stabilità, fatta dal ministro per la Cooperazione e l'Integrazione (con delega alla famiglia) Andrea Riccardi.

TEMPI - I tempi saranno rapidissimi: se la legge verrà approvata, gli inquilini avranno sei mesi di tempo per esercitare il loro diritto. Ne ha parlato al Consiglio dei ministri di fine ottobre trovando l'interesse soprattutto del collega allo Sviluppo Corrado Passera e nei giorni scorsi Riccardi è passato all'azione. Mercoledì ha inviato una bozza dettagliata a Palazzo Chigi e agli uffici legislativi del ministero della Giustizia e del Tesoro. «La proposta - spiega al Corriere il ministro - è quella di favorire case normali per persone normali, e i parametri scelti per la vendita hanno preso come riferimento prezzi calcolati in base agli indici della Banca d'Italia e sul rapporto retribuzioni/costo degli alloggi».
CARTOLARIZZAZIONI - Alla radice di questa proposta è la convinzione di Riccardi che le varie cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare previdenziale fatte finora hanno sostanzialmente privilegiato le case in centro finite poi ai vip. Escludendo gli alloggi meno pregiati, spesso confluiti in fondi immobiliari chiusi e quindi invendibili. Ieri il ministro Riccardi, commentando l'Atlante della domanda immobiliare del Censis, ha spiegato che «la difficoltà a trovare casa è una delle cause principali del calo demografico, i costi del mercato immobiliare sono ancora troppo alti e i giovani non riescono a mettere su famiglia». E ancora: «La stagnazione del mercato immobiliare non conviene a nessuno: famiglie, proprietari, costruttori e Stato».
LA SCOSSA - Ecco l'idea di una "scossa" per rimettere in circolazione risorse finanziarie e portare soldi allo Stato. Anche questa è spending review . Entrando nel merito, la proposta è molto articolata. Innanzitutto riguarda le case costruite oltre 35 anni fa e che non siano classificate come edifici di pregio artistico, storico né di lusso. Devono essere con contratto libero indicizzato, ed abitate dal titolare dello stesso. Ecco altri paletti: nessun acquisto se l'interessato, il coniuge o altro familiare convivente è proprietario di altra unità abitativa nello stesso Comune o in quelli limitrofi; se l'interessato, al momento dell'entrata in vigore della legge, è moroso per oltre sei mensilità. Inoltre, per evitare le speculazioni, una volta acquistato l'immobile non può essere ceduto o locato per almeno dieci anni, ridotti a 5 per chi ha oltre 75 anni. L'imposta di registro, infine, non può essere inferiore alla somma di tremila euro. Questo, appunto, per garantire un generoso flusso nelle disastrate casse statali.
LA VENDITA - Riccardi spiega che «la norma si colloca in una strategia di politica abitativa intesa a favorire l'accesso alla proprietà della prima casa da parte di famiglie monoreddito, anziani ed invalidi che già hanno sopportato aumenti di canone dal 90 al 210%». La relazione tecnica fornisce ulteriori dettagli: «La legge dà la possibilità di poter disporre del diritto di prelazione finora impedito con il conferimento ai fondi immobiliari, le vendite di interi edifici a società immobiliari o a gruppi bancari». Così come si spiega, lasciando intendere di avere già in tasca il via libera degli enti interessati, che la proposta andrà a vantaggio delle casse di previdenza ed assistenza che avranno così in breve tempo risorse finanziarie visto che, secondo la Corte dei conti, non partecipano alle elevate plusvalenze realizzate dai grandi gruppi immobiliari con l'acquisizione di queste proprietà». Quindi la vendita sarà obbligatoria anche se l'intero stabile era già stato conferito a fondi chiusi o dato in conto vendita alle agenzie immobiliari.
UN GRANDE AFFARE - La proposta del ministro Riccardi riguarda sostanzialmente tutti. Cioè «gli Enti e le Casse di previdenza ed assistenza, soggetti giuridici sottoposti alla vigilanza dei ministeri competenti e della Corte dei conti nonché iscritti nell'elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato». E quindi Inps, Inpdap, Inpdai, e le casse degli ordini professionali come notai, avvocati, architetti, giornalisti, eccetera. Il prezzo, immaginato dai tecnici e scritto nell'emendamento, è pari «alla moltiplicazione del canone mensile per 150 volte e corrisponde al valore del patrimonio immobiliare senza gli eccessivi incrementi (che, comunque, non sono percepiti dagli Enti o dalle Casse in argomento) delle imprese del settore e della iniqua bolla speculativa recentemente esplosa». Secondo gli esperti la somma dei prezzi così determinati (150 volte) «è superiore alla vendita per intero degli edifici che tante tensioni sta generando e assicura alla proprietà una maggiore entrata». E comunque un grande affare per l'inquilino. Tanto per fare un esempio se l'affitto mensile per una casa di cento metri quadri è di mille euro, potrà diventare proprietario sborsando 150 mila euro. Cioè 1.500 euro al metro quadrato.

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Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 7 novembre 2012

La Corte dei Conti Boccia la gestione di Mastrapasqua

La sezione di controllo sugli enti della Corte dei Conti,  approvando (delibera n. 91 del 5/11/2012) la relazione del Magistrato Antonio Ferrara sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria 2011 dell'Istituto, boccia l'Inps di Mastrapasqua sulla gestione del patrimonio immobiliare da reddito dell'Istituto. Il valore del patrimonio immobiliare rispetto al 2010, è rimasto di valore pressoché invariato (1,8 mld di euro).  "In via di estrema sintesi può ribadirsi che dopo il sostanziale fallimento di Scip 2 e il dopo il riacquisto nel 2009 dei restanti immobili cartolarizzati da parte dell'Istituto, l'attività di valorizzazione e dismissione, sia per l’intervento di disposizioni che hanno mutato strategie e adempimenti, sia per i vincoli normativi connessi alle unità ex cartolarizzate che ha inciso pesantemente anche sul livello dei rendimenti. Risulta in particolare interrotto il percorso, avviato nel 2010, di costituzione di uno o più fondi immobiliari ad apporto privato – tra l’altro condizionato alle attività di ricognizione e valutazione, ancora in corso, affidate alle Agenzie del Territorio e del Demanio – mirato anche alla unificazione dei rapporti frazionati tra diversi soggetti esterni per i servizi di gestione. Tra le principali questioni di fondo – anche sul piano normativo e in gran parte irrisolte - permangono: la certezza sull’obiettivo prioritario finale della dismissione, rispetto a quello, solo secondario e transitorio, della valorizzazione; la scelta dello strumento della valorizzazione, in via diretta o mediante fondi di investimento (quest’ultima confermata per l’INPS dal D.L. n. 95 convertito dalla Legge n. 135 del 2012); la revisione dei vincoli normativi sugli immobili cartolarizzati per agevolarne la vendita. In ragione delle difficoltà sottolineate dall’Istituto hanno subito una ulteriore contrazione le vendite, ridotte a 11 unità residenziali (per un controvalore di 1,2 mln di euro) e 27 commerciali (5,8 mln), rispetto alle quasi 400 unità complessivamente dismesse nel 2010 e 570 nel 2009. La gestione ordinaria del patrimonio da reddito continua a registrare perdite: gli importi, stabilizzati intorno ai 10 mln di euro nel biennio 2008/2009, salgono a oltre 55 mln nel 2010 e scendono a 33,7 mln nel 2011, con aumento sensibile e costante nel biennio 2010/2011 delle spese di “conduzione, ammortamenti e costi diversi”. Dopo i ripetuti solleciti in sede di controllo, sul rispetto delle norme sui contratti e dei criteri di trasparenza e concorrenza, è cessato l’anomala concessione di proroghe per circa un biennio dei contratti scaduti per la gestione degli immobili: le procedure di gara, pervenute alla aggiudicazione nel mese di giugno 2012, risultano peraltro in contestazione". La Corte dei Conti ha criticato anche le troppe consulenze esterne (Kpmg) affidate dall'Istituto e ha invitato il Governo (il ministro Fornero và a nozze) a "correggere le eccessive concentrazioni di potere nel vertice monocratico".

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 02 Ottobre 2012

Problematiche relative al contenzioso dei "cosiddetti"  immobili di pregio

In attesa di conoscere se il Governo, con la prossima legge di stabilità, interverrà anche in materia di dismissioni del patrimonio degli Enti previdenziali pubblici, nella relazione al bilancio consuntivo dell'INPS relativo all'anno 2011, al punto dedicato al Patrimonio immobiliare, si legge: "con più interventi, sia sul piano delle proposte normative, sia sul piano amministrativo, l’Istituto si è fatto parte attiva al fine di individuare criteri e modalità da seguire per la ripresa della attività di dismissione degli immobili restituiti dalla SCIP nel rispetto delle procedure previste dal richiamato art. 43-bis, oltre a favorire la soluzione di diverse problematiche relative a numerose controversie pendenti, come quelle sulla qualificazione di pregio di taluni cespiti". La verità è che, dopo oltre 15 anni dall’avvio della dismissione immobiliare degli Enti Previdenziali pubblici in base al D.Lgs. 104/1996, gli Enti (in particolare l'INPS) continuano a registrare ingenti perdite derivanti dalla gestione dei beni rimasti invenduti alla chiusura delle operazioni di cartolarizzazione, decisa dal Parlamento con la messa in liquidazione dei due patrimoni separati (SCIP 1 e SCIP 2) della SCIP S.r.l. (art.43 bis L.14/2009). Si tratta, di 27.122 unità immobiliari tra principali e secondarie (prevalentemente residenziali) per un valore complessivo di 2,4 miliardi di euro, ritrasferite in data 28 febbraio 2009 agli Enti originariamente proprietari. Mentre il forte incremento dei tassi sui titoli di Stato italiani pone gravi problemi, lo stallo delle vendite causa un gravissimo danno per la pubblica finanza; ad esempio, l’INPS che attualmente vanta il patrimonio più rilevante (avendo assorbito gli immobili dell'INPDAI), ha presentato la gestione del suo patrimonio immobiliare con una perdita complessiva pari a 55 milioni di euro per il 2010 e di 33,7 milioni di euro per il 2011. Contemporaneamente aumenta sempre più il danno arrecato agli inquilini del residuo portafoglio immobiliare, che pagano regolarmente il canone di locazione o indennità di occupazione non avendo potuto acquistare, pur essendo essi -  al pari degli altri che hanno acquistato - titolari per legge del "diritto di opzione" all’acquisto del proprio alloggio. Ebbene, sarebbe quanto mai opportuno che l'Inps assumesse l’iniziativa di accelerare le dismissioni cercando di risolvere anche l’annosa vicenda dei cosiddetti Immobili di pregio essendo nota a tutti la regola del mercato secondo la quale il prezzo di una casa occupata è inferiore rispetto a quello della stessa casa libera e, pertanto, la riduzione del prezzo di vendita agli inquilini, praticata nelle dismissioni di tutti i patrimoni immobiliari pubblici, altro non è se non l’indicazione forfetaria fatta dal Legislatore, una volta per tutte, dell’abbattimento di valore della casa, se è occupata. Anche per la vendita degli immobili degli Enti Previdenziali pubblici, la riduzione del 30 % non costituisce, dunque,  uno sconto agli inquilini ! Non si comprende allora per quale motivo, sia stata introdotta - nella dismissione dei beni immobili degli enti previdenziali - la norma che prevede la definizione degli edifici di pregio e l’offerta di vendita agli inquilini ad un prezzo pari al prezzo di mercato degli alloggi liberi.  Di conseguenza, un limitatissimo numero di immobili (anch’essi occupati da inquilini), a distanza di anni, sono stati qualificati di pregio e irragionevolmente sottratti alla regola generale della riduzione di prezzo per essere venduti a prezzo pieno di mercato, stante il fatto che – ragionevolmente - del loro maggior intrinseco valore si è tenuto conto nella valutazione di base certamente più alta rispetto agli altri. Si è determinata così un’ingiustificata disparità di trattamento. L'INPS dovrebbe porre attenzione ad una questione che ha causato evidenti disparità di trattamento soprattutto nei confronti degli inquilini più deboli ed anziani, sempre più sfiduciati per i tempi lunghi della giustizia, perseguendo contemporaneamente il "rigore nei conti dell'istituto". L'INPS dovrebbe cercare di conseguire un apprezzabile ed immediato risultato economico ponendo fine alla gestione fallimentare del suo patrimonio destinato per legge alla dismissione e riducendo rilevantemente il diffuso contenzioso giudiziario in via amministrativa e in via ordinaria. Quando il Legislatore è intervenuto per la liquidazione dei patrimoni delle due operazioni di cartolarizzazione, ritrasferendo le unità rimaste invendute all'Ente, è stato valutato quanto fosse stata positiva, nel contesto di quell’intervento, la decisione di affrontare il contenzioso giudiziario, che blocca l’alienazione di un rilevante numero di immobili, costituito in massima parte da unità residenziali occupate. Gli inquilini, sono stati ottimisti rispetto alla prospettiva di veder avviate a soluzione questioni annose, convinti che un buon numero di controversie sono state generate dall’irragionevolezza del criterio di vendere le case occupate di una certa tipologia (“di pregio”) al prezzo delle stesse case libere anche perchè la Camera dei Deputati ha stabilito: in capo ai soggetti originariamente proprietari è fatto obbligo di promuovere la definizione del contenzioso”.  L’INPS tuttavia, fin'ora ha ritenuto di non promuovere alcuna soluzione transattiva che possa riguardare il contenzioso sugli immobili di pregio, perchè evidentemente ritiene che il comma 12 dell’art. 43 bis della L. 14/2009 gli affida un potere-dovere di carattere discrezionale. Questo non significa però che gli immobili ad uso abitativo (di pregio e non di pregio) non devono (entro un tempo tecnico ragionevole) essere offerti in opzione (con apposita comunicazione di offerta in vendita) agli aventi diritto (locatari) per consentirgli l’esercizio del diritto di opzione legislativamente previsto, indipendentemente dalla stato controversia, in atto, circa il prezzo di vendita o circa la qualificazione di pregio.  L'INPS non può interrompere la procedura di vendita decidendo arbitrariamente di non inviare le lettere di offerta in opzione ai prezzi già determinati a suo tempo dall’Agenzia del Territorio né tantomeno condizionarne l’invio. Infatti, con la Direttiva Interministeriale del 10 febbraio 2011 (G.U. n. 135 del 13.06.2011), a firma dei Ministri Sacconi e Tremonti, indirizzata a tutti gli Enti Previdenziali Pubblici, il Governo è intervenuto sulla situazione di sostanziale blocco delle vendite e ha disposto che, per gli immobili  retrocessi agli stessi enti a seguito della messa in liquidazione della Scip S.r.l., occorre procedere alla loro dismissione nel rispetto delle procedure già previste favorendo soluzioni transattive che consentano di stipulare contratti di compravendita che prevedano un corrispettivo pari al valore di mercato dell’immobile, determinato a suo tempo dall’Agenzia del Territorio, con il versamento di una quota parte di tale prezzo. La corresponsione del saldo, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria sarà legata alla risoluzione in sede giurisdizionale delle cause pendenti. In  questo modo, l’Ente incasserà una parte del valore degli immobili senza rinunciare ai propri interessi che verranno tutelati nelle sedi opportune”. Questo intervento “politico”, detta un orientamento preciso e univoco sul comportamento di tutti gli Enti (compreso l'INPS) circa la gestione degli immobili in dismissione superando il potere - dovere di carattere discrezionale dell'Ente nell'applicare le disposizioni primarie sulle previste transazioni. Ebbene anche in questo caso l'Inps ha deciso di non applicare la suddetta direttiva e di ignorare l'offerta di alcuni inquilini che hanno chiesto di rogitare al prezzo della sentenza di primo grado (a loro favorevole) lasciando legata la eventuale differenza all'esito definitivo dei giudizi in corso. A questo punto tutti gli inquilini (ex cartolarizzati) potrebbero avviare un'azione di risarcimento danni (10 anni di affitti pagati) per il ritardo dell'INPS nel vendere il bene essenziale della vita: LA CASA, a meno che non ci sia un deciso cambio di rotta da parte dello stesso Istituto. Se effettivamente l'INPS intende favorire la soluzione delle diverse problematiche relative alle numerose controversie pendenti, come quelle sulla qualificazione di pregio di taluni cespiti, aspettiamo si conoscere quali sono le azioni concrete che a tal fine vuole intraprendere.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 12 luglio 2012

Il BUCO SI COPRE VENDENDO IL PATRIMONIO

Stavolta tutti d'accordo. Nessun pericolo. Nessun rischio sul futuro pagamento delle pensioni. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, e il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, dopo i forti dissidi sulla vicenda esodati, stavolta si ritrovano sulla stessa lunghezza d'onda: «La sostenibilità del sistema pensionistico è garantita e certificata» dicono, rimandando ai giudizi di Commissione europea, Ocse e Banca d'Italia. Una smentita netta, quindi, dell'allarme lanciato dal Civ, il consiglio di indirizzo e vigilanza, sugli effetti deleteri che il disavanzo Inpdap porterà nei conti del super-Inps, il colosso previdenziale che accorperà Inps, Inpdapd e Enpals. Fornero e Mastrapasqua non negano il rosso di circa sei miliardi dell'ente che finora gestiva le pensioni dei dipendenti pubblici. «Non mi sembra che ci siano fatti nuovi. Noi sapevamo che l'Inpdap era in profondo squilibrio» dice la ministra del Welfare. E aggiunge: «Questo disavanzo è conosciuto dallo Stato sarebbe stato coperto prima e sarà comunque coperto adesso». Certo, ma non sarebbe meglio dismettere immediatamente il patrimonio immobiliare residenziale del Super-INPS e recuperare così un pò di soldi? Insomma, in un momento in cui gli immobili andrebbero venduti velocemente per alleggerire il disavanzo dell'INPS, l'istituto continua a mantenere bloccate le procedure di vendita e continua pervicacemente con una gestione fallimentare del suo patrimonio in presenza di un perdurante conflitto di interessi che certamente causa un danno per l'erario ma anche agli inquilini, opzionari per legge (al pari degli altri che da anni oramai hanno acquistato l’alloggio), nei confronti dei quali si ritarda nell’invio delle offerte di vendita. Gli immobili sono stati regolarmente valutati e gli inquilini pagano da anni il canone di locazione o indennità di occupazione. E' indispensabile che il Governo solleciti da parte dell'Inps l'applicazione delle norme già esistenti (L.14/2009) e della direttiva interministeriale del 10.02.2011 (G.U. 135 del 13.06.2011), altrimenti intervenga con una norma che, come più volte sollecitato da questo coordinamento nazionale e da centinaia di inquilini, preveda la determinazione del prezzo di vendita pari al valore di mercato dell'immobile determinato a suo tempo dall’Agenzia del territorio riparametrato ad ottobre 2001, per coloro che hanno manifestato la volontà di acquisto entro tale data, con l'applicazione dei coefficienti aggregati di abbattimento contenuti nell'ultima tabella pubblicata sulla G.U. Serie Generale n. 181 del 5 agosto 2006. Solo così si potrà porre la parola fine ad una annosa questione, conseguendo un apprezzabile ed immediato sollievo per le sofferenti casse del super-INPS.

 

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 28 giugno 2012

BRACCIO DI FERRO TRA INPS E MEF

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

L'Inps invoca ormai da mesi una revisione delle regole in materia di gestione e dismissione del patrimonio immobiliare e a tal fine ha redatto, assieme a Inpdap e Inail, coordinati dal ministero del Lavoro, una proposta normativa inoltrata al Gabinetto del Ministro dell'Economia per cambiare il quadro attuale, nel quale gli enti trovano (a loro dire) difficoltà a portare avanti i piani di dismissione. In questa proposta, viene espressa peraltro, perplessità «circa la previsione, per gli immobili cosiddetti di pregio, di un prezzo di vendita cristallizzato a quello definito a suo tempo (2001) dall'Agenzia del Territorio». La proposta dell'Inps finora sembra essere caduta nel vuoto ma, il suo presidente, Antonio Mastrapasqua, non si è dato per vinto e il 27  febbraio scorso è tornato sulla questione delle criticità che impedirebbero la dismissione degli immobili in portafoglio, chiedendo anche la convocazione di un tavolo tecnico per discutere della questione assieme alle autorità competenti. Tavolo tecnico che però non è stato ancora convocato, benché il dipartimento del tesoro abbia già assicurato la propria adesione. Nel frattempo, il direttore del Tesoro, nel corso della riunione svoltasi presso l'ufficio Legislativo del Ministero dell'Economia il 5 giugno scorso,avente ad oggetto: alienazione degli immobili degli enti vigilati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha evidenziato però che "l'attuale quadro normativo consentirebbe comunque agli enti di proseguire nelle procedure di vendita degli immobili retrocessi". Non si capisce allora perchè l'INPS perseveri nel disapplicare il comma 12 dell'art. 43 bis della L. 14/2009 che se attuato (alle condizioni su cui l'INPS ha espresso perplessità) consentirebbe immediatamente la chiusura del contenzioso giudiziario che riguarda gli immobili di pregio. L'Inps è rimasto addirittura inerte rispetto alla direttiva interministeriale del 10 febbraio 2012 (G.U. 135 del 13.06.2011). In ogni caso è inutile che l'INPS continui a invocare il cambio di regole per la vendita del patrimonio residenziale rimasto invenduto dopo le fallimentari operazioni di cartolarizzazione. La partita della vendita degli immobili residenziali degli enti previdenziali pubblici è iniziata 15 anni fa per rimediare alla bassa redditività degli immobili e alla cattiva gestione da parte degli stessi Enti. E' bene che tutti (a cominciare dal Presidente dell'INPS) si ricordino che le regole durante una partita in corso NON SI  CAMBIANO!

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 20 giugno 2012

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 06 giugno 2012

Dismissioni improrogabili

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

I conti non tornano. Le stime di gettito contenute nel Documento di economia e finanza (Def) relative ai primi quattro mesi dell'anno, sono state disattese e la situazione rivela tutta la sua fragilità, soprattutto se inserita in un contesto di recessione economica. Non è casuale che proprio ieri la Corte dei conti sia tornata a chiedere con insistenza al governo di Mario Monti l'immediato abbattimento del debito pubblico mediante la dismissione del patrimonio pubblico, prima che il Paese crolli definitivamente sotto il peso dei quasi 2 mila miliardi di debito pubblico. In questo quadro a tinte fosche si inserisce appunto l'ennesimo appello fatto al Governo da centinaia di inquilini degli immobili degli enti previdenziali pubblici (vedi lettera ai Ministeri sul sito www.scip2pregio.it), appello che questo coordinamento nazionale porta ormai avanti da quasi un anno. Stavolta è toccato al presidente della Corte dei conti Luigi Giampaolino richiamare il governo all'essenza del problema: parlando proprio alla Camera in occasione della presentazione del rapporto citato prima, il numero uno della magistratura contabile ha chiesto di riprendere «con maggiore continuità e convinzione il processo volto a realizzare un abbattimento significativo del debito, attraverso la dismissione di quote importanti del patrimonio mobiliare e immobiliare in mano pubblica». Giampaolino ha ricordato inoltre come la Corte abbia  più volte sottolineato l'urgenza di soluzioni operative su un fronte, come quello delle dismissioni, finora carente nell'identificare dimensioni, condizioni e responsabilità realizzative».

 

Roma 09 maggio 2012

Inps: via libera Camera a mozione unitaria per governance collegiale

Oggi alla Camera è stata discussa ed approvata con 504 voti favorevoli (un voto plebiscitario) la mozione Moffa, Lenzi, Cazzola, Fedriga, Poli, Paladini, Muro, Misiti, Fabbri, Santori, Brugger ed altri n. 1-01028 concernente iniziative in materia di governance dell'INPS

La mozione approvata dalla Camera prevede inoltre che il Governo assicuri "il rispetto del principio di separazione fra indirizzo politico e gestione della cosa pubblica, assicurando anzitutto la distinzione di ruoli fra le competenze del presidente e le competenze del direttore generale". Necessaria inoltre una "puntuale vigilanza" in primo luogo per il "rispetto delle garanzie amministrative di trasparenza, correttezza, buon andamento ed economicita' nell'adozione degli atti finalizzati alle procedure di incorporazione, nonche' di un adeguato ruolo delle parti sociali interessate, ripristinando, altresi', il consiglio di amministrazione riducendo il costo complessivo per i compensi degli appartenenti agli organi amministrativi". Va quindi assicurata "la correttezza, trasparenza e buon andamento amministrativo della gestione degli interessi pubblici a carattere previdenziale nelle societa' partecipate dall'Inps e relativa, in particolare, al sistema di amministrazione e riscossione dei crediti previdenziali affidati ad Equitalia e alle strutture organizzative ad essa connesse". Ultimo impegno, la "correttezza, trasparenza e buon andamento amministrativo nella gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare".

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 24 aprile 2012

Anche la Corte dei Conti sollecita il Governo sulle Dismissioni.

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Ecco quello che afferma il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, nel corso dell'audizione sul Def nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato:Nel passato alle dismissioni si è fatto ampio ricorso prima con le privatizzazioni e, poi, con il non felice esperimento delle cartolarizzazioni, senza ottenere risultati di effettivo rilievo sul piano dell’abbattimento dello stock del debito. La ragione dell’esito insoddisfacente della politica delle dismissioni attuata nel passato va cercata proprio nella scarsa conoscenza delle condizioni di cedibilità dei cespiti e del rapporto costi/benefici, oltre che nella limitata capacità di gestione strategica dei processi da parte delle competenti strutture amministrative. L’ambito di fattibilità delle dismissioni dovrebbe essere oggetto, invece, di un sollecito ed attento esame perché una ripresa delle politiche di dismissioni del patrimonio pubblico può risultare opportuna non solo e non tanto per il beneficio che ne deriverebbe in termini di riduzione del debito, e quindi della spesa per interessi, ma soprattutto perché essa consentirebbe di abbattere il ricorso netto al mercato nei due anni che ancora ci separano dal programmato raggiungimento dell’equilibrio di bilancio, con un ovvio impatto positivo sullo spread. Sarebbe quindi opportuno prevedere all’interno del Governo una “sede dedicata” supportata da una task force operativa per acquisire, entro un termine breve prestabilito, tutti gli elementi conoscitivi disponibili con riguardo ai cespiti pubblici cedibili, corredati delle informazioni necessarie in ordine ai vincoli ed alle condizioni di utilizzo, nonché individuare le eventuali modifiche al quadro normativo necessarie per accelerare le cessioni. La task force, dovrebbe infine proporre, a conclusione della ricognizione e delle analisi, uno specifico piano industriale, completo delle indicazioni relative alla sua gestione attuativa. Sempre ieri, Il viceministro dell'Economia, Vittorio Grilli, interpellato sui possibili interventi di privatizzazione per la riduzione del debito ha detto: "Stiamo lavorando, speriamo di portare risultati a breve" per la valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 18 aprile 2012

La Corte dei conti – Sezione controllo Enti –con la Determinazione n. 26 del 16 marzo 2012 ha approvato la Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) per l’esercizio 2010.A pag. 60 della relazione la Corte bacchetta l'INAIL: non risulta che per gli immobili ex Scip 1 e Scip 2 retrocessi (ai sensi e per gli effetti dell’art. 43 bis del d.l. 30 dicembre 2008 n. 2007 convertito con modificazione nella L. 27 febbraio 2009 n. 14) - sia stato compiutamente attuato, in conformità agli indirizzi formulati dal Ministero del lavoro e dal Ministero dell’Economia (di cui alla nota del Ministero Economia del 7.12.2010), il piano relativo alla dismissione né la ricerca di soluzioni transattive.Gli immobili di pregio di proprietà dell'istituto in tutta Italia ammontano a 582 unità di cui il maggior numero (171) in Campania. Seguono Emilia Romagna: 132 unità, Toscana: 112, Lazio: 80, Lombardia: 33, ecc... E' stata dunque certificata anche l'inerzia dell'INAIL. Ormai il Governo non può non decidere.....

 

Tratto da MF 17 aprile 2012

Il 26 gennaio presso Palazzo Mezzanotte si è tenuta l'iniziativa
"Tagliare il Debito Fare Sviluppo Day"
a cui hanno partecipato:

Roger ABRAVANEL, Alberto ALESINA, Marco ANNUNZIATA, Fabrizio BARCA, Maurizio BELPIETRO, Franco BRUNI, Mario BOSELLI, Paolo BUZZETTI, Gianfranco CONTE, Marina CALDERONE, Giuliano CAZZOLA, Innocenzo CIPOLLETTA, Mauro CUTRUFO, Gregorio DE FELICE, Domenico DE SOLE, Maurizio DE TILLA, Gabriele DEL TORCHIO, Ennio DORIS, Vittorio FELTRI, Federico GHIZZONI, Piero GIARDA, Piero GNUDI, Giovanni GRASSO, Vittorio GRILLI, Guidalberto GUIDI, Raffaele JERUSALMI, Fiorella KOSTORIS, Giorgio LA MALFA, Linda LANZILLOTTA, Giancarlo LAURINI, Enrico LETTA, Franco MASERA, Antonio MASTRAPASQUA, Andrea MONORCHIO, Stefano MONTEZEMOLO, Giuseppe MUSSARI, Michele NORSA, Gianfranco POLILLO, Alberto QUADRIO CURZIO, Mario RESCA, Guido SALERNO ALETTA, Giulio SAPELLI, Paolo SAVONA, Claudio SICILIOTTI, Sergio SILVESTRINI, Marco TRONCHETTI PROVERA, Victor UCKMAR, Giacomo VACIAGO, Paolo ZEGNA

Ecco la proposta:

Anche la manovra economica decisa dal Governo Monti per consolidare l’obiettivo di azzerare il deficit nel 2012 è essenzialmente concentrata sull’aumento della pressione fiscale: la nuova tassazione non risparmia nulla, dai redditi ai consumi, dalle abitazioni agli investimenti mobiliari, ovunque siano localizzati in Italia o all’estero. In mancanza di queste misure draconiane, ribadiscono quotidianamente esponenti del Governo, avremmo già avuto il tracollo del valore del debito pubblico sui mercati finanziari oltre alla drammatica certezza dell’insuccesso delle prossime aste di Bot e Btp. Ora, è possibile che ciò sia vero, ma il prezzo che l’economia sta già pagando è la recessione, come confermano le rilevazioni dell’Istat. Le imprese stentano ad approvvigionarsi di credito e le stesse banche a fornirlo, visto che i tassi di interesse sul debito pubblico trascinano verso l’alto, per tutti, il costo del denaro. L’Italia si sta dunque avvitando in una spirale perversa mentre il premio al rischio cresce ogni giorno che passa per via della recessione; non bastasse, l’onere per gli interessi sul debito dello Stato drena dall’economia reale oltre 80 miliardi l’anno - tutti prelevati attraverso la tassazione - di cui metà elargiti all’estero.La strada maestra per uscire dalla palude resta dunque il taglio del debito, subito ed in maniera drastica: un obiettivo su cui nessun Governo ha voluto ancora seriamente cimentarsi, preferendo riassorbire il debito con l’avanzo primario sul bilancio. Il risultato, dal 1992, non è mai cambiato: sempre più tasse, sempre meno servizi pubblici, sempre lo stesso debito. La soluzione c’è; attuarla è più urgente che mai. Si tratta di conferire tutto il patrimonio disponibile dello Stato (almeno 400 miliardi) in un unico “Fondo patrimoniale degli Italiani”, le cui quote verrebbero acquisite dalle famiglie, sia prevedendo l’obbligo ad investire sia consentendo di conferire titoli del debito pubblico in circolazione. Nel Fondo si dovrebbe far confluire oltre alle proprietà immobiliari anche le azioni di imprese pubbliche possedute dal Tesoro, quotate e non, per la parte eccedente il loro controllo. Le famiglie italiane diverrebbero così direttamente proprietarie di quote di un fondo comune di investimento, con un impiego immediatamente fruttifero delle proprie risorse finanziarie, un impiego che se ben gestito troverebbe peraltro sicura rivalutazione nel tempo. Per avere un’idea di ciò che si metterebbe in moto, basti osservare che il completamento dell’operazione (che può essere diluita in due-tre anni) comporterebbe la riduzione del 20% nel rapporto debito/pil. Il risparmio per il bilancio dello Stato sarebbe immediato: diminuirebbero sia il servizio del debito sia i tassi di interesse. L’intera economia italiana ne beneficerebbe immediatamente. Anziché lasciarci tassare inutilmente, solo per continuare e pagare alti interessi sul debito pubblico, è arrivato il momento di riscattarlo, ricomprandolo.

 

Idee & Opinioni PROPOSTE (Corriere della Sera 14 aprile 2012)

Caro direttore, in questi giorni i mercati hanno di nuovo dato segnali di sfiducia nei confronti del nostro debito sovrano. Il famigerato spread (la differenza fra il rendimento dei nostri titoli e quello degli analoghi titoli tedeschi) è tornato a salire. Ciò avviene nonostante le ingenti manovre di correzione dei conti pubblici messe in campo nel 2011, specie dal governo Monti, che hanno portato la pressione fiscale su famiglie e imprese a un livello record sia rispetto alla nostra storia passata sia nel confronto internazionale. A questo punto alla politica economica si impongono due domande: cosa non ha funzionato fin qui? E cosa è ulteriormente possibile fare per evitare l' avvitamento della nostra finanza pubblica e della nostra economia. Riguardo a quel che non ha funzionato, a noi sembra che ci si sia illusi che due fenomeni transitori potessero produrre effetti permanenti. Il primo fenomeno è stato il ripetuto acquisto di titoli di stato da parte della Banca centrale europea. Acquisto che ovviamente non può spingersi fino a una generalizzata monetizzazione del debito pubblico senza far nascere forti aspettative di inflazione e con esse un rialzo generalizzato dei tassi d' interesse dell' eurozona. Il secondo fenomeno è stato costituito dalle due ingenti operazioni di rifinanziamento delle banche poste in essere sempre dalla Bce. Anch' esso ha determinato un aumento della domanda di titoli pubblici; ma si trattava di un tipico aggiustamento degli stocks: venuti in possesso di una così ingente liquidità, le banche ne hanno reinvestito una parte in titoli di stato, con ciò sostenendone i corsi e facendo calare il tasso d' interesse. Ma una volta compiuto l' aggiustamento, riemerge lo scarso desiderio delle banche di accrescere il proprio portafoglio di titoli sovrani, in particolare di titoli emessi da Paesi che a torto o a ragione vengono considerati a rischio. Infatti, venuti meno gli acquisti di titoli da parte della Bce e da parte delle banche a ciò spinte dalle eccezionali operazioni di rifinanziamento, i rendimenti che i Paesi più deboli devono offrire sul mercato per finanziare il proprio debito hanno ricominciato a salire. E veniamo al che fare. A noi sembra, come già scritto (Corriere della Sera, 18 luglio e 1° settembre 2011), che solo provando a rendere scarsa la «carta» sovrana italiana sarà possibile farne risalire il prezzo, e quindi abbassarne il tasso d' interesse. Continuiamo a ritenere che il Tesoro dovrebbe essere in grado di annunciare un azzeramento del ricorso netto al mercato da oggi e per sempre (non creare nuovo debito ndr). Il «per sempre» è garantito dal nuovo fiscal compact, dall' inserimento nella nostra Costituzione del vincolo di pareggio di bilancio, e dalle manovre di aggiustamento già realizzate. Il «da oggi», mentre prosegue il percorso che dovrà portarci al pareggio di bilancio, deve essere costituito da un programma di dismissioni di beni di proprietà pubblica che azzeri il ricorso al mercato del Tesoro anche nei due anni che sono innanzi a noi, quando ancora l' andamento di entrate e uscite ordinarie continuerà a produrre un bilancio pubblico in disavanzo e quindi un ricorso aggiuntivo al mercato. In Parlamento è stato appena presentato un disegno di legge (n. 3236, primo firmatario Lamberto Dini e sottoscritto da 60 autorevoli senatori) mediante il quale si costringerebbero tutti i soggetti pubblici e tutti i soggetti da loro controllati in via totalitaria a cedere sul mercato gli immobili non strumentali non sottoposti a vincoli ambientali e culturali. Da quello si può partire, e a quello deve far seguito una veloce ripresa delle cessioni di partecipazioni pubbliche non ritenute strategiche. L' ordine di grandezza delle dismissioni necessarie per compensare il fabbisogno di cassa del Tesoro non è gigantesco, ed è sicuramente alla portata di un governo che faccia dell' azzeramento del ricorso netto al mercato una sua priorità. Spiace che il governo Monti sottovaluti il tema. Che non è solo - val la pena ripeterlo - quello di ridurre il volume del debito, e con esso l' onere per interessi che grava sui nostri contribuenti; ma è quello, ben più urgente, di assicurare al mercato che da ora in poi l' Italia ricorrerà al mercato solo per rinnovare il debito in essere. Temiamo che se il governo non sarà in grado di fornire al mercato questa rassicurazione, sia difficile fermare la nuova tendenza al rialzo dello spread; tendenza in fondo alla quale già si intravede il ricorso al Fondo monetario internazionale e al costituendo Meccanismo europeo di stabilità, con l' evidente ulteriore perdita di sovranità che ne discenderebbe per il nostro Paese. Ex presidente del Consiglio Ex sottosegretario all' Economia RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 27 febbraio 2012

Ora Mastrapasqua attende istruzioni dal Governo!

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Sembra proprio che Mario Monti, si sia reso conto della fallimentare gestione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici (aggravatasi maggiormente per l'Inps dopo la messa in liquidazione della SCIP) e abbia deciso di >>invertire la rotta<<!  >>Ridurre il debito<<. Questo è l'imperativo del Premier che ormai sta per varare in grande stile il piano di dismissione degli immobili pubblici. Con l'art. 27 dell'ultima manovra (c.d. >>Salva Italia<<), il Governo ha infatti disposto che per la gestione e l'alienazione del patrimonio immobiliare di proprietà degli Enti vigilati dallo Stato (quindi anche INPS, INAIL, ecc…), il Ministero dell'economia e delle finanze - Agenzia del demanio promuove iniziative idonee per la costituzione di società o fondi immobiliari a cui l’Agenzia stessa partecipa (in qualità di struttura tecnica di supporto) insieme ai soggetti apportanti (enti). Inoltre la gestione finanziaria sarà soggetta al controllo della Corte dei Conti  (forse per evitare gli errori del passato ed arginare possibili fenomeni di illegalità, corruzione e malaffare). Dunque il comando delle operazioni sembrerebbe destinato ad essere assunto direttamente dal Ministero dell’economia e delle finanze - Agenzia del demanio ed il piano di Mastrapasqua di costituire un suo fondo immobiliare ove far confluire il patrimonio dell’Inps è ora legato alle decisioni che assumerà il Governo! In sostanza anche se l'Inps sta ancora analizzando le offerte per la gestione unificata di tutto il suo patrimonio (ad aprile 2011 è stata indetta la gara europea per la selezione della società di gestione) tutto rimane in attesa. In questo quadro normativo che rende molto difficile fare scelte che non comportino rischi di danno erariale e ulteriore contenzioso” Antonio Mastrapasqua  non vende i cosiddetti immobili di pregio (su cui grava il contenzioso immobiliare) nemmeno “con riserva” come prevede la recente direttiva interministeriale in attesa di una nuova norma chiarificatrice che lo metta al riparo da ogni contestazione. Di fronte a questo inestricabile groviglio di norme in cui nemmeno l’Inps riesce ad orientarsi figuriamoci le difficoltà dei giudici chiamati ad interpretarle e degli inquilini che hanno legittime aspettative d’acquisto, ma intanto continuano a pagare l’affitto.  Ebbene, sarebbe quanto mai opportuno che l’auspicata  norma (da me richiesta in qualità di Coordinatore nazionale degli inquilini dei "cosiddetti" Immobili di pregio al Presidente Monti) mirata a chiudere definitivamente il contenzioso giudiziario dei “cosiddetti” immobili di pregio tenga conto anche di quest’onere (l’affitto) che i conduttori sono costretti a dover pagare pur in presenza di norme e direttive che li individuano come legittimi destinatari del processo di dismissione. Il Governo porrebbe così attenzione ad una questione che ha causato evidenti disparità di trattamento soprattutto nei confronti degli inquilini più deboli ed anziani, sempre più sfiduciati per i tempi lunghi della giustizia, perseguendo contemporaneamente il "rigore nei conti pubblici". Si conseguirebbe infatti un apprezzabile ed immediato risultato economico per le casse dello Stato, ponendo fine alla gestione fallimentare di un patrimonio destinato per legge alla dismissione e riducendo rilevantemente il diffuso contenzioso giudiziario in via amministrativa e in via ordinaria. Risponderebbe allo scopo un provvedimento di legge come sollecitato nella lettera suindicata: - incentrato sull’esercizio del diritto di riscatto dell’alloggio, da disciplinare in conformità alla normativa vigente in materia di alienazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica; oppure che stabilisca - la determinazione del prezzo di vendita pari al valore di mercato dell'immobile determinato a suo tempo dall’Agenzia del territorio riparametrato ad ottobre 2001, per coloro che hanno manifestato la volontà di acquisto entro tale data, con l'applicazione dei coefficienti aggregati di abbattimento contenuti nell'ultima tabella pubblicata sulla G.U. Serie Generale n. 181 del 5 agosto 2006. Soluzioni ambedue simili, tra l’altro, ai provvedimenti governativi mirati alla riduzione del contenzioso giudiziario, circolati durante la preparazione del maxiemendamento alla Legge di stabilità (del Precedente Governo) e non più esaminati per il ritiro di tutti gli emendamenti.

 

IL SOLE 24 ORE – 26 febbraio 2012


L’IMPERO IMMOBILIARE ASPETTA REGOLE CERTE
di Saverio Fossati

Tutto fermo, aspettando le norme. Grazie a una serie impressionante di semplificazioni volte a rendere meglio gestibile, valorizzabile e cedibile il patrimonio immobiliare Inps, ora nessuno ci si raccapezza più. E adesso che si sono aggiunti anche Inpdap ed Enpals, arrivando a 2,3 miliardi, con la redditività sotto zero, comincia a diventare una questione imbarazzante.
Il primo passo è quello di rendere omogenee le tecniche di gestione del nuovo mega patrimonio: «C’è stato nel passato – dice il presidente dell’inps Antonio Mastrapasqua – un diverso approccio al patrimonio da parte dei vari enti. L’attività di gestione era diversa e ora dobbiamo scegliere lo strumento comune più adatto in base a costi e benefici. Fermo restando che a fine 2008 come Inps avevamo avviato le procedure per indire una gara europea per individuare una Sgr cui conferire il patrimonio in uno o più fondi, con delibera approvata dai ministeri vigilanti e dal Civ. Da quel momento, però, si sono susseguiti una decina di provvedimenti normativi, tra i quali quello che ha sciolto la Scip. E ogni volta l’inps ricominciava l’analisi di quanto deciso a fine 2008 per verificarne la compatibilità con i nuovi dettati normativi. Oggi siamo al Dl 201/2011 che parla di "fondi di fondi" ma non è chiaro se riguardi anche la legge 410: insomma, stiamo cercando di capire se il "Salva Italia" si applica anche agli enti previdenziali». Il blocco, quindi, sembra risolvibile solo con una nuova norma chiarificatrice. «Occorre un provvedimento che chiarisca tutte le fattispecie, coinvolgendo anche gli altri soggetti che hanno patrimoni, dato che sono tutti nella stessa condizione. Un testo condiviso che tenga conto delle esigenze di massima valorizzazione e prudenza e del contenzioso in essere, una sorta di piccolo testo unico che chiuda la faccenda». Nell’attesa, però, i problemi si moltiplicano. A partire dalla scarsissima redditività (si veda il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2011) sino alle difficoltà nelle vendite di quanto rimasto indietro da Scip 1 e Scip 2: nel caso di Scip 1 si tratta oggi di circa 125 milioni (su 350 milioni di immobili restituiti senza oneri), mentre quelli Scip 2 sono stati di fatto ricomprati dall’Inps (e dagli altri enti ora incorporati) e valgono 1,028 miliardi. Poi ci sono 211 milioni di immobili che non erano stati cartolarizzati e quelli dell’Inpdap per 896 milioni (le sedi degli istituti sono escluse da questo discorso). «È chiaro che queste continue modifiche normative – prosegue Mastrapasqua – disorientano chi deve decidere l’acquisto, ma incentivano chi ha un contenzioso. E soprattutto sugli immobili qualificati come "di pregio" la litigiosità sfiora il 100 per cento. Essendoci una normativa difficilmente leggibile da parte nostra, immaginiamo le difficoltà di giudici e inquilini. Soprattutto gli inquilini hanno legittime aspettative d’acquisto, ma intanto continuano a pagare l’affitto: già solo di questo onere a fondo perduto dei conduttori la nuova norma dovrebbe tenere conto, mentre oggi non lo possiamo fare». Esiste, tuttavia, una direttiva interministeriale del 10 febbraio 2011, che impone di procedere con la dismissione di tutti gli immobili con trattative già in corso, favorendo soluzioni transattive in caso di contenzioso. «Esiste, certo – dice Mastrapasqua – questa direttiva particolarmente citata, che dice che l’ente dovrebbe vendere con riserva». Ma la direttiva è quindi inattuabile? «Oggi il quadro normativo rende molto difficile fare scelte che non comportino rischi di danno erariale e ulteriore contenzioso». Insomma, niente da fare sinché una nuova legge metta tutti al riparo da ogni contestazione. Sulle cessioni, del resto, la soluzione privilegiata è quella del fondo. «Ora stiamo analizzando le offerte per la gestione unificata di tutto il patrimonio, anche quello non cartolarizzato. Questo era compito del fondo, che è in attesa». Nell’attesa, però, si potrebbe utilizzare lo strumento dei fondi delineato dal Dl 201/2011. Tuttavia anche su questo Mastrapasqua esprime dubbi:«sull’attuazione dell’idea della Sgr pubblica indicata nel Dl 201/2011 occorre riflettere: fa una gara l’inps o la deve fare lo Stato? Di fatto, oggi è una quasi paralisi. Alcuni dicono che anche se lo Stato realizzasse la Sgr pubblica, ci vorrebbe una norma che autorizzi gli enti previdenziali a effettuare conferimenti senza gara pubblica, che per gli enti è obbligatoria per norme precedenti. Chissà, forse la futura mega Sgr potrebbe comprare il nostro fondo se lo avessimo, ma non sappiamo come né se lo possiamo fare». Per l’inps, intanto, non sembra possibile neppure una strategia di minima sulla situazione esistente: «Siamo condomini in immobili già alienati e nei condominii le spese sono salite, perché gli ex inquilini hanno rinnovato gli edifici. Inoltre gli immobili ex- Inpdai hanno manutenzione e adeguamenti sulla sicurezza costosissimi». E anche sulla redditività non si può fare molto: «Per gli inquilini di immobili già cartolarizzati c’è un divieto di rinnovo dei contratti, quindi dobbiamo limitarci a chiedere gli aggiornamenti. Prima c’erano gli accordi con sindacati e Lavoro. Oggi la redditività è bloccata. E non abbiamo ancora conteggiato quanto ci costerà in più l’Imu rispetto all’Ici». Un quadro sconsolante. Il problema, forse, è ancora un altro: il fondo immobiliare visto come salvifico potrebbe non essere la soluzione. «Ma se non questo – ribatte Mastrapasqua - quale altro strumento può vedere una gestione e una valorizzazione? Io non ne conosco altri». Tuttavia bisogna essere realistici. Già a luglio scorso un bilancio del rendimento dei fondi immobiliari prossimi ala scadenza segnalava un dato preoccupante: la redditività media del 4,9% è basata sulla stima del valore finale, tutto da verificare alla luce di come sta andando il mercato; gli investitori stranieri hanno comprato il 22% in meno di asset in Italia nel 2011, rispetto al 2010; le aste dei fondi che chiudono vanno deserte; e ci sono 57 fondi che stanno per arrivare a fine corsa e immettere sul mercato 4,6 miliardi nei prossimi cinque anni, senza contare 3,8 dei fondi retail e i 5 miliardi di immobili pubblici che la legge impone di vendere entro lo stesso termine. In questo contesto, che il valore degli asset Inps si conservi al valore di libro nei conferimenti al futuro fondo appare solo una speranza.

 

 

L'Espresso del 27 gennaio 2012

Inps col buco

Ottanta milioni di mancati incassi nella gestione del patrimonio immobiliare.

L'accusa arriva da un'indagine interna

Primo di Nicola

Rinnovi dei contratti di locazione irregolari, mancati incassi per 80 milioni. Ai vertici dell'Inps è scattato l'allarme. Un'indagine interna e una lettera di Antonio Ferrara, il magistrato della Corte dei conti che vigila sulla correttezza degli atti, rischia di far esplodere uno scandalo intorno all'ente previdenziale proprio mentre si chiedono sacrifici pesantissimi anche ai pensionati con i redditi più bassi. Al centro della bufera c'è la gestione del patrimonio immobiliare ex Inpdai ereditato nel 2002 dall'lnps e fino a qualche anno fa amministrato dall'ex responsabile della direzione del patrimonio Francesco Varì, ora presidente dell'Organismo di valutazione dell'integrità e trasparenza dell'Inps (Oiv). Lo scorso marzo, il cda dell'ente ha disposto un'indagine sull'asser ad una commissione interna che ha appena consegnato la sua relazione finale. Le irregolarità riscontrate sono risultate così inquietanti da indurre il magistrato Ferrara a chiedere al dg Mauro Nori quali provvedimenti intende prendere di fronte alle anomalie denunciate e ad informare la procura regionale della Corte dei conti del Lazio. La vicenda nasce dal contratto sottoscritto dall' Inpdai (2002) ed ereditato dalI'Inps con Rti Pirelli&C, Romeo spa e Sovigest per la gestione degli immobili, la manutenzione dei palazzi sparsi in tutta Italia e la riscossione degli affitti. Il contratto prevedeva una scadenza biennale (2004) e la possibilità di rinnovi annuali per un massima di tre anni. Rinnovi che arrivano puntualmente. Al terzo colpo, nel 2006, addirittura per un quadriennio. Il tutto, dice la commissione, anche in violazione alla normativa che vietava rinnovi dei contratti delle pubbliche amministrazioni in maniera tacita (è questo il caso) e non motivati da ragioni di convenienza (pure queste non accertate). Altra violazione, quella relativa alle nuove disposizioni del maggio 2005 che, per i contratti già scaduti o che venivano a scadenza nei sei mesi successivi all'entrata in vigore della nuova legge (10 agosto 200.5), stabilivano che potevano essere prorogati per un massimo di sei mesi per il tempo necessario alla stipula dei nuovi, ma con gare ad evidenza pubblica. Alla commissione risulta invece che non è stata bandita alcuna gara », mentre i contratti sono stati prorogati oltre i termini fissati. Infine, il capitolo dei danni subiti dall'Inps. A leggere la relazione si ha la l'impressione di trovarsi di fronte a un vero regalo a Pirelli, Romeo e Sovigest. Soprattutto per la parte commerciale del patrimonio. Secondo gli accordi, le tre società hanno corrisposto all'Inps solo un minimo garantito, complessivamente 7 milioni 308 mila curo l'anno, a fronte di incassi ben pile ricchi e che nel periodo 2003-2010 hanno portato alle tre società riscossioni di quasi 81 milioni di curo superiori ai canoni riconosciuti all'Inps. Una circostanza stigmatizzata da Ferrara anche perché, inaspettatamente e senza alcuna giustificazione, a partire dal 2003, nella delicata partita della manutenzione del patrimonio vengono trasferiti a carico dell'istituto anche i costi per contratto fino ad allora sostenuti dalle società affidatane. Un autentico scandalo», dice Luigi Romagnoli, coordinatore nazionale dell'Usb (Unione sindacale di base) dell'In ps: E' un regalo ai tre gestori privati: chiediamo a questo punto che vengano puniti i responsabili di questo andazzo, a cominciare da Varì, sotto la cui gestione si sono consumate le irregolarità»

 

 

Mattone  Inps scoppia la bagarre

In lizza 6 operatori immobiliari per gestire 1,5 mld di patrimonio

 DI STEFANO SANSONETTI

Il desiderio è quello di cambiare radicalmente marcia. E sfruttare in pieno un mattone» il cui valore si aggira intorno agli 1,5 miliardi di euro. L'Inps, l'Istituto nazionale di previdenza sociale guidato da Antonio Mastrapasqua, sta per individuare un nuovo gestore del suo patrimonio immobiliare. Per quanto alleggerito dalle precedenti operazioni di cessione, tra cui le non fortunatissime cartolarizzazioni Scipl e Scip2, il -pacchetto- contiene ancora 13 mila unità immobiliari e 1.200 particelle di terreni. Insomma, il tutto fa ancora gola. Prova ne sia il fatto che ci sono ben sei operatori immobiliari che si stanno contendendo la gestione del pacchetto. Secondo quanto risulta a Italia Oggi, infatti, è giunta agli sgoccioli la procedura con cui, diversi mesi fa, l'ente previdenziale aveva messo a gara la gestione del suo patrimonio immobiliare. In ballo, per il servizio che ha una durata contrattuale di 36 mesi, ci sono 44 milioni e 100 mila euro. Ebbene, dopo l'apertura delle buste sono spuntati fuori sei operatori del settore, tra cui, secondo alcune indiscrezioni, ci sarebbero società come Romeo Gestioni e Prelios (ex Pirelli Re). In realtà, il piano a cui sta lavorando l'Inps è anche più complesso. Diciamo subito che il nuovo gestore del patrimonio immobiliare andrà di fatto a sostituire la società che finora, con alterne fortune, si è occupata dalla questione. Si tratta della Igei spa, che per il 51% fa capo all'Inps stesso e per quote di minoranza a società come Vianini (gruppo Caltagirone) e Sovigest. Ora, l'Igei risulta essere in liquidazione nientemeno che dal 31 dicembre del 1996. Ma soprattutto è il rendimento di questo residuo patrimonio che non convince i vertici Inps. Con la gara che sta per essere aggiudicata, in sostanza, l'ente vuole un operatore che offra servizi migliori in tre aree principali: il property management, ovvero la gestione dei rapporti contrattuali con i locatari, il recupero delle morosità pregresse, la gestione dei rapporti condominiali; il facility management, ossia la gestione dei servizi tecnici, la fornitura di beni e servizi, i lavori necessari per la manutenzione degli immobili; la valorizzazione del patrimonio, cioè tutte quelle attività di supporto alle vendite oppure, come si legge testualmente nel capitolato tecnico, -a1 trasferimento del patrimonio da reddito in altra forma (apporto a fondi di investimento immobiliare». Dopodiché dal disciplinare di gara si apprende che il patrimonio immobiliare affidato in gestione con la presente procedura potrà essere trasferito a un fondo immobiliare ad apporto privato, al termine di un'apposita procedura a evidenza pubblica finalizzata alla scelta di una società di gestione del risparmio (sgr), deputata a svolgere tutte le attività di gestione, valorizzazione e dismissione del compendio immobiliare apportato dall'istituto al fondo medesimo». E' come se nella documentazione di gara che ha l'obiettivo di individuare un nuovo gestore del mattone dell'Inps, l'ente medesimo volesse chiarire che l'obiettivo finale, in realtà, è un altro. E cioè provvedere a una dismissione degli immobili, facendo cassa, grazie all'intervento di una società di gestione di fondi immobiliari. Ora, sul punto si può dire che questo è il progetto a cui Mastrapasqua lavora fin dal suo insediamento al vertice dell'Inps (2008). Il problema, però, è vedere adesso come si concilia l'obiettivo con i piani immobiliari del governo guidato da Mario Monti. Che l'esecutivo possa puntare a dismissioni immobiliari, per esempio, è stato espressamente chiarito la settimana scorsa dal ministro dello sviluppo, Corrado Passera. Ma se questo dovesse avvenire, è chiaro che l'lnps non sarebbe più nelle condizioni di andare avanti da sola. Si vedrà. Nel frattempo Mastrapasqua è diventato presidente di Idea Fimit, una delle principali sgr immobiliari che gestisce 23 fondi per un patrimonio complessivo di 9,8 miliardi di euro. La nomina è effetto della soppressione di Inpdap ed Enpals, i due enti previdenziali azionisti di IdeaFimit (rispettivamente con il 18,33 e I'11,34%), confluiti nell'Inps.

 

Roma, 19 gennaio 2012

Il Consiglio d’Amministrazione di IDeA FIMIT sgr riunito in data odierna, preso atto delle dimissioni con effetto immediato dell’Avv. Paolo Crescimbeni dalla carica di Presidente della Società, ha espresso il proprio vivo ringraziamento all’avv. Paolo Crescimbeni, già Presidente Inpdap, per la passione e la professionalità espresse in questi anni di Presidenza.Sempre nella seduta odierna il Consiglio d’Amministrazione ha nominato per cooptazione il dr. Antonio Mastrapasqua, Presidente Inps, quale Consigliere d’Amministrazione. Il Consiglio di Amministrazione ha quindi deliberato la nomina del dr. Antonio Mastrapasqua quale Presidente del Consiglio di Amministrazione di IDeA FIMIT sgr. L’avvicendamento è effetto della soppressione di Inpdap e Enpals, i due enti previdenziali azionisti di IDeA FIMIT sgr (Inpdap 18,33%, Enpals 11,34%), confluiti nell’Inps a seguito del Decreto Legge 201/2011.

 

Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2012 pag. 35

Immobili Inps, vendite ferme

di Saverio Fossati

La corsa alle pensioni assomiglia sempre più a quella di Achille con la tartaruga, ma per l'Inps questo dinamismo non si applica in modo uniforme. Sul patrimonio immobiliare sembra dominare, in perfetta coerenza semantica, la staticità più assoluta. Con un patrimonio di 1,5 miliardi, nel 2010 sono stati vendute 395 unità immobiliari incassando 61,6 milioni. Nel 2011, dicono al l'Inps, non sono state registrate novità tendenziali. Certo il patrimonio ha anche la funzione di creare reddito. Ma purtroppo anche qui l'Inps non raggiunge risultati eccellenti: l'ultima gestione disponibile (2010) segna un meno 55 milioni. I canoni non coprono neppure le spese. Così il rosso è passato da 1,09 milioni nel 2006 a 55,1 milioni nel 2010, con un incremento, nel giro di soli cinque anni, del 5mila per cento. Le pochissime vendite effettuate riguardano immobili che per legge e non per scelta devono essere dismessi: sono quelli "ritornati" all'Inps dopo la fallimentare chiusura di Scip 2, la seconda cartolarizzazione degli immobili pubblici, che si chiuse con una massa di invenduto. Gli enti previdenziali, ex proprietari espropriati di quel patrimonio, se lo dovettero ricomprare nel 2009 per chiudere i debiti (1,7 miliardi) con gli investitori che reclamavano le cedole dell'operazione. In cambio ricevettero immobili dal valore ufficiale di 2,3 miliardi. L'Inps, in particolare, si dovette riprendere 108 milioni di abitazioni e 40 di non residenziale, più la quota Inpdai, 686 + 271 milioni. A farla breve 1,1 miliardi, il grosso, appunto, di quanto si deve vendere. E che si dovrebbe vendere in fretta, perché è scritto chiaramente nella legge 14/2009 e nella direttiva interministeriale del 10 febbraio. In particolare per quelli con trattative o contenziosi in corso: «Occorre procedere alla loro dismissione nel rispetto delle procedure già previste favorendo soluzioni transattive che consentano di stipulare contratti di compravendita che prevedano un corrispettivo pari al valore di mercato dell'immobile, determinato a suo tempo dal l'Agenzia del Territorio, con il versamento di una quota parte di tale prezzo». Invece l'Inps - spiega Mario Milone, coordinatore inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio - ha sinora ritenuto «che nessuna soluzione transattiva possa riguardare il contenzioso sugli immobili di pregio, rifiutando, quindi, la proposta degli inquilini del gennaio 2011 che ipotizzava un accordo basato sui prezzi di mercato del 2001 senza ulteriori sconti e/o benefici. Questo perché ha escluso il "pregio" dalla legge 14/2009 anche se non è scritto da nessuna parte. Così tutto il "pregio" resta invenduto».
C'è anche un numero imprecisato di inquilini che ha già versato una quota del prezzo a suo tempo determinato, esercitando un'opzione come previsto dalla legge. Ma le lentezze sono tali che alcuni di questi (si veda Il Sole 24 Ore del 12 gennaio) hanno ottenuto sentenze da tribunali per versare il saldo e diventare proprietari.
E ancora non basta: per queste lentezze l'Inps sconterà da quest'anno anche gli aumenti Imu del 70% su tutto l'invenduto.Si sa che l'Inps, dal 2009, ha avviato la costituzione di un fondo immobiliare. Ma per ora, anche per ritardi nella normativa ministeriale, questo fondo ancora non c'è. Lì potrebbe confluire l'invenduto ma, a parte i soliti Cdep o Finmeccanica (cioè, alla fine, lo Stato stesso), chi potrebbe mai acquistare quote se non con una fortissima svalutazione dei valori al momento del conferimento? Incertezze e scelte rinviate potrebbero, in ogni caso, far sfiorare all'Inps i confini della palude del danno erariale.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 13 gennaio 2012

 

Il Giornale - 12 gennaio 2012

di Alessandro Sallusti

Una casa inguaia Monti

Si sono inventati pure il "rischio sismico" per "regalare" un super appartamento al ministro Patroni Griffi  C’è chi sul terremoto ride, come l’imprenditore Piscicelli, quello che poi pagò l’albergo di lusso all’ormai ex sottosegretario Carlo Malinconico. E c’è chi sul terremoto risparmia un bel po’ di soldi, come il neoministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. Mi spiego. L’uomo scelto da Monti per riportare ordine e moralità tra i dipendenti dello Stato, come noto ha acquistato dall’Inps, nel 2007, un appartamento a prezzi stracciati (1.500 euro al metro) in centro a Roma, di fronte al Colosseo. Per ottenere il super sconto, Patroni Griffi, presentò anche una perizia dalla quale risultava che lo stabile era a rischio sismico. Oggi noi documentiamo come quel quartiere di Roma non sia classificato a rischio sismico, cosa del resto provata dal fatto che da duemila anni il Colosseo è in piedi e non ha mai subito neppure una piccola scossa. Vuoi vedere che il capo dei capi del Paese ha fatto il furbetto? Diciamo che alcuni indizi non depongono a suo favore. Il primo è che nella trattativa con l’Inps, Patroni Griffi aveva come avvocato proprio Carlo Malinconico, uomo come noto propenso a non pagare i conti attraverso sotterfugi. Il secondo: non è certo nobile che, alla faccia del rigore etico sbandierato da Monti, percepisca ben due mega stipendi dallo Stato, uno come ministro, l’altro come magistrato in aspettativa.
Raccontiamo questo (e probabilmente ancora non è tutto) senza alcun compiacimento. Ma forse Patroni Griffi farebbe bene a riflettere sull’opportunità di rimanere su quella sedia prima di fare la fine dell’amico e collega Malinconico: sbugiardato da inchieste giornalistiche ed ex amici imbarazzanti. Già ieri si è ingarbugliato in giustificazioni fumose ed è caduto nel ridicolo dichiarando che dalla finestra di casa sua non può vedere bene il Colosseo perché dovrebbe fare contorsioni «incompatibili per uno come me che soffre di vertigini». Poverino. Due stipendi, una casa di lusso sottratta per due lire al patrimonio dei pensionati italiani, e neppure vede bene il Colosseo. Faccia una cosa: venda l’appartamento, incassi la plusvalenza e sparisca. Che ben più di vertigini il suo governo ha fatto venire ai milioni di italiani costretti a pagare una nuova tassa su case comprate a prezzo pieno, con il mutuo e senza furberie. Che a questi signori più che la testa girano altre parti del corpo, perché al sacrificio non si può aggiungere la presa per i fondelli.

 

Commento di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

 Un’inchiesta e un concordato sugli immobili dell’Inps

A differenza di Patroni Griffi (ed altri), noi inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio sparsi un pò in tutte le maggiori città italiane (Roma, Napoli, Milano, Genova, Firenze, Bologna, Trieste, ecc..) occupiamo alloggi di proprietà dell’Inps, dell'Inail, dell'Inpdap, ecc..... da oltre 40 anni. Stiamo parlando di centinaia di famiglie composte in massima parte da persone anziane ex dipendenti degli enti stessi, angustiate dall’ormai ultradecennale vicenda carica di iniqui, ingiustificati, trattamenti, che tocca il primario ed essenziale diritto alla casa garantito dalla Costituzione. Da circa 15 anni giriamo per tribunali (Tar, Consiglio di Stato, Tribunali civili e tra poco, forse, anche penali) per contestare non solo la determinazione del valore effettuato ad opera di funzionari dell’Agenzia delle Entrate nel corso di sopralluoghi di una manciata di minuti (i nostri appartamenti  non sono in condizioni migliori di quelli di Roma con vista  sul Colosseo) ma anche per affermare il diritto all'acquisto previsto dal D.Lgs. 104/1996, e confermato poi anche dalla legge 410 del 2001 con cui l'ex. Ministro Tremonti ha cartolarizzato gli immobili. Adesso il blocco delle vendite dei beni immobili degli Enti Previdenziali Pubblici, in atto dopo la chiusura della settennale cartolarizzazione, comporta lesione agli interessi legittimi di tutte queste famiglie, produce ulteriori disparità di trattamento tra inquilini e contribuisce ad  aggravare i già disastrati conti pubblici italiani. Il lungo contenzioso legale che ci impegna in molte città ci vede in diversi casi vittoriosi e non di rado le sentenze dimezzano il prezzo di vendita. Pertanto, abbiamo proposto all’Inps, di essere pronti a sospendere tutte le azioni civili ed amministrative  se si applicasse a noi una soluzione transattiva (come prevede anche la legge che ha ritrasferito la proprietà agli enti dopo la chiusura fallimentare della Scip S.r.l.). Si tratta di una soluzione consolidata che vige nel mercato immobiliare per quanto concerne  gli alloggi occupati, com’è nel nostro caso. Non potendo contare sulle potenti amicizie politiche e professionali di tanti che in passato hanno acquistato al 60% del prezzo determinato dall'Agenzia del territorio, ci basterebbe che qualcuno almeno facesse la sua parte. Per esempio l'On. Cazzola, oltre ad essere parlamentare è anche membro degli organi di vigilanza dell’Inps. Può pertanto, anzi è suo dovere, intervenire sul presidente  dell’Inps Mastrapasqua perché sull’assegnazione degli alloggi e sulla loro vendita venga aperta un’inchiesta e a noi venga applicata una soluzione transattiva (la regola del mercato è che l'immobile occupato viene venduto minimo con un sconto del 30%). Per la soluzione, si potrebbe prendere spunto dalla nostra proposta avanzata al Governo Monti (vedi lettera in prima pagina sul nostro sito: www.scip2pregio.it).

 

 

Italia Oggi del 11.11.2011

In vendita gli immobili di Stato

Dismissioni a favore di fondi e Sgr.

 DI ANTONIO G. PALADINO

Fare cassa. E questo l'imperativo del governo che aleggia tra le righe del maxiemendamento alla legge di stabilità che dovrebbe essere varata oggi dall'aula di palazzo Madama. E non potrebbe essere letta in altro modo la disposizione che prevede che il ministero dell'economia varerà in tempi strettissimi un piano di dismissione di beni immobili pubblici, a vantaggio di fondi comuni di investimento e società di gestione del risparmio (Sgr), ivi inclusa una quota non inferiore al 20% delle carceri inutilizzate e le caserme in uso alle forze armate, nonché gli immobili detenuti all'estero. Incassi che dovranno essere garantiti anche da un piano di dismissione che interesserà i terreni agricoli statali e quelli appartenenti a regioni, province e comuni (se tali enti ne eserciteranno la facoltà). A tal fine, il ministero delle politiche agricole dovrà a breve varare uno o più decreti con cui individuare i terreni e, con la collaborazione dell'Agenzia del demanio, cederli a trattativa privata o mediante asta pubblica. Dismissione immobili. Il nuovo articolo 4-ter del maxiemendamento dà il via libera al dicastero di Via XX Settembre di avviare le procedure per la dismissione del patrimonio immobiliare pubblico, non quello residenziale, a una o più fondi comuni di investimento immobiliare. Saranno esclusi gli immobili degli enti pubblici non territoriali e gli immobili già inseriti negli elenchi ex dlgs 85/2010, ovvero quelli rientranti nel pacchetto del federalismo demaniale. I proventi che scaturiranno dal collocamento delle quote di tali fondi vanno alla riduzione del debito pubblico. Sarà un lavoro certosino, quello che impegnerà i tecnici del Mineconomia, che dovranno individuare i beni suscettibili di cessione e, al cui interno, non dovrà mancare una quota, non inferiore al venti per cento, composta da carceri inutilizzate e caserme oggi in uso alle Forze armate. Un decreto ministeriale, da emanare entro il 30 aprile 2012, individuerà tali immobili. II maxiemendamento precisa che i proventi delle cessioni relative a immobili liberi, saranno destinati al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, negli altri casi, i proventi vanno all'Agenzia del demanio. Soldi vincolati, comunque, in quanto il Demanio dovrà obbligatoriamente acquistare titoli di Stato. I frutti di tali acquisti, ovvero gli interessi, sono destinati al pagamento dei canoni di locazione e dei relativi oneri di gestione. Viene espressamente previsto, poi, che le operazioni di dismissione sono esenti dall'imposta di bollo, da qualsiasi imposta indiretta e altri tributi. Ma ad essere interessati dalle procedure di dismissione non sono solo gli immobili situati in Italia, ma anche quelli che lo Stato detiene all'estero. Già sottoposti ad apposito censimento (ex commi 1311 e 1132 della legge finanziaria 2007), gli immobili potranno essere ceduti a trattativa privata, salvo comprovate esigenze e anche in deroga al parere che renderà sul punto la commissione immobili della Farnesina. II valore di mercato di tali immobili potrà essere stimato anche da soggetti «competenti nel luogo ove è ubicati l'immobile». Tutti i contratti di vendita, comunque, dovranno essere assoggettati al controllo preventivo di legittimità esercitato dalla Corte dei conti. Dismissione terreni agricoli. L'articolo 4-quater dispone che entro 90 giorni dal varo della legge di stabilità, il ministero delle politiche agricole dovrà emanare decreti per individuare i terreni »a vocazione agricola», non utilizzabili per altre finalità istituzionali, di proprietà dello Stato e degli enti pubblici nazionali, da inserire in un piano di dismissione. Avvalendosi dell'Agenzia del demanio, lo Stato cederà i terreni agricoli di valore inferiore a 400 mila euro mediante trattativa privata, quelli oltre tale soglia, invece, dovranno essere alienati con asta pubblica. In queste procedure di alienazione vi è una sorta di «corsia preferenziale». Ovvero un diritto di prelazione per i giovani imprenditori agricoli. Se, inoltre, nel quinquennio successivo all'alienazione del terreno agricolo, questo muta destinazione urbanistica (ovvero diventa edificabile) e, quindi, incrementa il proprio valore, allo Stato dovrà essere riconosciuta una quota pari al 75% del maggior valore. Le dismissioni possono interessare anche le regioni, province e comuni che possono vendere, con le stesse modalità previste per i terreni agricoli statali, i beni di loro proprietà con destinazione agricola. Anche quelli che sono stati loro attribuiti dal federalismo demaniale.

 

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 27 ottobre 2011

IL GOVERNO LAVORA ALLE DISMISSIONI DEL PATRIMONIO PUBBLICO

Era inevitabile e, ormai il piano di dismissioni del patrimonio immobiliare pubblico dello Stato è al centro degli impegni assunti dall'Italia  con Bruxelles. Entro il 30 novembre 2011 sarà varato un programma di razionalizzazione del patrimonio di tutte le Amministrazioni pubbliche. Inevitabile, dunque, che anche gli Enti previdenziali pubblici (INPS, INAIL, INPDAP, ecc.....) saranno obbligati a concludere rapidamente le vendite degli immobili avviate da oltre 15 anni– con una articolata normativa - che stabilirà anche le condizioni di vendita agli attuali inquilini. Obbiettivo da raggiungere per le casse dello Stato: 15 miliardi di euro in tre anni.

 

Il Mattino 25.10.2011

Caserme, case e terreni: dalla cessione lo Stato incasserebbe 30 miliardi

 Il piano

La valorizzazione del patrimonio è pronta: una parte dei soldi dovrebbe andare agli enti locali

L'obiettivo

Anni di sprechi e cattiva gestione da cancellare: il Tesoro cerca di voltare pagina se il mercato lo consentirà

 Umberto Mancini  

ROMA. Almeno sulla carta il piano per la valorizzazione del patrimonio dello Stato è pronto. Con il ministero dell'Economia che stima che dalla cessione degli immobili pubblici (vecchie caserme, case degli enti previdenziali, case cantoniere e terreni) si possano ricavare, in 18 mesi, circa 25-30 miliardi di euro. La previsione, certamente attendibile, è di Stefano Scalera, numero uno dell'Agenzia del Demanio, il quale ritiene anche che a regime, ovvero dal 2020, dalla complessa operazione di riassetto del patrimonio si potrebbe ricavare una riduzione annua del deficit di 9,8 miliardi. Un cifra ragguardevole ma che deve ovviamente fare i conti con le condizioni del mercato. Scendendo più nei dettagli, dal piano del Tesoro emerge che gli immobili della pubblica amministrazione valgono complessivamente 368 miliardi, ma la parte libera, quella non utilizzata direttamente, vale circa 42 miliari. Beni ovviamente non tutti appetibili e quindi vendibili. Secondo la bozza del decreto sviluppo una parte dei soldi frutto delle cessioni, dovrebbero andare agli enti locali. In particolare, si pensa sia alla «ottimizzazione degli spazi per gli immobili utilizzati dalla pubblica amministrazione», cioè alla razionalizzazione, che alla «vendita del patrimonio residenziale pubblico agli inquilini» i cui ricavi dovrebbero andare «agli enti locali per spese di investimento in deroga al patto di stabilità». Ma quando potranno partire le prime vendite? Il Tesoro ha sulla rampa di lancio quattro immobili della Difesa, per un valore stimato di 340 milioni. A Roma verrà messa sul mercato nei prossimi mesi la caserma di via Guido Reni, al centro della città. Altri immobili, sempre della Difesa con la scritta «vendesi», sono in vetrina a Bologna e Torino. Sempre sulla carta sono oltre 400 le vecchie caserme che potrebbero essere dismesse, così come è ingente il patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. L'obiettivo finale è comunque quello di cancellare annidi cattiva gestione, recuperando risorse preziose e riducendo il debito. Una operazione complessa e articolata. Più volte tentata in passato e mai andata in porto. Il Tesoro però ha in mano un programma dettagliato, l'inventario aggiornato dei «gioielli di famiglia» e, soprattutto, ha definito una strategia precisa da seguire. Certo, dai conti fatti, sarebbe sufficiente cedere tutti gli asset, dalle società partecipate alle caserme, per azzerare, o quasi, l'intero debito pubblico dello Stato. I primi valgono complessivamente circa 1.815 miliardi, il secondo supera, come noto, i 1.900 miliardi. Una scorciatoia ovviamente impraticabile. Meglio quindi muoversi sul fronte delle razionalizzazioni possibili. Cedendo i beni più apprezzati, facendo fruttare quelli sottovalutati, avviando privatizzazioni e dismissioni intelligenti. Tempi e modalità per le dismissioni le detterà ovviamente il governo nei prossimi giorni, ma la strada sembra tracciata. Dalla razionalizzazione delle locazioni degli uffici pubblici, si otterrebbero invece risparmi per circa 3,5 miliardi, oltre 2 miliardi se gli enti locali decidessero un vero riassetto delle partecipazioni, dismettendo quelle non funzionali o gestendole al meglio.   riproduzione riservata

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 24 ottobre 2011

E' chiaro, ormai che il riassetto dei conti pubblici e l’instaurazione di meccanismi virtuosi per il contenimento della dinamica della spesa, è una delle priorità dell'esecutivo. La conferma dell’obiettivo ambizioso di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 in qualche modo costringe e costringerà a scelte coraggiose. Interrogandosi sui passi necessari per riequilibrare la finanza pubblica oltre alla necessità fondamentale di ridurre la spesa corrente, presupposto necessario per un risanamento durevole, si fa sentire il bisogno di interventi volti ad abbattere lo stock di debito, che sono per loro natura di carattere straordinario. Fra questi non potrà mancare, come ho già precedentemente anticipato, una poderosa operazione di dismissione del patrimonio dello Stato e degli Enti territoriali voluta, ormai da tutti i partiti. È evidente che un ampio programma di cessioni dei beni immobiliari oggi in mano pubblica sarebbe destinato, nel tempo, a produrre benefici significativi e duraturi per le finanze pubbliche. I beni immobiliari detenuti dalle pubbliche amministrazioni rappresentano una voce molto consistente, nell’ordine di oltre 400 miliardi di euro a valori di mercato. La alienazione anche solo parziale di questo ingente patrimonio potrebbe ridurre significativamente il debito e i pagamenti in conto interessi che su di esso gravano. Per quanto riguarda gli immobili residenziali, con la vendita agli inquilini, ai benefici di cui sopra si aggiungerebbe un ulteriore importante risultato. Gli inquilini sono, ormai divenuti proprietari di fatto dei rispettivi alloggi condotti in locazione. Infatti, le amministrazioni pubbliche non solo non sono dei buoni gestori, ma si trovano in difficoltà oggettive, qualora provassero a disporre diversamente dei propri diritti. Prendere atto di taluni “diritti di proprietà di fatto” maturati negli anni dagli inquilini significa soprattutto cambiarne attitudini ed incentivi. Non è irragionevole ipotizzare che si potrebbe tamponare il degrado urbano, se le case divenissero proprietà di singoli individui e famiglie: interessati, come proprietari, a preservarne il valore. La privatizzazione, che vuol dire valorizzazione e responsabilizzazione, non deve essere solo un salvagente per il debito pubblico - ma uno strumento per costruire basi più solide, per una società libera e responsabile. È importante quindi che il Governo si faccia promotore di adeguare il quadro normativo e regolamentare per consentire e accelerare le dismissioni.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 14 ottobre 2011

Con la nomina di Scalera a nuovo direttore dell'Agenzia del demanio dismissioni pubbliche più vicine.

Il Consiglio dei Ministri in considerazione del parere favorevole espresso dalla Conferenza unificata, ha definitivamente deliberato la nomina del dottor Stefano Scalera a Direttore dell'Agenzia del demanio, come proposto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti. Il nuovo progetto per ridurre il debito pubblico tramite la dismissione degli immobili che non generano reddito, aumentando l'avanzo primario con il risparmio dei costi di gestione e l'incremento dei rendimenti, è ora più vicino ed è stato presentato al Ministero del tesoro a fine settembre alla folta platea di autorità pubbliche ed investitori internazionali proprio dal dott. Scalera.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 30 settembre 2011

Ieri il ministro dell'Economia ha dato il via una "una grande riforma strutturale per la riduzione del debito e per la modernizzazione e la crescita del Paese", una complessa macchina, incentrata su una Maxi-SGR che sarà costituita a gennaio 2012 (dopo le autorizzazioni della Banca d'Italia). La SGR gestirà un fondo nazionale posseduto dal Tesoro che avrà più compiti. Il più importante riguarda la valorizzazione di immobili. Sarà un fondo di fondi, nel senso che gli enti territoriali (ed eventualmente anche previdenziali) potranno costituire a loro volta fondi conferendovi immobili da apportare al Fondo nazionale. Quest'ultimo si occuperà della valorizzazione utilizzando risorse che saranno annualmente versate dagli enti previdenziali e assicurativi pubblici (Inps, Inail, Inpdap) nonchè  da investitori istituzionali. L'obbiettivo è ridurre il debito pubblico tramite la dismissione degli immobili che non generano reddito e aumentare l'avanzo primario con il risparmio dei costi di gestione e l'incremento dei rendimenti. I numeri di questa manovra sul patrimonio dello Stato (il primo decreto dovrebbe vedere la luce entro metà ottobre) definita di portata "storica" dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti sono stati illustrati ieri nel seminario organizzato presso il Mef. Due presentazioni ben confezionate e di alto contenuto tecnico sono state illustrate ai partecipanti (esponenti del Governo, del Parlamento, delle Amministrazioni Locali e oltre 150 rappresentanti italiani e internazionali di banche, fondi, società e imprese immobiliari, di costruzione e di sviluppo), da parte di Stefano Scalera, (direttore generale della direzione VIII del Tesoro), ed Edoardo Reviglio (capo economista della Cassa depositi e prestiti). Il patrimonio dello Stato italiano è stato valutato 1.800 miliardi di euro tra crediti, immobili, concessioni e partecipazioni. Oltre un terzo dei quali, per circa 700 miliardi, possono essere «immediatamente fruttiferi». Edoardo Reviglio ritiene infatti che «il 5-10% di immobili per 500 miliardi di valore sono vendibili in 3-4 anni». Il prossimo decreto potrebbe essere per il Governo anche l'occasione per portare a termine le vendite degli immobili residenziali (avviate nel 1996), rimasti invenduti dopo le cartolarizzazioni e su cui pende un contenzioso giudiziario in relazione al prezzo di vendita. Gli inquilini, legittimi titolari del diritto all'acquisto attendono ormai da 15 anni di poter acquistare la loro  1° abitazione. Il Ministro dell'Economia ha ora la possibilità (attraverso le proposte che gli sono state direttamente inviate), di intervenire su questo vecchio capitolo delle cartolarizzazioni recuperando risorse finanziarie da destinare alla riduzione del debito.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 29 settembre 2011

PERCHE' IL FONDO IMMOBILIARE CHE L'INPS AVEVA ARCHITETTATO NON E' PARTITO

A luglio del 2010, il governo ha deciso di modificare le norme fiscali per il settore dei fondi immobiliari italiani per evitare abusi del regime di favore garantito fino a quel momento rinviando ad un decreto ministeriale che sarebbe dovuto uscire dopo 30 giorni. Per mesi invece non è successo niente. Poi, all'improvviso, con il decreto salva-spread di luglio 2011 è spuntata una norma con cui i fondi vengono suddivisi come si faceva una volta a scuola: in buoni e cattivi. Buoni sono quelli costituiti dallo Stato, dagli enti di previdenza, dalle banche, dalle imprese di assicurazione (siano esse italiane o estere) o partecipati almeno per il 50% da uno di questi soggetti. Tutti gli altri sono, detto tra virgolette, cattivi. I buoni pagano un'aliquota forfettaria del 20% sui guadagni. I cattivi invece devono pagare la tassazione ordinaria. Ma non finisce qui. Se possiedono più del 5% del fondo, devono anche pagare allo Stato un'imposta retroattiva del 5% su un ipotetico valore medio della quota al 2010. E, ancora, i proventi dei fondi cattivi saranno tassati per trasparenza, ossia il socio dovrà pagare le imposte sugli utili anche se questi non vengono prodotti e distribuiti. La modifica delle regole ha fatto impazzire gli investitori stranieri. Molti di essi, come i fondi sovrani, gli unici imbottiti di liquidità e che potrebbero partecipare a grandi operazioni di dismissione, sono spariti. Anche perché nessun fondo sovrano accetterebbe di entrare in veicoli nei quali non potrebbe contare per più del 5%. Ed è proprio questo il motivo per cui il progetto di valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito mediante costituzione di uno o più fondi immobiliari "ad apporto privato", varato nel giugno del 2009 dal commissario straordinario dell'INPS, Mastrapasqua, non si è realizzato. Con questo scenario si apre oggi al Tesoro il «convegno operativo» sulla valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico. A presiederlo ci sarà Giulio Tremonti. Un'operazione che, secondo le intenzioni, dovrebbe servire a recuperare circa 400 miliardi da utilizzare per abbattere il debito pubblico.

 

 

Sole 24 Ore di martedì 13 settembre 2011, pagina 14

Tremonti vara il piano "Britannia 2"

di Bufacchi Isabella - Marroni Carlo

Incontro con gli investitori nazionali e esteri per cedere immobili, concessioni e Spa locali A fine mese partirà il processo di dismissione del patrimonio SUMMIT A VIA XX SETTEMBRE. Saranno chiamati a raccolta i principali organismi finanziari mondiali. Ieri l'incontro del ministro con i banchieri a Milano. Questa volta l'incontro non si farà su una nave, ancorata al porto di Civitavecchia. Ma con ogni probabilità nel palazzo di Via Venti Settembre. Già, perché quello annunciato ieri dal ministro Giulio Tremonti entro fine mese non sarà semplicemente un "seminario" sulle dismissioni del patrimonio pubblico, ma una vero e proprio 'Britannia 2'. In questo incontro con i grandi investitori italiani e internazionali e il gotha del sistema bancario e delle investment banks globali saranno passati in rassegna gli asset pubblici che possono essere valorizzati o alienati, partendo dal patrimonio immobiliare fino alle quote azionarie possedute dal Tesoro (e fors'anche dalla Cdp) potenzialmente cedibili al mercato: sicuramente quelle delle utilities a livello locale ma per quanto riguarda i colossi Eni (posseduta direttamente dallo Stato al 3,93% e indirettamente al 2640% tramite la Cassa depositi e prestiti) ed Enel (posseduta direttamente al 31,24%) - che oggi il Financial Times cita come già inclusi nella lista - resta da vedere se il Tesoro, dopo aver varato da poco un inedito fondo strategico sovrano anche di contrasto all'ingresso non gradito degli stranieri - intenda ora scendere sotto la soglia strategica del 30 per cento che ne assi-cura il controllo. Britannia è il nome del panfilo dei reali inglesi passato alla storia italica per aver ospitato nel giugno 1992 la riunione in cui l'allora direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, illustrò ai grandi investitori internazionali il processo di privatizzazioni che sarebbe partito di II a poco. Le avvisaglie della crisi della lira si facevano già sentire, e bisognava accelerare la vendita di un portafoglio gigantesco, allora racchiuso in Iri, Eni, Ina, Imi. Presto sul mercato le utility locali, ma anche terreni, fabbricati, caserme. Oggi le società sono state vendute (a parte le quote strategiche per l'interesse nazionale, come Eni, Enel e Finmeccanica) ma resta l'imponente patrimonio immobiliare e le utilities locali. Tema quest'ultimo assai delicato peri rapporti con i Comuni e Regioni: con ogni probabilità Tremonti ne ha parlato nell'incontro di ieri con Umberto Bossi e Roberto Calderoli. Ecco allora lo scopo - spiegano al Tesoro - di questo maxi evento, che raccoglierà a Roma praticamente tutte le principali banche (commerciali e d'affari), compagnie di assicurazione, fondi di investimento, fondi sovrani e fondi immobiliari, naturalmente italiani ma sopratutto internazionali. Con un occhio particolare rivolto ai Brics, i giganti dell'economia come Russia, Cina, India, Brasile, ma anche Turchia, Sudafrica e i paesi del Golfo, che beneficiano ancora di un notevole surplus petrolifero. L'obiettivo è prepare con cura l'evento, con lo scopo di arrivare a decisioni concrete, e quindi 'operative' per il processo di privatizzazione. Gli incassi delle dismissioni, di regola, vengono destinati all'abbattimento dello stock del debito pubblico: questa potrebbe diventare un'importante operazione complementare all'azzeramento del deficit e all'avanzo primario per velocizzare la discesa del debito/Pil verso quota 100% (si veda articolo a paga). Dell'iniziativa ieri Tremonti - a quanto risulta - ne avrebbe parlato con i vertici della banche incontrati a Milano, nel consueto incontro del lunedì ripreso ieri dopo la pausa estiva. Alla riunione hanno partecipato l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, Giuseppe Mussari, presidente dell'Abi e di Mps, Giuseppe Guzzetti, presidente della Fondazione Cariplo, e Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit per conto della Fondazione Crt. «Abbiamo fatto il punto della situazione» è stato il commento di Ghizzoni, «abbiamo parlato della situazione in generale», ha aggiunto Palenzona.

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 5 settembre 2011

IL GOVERNO DOVRA' PENSARE A NUOVE DISMISSIONI DEL PATRIMONIO PUBBLICO

Il bilancio statale fa acqua da tutte le parti e per far quadrare i conti, durante l'estate, le dismissioni sono tornate di moda rilanciate da destra e da sinistra come ultima spiaggia per fare cassa. Nessuna proposta però ha visto la luce. Qual'è allora lo stato dell'arte? Il dipartimento del Tesoro sta portando a termine il rendiconto patrimoniale, censendo tutti gli immobili di proprietà di enti pubblici avviato a seguito dell’articolo 2, comma 222, della legge finanziaria 2010. Finora la valorizzazione degli immobili di Stato si è sempre scontrata con la mancanza di un censimento aggiornato e trasparente, le lungaggini burocratiche e la sovrapposizione di competenze e ruoli. Ora è stato rafforzato il ruolo dell’Agenzia del demanio con l’obbiettivo di raggiungere una maggiore efficienza. Per la stima del valore degli immobili vengono utilizzati i prezzi minimi e massimi rilevati dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’agenzia del Territorio. A luglio sono stati quindi pubblicati i primi risultati del censimento sugli immobili pubblici avviato dal Ministero dell’Economia, a cui hanno finora risposto il 53% delle amministrazioni. A oggi si contano circa 250mila unità residenziali di cui 178.500 sono state dichiarate dai Comuni (anche se non tutti hanno risposto come ad esempio il comune di Roma) e 10.900 dagli enti previdenziali. In base ai valori Omi - Agenzia del territorio il patrimonio residenziale vale circa 7 miliardi di euro. Ma il residenziale rappresenta solo il 10% del patrimonio immobiliare dello Stato e le eventuali vendite dovranno avvenire dando agli inquilini la priorità di acquisto. Il restante patrimonio pubblico, su cui intanto sono nate diverse ipotesi di dismissione, è legato principalmente ai fabbricati di proprietà del Demanio (65 miliardi di euro). Ci si sta ora concentrando sulla valorizzazione delle caserme (4 miliardi di euro) attraverso un cambio di  destinazione d’uso delle stesse. Si tornerà a parlare di dismissioni quando bisognerà rimettere certamente mano all’aggiustamento dei conti pubblici. Non è escluso allora che gli enti previdenziali, incapaci di procedere nella già avviate dismissioni dei propri immobili, siano nuovamente espropriati dei loro immobili con una nuova mega operazione di vendita sotto la regia dell’agenzia del Demanio. Solo allora, forse, si riuscirà a chiudere definitivamente il contenzioso giudiziario sui cosiddetti immobili di pregio degli enti previdenziali pubblici.

 

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 13 lug - 2011

La commissione Bilancio del Senato, secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, sta discutendo un emendamento del relatore Gliberto Pichetto Fratin (Pdl) al decreto legge manovra sulla velocizzazione della dismissione del patrimonio immobiliare pubblico. Amm (RADIOCOR) 13-07-11 16:48:27 (0335)IMM 5 NNNN

 

Sole 24 Ore di martedì 14 giugno 2011, pagina 14

Manovra, stretta in arrivo per gli Enti pubblici

di M.Mo. - M.Rog.

Manovra, stretta in arrivo per gli Enti pubblici

Una nuova potatura per enti e maxi-strutture pubbliche da estendere anche agli uffici periferici di alcuni ministeri. A cominciare da quelli più pesanti come, ad esempio, il dicastero della Giustizia. La decisione non è ancora presa, ma quella di una sorta di fase due del processo di sfoltimento delle strutture burocratiche, dopo gli interventi reali77ati negli due anni, è una delle opzioni più gettonate dei tecnici del Tesoro che stanno ultimando il menù di possibili interventi per la manovra pluriennale da 45 miliardi. Un'operazione che, in caso di via libera del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e dell'intero Governo, potrebbe interessare anche l'Ice. E che potrebbe anche essere accompagnata da un micro-piano di razionalizzazione delle Province, su cui però la Lega si mostra tutt'altro che entusiasta. Le somme sulla griglia delle varie opzioni verranno tirate alla fine di questa settimana. Come previsto, la manovra pluriennale approderà in Consiglio dei ministri dopo la verifica politica in calendario in Parlamento il 22 giugno. Con tutta probabilità il decreto sarà varato il 23 giugno, anche se resta possibile che si arrivi al 30. Lo schema contabile è quello ormai noto: "manutenzione" da 2,5-3 miliardi nel 2011 per finanziarie alcune spese obbligatorie (in primis quelle per le missioni di pace) e da 6-7 miliardi nel 2010; correzione vera e propria da 35 miliardi nel biennio 2013-2014. Il decreto sarà probabilmente accompagnato da più collegati, tra cui quello sulla riforma fiscale che dovrebbe vedere la luce entro la fine di luglio (quindi non contestualmente alla manovra). I tagli agli sprechi e alla spesa improduttiva costituiranno il pilastro portante del piano di finanza pubblica. Un grosso contributo arriverà dagli effetti che produrrà il federalismo con il passaggio dalla spesa storica ai costi standard anzitutto nella sanità (4-6 miliardi) ma anche in altri settori (per almeno 2-3 miliardi). Tra le ipotesi allo studio c'è poi un intervento deciso sulla spesa per gli acquisti di beni e servizi, a partire da quella sostenuta da Comuni e Regioni che verrebbero incentivati a ricorrere alle aste Consip. Molto probabile un'azione di contenimento dei costi della politica. Quasi certo un micro-pacchetto di misure sul pubblico impiego per almeno 2 miliardi, anche se il ministro Renato Brunetta esclude la proroga del blocco della contrattazione e degli stipendi. Sempre nell'elenco di opzioni compare l'innalzamento graduale da 60 a 65 anni dell'età di pensionamento delle donne del settore privato (con conseguente equiparazione a quelle del pubblico impiego), che a regime potrebbe garantire risparmi per non meno di 4 miliardi. Nei giorni scorsi però il ministro Maurizio Sacconi ha smentito questa ipotesi insieme a quella di un ulteriore ritocco verso l'alto dell'aliquota contributiva dei parasubordinati. Nel menù al quale stanno lavorando i tecnici del Tesoro ci sono anche una voce "immobili", con un intervento di razionalizzazione di una fetta del patrimonio, una sorta di sanatoria per l'arretrato dei processi civili e un meccanismo per velocizzare il recupero dei contributi non versati all'Inps. Quanto al pacchetto fiscale, le misure dovrebbero spaziare dal contributo unificato sulle liti fiscali pendenti fino al bonus per i giudici tributari che smaltiranno in un anno più del 10% delle liti stesse e all'aumento della quota dei togati nelle commissioni tributarie. Si riducono la chance per gli sconti sulle ritenute sugli eco-bonus per i lavori di ristrutturazione edilizia.

 

 

Redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 10 maggio 2011

Stop al Fondo immobiliare dell’Inps.

A luglio 2009, qualche mese dopo l’entrata in vigore dell’art. 43 bis della legge 27 febbraio 2009 n. 14, l’INPS approva il piano per la valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito da realizzarsi attraverso la costituzione di un Fondo immobiliare ad apporto privato affidandone la gestione ad una S.G.R. (società di gestione del risparmio). La particolarità di questa tipologia di fondo consiste nella la possibilità di collocare le quote del fondo stesso a soggetti privati con il vantaggio di monetizzare il valore degli asset immobiliari in tempi brevi. Successivamente, il Decreto Interministeriale del 10 novembre 2010 pubblicato sulla G.U. n.12 del 17 gennaio 2011, ha anche chiarito che la costituzione di fondi immobiliari di natura privata mediante apporto di immobili (trattandosi di vendite immobiliari indirette), non ha impatto sui saldi strutturali di finanza pubblica  e pertanto non necessita di alcuna autorizzazione da parte dei ministeri vigilanti. Tuttavia, la Direttiva interministeriale emanata il 07 dicembre 2010 a firma dei Ministri Sacconi e Tremonti, registrata dalla Corte dei Conti in data 18 marzo 2011 e in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, sembra privilegiare la  costituzione di fondi a totale partecipazione pubblica precludendo cioè la possibilità di cedere in seguito le quote del fondo a privati. Inoltre la selezione della S.G.R. dovrà avvenire, secondo quanto indicato dall'autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con la procedura dell'asta pubblica. In ogni caso, mancano ancora i decreti attuativi della normativa sui fondi immobiliari che Tremonti promette da oltre un anno e quindi il progetto della costituzione del fondo immobiliare dell’INPS - per ora - è completamente fermo. Nel frattempo l’ente comunque mantiene bloccate le vendite dei cosiddetti immobili di pregio nonostante l'INAIL abbia già cominciato a stipulare i primi atti notarili in linea con la richiamata Direttiva interministeriale che a pag. 5 prevede che: “per gli immobili retrocessi ai sensi e per gli effetti dell'articolo 43-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n.14, occorre procedere alla loro dismissione nel rispetto delle procedure già previste favorendo soluzioni transattive che consentano di stipulare contratti di compravendita che prevedano un corrispettivo pari al valore di mercato dell’immobile, determinato a suo tempo dall’Agenzia del Territorio, con il versamento di una quota parte di tale prezzo. La corresponsione del saldo, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria sarà legata alla risoluzione in sede giurisdizionale delle cause pendenti. In  questo modo, l’Ente incasserà una parte del valore degli immobili senza rinunciare ai propri interessi che verranno tutelati nelle sedi opportune.

 

La Stampa - giovedì 5 maggio 2011, pagina 17

Per gli immobili statali torna l'ipotesi cessione

di Mastrobuoni Tonia

Per gli immobili statali torna l'ipotesi cessione Allo studio conferimento ad una spa e quotazione in Borsa.

". ei prossimi giorni sulla scrivania di Giulio Tre-monti planerà il conto aggiornato di quanto vale il nostro patrimonio pubblico. Un tesoro incommensurabile di fari, castelli, parchi, spiagge, caserme, ville e molto altro che, se opportunamente valorizzato, potrebbe dare fiato alle casse dello Stato. Nel 2004, l'ultimo censimento complessivo aveva stimato in 574 miliardi circa le «inumobilizzazioni materiali», ma con una «redditività potenziale» che si aggirava attorno ai 287 miliardi. Ed è ovvia che sbloccare anche solo una piccola parte di quei beni aiuterebbe a limare la montagna di debito pubblico che ha raggiunto di nuovo, causa crisi, i picchi della fine degli anni Novanta, il 119 per cento del Pil. Dopo aver criticato inizialmente Tremonti, che ha il pallino da anni di mettere a reddito una parte cospicua di questa ricchezza dormiente, paragonandolo al celebre Totò che cercava di vendere ai turisti la Fontana di Trevi, anche il Pd si è perdutamente innamorato di questa idea. Tanto che l'economista più fidato di Veltroni, Morando, ha rievocato in questi giorni il colossale piano di messa a frutto degli immobili pubblici, il "piano Guarino" che circolava nelle stanze del ministro già all'inizio degli anni Duemila. Il punto è che già al consiglio dei ministri di oggi o al prossimo, un tassello importante del piano sugli immobili potrebbe andare e posto, quando un fedelissimo di Tremonti come Stefano Scalera subentrerà a Maurizio Prato nel ruolo di direttore dell'Agenzia del Demanio. Scalera è l'uomo che sta censendo l'attivo patrimoniale. Ma sull'uso che ne farà poi il ministro dell'Economia le ipotesi sono due. Nei corridoi di via Venti Settembre c'è chi giura che il ministro non ha abbandonato l'idea di costruire un' ambiziosa operazione con epilogo finanziario per le decine di miliardi di immobili che giacciono al Demanio o che sono stati conferiti ad altri enti come Fintecna. Prato, quando fu nominato amministratore delegato e presidente di Fintecna - ma lascerà a fine anno anche questi incarichi - doveva essere l'uomo del "piano Guarino" che tuttora continua a essere discusso nelle stanze del ministero, negli anni modificandosi e arricchendosi di sempre nuovi particolari. Il progetto più recente prevede la riesumazione di Patrimonio Spa - la società nata nel 2002 proprio con l'idea di valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico ma poi finita su un binario morto - per assegnarle sia gli immobili "liberi" dell'Agenzia del Demanio sia la parte immobiliare di Fintecna. Nell'immediato, il Demanio trasferirebbe una ventina di miliardi di immobili nella Spa che uscirebbero dal perimetro della P.A., alleggerendo i conti pubblici. Ma l'idea del ministro è quella, man mano che attraverso un'ambiziosa razionalizzazione di tutto il patrimonio dell'Agenzia (circa ottanta miliardi) si libereranno altri immobili, di conferirli via via alla holding. Infine, la mega-Spa dovrà essere quotata in borsa. Come destinatari,Tremonti non pensa tanto agli investitori istituzionali quanto al pubblico diffuso. Un'operazione dall'indubbio fascino mediatico: ogni italiano potrebbe comprarsi se non la Fontana di Trevi, certamente una quota del Go;-fo Aranci. Il problema, ovvio, è il trasferimento di parte di questi beni agli enti territoriali con il federalismo demaniale. Ma chi conosce l'operazione è convinto che gli stessi enti potrebbero essere interessati a ritrasferire gli immobili nella mega-Spa, se valorizzati adeguatamente. La seconda ipotesi è quella invece, più dimessa, di mettere a frutto l'unica quota di immobili che secondo alcuni potrà essere realisticamente sfruttata, circa 3,2 miliardi di euro, dei quali 1,5 miliardi di immobili Inps cedibili attraverso delle Sgr. E di lavorare molto sugli immensi costi, tra affitti, gestione, pulizie, manutenzione o riscaldamento - circa 35 euro a metro quadro - che affliggono l'immenso patrimonio degli uffici della pubblica amministrazione. Ma in questo caso, più che a una valorizzazione, il progetto somiglierebbe a una razionalizzazione degli immobili pubblici.

 

 

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Al via la dismissione delle case di proprietà dell’ente previdenziale. Due le priorità: garantire i valori di mercato e tutelare gli inquilini che occupano gli stabili

A giugno 2009, il Presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua, decide di affidare ad una Sgr – società di gestione del risparmio – la gestione del residuo patrimonio immobiliare da reddito dell’Istituto per renderla più efficiente ed efficace. L’obbiettivo dichiarato è la costituzione di un fondo immobiliare di tipo chiuso ad apporto privato, finalizzato alla valorizzazione tramite cessione sul mercato del patrimonio da reddito apportato dall’ente previdenziale. A dicembre 2009, il patrimonio dell’Inps contava circa 12.500 unità (di cui circa 10.900 ex Scip1 e Scip2) e oltre 1.200 particelle di terreni. Del patrimonio da reddito complessivo, solo 11.500 unità, per un controvalore superiore a 1,5 miliardi, sono ritenute valorizzabili attraverso il Fondo. L’82 per cento delle unità immobiliari ed il 75 per cento del controvalore complessivo si concentra in 3 regioni: Lazio, Lombardia e Toscana. L’83 per cento delle unità sono a destinazione residenziale e il 68 per cento sono locate con contratti di locazione scaduti o in scadenza. La gestione, in attesa che venga selezionata con bando di gara un’unica società, è affidata a Pirelli Re, Sovigest e Romeo Gestioni per il patrimonio ex Inpadai, all’ Igei Spa (in liquidazione dal 1996 ed il cui statuto prevede la scadenza al 31 dicembre 2010) per il patrimonio già di proprietà Inps e al Consorzio G1 per il patrimonio a destinazione non residenziale.
A marzo 2010 viene approvato il programma di lavoro relativo alle attività propedeutiche alla costituzione del Fondo e, a giugno 2010, si approva la strategia di gara per la selezione della Sgr cui sarà affidato il compito di costituire e gestire il Fondo promosso dall’Inps. In ogni caso, le unità immobiliari sono destinate alla vendita fatti salvi i diritti spettanti agli inquilini, secondo le procedure ed i vincoli della L. 410/2001. In ossequio ai principi di corretta e buona amministrazione, l’Inps dovrebbe comunque dimostrare che il conferimento al Fondo immobiliare rappresenta la migliore scelta gestionale tra le varie possibili (conferimento ad una società di capitali pubblica eventualmente aperta alla partecipazione di soggetti privati, affidamento a soggetti terzi, gestione diretta), dando la massima trasparenza e pubblicità sui criteri di selezione dei soggetti coinvolti nelle relative operazioni e sui relativi risultati gestionali adottando anche misure volte a minimizzare le diverse tipologie di rischio legale e di mala gestio, eliminando i potenziali conflitti di interesse con l’obbiettivo di una riduzione complessiva dei costi di gestione. Inoltre l’Ente dovrebbe comunque dismettere le unità residenziali agli attuali inquilini stipulando contratti di compravendita che prevedano un corrispettivo pari al valore di mercato dell’immobile, determinato a suo tempo dall’Agenzia del Territorio, con il versamento di una quota parte di tale prezzo (per esempio riparametrato al 2001). La corresponsione del saldo, oltre interessi e rivalutazione monetaria sarà legata alla risoluzione in sede giurisdizionale delle cause pendenti. Solo così si eviterebbero ulteriori disparità di trattamento tra inquilini assicurando la nel contempo la tutela dei diritti. A questo punto è assolutamente indispensabile un intervento del Governo che disciplini esattamente le modalità e i tempi per chiudere definitivamente tutto il contenzioso immobiliare dei cosiddetti immobili di pregio degli enti previdenziali pubblici.

 

 

redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 20 aprile 2011

L'INPS APPALTA LA GESTIONE AMMINISTRATIVA E TECNICA DI TUTTO IL SUO PATRIMONIO DOPO 15 ANNI DI GESTIONE FALLIMENTARE

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.d

Scade il 29 aprile il termine per la presentazione delle domande da parte delle Società che intendono partecipare al bando di gara che l'INPS ha pubblicato il 29 marzo scorso per l'affidamento dei servizi di "Gestione amministrativa, tecnica e di supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito dell'Istituto". L'appaltatore si occuperà della Gestione amministrativa: i rapporti contrattuali con gli attuali locatori, il recupero delle morosità pregresse, la gestione dei rapporti condominiali e tutti gli aspetti assicurativi, fiscali, di gestione e della documentazione degli immobili; dei Servizi tecnici: fornitura di beni, servizi e lavori necessari per la conduzione degli immobili, predisposizione dei piani di manutenzione ordinaria e straordinaria, gestione utenze, etc; del Supporto alla valorizzazione del patrimonio immobiliare: supporto alle vendite, definizione del fascicolo immobiliare, regolarizzazione edilizia, urbanistica e catastale degli immobili, supporto all'Agenzia del Territorio, collaborazione con i soggetti indicati dall'Istituto nell'ambito delle eventuali attività propedeutiche al trasferimento degli immobili al fondo di investimento immobiliare. Nel capitolato di gara viene precisato che il Patrimonio nel suo complesso è destinato alla vendita secondo le modalità definite dalla normativa di riferimento, ed in particolare dalla L. 410/01 e successive modificazioni, integrazioni e disposizioni attuative, come richiamato dall'art.  43-bis del d.l. n. 207/2008, convertito con modificazioni dalla legge 27 febbraio 2009, n.14. A tutti i conduttori delle unità residenziali, già interessate dalle operazioni di cartolarizzazione, i cui contratti siano scaduti o prossimi alla scadenza, verrà notificata l'intenzione di non rinnovare la locazione. Tra i molteplici servizi che l'appaltatore dovrà effettuare per conto l'INPS ci sarà anche quello di recuperare le somme dovute dai conduttori morosi e/o occupanti sine titulo (nei casi di contratto scaduto e regolarmente disdettato), o quelle dovute a titolo di indennità di occupazione (nei casi di occupazione abusiva).  Per ciascun immobile l'appaltatore dovrà inoltre predisporre il relativo fascicolo immobiliare secondo quanto previsto dalla circolare del Ministero dell’economia e delle Finanze n. 16063 del 9 luglio 2010, provvedere alla gestione ed alla conduzione tecnica, ai servizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, ai servizi di pulizia e portierato, garantendo un servizio di reperibilità per 24 ore al giorno per tutti i giorni dell’anno. Infine l’appaltatore dovrà essere di supporto ai processi di vendita del patrimonio provvedendo alla regolarizzazione e predisposizione di tutto quanto necessario per il perfezionamento delle vendite. Insomma, dopo 15 anni di gestione fallimentare del patrimonio (affidato per lo più alla I.G.E.I. S.p.a. in liquidazione dal 1996 e scaduta il 31 dicembre 2010), a più di 2 anni dalla data di ritrasferimento degli immobili dalla S.c.i.p. S.r.l., il primario Istituto previdenziale Italiano si è mosso per  affidare nuovamente all’esterno la gestione del suo patrimonio immobiliare. Vedremo quale società si aggiudicherà la gara per un servizio della durata di 36 mesi con base d’asta di 44 milioni di euro e vedremo se alla fine, con il sistema del sub-appalto, non avremo a che fare sempre con gli stessi soggetti che per anni hanno fatto la loro fortuna con la gestione del patrimonio immobiliare dell’INPS.                                                                                       

 

Italia Oggi di martedì 12 aprile 2011, pagina 10

Maxipiano immobiliare dell'Inps

di Sansonetti Stefano

A una fase di gestione amministrativa seguirò una a  carattere finanziario. Partito il primo bando. Due società e un fondo per valorizzare un mattone da 2 mld.

Un maxipiano immobiliare per cercare di valorizzare un patrimonio di circa 2 miliardi di euro. L'Inps, dopo una laboriosa gestazione, è pronto a dare il via a un progetto che punta a far fruttare il suo «mattone», all'interno del quale rientrano 13 mila unità immobiliari e circa 1.200 terreni. Il piano, secondo gli ultimissimi aggiornamenti, di fatto prevede quattro attori in scena. Oltre all'istituto, presieduto da Antonio Mastrapasqua, a gestire il sostanzioso dossier saranno anche una società di facility and property management, una società di gestione del risparmio e un fondo immobiliare di prossima costituzione. Dopo varie delibere e approvazioni, nei giorni scorsi è stato fissato un altro tassello del mosaico. L'Inps, infatti, ha appena finito di predisporre un bando di gara che ha l'obiettivo di individuare una società di facility and property management. Si tratta, in sostanza, di una società che nei prossimi mesi avrà il compito di gestire amministrativamente e giuridicamente gli immobili e di effettuarne la manutenzione. Nel facility management rientrano appunto attività come la manutenzione delle varie unità, la conduzione e manutenzione degli impianti, la gestione degli archivi tecnici e informatici. Nel property management, invece, sono comprese le attività di gestione dei rapporti contrattuali con gli utenti del patrimonio, la gestione dei rapporti condominiali, la regolarizzazione e il recupero delle morosità. Insomma, si tratta di attività prodromiche rispetto a quella che potrebbe essere un'autentica dismissione. Una fase preparatoria e funzionale che non sarà indolore per le casse dell'Inps, dal momento che la base d'asta fissata nel bando per l'individuazione di una società ad hoc è di ben 44 milioni di euro per un contratto triennale. Successivamente scatterà un'altra fase, a carattere prettamente finanziario. L'istituto, infatti, predisporrà un altro bando per individuare una sgr, ovvero una società di gestione del risparmio. Quest'ultima, come si apprende dai documenti di gara, sarà «deputata a svolgere tutte le attività di gestione, valorizzazione e dismissione del compendio immobiliare» che potrà eventualmente essere apportato a un apposito fondo. E questo dovrebbe essere l'ultimo e più importante tassello dello scenario che andrà a comporsi. Nel fondo, gestito dalla sgr, dovrebbero confluire tutti gli asset che possono consentire all'istituto di far cassa. Ora, l'Agenzia del territorio, nel corso del 2009, ha stimato in circa 2 miliardi di euro il valore del patrimonio immobiliare nella disponibilità dell'Inps. Si tratta proprio delle 13 mila unità e dei 1.200 terreni. Naturalmente non tutti avranno le caratteristiche per essere apportati al fondo. Per questo si renderà necessaria un'operazione di scrematura al cui perfezionamento collaboreranno prima la società di facility and property management e poi la società di gestione del risparmio. Gli stessi documenti di gara chiariscono che tra le due società dovrà esserci la massima collaborazione nell'ottica del trasferimento dei cespiti al fondo immobiliare.

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Sole 24 Ore di giovedì 24 marzo 2011, pagina 35

 Via alle verifiche sul patrimonio immobiliare

In commissione bicamerale Via alle verifiche sul patrimonio immobiliare È partita l'indagine conoscitiva sugli immobili di proprietà degli enti di previdenza. Ieri la Commissione di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale presieduta dall'onorevole Giorgio Jannone ha incontrato i vertici dell'Inpdap. La prossima audizione è prevista per mercoledì 3o marzo, ma ancora non si conosce l'ente che sarà invitato. «Abbiamo visto l'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica, che raccoglie il più grande parimonio immobiliare - racconta Giogio Jannone - si tratta di decine di migliaia di immobili, abbiamo posto molte domande tecniche e l'ente ci ha chiesto almeno una settimana di tempo per fornire le risposte». Tra i quesiti che sono stati posti ieri e che saranno fatti a tutti gli enti - rappresentati da presidente, direttore generale e dirigente responsabile - c'è il rendimento del patrimonio immobiliare. La risposta in parte già la si conosce (si veda «Il Sole 24 Ore del 25 febbraio scorso). I rendimenti del patrimonio immobiliare delle casse, in base ai dati del bilancio 2009, derivano in gran parte dai canoni di locazione e mediamente sono molto contenuti e vanno dall'1,32% della cassa geometri al 3,79% dei periti industriali. Il dato dei notai, che nel 2009 hanno dichiarato un rendimento dell'8,6% in realtà è generato da una sostanziosa plusvalenza da cessioni. Un'altra domanda che la commissione intende fare riguarda eventuali "affitti di favore" concessi. E questo non deve stupire visto che l'indagine sul patrimonio immobiliare del enti previdenziali è nata sulla scia dello scandalo del Pio Albergo Trivulzio, che ha concesso numerosi appartamenti a prezzi di favori a vari personaggi nella "Milano bene".

Jannone intende indagare anche sul passato recente. «Chiediamo anche con quali criteri si è proceduto alla dismissione degli immobili - spiega Jannone - e contiamo di andare a ritroso almeno di tre anni, quindi dal 2007». I tempi per l'indagine sa- L'OPERAZIONE L'indagine è partita con l'Inpdap Ogni settimana sotto esame un istituto previdenziale ranno lunghi, «ma - afferma Jannone - la moral suasion comincia già a dare i suoi effetti; già con l'indagine sugli investimenti fmaziari dopo il crack Lehman si è alzata l'attenzione degli enti negli investimenti finanziari». Tra le questioni che saranno approfondite c'è anche quella delle occupazioni abusive degli immobili, e del livello di contenzioso tra ente ed inquilini. La Commissione intende indagare sia sugli immobili gestiti direttamente che su quelli affidati a fondi immobiliari «vogliamo conoscere - dice Jannone - quali sono i criteri in base ai quali è stato selezionato il soggetto terzo».

 

 

Parlamento avvia indagine su gestione enti previdenziali

 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 marzo 2011- Il Parlamento si attiva sulla gestione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali pubblici e privati. La commissione bicamerale sugli Enti gestori ha deciso l'avvio di una indagine conoscitiva che vertera' su tre aspetti: "gli esiti dell'operazione di cartolarizzazione Scip2 e la restituzione agli enti di parte degli immobili invenduti" in riferimento agli enti di previdenza pubblici; "la modalita' di gestione degli immobili da parte degli enti privati, con particolare riguardo ai rendimenti attesi e a quelli effetti"; e "le modalita' di dismissione del patrimonio immobiliare". La Commissione procedera' all'audizione dei rappresentanti del Governo; degli stessi Enti di previdenza, dei sindacati e della Corte dei Conti. L'indagine conoscitiva si dovra' concludere entro dodici mesi.

 

Italia Oggi di mercoledì 2 febbraio 2011, pagina 6

Mattone e spese, i piani del Tesoro

di Sansonetti Stefano

Gli immobili pubblici sono troppi. Così tanti che bisogna assolutamente fare qualcosa per poterne ricavare risorse da destinare al miglioramento dei conti. Senza considerare che anche i rubinetti della spesa, soprattutto quella corrente, possono essere ulteriormente stretti. Il ministero dell'economia ci crede, al punto che in queste settimane sono tornati in auge progetti di cessione del mattone di stato e riflessioni su come contenere le uscite. Per il titolare del dicastero di via XX Settembre, Giulio Tremonti, l'idea sugli immobili non è certo una novità. Alcuni parlamentari dell'entourage più vicino al ministro, sondati da Italia Oggi, non hanno dubbi: «Ma quale patrimoniale, qui per incassare, una delle strade da percorrere è quella della vendita degli immobili pubblici. E questa idea non ha mai smesso di frullare nella mente di Tremonti.. Già, ma come procedere, soprattutto dopo le non esaltanti avventure delle varie Scip e Patrimonio dello stato spa? Il ministero, per riuscire a rispondere a questa domanda, ha messo in campo da diverso tempo alcuni tecnici. Uno di questi è Piero Giarda, coordinatore di uno dei quattro tavoli sulla riforma fiscale, quello relativo al bilancio dello stato. Poi sta lavorando il Dipartimento del tesoro, in particolare la direzione che si occupa di valorizzazione dell'attivo e del patrimonio pubblico, guidata da Stefano Scalera. Gli appuntamenti vanno intensificandosi di giorno in giorno, per valutare tutte le carte utili a mettere su un nuovo progetto immobiliare pubblico e a capire su quali voci di spesa corrente si può agire. Di certo alcune mosse sono già state compiute. Sul finire dell'anno scorso, per esempio, un decreto di Tremonti ha di fatto svuotato la Patrimonio dello stato spa, cedendo un pacchetto residuale di immobili all'Agenzia del demanio guidata da Maurizio Prato. La Patrimonio spa era stata lanciata da Tremonti nel 2002 proprio allo scopo di valorizzare e cedere il mattone di stato. Gli esiti, però, non sono stati dei  migliori. E così, nel corso degli ultimi due anni, sono fioccati i progetti di razionalizzazione di tutti gli strumenti, societari e non, che oggi lo stato si trova a gestire a fini immobiliari. Uno dei piani, per Giulio Tremonti per esempio, dovrebbe portare a un rilancio della Patrimonio spa, magari nella veste di società che aiuta i comuni nella valorizzazione degli immobili. Un tempo si era parlato della fusione tra Agenzia del demanio, Patrimonio spa e Fintecna immobiliare, quest'ultima controllata al 100% della finanziaria del Tesoro, guidata da Prato. Un'evoluzione di questo progetto avrebbe portato alla trasformazione dell'Agenzia in una Demanio società per azioni, con in pancia soprattutto i cespiti cedibili in tempi brevi. Un piatto, hanno stimato alcuni calcoli dell'epoca, che potrebbe arrivare a valere anche 80 miliardi di euro. Queste due ultime ipotesi, però, appaiono oggi difficili da realizzare, vista la differenza tra gli enti in questione. Poi ci sono le non favorevolissime condizioni del marcato immobiliare. A ogni buon conto è probabile che nei prossimi mesi alcuni di questi dossier vengano rilanciati, magari con le opportune limature. Molti osservatori registrano come il rilancio di un piano di dismissioni sia assolutamente più coerente con il programma del Pdl e con la logica federalista di quanto non possa essere l'idea di una patrimoniale sulla ricchezza. Idea quest'ultima, bocciata praticamente da tutti. Anche da quella Confindustria che, guarda caso, citando report del suo Centro studi ha spiegato che la strada maestra per diminuire il debito pubblico italiano sarebbe proprio le cessione sul mercato dei vari asset disponibili. Gli industriali di Emma Marcegaglia hanno addirittura sostenuto che ci sarebbero a disposizione 500 miliardi, di cui 385 relativi a immobili cedibili in tempi non biblici. Ma l'esperimento vale certo più dell'introduzione di una tassa, come la patrimoniale, contro la quale si è già scagliato il premier, Silvio Berlusconi. Una mossa, quella del Cavaliere, in grado di produrre consenso. E questo Tremonti lo sa.

 

L'Espresso di giovedì 13 gennaio 2011, pagina 112

E io ci metto la faccia

di Piana Luca

Non deve vendere i tortellini di Giovanni Rana o i polli freschi di Francesco Amadori. Eppure Antonio Mastrapasqua, presidente dellI'Inps, al pari di questi imprenditori "self-made men", ha deciso di metterci la faccia. Dimostrando un'insospettabile sicurezza di se, ha interpretato uno spot di 45 secondi, in onda quest'inverno sulle reti Rai e Mediaset, per reclamizzare il nuovo sito Internet dell'istituto che paga la pensioni a 18 milioni di italiani. E' la prima volta per uno che, come lui, si definisce un "civil servant", un servitore dello Stato che svolge una funzione pubblica, dove non si vende nulla, ma si fornisce un servizio. Com'era prevedibile, lo spot di Mastrapasqua, commercialista romano di 51 anni finora sconosciuto ai più, ha suscitato all'interno dell'Inps diverse perplessità, culminate anche in volantinaggi da parte dei sindacati di base: la scelta di puntare sulla propria immagine ha alimentato il sospetto che il presidente voglia far carriera, che punti addirittura a una poltrona da ministro. Ma i più critici storcono il caso soprattutto perchè la campagna pubblicitaria cominciata proprio quando la Corte dei Conti rendeva nota l'ultima relazione sull'attività di controllo sull'Inps. Una relazione che, assieme a giudizi molto positivi sul recupero di efficienza e sulla lotta alle truffe, sottolinea anche problemi delicati. In particolare, i magistrati contabili contestano: i troppi poteri concentrati nelle mani del presidente; i vuoti che si sono creati nel sistema dei controlli interni; i ritardi nell'opera di contenimento dei costi di funzionamento, in continuo aumento a fronte della promessa di ridurli di 130 milioni nel 2009 e di altri 300 entro il 2011;l'eccesso di consulenze esterne e il ricorso non sempre giustificabile ai servizi delle agenzie interinali. Questioni che, al di là delle preoccupazioni della Corte, secondo quanto ha ricostruito "L'espresso", stanno creando tensioni su temi concreti. Il primo sono i poteri di Franco Vari, un dirigente in pensione legato a Mastrapasqua, capostipite di quella che per l'Inps è una specie di dinastia (ci lavorano anche due nipoti, assunte tramite concorso), che il presidente ha voluto - forzando il parere di altri organi - alla guida del neonato Organo indipendente di valutazione che vigila sulle carriere interne. Il secondo sono i rapporti con i privati che gestiscono gli immobili dell'Inps (fra i quali Pirelli e Romeo Gestioni), oggetto di un duro scontro interno sulla durata del loro mandato. Nel bene o nel male, dunque. Mastrapasqua è il nuovo uomo forte del sistema pensionistico italiano. Per inquadrare il tipo, occorre partire dal suo indirizzo di commercialista, a due passi da Porta Pia. Uno studio di stampo familiare, le cui dimensioni limitate non gli hanno impedito di affastellare una serie infinita di incarichi. Per Antonio, fratello di Pietro Mastrapasqua (revisore contabile meglio conosciuto dagli addetti ai lavori), sembrano in effetti aver contato parecchio le relazioni politiche. Da sempre considerato vicino ai circoli dell'ex Democrazia cristiana capitolina, in ottimi rapporti con il sindacato cattolico Cisl, è entrato da giovane nell'entourage del sottosegretario Gianni Letta, eminenza grigia di Silvio Berlusconi. E li si è fatto strada, passando dalla vice presidenza dell'Ente Promozione Sportiva Disabili alla direzione dell'Ospedale Israelitico di Roma. Ancora oggi, a due anni e mezzo dall'arrivo all'Inps, un impegno che lo deve assorbire non poco, Mastrapasqua risulta avere cariche in 36 società diverse, appartenenti a gruppi pubblici e privati (da Equitalia a Benetton, dall'Eur a Telecom Ira), nonché in imprese che figurano tra i fornitori dell'istituto pensionistico. Ma non basta. Per comprendere la portata dei suoi rapporti, va tenuta in considerazione anche la moglie, Maria Giovanna Basile, commercialista pure lei. Chi ha avuto il piacere di cenare da loro, nel centro di Roma, descrive la signora come una donna capace di consigliare il marito anche su aspetti tecnici del suo mandato. D'altronde, per lei, le cariche sociali risultano ben 38. La più altisonante è quella, assunta di recente, di sindaco nella Rai diretta da un altro lettiano, Mauro Masi. Per Mastrapasqua, dunque, I'Inps è un banco di prova per misurare fin dove potrà arrivare. E lui, che a dispetto dell'imprimatur di Letta alla sua nomina, sembra essere in rapporti discreti più con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che con quello del Welfare, Maurizio Sacconi, ce la sta mettendo tutta, cercando di trasmettere l'immagine di un istituto nuovo, in grado di mettersi «al servizio del Paese. Uno sforzo corroborato da spese promozionali nel 2010 per 7,3 milioni, cinque volte quelle dell'anno prima. All'istituto Mastrapasqua è giunto da commissario il 4 luglio 2008, designato da un governo Berlusconi da poco insediato. Poche settimane e subito il tema dei possibili conflitti d'interessi veniva messo alla prova: il 25 luglio la Path Net, una società del gruppo Telecom che fornisce servizi di trasporto dati, dove lui siede nel collegio sindacale, riceveva a trattativa privata una commessa da 3,2 milioni. Solo un assaggio, visto che la varietà degli incarichi professionali di Mastrapasqua finisce spesso per esporlo a questo rischio. Un altro esempio? Basta andare sul sito Web dell'lnps e cliccare sull'icona di Vicky, l'assistente virtuale che aiuta gli utenti a muoversi fra i vari servizi. Uno strumento, quest'ultimo, elaborato dalla Almaviva dell'imprenditore Alberto Tripi, società nella quale il numero uno dell'Inps è stato fino a poco tempo fa sindaco effettivo e la moglie è tuttora sindaco supplente. Dopo la parentesi da commissario, la stretta di Mastrapasqua sull'istituto si è rafforzata quest'anno, con la riforma che ha soppresso il consiglio di amministrazione, affidandone i compiti a Mastrapasqua. Riforma che non ha convinto la Corte dei Conti, che teme una gestione meno autonoma e sottolinea la confusione nel sistema dei controlli, legata anche alla nascita del nuovo Organismo indipendente di valutazione (Oiv), che ha affiancato il Consiglio d'indirizzo e vigilanza (Civ). Un passaggio spinoso ha riguardato, appunto, la nomina di Varì alla guida dell'Organismo di valutazione, una specie di sceriffo che vigila sulle carriere dei dirigenti e che, di conseguenza, ha poteri molto concreti su chi può salire nelle gerarchie e chi no. L'incarico - retribuito con 65 mila euro l'anno, auto blu, ufficio - era stato bocciato dalla Civit, la commissione nazionale di vigilanza sulla pubblica amministrazione, fra gli altri motivi anche per il fatto che Vari ha superato l'età pensionabile. Ma Mastrapasqua ha tenuto duro e ottenuto dalla Civit un secondo pronunciamento favorevole al suo prescelto, rimandando al futuro il rispetto dei requisiti prescritti. Varì, ex direttore centrale, è stato a lungo l'uomo forte nella gestione dei "beni strumentali" dell'Inps, uffici, palazzi e quant'altro. Un settore che, forzatamente, finisce spesso nel mirino delle critiche, come è accaduto, ad esempio, per il ricco contratto d'affitto (600 mila curo l'anno, stando alle indiscrezioni) che l'istituto paga al costruttore romano Domenico Bonifaci per la sede degli uffici di Roma Eur, in via Chopin, oggetto di vari abusi edilizi e di un incendio causato dall'impianto elettrico mentre, nel 2006, era in corso il trasloco. Ebbene, appena insediato alla guida del nuovo organo, Varì ha redatto un sistema di valutazione interna dei dirigenti che ha creato parecchi mal di pancia al Consiglio di vigilanza dell'istituto, dove sono rappresentati imprenditori e sindacati. Che si è visto costretto a chiedere degli aggiustamenti, per restituire alla direzione generale funzioni che Vari, l'uomo del presidente, voleva sottrarle. Un secondo retroscena che rivela le tensioni interne all'Inps riguarda, come detto, la gestione del patrimonio immobiliare. Nel giugno 2009 l'istituto ha dato il via alla procedura per creare un fondo che dovrà valorizzare i suoi palazzi. Quest'estate, tuttavia, erano in scadenza i contratti che ne affidano la gestione ai privati, fra i quali il gruppo Pirelli e la Romeo Gestioni. La direzione delle risorse strumentali ha così prolungato il contratto con i privati, scegliendo di lasciar loro i palazzi per altri 30 mesi. Un periodo eccessivo, che ha spinto il direttore generale Mauro Nori a firmare una richiesta dal contenuto chiarissimo: -Sei mesi sono più che sufficienti, poi valuteremo come va la creazione del fondo immobiliare-. Con i costi che continuano a salire, con i regali forse è meglio non eccedere.

ha collaborato Ugo Prati

 

 

Il Sussidiario sabato 11 dicembre 2010

MANOVRA/ Far fruttare il patrimonio immobiliare pubblico? Una soluzione c'è

di Salvatore Sechi

Dalla Prima repubblica in avanti senza soluzioni di continuità, la gestione del patrimonio pubblico da parte degli enti previdenziali è ispirata ad una logica quasi sovietica. Inps, Inpdap, Inail ecc. dispongono di una catena di organi di vigilanza, direzione, contenzioso, coordinamento, gestione del patrimonio che assomiglia ad una rendita di posizione. Malgrado l’esistenza anche di preziose competenze, essi ospitano una manomorta di personale elevata al ruolo di manager con stipendi che sono più del doppio di quelli dei professori universitari alla fine della carriera. Il valore di mercato dell’amministrazione di questi enti è dato dalla capacità di creare reddito. Purtroppo non sono mai stati in grado di far rendere l’enorme patrimonio immobiliare pubblico più del 2 percento. La magistratura della Corte dei Conti, quasi mai consultata preventivamente, è stata implacabile nel denunciare abusi e deficienze. Giulio Tremonti sei anni fa decise di fare piazza pulita alienando questo patrimonio con un massiccio programma di cartolarizzazioni (Scip 1 e Scip 2). Dopo 15 anni il ministro dell’Economia ha preso atto del loro fallimento e ha restituito la responsabilità degli immobili ai vecchi enti previdenziali. Attualmente risultano vendute 74.926 delle 90.392 unità immobiliari, e al 28 febbraio 2009 restava un portafoglio residuo complessivo di 15.466 immobili vincolato alla dismissione immobiliare. Tommaso Padoa Schioppa aveva calcolato che il valore dell’invenduto si aggirasse intorno al 2,8 miliardi di euro. Forse un po’ meno. Né si può dimenticare l’incidenza che hanno i ritardi nell’andamento degli incassi. Ormai l’invenduto coincide in gran parte con l’abusivismo delle aree urbane marginali (la polpa dei centri storici, cioè a maggiore valore commerciale, è già stata alienata) e con gli immobili classificati di pregio (si calcolano siano il 10 percento dell’intero patrimonio immobiliare dello stato). Proprio questi ultimi sono oggetto di un tenace contenzioso giudiziario. Da una parte per via del degrado che non di rado li caratterizza (si è identificato, creando discriminazioni enormi, il cosiddetto pregio nella dislocazione degli immobili nei centri urbani). Dall’altra, per gli alti prezzi con cui vengono offerti rispetto a quelli, sensibilmente più bassi, del mercato nel 2001 (presi a riferimento dalla legge 104/2004). Per non parlare della disparità (fino al 45 percento del valore commerciale!) di trattamento tra i cittadini, le cui abitazioni distano poche decine di metri dal centro storico.  Il governo Berlusconi non può trascinarsi dietro, come un’enorme macina al piede, questa situazione, che gli impedirebbe di varare un impegnativo programma di ripresa dell’attività edilizia per venire incontro alle esigenze delle giovani coppie e delle famiglie dei cittadini extra-comunitari. La soluzione più efficace per fare cassa, ma anche la più equa, è quella di alienare l’invenduto praticando uno sconto del 30 percento sui prezzi di offerta. Si tratta del valore che viene normalmente riconosciuto a chi acquista un immobile occupato come sono quelli detenuti dagli inquilini degli enti ex-previdenziali. In questo modo non verrebbero sanate le discriminazioni e i diversi trattamenti tra i cittadini di diversi quartieri e di diverse città, che restano come una testimonianza dell’assoluta incapacità di organi della partitocrazia spartitoria quali sono, in grande misura, ancora Inps, Inail, Inpdap ecc. Ma dubito che,senza di essa, il ministero del Welfare, affidato alle mani di un esperto come Maurizio Sacconi, possa impostare finalmente una politica della casa per venire incontro alle esigenze delle giovani coppie e delle famiglie dei cittadini extra-comunitari. Si tratta di una vicenda oramai annosa che è stata di recente ricostruita analiticamente da Mario Milone nel volume Scippopoli, edito a Napoli quest’anno. In sintesi i cosiddetti immobili di pregio (non più di 2.000 su oltre 90.000 unità), trasferiti alla SCIP Srl nel 2001 e nel 2002, sono stati sottratti alla più nota regola di mercato. Essa prevede per la vendita dell’immobile occupato la riduzione del 30 percento sul prezzo di mercato determinato per lo stesso immobile libero. Da anni è vigente una normativa illogica, varata dal precedente Governo, che sottrae a questa elementare regola di mercato gli immobili di maggior valore (immobili cosiddetti di pregio alienati ovviamente in base ad una maggiore stima). “Tale esclusione - scrive Milone - determina una ingiustificata disparità di trattamento tra le 2.000 famiglie coinvolte e tutte le altre 90.000 complessivamente interessate dalle vendite che hanno potuto legittimamente acquistare la propria abitazione con l’applicazione della suddetta riduzione, nell’ambito dello stesso processo di dismissione patrimoniale pubblico e sulla base delle stesse leggi dello Stato”. È il caso, ad esempio, degli immobili di Roma di Piazza Adriana e Piazza Cavour, o quelli di Viale Filopanti e Piazza Roosevelt a Bologna.  La fine del contenzioso giudiziario e la vendita di questi immobili consentirebbe la formazione di un fondo iniziale per avviare finalmente una politica riformista di edilizia pubblica. Vi sono interessati i ministeri di Tremonti, Sacconi, Romani e Prestigiacomo (per l’ambiente). Dalla loro collaborazione dipende che i tempi di esecuzione siano spediti e vengano garantiti margini di profitti analoghi a quelli che il potere pubblico e gli imprenditori privati ricavano dalla collaborazione a questa impresa comune in Spagna e Francia. A documentarlo, tempo fa, è stata una bella inchiesta di Report (non importa l’orientamento politico), il programma che Milena Gabanelli dirige su Raitre.

 

Il Sole 24 Ore del 13/07/2010 Isabella Bufacchi pagina 4

 Fascicolo del fabbricato. Soprattutto gli istituti di previdenza dovranno dotarsi dei documenti.

 Con circolare. Tremonti sollecita la messa a norma del patrimonio.

Almeno il 20% degli immobili pubblici non è regolarizzato e cioè non dotato di un  fascicolo immobiliare  completo. Molti fabbricati non sono stati accatastati, altri lo sono ma con informazioni parziali. Mancano in numerosi casi all'appello i certificati di agibilità. Tanti enti pubblici, troppi per il Mef, dispongono di immobili senza cono- sceme provenienza, valore e addirittura la proprietà è incerta. E per questo che, «per pervenire a una quanto più  completa conoscenza del portafoglio immobiliare come punto di partenza per un adeguato processo di valorizzazione», il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha firmato nei giorni scorsi una circolare contenente le linee guida per la costituzione di un fascicolo immobiliare, la carta d'identità degli immobili pubblici. Il documento è stato diramato ieri. Questo percorso metodologico, che indica nel dettaglio come raccogliere la documentazione per una ricognizione puntuale del portafoglio immobiliare mirato ai fabbricati, è indirizzato agli enti pubblici non territoriali, in particolar modo agli enti previdenziali che dispongono di un importante patrimonio immobiliare. Non è chiaro se le casse notarili aderiranno o meno. Dopo le operazioni finanziarie di mercato come le cartolarizzazioni e la costituzione di fondi immobiliari, per velocizzare la dismissione degli immobili già in vendita di questi enti, il Tesoro incoraggia sempre  più la pa a migliorarsi nel molo di proprietario immobiliare: anche in vista di operazioni di valorizzazione (tra le quali anche le alienazioni) che in prospettiva dovranno contribuire al risanamento e consolidamento dei conti pubblici. La conoscenza inesatta del valore di un bene, fabbricato o terreno, è il presupposto della svendita del patrimonio immobiliare dello Stato. Queste linee guida, come precisato nella circolare firmata da Tremonti lo scorso 9 luglio, comunque «possono costituire un valido riferimento per tutte le altre pubbliche amministrazioni (regioni, province e comuni) che intendano attivare un proficuo processo di valorizzazione». Il Mef ha avviato proprio quest'anno un nuovo censimento sul patrimonio immobiliare della pa, con l'obiettivo di stabilire una volta per tutte l'entità e il valore dei beni immobiliari pubblici. I primi riscontri di questo monitoraggio seguito dalla direzione VIII del Tesoro, al quale hanno aderito circa 6mila amministrazioni (si veda il: Sole Ore di lunedì), hanno fatto emergere carenze enormi nella documentazione dei fascicoli immobiliari. Stando a fonti bene informate del Mef, «almeno il 20% degli immobili pubblici non è regolarizzato». La compilazione di un fascicolo immobiliare è un'operazione di ricognizione molto complessa. Sono almeno una ventina i documenti base richiesti: dal titolo di provenienza alla certificazione urbanistica ed energetica, dalla planimetria e visura catastale agli attestati di uniformità con tanto di valore di mercato attribuito dall'agenzia del territorio copie di eventuali contratti di locazione. Vanno riepilogati gli interventi di manutenzione degli ultimi5 anni ed acclusi i decreti di vincolo e le limitazioni al diritto di proprietà. La conoscenza del patrimonio immobiliare, inoltre, secondo queste  "best practices"  si articola su tre tipologie di documentazione: tecnica, amministrativo-gestionale e storico-artistica. Alle informazioni tecniche la circolare dedica un ampio spazio: localizzazione geografica, analisi urbanistica, identificazione catastale con redditività, rappresentazione grafica, lista intestatari, titolo di provenienza, nota di trascrizione e ricostruzione dei passaggi di proprietà. Le informazioni amministrativo-gestionali servono a dividere i beni strumentali da quelli non strumentali e questi ultimi vanno a loro volta suddivisi in liberi, occupati, con o senza titolo. Le informazioni storico-artistiche invece sono essenziali per «delineare le procedure per eventuali dismissioni».

 

Il MONDO 12.03.2010

INAIL, INPDAP E INPS

E IN ARRIVO CI SONO LE CESSIONI DEGLI ENTI PREVIDENZIALI

 Chi sta pianificando un investimento immobiliare tra questo e il prossimo anno dovrà tener d’occhio le aste degli enti previdenziali pubblici. Sono oltre 10 mila, infatti, le case tornate al mittente da Scip i e Scip 2, società veicolo incaricate della vendita. Nelle ultime settimane Inail, Inpdap e Inps stanno discutendo su come gestire questo patrimonio e dalle prime indiscrezioni emerge che circa un quarto delle 10 mila abitazioni finirà all’asta tra il 2010 e il 2011 (un’altra parte potrebbe essere destinata a fondi immobiliari). La maggior parte degli asset è localizzata nelle varie province del Lazio, ma ci sono centinaia di unità ubicate nel centro e semicentro di Roma. Oggetto di bandi di gara saranno gli appartamenti vuoti e quelli inoptati (per i quali cioè l’inquilino assegnatario non ha esercitato l’opzione d’acquisto), mentre c’è incertezza su come sbrogliare i tanti contenziosi con gli inquilini sorti soprattutto per gli immobili di pregio (che non beneficiano dello sconto concesso ad altri assegnatari), ma che prima o poi finiranno all’asta anche loro. Il primo a partire con le nuove cessioni sarà probabilmente l’Inail, con un bando per 60-70 unità abitative. Come informarsi su queste procedure? È in corso di definizione una convenzione fra i tre enti previdenziali coinvolti e il consiglio nazionale del notariato in base al quale per le aste sarà utilizzata la piattaforma informatica di Asnodim, associazione del notariato romano, per le dismissioni immobiliari. In pratica lo stesso strumento che ha realizzato per conto del governo tutte le aste Scip, oltre che operazioni analoghe per altri committenti come Campidoglio Finance. Asnodim ha finora gestito in tutto 19.500 procedure e sul suo sito (www.asnodim.com) si possono consultare i risultati in dettaglio.

 

INPS: ISTITUTO, PROSEGUE DISMISSIONE PATRIMONIO IMMOBILIARE (ANSA) - ROMA, 11 FEB -

 L'Inps riafferma la propria volontà di proseguire nel processo di dismissione del patrimonio immobiliare di sua proprietà, così come previsto dalla vigente normativa. Lo precisa l'Istituto in un comunicato diramato dall'Ufficio Stampa dello stesso.
'La dismissione del patrimonio immobiliare continua ad essere una delle priorità nell'azione dell'Istituto - sottolinea il presidente, Antonio Mastrapasqua - e proseguirà secondo quanto stabilito dalle attuali disposizioni in materia, in particolare seguendo le modalità e le condizioni previste dall'art. 43 bis della legge 14 del 2009'.
'In questa prospettiva - prosegue la nota - l'Inps rinnova la propria disponibilità ad incontrare le associazioni che rappresentano gli inquilini per affrontare congiuntamente le problematiche inerenti all'alienazione degli immobili, disponibilità già concretamente manifestata con la comunicazione del 10 febbraio che il presidente Mastrapasqua ha indirizzato all'Unione Inquilini, invitandola a concordare le date per un incontro con i dirigenti dell'Istituto'.

 

02/02/2010

MILANO (MF-DJ)--"Intanto chiariamo, con Pirelli piu' che un progetto c'era una mera ipotesi di aggregazione. Era solo un'ipotesi. Interessante
e complessa sicuramente, ma non e' decollata". Lo ha spiegato a MF Paolo Crescimbeni, presidente di Fimit e commissario straordinario dell'Inpdap, primo socio con il 30% di Fimit, aggiungendo che tra Pirelli Re e Fimit "a non convincere erano i numeri". Crescimbeni interrogato sulla perplessita' dei ministeri che vigilano sugli enti di previdenza soci di Fimit, ha affermato che "i vertici politici sono stati informati delle trattative in corso. L'invito alla prudenza per gli investimenti degli enti previdenziali e' qualcosa che definirei implicito. Comunque i pareri dei ministeri vigilanti sono stati sempre rispettosi dell'autonomia degli enti e soprattutto di Fimit, che e' una societa' attiva sul mercato e che segue quindi le regole del mercato".Chiuso il discorso Pirelli, "il piano industriale (di Fimit, ndr) prevede una crescita per linee esterne anche creando piattaforme europee utili a garantire al meglio i nostri investitori. Su queste premesse si era avviato un confronto con alcuni soggetti, tra cui Pirelli. Sgombrato il campo da questa ipotesi, la societa' si sta gia' lanciando su altri progetti, che siano fortemente rispettosi degli interessi degli investitori dei fondi e degli azionisti della sgr", ha spiegato. Il Presidente di Fimit ha aggiunto che "stiamo guardando anche a operazioni europee e non solo in un'ottica di aggregazione, ma anche di sinergie sulla base di piattaforme comuni di servizi". A proposito dei soci previdenziali, in merito al dubbio che l'Inpdap usi Fimit anche per suoi fini, come dimostrerebbe il conferimento al fondo Senior degli immobili Scip restituiti dal Tesoro all'ente perche' rimasti invenduti, Crescimbeni ha affermato che "noi abbiamo fondi anche in altre sgr, non solo in Fimit. E' anche vero che in quest'ultima abbiamo una partecipazione azionaria piu' rilevante. Il progetto di conferire gli immobili Scip nel fondo Senior tuttavia e' nato in Fimit, non in Inpdap". Il Presidente di Fimit ha poi concluso affermando che "
l'apporto deliberato per gli immobili non residenziali ex Scip e' di 300 milioni" e che probabilmente verra' allargato anche al portafoglio residenziale.
red/ste

 

Fimit riceve le case Scip

PLUS 24 – Il Sole 24 Ore  (SABATO 23 Gennaio 2010)

 Nuova destinazione per le case cartolarizzate e rimaste invendute. Una parte degli immobili ex Scip tornati nella disponibilità dell'Inpdap, ente pensione dei dipendenti pubblici, è stata conferita ai fondi immobiliari della società di gestione Fimit. «Abbiamo già conferito un primo portafoglio di immobili a uso commerciale ex Scip al fondo Senior immobiliare gestito da Fimit Sgr e stiamo valutando un ulteriore apporto – spiega Daniela Becchini, vicedirettore generale e responsabile patrimonio Inpdap –. Mentre continueremo nella dismissione di quelli residenziali attraverso le aste». E aggiunge: «In caso di invenduto, anche il residenziale potrebbe confluire in un fondo immobiliare, ma è un work in progress». Secondo quanto risulta a «Plus24», sono pari a un valore di 30 milioni di euro le case ex Scip conferite da Inpdap al fondo Senior. Più in generale dal bilancio di previsione 2010, emerge che l'ente pensione dei dipendenti pubblici conta di incassare 200 milioni di euro dall'alienazione delle case rimaste invendute nell'ambito delle cartolarizzazioni. Un obiettivo inferiore rispetto ai 480 milioni di euro stimati nel piano industriale Inpdap dell'aprile scorso.Ma le strategie immobiliari dell'ente di previdenza, presieduto da Paolo Crescimbeni, non si limitano alle ex Scip. Inpdap possiede infatti quote importanti dei fondi immobiliari Alfa (30% con un valore di bilancio pari a 78 milioni) e Beta (10%, 26,84 milioni in bilancio) sempre gestiti da Fimit Sgr di cui Inpdap è anche socio con il 30 per cento. Nei documenti di previsione, l'istituto ribadisce che intende valorizzare tali asset «attraverso la vendita delle quote di partecipazione ai fondi Alfa e Beta nel momento più favorevole del mercato». Stessa posizione era stata espressa pure nel piano industriale. Da segnalare che il fondo Beta chiude i battenti nel febbraio 2011 e non ci saranno proroghe. «Osserviamo il mercato e non escludiamo che si possa arrivare a scadenza in particolare per il fondo Beta», aggiunge Becchini. Da segnalare infine che il disavanzo atteso per il 2010 è di 8,1 miliardi e, per la gestione che si è appena chiusa, il risultato economico indicato nel bilancio di previsione dovrebbe essere negativo per 7,3 miliardi.

VitalianoD'Angerio
Maria Adelaide Marchesoni

 

redazione del sito www.scip2pregio.it

Napoli, 20 gennaio 2010

Danno Erariale e "danno" per gli inquilini cosiddetti di pregio

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Con sentenza n. 2287/09 la Sezione Lazio della Corte dei Conti condanna per danno erariale la Dott.ssa Cannata e la Dott.ssa Mazzarocchi del Ministero dell’Economia e delle Finanze che hanno gestito le cartolarizzazioni immobiliari volute dal Ministro Giulio Tremonti e con le quali oltre 67.000 immobili residenziali degli Enti previdenziali pubblici sono stai conferiti nella fantomatica S.c.i.p. S.r.l. prima che fosse messa in liquidazione per l’impossibilità di raggiungere i suoi originari obbiettivi. Secondo i giudici contabili le due funzionarie del Ministero sono responsabili di aver causato un mancato incasso per lo Stato pari a 22 milioni di euro e per questo sono state condannate in primo grado a risarcire 150.000 euro ciascuna. Il fatto risale al periodo 2004-2005 quando gli stabili del bellissimo quartiere Sallustiano di Roma: Via Cadorna 13 e Via Valenziani 12 e 16, anch’essi cartolarizzati con l’operazione Scip 2, sono stati rapidissimamente venduti dall’INPS (per conto della Scip S.r.l.), ai 102 fortunati inquilini a condizioni di favore: prezzi di mercato del 2001 scontati del 30% e dell’ulteriore sconto di blocco del 15%, senza che si fosse tenuto conto nella determinazione del prezzo di offerta nemmeno di 4.508.000,00 euro che nel frattempo l’Inps aveva speso per ristrutturare a nuovo gli stabili di Via Valenziani. Insomma, gli inquilini, questi sì amici degli amici, hanno ottenuto un bel regalo: quelli di Via Cadorna da Babbo Natale, infatti hanno acquistato a dicembre 2004, e quelli di Via Valenziani dalla Befana avendo invece acquistato a gennaio 2005. I magistrati Contabili hanno addebitato la responsabilità alla Dott.ssa Mazzarocchi ed alla sua diretta superiore, Dott.ssa Cannata, del mancato inserimento degli immobili in questione nel decreto interministeriale pubblicato in G.U. n. 227 del 27 settembre 2004 che avrebbe dovuto, secondo quanto deliberato dall’Agenzia del Territorio, individuarli di pregio. Tutto questo perché, prima della firma del decreto da parte del sottosegretario Armosino, l’allegato contenete i dati identificativi dei suddetti immobili è scomparso per una serie di rimpalli che, secondo la tesi difensiva delle due funzionarie, sono avvenuti tra il Ministero e l’Agenzia del Territorio. Risulta però davvero difficile credere che questi “regali” agli inquilini siano in effetti piovuti dal cielo per caso mentre è molto più facile ipotizzare una “regia” tra Ministero, Enti e Agenzia del Territorio diretta con grande abilità per favorire un pò di qua e un pò di là preferendo all'ultimo istante non pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale l’allegato contenente i suddetti immobili insieme ad altri immobili di pregio del quartiere Parioli come risulta anche dalle interrogazioni parlamentari dell’epoca. Giulio Tremonti si è subito affrettato ad affermare “pensare che la dottoressa Cannata, che gestisce da nove anni il debito pubblico con grande efficienza e competenza internazionalmente riconosciute, abbia omesso un'attività di vigilanza mi sembra oggettivamente un po' difficile”. Resta il fatto però che la mancata trasparenza di tutto il lavoro di individuazione degli immobili cosiddetti di pregio e dell’inserimento degli stabili nei decreti ministeriali, accompagnato da manovre di ogni genere presso gli uffici pubblici hanno provocato innumerevoli iniquità e disparità di trattamento tra gli inquilini alcuni dei quali ancora oggi combattono su più fronti battaglie giudiziare per vedersi riconosciuti i loro diritti avendo, da tutte queste manovre, ricevuto un danno ormai sempre più evidente.

MF  Numero 008 pag.5 del 14/01/2010

DENARO & POLITICA
Di Andrea Bassi
Il direttore del debito pubblico condannato dalla corte dei conti per omessa vigilanza
La censura dei magistrati contabili sulla compravendita di tre immobili di pregio a Roma che avrebbe causato allo Stato un danno di 22 milioni di euro. Tremonti difende il funzionario
Alla Corte dei conti non sono mai piaciute. Per anni i magistrati contabili hanno messo le cartolarizzazioni Scip1 e Scip2 e il Fip (Fondo immobili pubblici) sotto la lente, censurando i conflitti d'interesse delle banche d'affari e la poca convenienza delle vendite degli immobili pubblici per conto dello Stato (si veda MF-Milano Finanza del 9 febbraio 2007). Adesso arrivano le prime condanne da parte della Corte per quelle operazioni. E sono sanzioni di peso. Sotto la scure della magistratura contabile è finita Maria Cannata, da nove anni a capo del dipartimento che gestisce il debito pubblico italiano. La Corte ha condannato la Cannata e una sua stretta collaboratrice, Tiziana Mazzarocchi, alla restituzione allo Stato di 300 mila euro. Una cifra non esorbitante. Quello che è grave, però, sono le accuse. Per i magistrati contabili i due funzionari del Tesoro avrebbero «gravemente omesso di esercitare la funzione di vigilanza» assegnata al ministero sull'operato degli enti previdenziali in materia di vendite. Nel mirino della Corte, in particolare, è finita la compravendita di tre immobili romani di proprietà dell'Inps. Prima inseriti nell'elenco di quelli «di pregio», per i quali non era applicabile lo sconto del 30% in caso di riscatto degli inquilini, sono poi scomparsi da quella lista. Sono così stati venduti a prezzo di saldo a chi li occupava. E si trattava, guarda caso, di tre dirigenti dello stesso ente di previdenza. Secondo i magistrati contabili quell'operazione avrebbe causato un minor introito per le casse pubbliche di 22 milioni. Immediata la reazione della Cannata. «La decisione», ha spiegato il direttore del debito pubblico, «si limita a ravvisare una responsabilità per omessa vigilanza sull'operato degli enti previdenziali in relazione alla vendita degli immobili in nome e per conto di Scip a seguito della seconda operazione di cartolarizzazione immobiliare, con un'interpretazione che estende la vigilanza del ministero al di là degli aspetti di carattere economico-finanziario che invece sono propri del ministero stesso. In sede di appello», ha concluso, «saranno dissipati i fraintendimenti all'origine di questa sentenza». In difesa della Cannata è intervenuto anche Giulio Tremonti. «Pensare che la dottoressa Cannata, che gestisce da nove anni il debito pubblico con grande efficienza e competenza internazionalmente riconosciute, abbia omesso un'attività di vigilanza», ha detto il ministro, «mi sembra oggettivamente un po' difficile».

CORRIERE DELLA SERA (14 Gennaio 2010)

LA CANNATA E IL DANNO ERARIALE

(CONTESTATO)

 Tutto poteva pensare Maria Cannata direttore del Debito pubblico, grande esperta di Bot e Cct e regista delle aste dei titoli sul mercato - tranne che essere chiamata in causa dalla Corte dei Conti per non aver esercitato la sorveglianza sulle vendite degli immobili dell’Inps, legate alla cartolarizzazione Scip2 realizzata nel 2005. In particolare su quelle di tre immobili declassati dalla fascia di pregio e venduti con lo sconto del 30%, fra gli altri anche a tre dirigenti dello stesso ente previdenziale. Cannata, alla quale i giudici contabili hanno chiesto in solido con una sua collaboratrice di restituire 300 mila euro, risponde che non è compito del ministero vigilare sulle operazioni di vendita al «di là degli aspetti di carattere economico-finanziario e di impatto sulla finanza pubblica» e fà sapere di aver presentato appello contro la decisione. Ma a difendere il direttore del Debito pubblico scende in campo anche il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, Maria Cannata «gestisce da 9 anni con grandissima efficienza e competenza il debito pubblico italiano che è il terzo al mondo» dice a Radiocor Il ministro. Preoccupato che la vicenda, perla quale, auspica l’accoglimento del ricorso, possa «distrarre troppo» Cannata ed i suoi collaboratori dal loro lavoro.

Stefania Tamburello

Il Denaro (18 novembre 2009) pag. 2

INPS: DALLA CARTOLARIZZAZIONE AI FONDI

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

A fine settembre, il Commissario straordinario dell’INPS, Dott. Antonio Mastrapasqua, esperto di finanza e già consigliere dello stesso istituto dal 2004, dichiara: “l'Inps sta dando inizio" ad una gestione più razionale del patrimonio immobiliare. L'ente ha deciso di affidare ad un soggetto terzo la gestione del patrimonio per renderla più efficiente ed efficace".Ebbene, mentre si sta dialogando con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per risolvere il contenzioso giudiziario in corso sui cosiddetti immobili di pregio intervengono alcuni incontri tra i Ministeri vigilanti (Economia e finanze e Lavoro) e gli Enti previdenziali nel corso dei quali questi ultimi rappresentano le proprie diversità in termini di patrimonio da gestire e di organizzazione soprattutto in relazione al patrimonio restituito ai sensi dell’art. 43-bis della L. 14/2009 (patrimonio ex- SCIP). In realtà fa tutto parte di un disegno ben preciso, preordinato come sempre dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che, conclusa la fallimentare stagione delle cartolarizzazioni, spinge sulla creazione di fondi immobiliari! Per questo, gli enti, manifestano la necessità di avere una uniformità gestionale del patrimonio riacquistato dalla SCIP e di quello residuo già di sua proprietà mediante il ricorso ad un unico e più organico strumento di valorizzazione  chiedendo subito la collaborazione ed il supporto tecnico di Via XX Settembre in considerazione “della competenza ed esperienza sulla specifica materia”. La Direzione VIII del Dipartimento del Tesoro indica le linee guida per gli Enti: valutare  (per il patrimonio ex SCIP) la possibilità di apportare modifiche alle procedure di vendita esistenti e la convenienza a realizzare operazioni finanziarie rispetto alla prosecuzione diretta delle vendite; avviare - per il restante patrimonio da reddito la puntuale ricognizione tramite l’Agenzia del Demanio e la valutazione dello stesso tramite l’Agenzia del Territorio. Il primo ente a muoversi è l’INPS. Mastrapasqua adotta subito una determinazione per la “Valorizzazione del patrimonio immobiliare da reddito mediante la costituzione di un Fondo Immobiliare ad apporto privato” avviando di fatto il piano per la costituzione del fondo immobiliare, in cui farvi confluire il patrimonio dell’ente mediante una SGR che avrà il compito di gestirlo. Si attiva nel contempo l'Agenzia del demanio per la ricognizione del patrimonio e l'Agenzia del territorio per una valutazione dello stesso ai sensi del comma 14 dell’art. 43-bis. Insomma, dopo che il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’INPS ha anche approvato all’unanimità i criteri generali del piano predisposto dal Commissario, ci si è incamminati in una strada che ha l'obiettivo di valorizzare il patrimonio da reddito dell'Istituto attraverso: la costituzione di un comitato guida e l’individuazione di uno studio legale di supporto  per predisporre il trasferimento dei contratti in essere e valutare la trasferibilità di tutti gli asset. In questa valutazione si dovrà tener conto che una fetta del patrimonio ex SCIP è interessata da un rilevante contenzioso giudiziario. Non è pensabile che in capo agli enti rimanga la gestione solo di questo pacchetto di immobili che in ogni caso è destinato alla vendita fatti salvi i diritti spettanti agli inquilini. Alla luce di queste considerazioni mi auguro che nell’ambito della due diligence che l’Istituto si appresta a fare, possa trovare finalmente spazio una soluzione transattiva del contenzioso in corso.

Inail: Lotito (Civ), Fondo immobili da 822 mln, chiarezza dal Tesoro

(Il Sole 24 Ore Radiocor) MARTEDI' 3 NOVEMBRE 2009

Avviare discussione su regole e Sgr con parti sociali. Il Civ dell'Inail chiede "l'avvio di una discussione con le parti sociali" circa il futuro funzionamento del Fondo che gestira' una parte del suo patrimonio immobiliare. "Ad oggi - dice il presidente Franco Lotito - sappiamo solo che sara' un Fondo chiuso e che avra' carattere misto: aspetti, a nostro parere, che rendono ancora piu' necessario un confronto". Lotito sottolinea anche la necessita' di chiarimenti sulla gara per scegliere la Sgr: "Un problema delicato che non puo' essere certo risolto in sede amministrativa". Il Fondo ha gia' disponibili 822 milioni, indica Lotito: "Si tratta di una delle piu' grandi entita' finanziarie attive nel mercato degli investimenti immobiliari del Paese. Credo che sia giusto sapere come questi soldi saranno investiti". Il Civ chiede garanzie sula redditivita' degli investimenti, che deve essere sufficiente a proteggere i capitali investiti da imprese e lavoratori. "Anche di questo vorremo dibattere col ministero dell'Economia, visto che oggi il versamento di questi capitali in Tesoreria li rende, di fatto, una forma di prelievo tributario indiretto", conclude.

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 28 set -

Mastrapasqua ha fatto sapere che l'Inps sta dando inizio "ad una gestione piu' razionale del patrimonio immobiliare. L'ente ha deciso di affidare ad un soggetto terzo la gestione del patrimonio per renderla piu' efficiente ed efficace".

ItaliaOggi

Numero 227  pag. 34 del 24/9/2009

 Parla il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua
Domanda. Antonio Mastrapasqua, presidente, avete un fondo immobiliare di proprietà? Avete mai pensato di costituirne uno?

R. Nel recente passato il patrimonio immobiliare dell'Inps, come altri analoghi patrimoni pubblici, era stato inserito in un processo di cartolarizzazione, attraverso la cosiddetta Scip. Dal 1° marzo di quest'anno il governo ha disposto che gli enti originariamente proprietari degli immobili subentrino alla Scip in tutti i rapporti. A fronte di questa novità, la scorsa estate ho provveduto a una determinazione che avvia una valorizzazione del patrimonio immobiliare Inps attraverso la costituzione di un fondo immobiliare ad apporto privato. È stata disposta la costituzione di un Comitato Guida interno all'istituto e si procederà alla scelta di uno studio legale con esperienza specifica in materia che assista l'Inps nelle operazioni preliminari e in quelle successive di istituzione del fondo immobiliare. È già stata attivata l'Agenzia del demanio per compiere la ricognizione del patrimonio e l'Agenzia del territorio per una valutazione dello stesso. Insomma, ci siamo incamminati in una strada che ha l'obiettivo di valorizzare il patrimonio immobiliare dell'Istituto, per meglio conseguire gli obiettivi istituzionali dell'Inps.

Lorenzo Morelli

Il Denaro (04 luglio 2009) pag. 38

Cartolarizzazioni: debacle totale

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

 Anche la Corte dei Conti, nel recente giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2008, certifica il fallimento delle politiche di cartolarizzazione. In particolare di Scip 2, strumento finanziario tanto di moda prima della crisi, del quale già anni addietro con “Scippopoli avevo anticipato l’inevitabile insuccesso e  lanciato l’allarme per i conti pubblici. Tra i Paesi economicamente avanzati, l’Italia è sicuramente quello che più ha fatto un più massiccio ricorso alle cartolarizzazioni, non solo a quelle immobiliari. Con tutte le operazioni architettate negli ultimi anni i portafogli ceduti ammontano a 129,2 miliardi di euro, a fronte dei quali lo Stato ha incassato solo 57,8 miliardi. L'obiettivo di riduzione di indebitamento netto è stato conseguito in misura molto limitata. Anzi, in alcuni casi il debito è persino aumentato. Prima di tutto, le cartolarizzazioni sono state gestite in maniera poco trasparente dalle grandi banche d'affari,  scelte per organizzare tutte le relative procedure di attuazione. Ma forse questo non è l'unico problema e neppure il principale. Giusto per capirne meglio il meccanismo, la gestione delle operazioni di cartolarizzazione è stata affidata al dipartimento del Tesoro, che si è avvalso del supporto del consiglio degli esperti, formato anche da persone provenienti da grandi banche d'affari e che sono poi tornate ad assumere incarichi esterni all'amministrazione. Poi, la pianificazione e la gestione strategica delle operazioni è stata di fatto esternalizzata, affidandola ai super consulenti. In particolare alle banche d'affari che operano a livello internazionale. Ovviamente, data la loro natura e i loro interessi, tali soggetti da una parte non hanno effettuato alcun monitoraggio dei costi e benefici pubblici;  dall'altra, sono stati comunque portati ad evidenziare soprattutto i vantaggi delle operazioni. Insomma, non sarebbero stati fatti gli interessi pubblici, anche perché i processi di cartolarizzazione si sono svolti in condizioni di scarsissima trasparenza. Le cartolarizzazioni non sono nè di destra né di sinistra e negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad una sorta di convergenza politica sugli stessi modelli economici adottati da una parte e dall’altra per l’incapacità di elaborare dei modelli alternativi alla semplice e perversa economia di mercato di cui ora scontiamo tutti gli effetti negativi. Si potevano evitare? L’alterativa era aumentare le tasse o ridurre-razionalizzare la spesa. Certamente il ricorso alla finanza creativa ha dei rischi impliciti evidenti: sono stati sottaciuti i costi e riproposte a tutti i livelli - Stato, Regioni fino ai piccoli Comuni - al fine di avvantaggiare sempre gli stessi soggetti. Il Ministro Tremonti è stato il più grande utilizzatore di questo sistema, ma non certamente l’artefice della cosiddetta “finanza creativa”. Ha semplicemente amplificato quanto di anglosassone era già stato recepito in Italia, applicandolo alla vendita del patrimonio immobiliare pubblico. Con la legge di conversione del decreto milleproroghe (contenente all’art. 43-bis disposizioni in materia di “Interventi nelle operazioni di cartolarizzazione di immobili pubblici”) i patrimoni separati di S.c.i.p. S.r.l. (SCIP 1 e SCIP 2) sono stati posti in liquidazione e tutti i beni immobili invenduti sono stati ritrasferiti ai 7 enti previdenziali originariamente proprietari degli stessi. La nuova disciplina costituisce un’inversione di rotta necessariamente assunta in mancanza di alternative, per consentire di ridurre i costi residuali legati all’operazione nel suo complesso e per evitare in particolare l’escussione della garanzia dello Stato concessa sui finanziamenti in scadenza il 27 aprile 2009. Si conclude anticipatamente un ambizioso progetto rimasto incompiuto, che ha conseguito risultati più che modesti.Il giudizio della Corte dei Conti, anche se severissimo, arriva come sempre ex post, mancando in Italia efficaci meccanismi di controllo preventivo in grado di evitare il solito bagno di sangue per i conti pubblici

Il Denaro (27 giugno 2009) pag. 36

 Immobili di pregio: nuovo elenco

Nuove opportunità vengono fornite da una recente sentenza del Consiglio di Stato.

 di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

E’ successo per gli immobili di Napoli di Via Bernini 88, Via Giotto 70, Viale Michelangelo 57, Via S.Lucia 107 di proprietà dell’INAIL e di Via Crispi 72 e P.zza Medaglie d’Oro 35 di proprietà dell’INPS che sono stati tutti individuati nuovamente di pregio con un decreto interministeriale del 21 maggio scorso, dopo che erano già stati individuati di pregio nel 2003 a seguito dell’operazione di cartolarizzazione SCIP 2. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, insieme al Ministero del Lavoro anch’esso ora direttamente competente, ha rivisto la qualificazione “non di pregio” posseduta dagli immobili in questione a seguito di una intervenuta sentenza del Consiglio Stato del febbraio 2008 con cui è stato definitivamente accertato che essi non ricadevano nel centro storico della città di Napoli. Il testo del nuovo decreto (pubblicato a distanza di 6 anni dal primo) indica ora un’altro criterio, in base al quale è stata effettuata l’individuazione di pregio:“gli immobili sono ubicati in zone nelle quali il valore unitario medio di mercato degli immobili, in base ai valori pubblicati dall’Osservatorio del mercato immobiliare (OMI) dell’Agenzia del Territorio, supera di almeno il 70 % il corrispondente valore medio di mercato rilevato nell’intero territorio comunale”.Insomma, sembra che sia naturale e pacifico che i provvedimenti amministrativi ricevano a posteriori l’integrazione della loro motivazione, carente o inesistente. Quasi contemporaneamente alla pubblicazione del nuovo decreto, la Sezione sesta del Consiglio di Stato con due recentissime sentenze riferite agli stabili Romani INPS di Via del Vignola 88 e Via Luca Signorelli 6, ha fatto loro perdere la qualifica di pregio per la carenza di elementi su cui si basano le valutazioni fatte dall’Agenzia del territorio che rendono poco trasparente e non sufficientemente intelligibile l’iter valutativo seguito dall’Amministrazione, mancando quegli “elementi di chiarezza che avrebbero dovuto essere offerti, a fini comparativi, con riguardo all’eventuale avvenuta vendita (e relative condizioni), nella stessa zona, di altri compendi immobiliari cartolarizzati (di pregio o non)”. In sostanza le valutazioni dei due immobili romani sono state effettuate su ipotetici prezzi noti di mercato (generalmente di molto superiori ai prezzi delle effettive compravendite) e senza prendere a riferimento immobili della stessa zona aventi caratteristiche analoghe (anno di costruzione, caratteristiche e qualità costruttive, stato manutentivo,  occupati e non liberi,  ecc.) come invece prescrive la legge. Certo ora le recenti motivazioni dei giudici del consiglio di Stato potranno essere fatte valere anche dagli inquilini di Napoli per impugnare il nuovo decreto e di conseguenza le erronee valutazioni fatte dall’Agenzia del Territorio. Continuo a ritenere però che l’alternativa più efficace per non concedere scappatoie alla pubblica Amministrazione rimanga l’atto di citazione collettiva che gli inquilini hanno presentato innanzi al Tribunale civile per la tutela di cui all’art. 2932 c.c. per vedersi riconoscere gli effetti del contratto di compravendita alla data di manifestazione della volontà di acquisto avendo esercitato il diritto di opzione entro il 31 ottobre 2001 nelle forme e nei modi di legge come già accaduto con un’altra recente sentenza del Tribunale di Napoli che ha determinato il trasferimento agli inquilini della proprietà di due immobili dell’Inail di Napoli (Via Manzoni 131  e Via S. Capace 32) al valore della rendita catastale moltiplicato 100. Questa rimane l’unica prospettiva concreta finchè non sarà definitivamente chiarito quale sia il reale indirizzo del Governo in seguito all’articolo inserito nell’ultimo decreto milleproroghe.

Il DENARO (24 giugno 2009) Pag. 2

Valutazioni immobili di pregio tutto sbagliato - tutto da rifare.

 di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Il 9 giugno 2009 sono state pubblicate le due sentenze del Consiglio di Stato (3562 e 3563)  riferite agli stabili Romani di Via del Vignola 88 e Via Luca Signorelli 6 - cartolarizzati con SCIP2 e ora di proprietà INPS -  individuati di pregio con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze 16 settembre 2005La Sezione Sesta del Consiglio di Stato ha definitivamente censurato le valutazioni degli immobili fatte dall’Agenzia del Territorio per carenza di istruttoria e di motivazione lamentata dai 46 inquilini dei due stabili e conseguentemente annullato, il suddetto decreto accogliendo parzialmente l’originario ricorso degli inquilini salvi restando, naturalmente, gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.Il consiglio ribadisce che la carenza di elementi su cui si basano le valutazioni rende, invero, poco trasparente e non sufficientemente intelligibile l’iter valutativo seguito dall’amministrazione essendo oggettivamente carente di elementi cognitivi utili a valutare, con un minimo di attendibilità, se l’attività posta in essere in sede valutativa dell’immobile risponda o meno a requisiti minimi di coerenza, di affidabilità e di ragionevolezza.Inoltre mancano proprio gli elementi di chiarezza che avrebbero dovuto essere offerti, a fini comparativi, con riguardo all’eventuale avvenuta vendita (e relative condizioni), nella stessa zona, di altri compendi immobiliari cartolarizzati (di pregio o non)” come del resto prevede il comma 7 dell’art. 3 L. 410/2001: il prezzo di vendita degli immobili e delle unità immobiliari è determinato in ogni caso sulla base delle valutazioni correnti di mercato, prendendo a riferimento i prezzi effettivi di compravendite di immobili e unità immobiliari aventi caratteristiche analoghe.Tra le Motivazioni si legge anche: “non è dato cogliere, con riguardo a quale preciso momento si sia pervenuti alla determinazione del valore medio  degli immobili abitativi nel Comune di Roma; né viene precisato a quanto ammonta tale valore e come sia stato puntualmente determinato; e neppure viene precisato sulla base di quali concreti elementi di mercato (ambito territoriale specifico, valori di riferimento e quant’altro) e sulla base di quali concrete metodologie operative sia stato individuato il valore dell’immobile di cui si tratta, non apparendo sufficiente, a tal fine, il generico riferimento fatto alla media delle valutazioni espresse dall’OMI (Osservatorio mercato Immobiliare dell’Agenzia del Territorio), da talune agenzie immobiliari (Tecnocasa, Toscano e Gabetti), dalla F.i.a.l.p. e dalla Borsa Immobiliare di Roma con riguardo alla zona in questione……In sostanza il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 16.9.2005, con il quale i due immobili romani sono stati inclusi tra quelli di pregio, è annullato e l’avvenuto depennamento, in forza delle suddette sentenze, degli immobili in questione dall’elenco di quelli di pregio comporta l’automatica qualificazione degli stessi come immobili non di pregio.Ad ogni modo, la forza autoesecutiva delle sentenze non implica che il Ministero dell’Economia insieme al Ministero del Lavoro (anch’esso interessato), non possa rivedere la qualificazione “non di pregio” posseduta dagli immobili in questione  facendo salvi gli ulteriori provvedimenti dell’amministrazione.Dunque, a distanza di 13 anni dall’avvio delle vendite, si è arrivati alla conclusione che le valutazioni degli immobili non sono state fatte secondo quanto prevede la legge.Inoltre il motivo di censura sottolineato dal Consiglio di Stato potrà ora essere fatto valere in tutti i ricorsi amministrativi ancora pendenti.Pertanto, se si fosse venduto tutto il patrimonio degli Enti previdenziali -compreso quello di pregio- con il criterio della rendita catastale per 100, come stabilito dal D.Lgs 104/1996, si sarebbero incassati subito 12,5 miliardi di euro rispetto ai 10,5 incassati prima del ritrasferimento degli immobili agli enti (art 43-Bis, L. 14/2009). Arrivati a questo punto, il Ministero del Lavoro dovrà più che mai farsi carico di fornire un preciso indirizzo agli Enti per chiudere tutto il contenzioso (anche quello sul pregio) che insiste sul residuo pacchetto di immobili da dismettere.

Tratto dal Sole 24 ore-22 giugno 2009

 Alla vigilia della conversione in legge del "decreto Abruzzo", prevista per martedì prossimo alla Camera senza ulteriori modifiche al testo, l'Inail fa un altro passo avanti verso la costituzione del fondo immobiliare chiuso in cui verrà conferita buona parte del patrimonio dell'ente. Il presidente-commissario, Marco Fabio Sartori, ha firmato mercoledì la delibera che sblocca l'utilizzo delle disponibilità di bilancio per investimenti immobiliari (la dote iniziale è di 820 milioni di euro) e sono già state inviate alla Banca d'Italia le necessarie richieste di autorizzazione. «Si tratta di uno dei passaggi più importanti del nostro piano industriale - ha detto Sartori al Sole 24 Ore - . Con questo fondo controllato per intero dall'istituto non solo puntiamo a valorizzare il patrimonio non strumentale, che oggi ha un valore di libro di 1,3 miliardi, ma vogliamo soprattutto tornare a investire in infrastrutture, cosa che l'Inail non fa più dal 2005. E poi vogliamo ridare fiato ai nostri rendimenti che, attualmente, nel loro insieme e tenendo conto del versamento infruttifero al Tesoro, non vanno oltre lo 0,8 per cento netto». Le prime opere che verranno gestite in forma indiretta tramite il fondo immobiliare saranno proprio a l'Aquila e provincia: gli edifici pubblici che la Protezione civile e il Mef affideranno all'istituto per la ricostruzione (o le costruzioni ex novo) entreranno nel patrimonio: «saranno quelli i primi immobili conferiti al fondo - spiega ancora Sartori - mentre sul resto dobbiamo ancora decidere che cosa conferire e che cosa mantenere in gestione diretta ». Il piano Abruzzo prevede un coinvolgimento molto forte dell'Inail tra il 2009 e il 2012 e nei prossimi due anni gli investimenti per la ricostruzione che l'Istituto dovrà assicurare sfiorano quota 1,6 miliardi. Si tratta di risorse assicurate dal cosiddetto fondo di disponibilità per investimenti di carattere sociale, che corrisponde al 7% delle dotazioni di cassa dell'Inail,versate quasi per intero sul conto di Tesoreria centrale dello Stato (un "tesoretto" che attualmente vale circa 14 miliardi, contro i 4 miliardi cumulati fino al 2002). Attualmente tra gli immobili a reddito dell'Inail ci sono caserme, sedi universitarie e residenze per gli allievi, diversi ospedali. Nel fondo immobiliare, che verrà gestito da una o più Sgr in cui l'Inail avrà una partecipazione minoritaria, potrebbero poi confluire gli immobili residenziali di cui l'istituto è appena rientrato in possesso con lo scioglimento di Scip 2, la grande cartolarizzazione (6,69 miliardi di bond emessi) costruita sulle vendite programmate di un portafoglio di oltre 62.800 immobili residenziali e commerciali di sette enti previdenziali. Si tratta di stabili di pregio per il cui trasferimento Inail ha dovuto versate al Mef 38 milioni: «Su quegli immobili- spiega Sartori - è però aperto un contenzioso che dovremo affrontare e risolvere in coordinamento con gli altri enti previdenziali». Fuori dal fondo, che sarà operativo entro l'anno, restano invece le sedi operative di proprietà: su quelle territoriali il piano industriale prevede una razionalizzazione coordinata con Inps, Inpdap e ministero del Lavoro per realizzare le "Case del Welfare". Davide Colombo

ItaliaOggi  Numero 140  pag. 2 del 15/6/2009

Real estate, al gran ballo del mattone partecipa e vince Delli Santi (ora Nctm)

Di Gabriele Ventura

 Delli Santi & partner trionfa al «Ballo del Mattone». Lo studio guidato da Riccardo Delli Santi e confluito in Nctm il mese scorso, è stato infatti premiato come miglior studio legale dell'anno nel settore real estate dalla giuria degli operatori immobiliari presenti alla serata del «Ballo del Mattone», organizzata da Media Management Holding. In particolare, è stata votata come miglior due diligence dell'anno quella di Scip 2, l'operazione di dismissione dei beni immobiliari degli enti locali, gestita da Ds&p, oggi Nctm. Condotta dal team di Valentina Delli Santi, oggi socio Nctm, l'operazione di due diligence legale sul patrimonio Scip riguarda le circa 28 mila unità immobiliari degli enti previdenziali pubblici, con la valutazione dello stato dell'invenduto della società di cartolarizzazione. «Il 2009 è per noi un anno di conferma di importanti traguardi», commenta Riccardo Delli Santi, socio Nctm, «Questo premio sigla la recentissima integrazione con Nctm nel modo migliore, ribadendo la qualità del nostro lavoro e rinsaldando il nostro ruolo per l'immobiliare all'interno dell'autorevole compagine di Nctm». «Siamo felici di ereditare in qualche modo questo premio, frutto dell'eccellente lavoro dello studio Ds&p», aggiunge Paolo Montironi, senior partner Nctm. «E' una ulteriore conferma della bontà della strada intrapresa insieme e, crediamo, il primo di tanti successi generati dalle nuove sinergie del loro ingresso in Nctm».

IL Denaro Pag. 33 (23.05.2009)

Immobili di pregio: le inefficienze

La Pubblica Amministrazione non spiega perchè non ci sono elenchi precisi

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Per anni il Tesoro ha sostenuto che le unità immobiliari così dette di pregio, appartenenti agli Enti previdenziali pubblici e cartolarizzate con SCIP 2 (la più grande operazione di cartolarizzazione immobiliare mai realizzata da uno Stato in Europa), costituissero il 10% delle 62.880 mila unità immobiliari poste in vendita. In realtà si sperava di ricavare chissà quanto dalla vendita senza sconti agli inquilini di questi appartamenti e non si aveva assolutamente idea del loro numero effettivo né tantomeno delle reali condizioni di questi stabili sui quali però si erano sicuramente scatenati gli appetiti dei soliti furbetti pronti a razziare tutti gli appartamenti inoptati dagli inquilini più deboli che finivano all’asta oppure acquistati e subito rivenduti in cambio della buona-uscita. Dal 2002, il Ministero non ha mai fornito dati attendibili su questa controversa categoria di immobili e solo a fine 2008 ha tentato di fare un elenco dettagliato delle unità immobiliari di pregio richiedendo agli enti gestori, quante fossero le unità di pregio interessate dal contenzioso giudiziario scaturito nel frattempo. Infatti, gli inquilini meno eccellenti e non-Vip di questi stabili (quelli non appartenenti allo scandalo casa nostra, per intenderci), non avendo potuto acquistare l’abitazione in cui vivono da decenni per l’assurda e discriminante normativa che li ha esclusi da tutti gli sconti (60% circa) praticati agli altri inquilini, si sono dovuti sobbarcare l’onere di un lungo contenzioso giudiziario per non sottostare all’acquisto, per essi improponibile, a prezzo pieno di mercato. Ora, nell’ultima relazione al Parlamento relativa al secondo semestre 2008, il Ministero afferma che: “per quanto riguarda il pacchetto degli immobili qualificati di pregio, le vendite complessive dall’inizio dell’operazione, fino alla data del 31 dicembre 2008 sono state pari ad euro 518.247.231 derivanti dall’alienazione di 2.026 unità principali. Alla medesima data restano invendute 1.962 unità principali qualificate di pregio, per un controvalore di euro 628.533.948. Tali dati potrebbero non essere definitivi, dato che il livello di conoscenza delle unità immobiliari non consente di determinare con esattezza il numero degli immobili di pregio ed il loro valore”. Dunque solo 3.988 unità che rappresentano il 6% e non il 10% di quelle iniziali. Ma, la cosa sconcertante è che a distanza di 6 anni dall’avvio dell’operazione il Ministero non è  riuscito a sapere dagli enti quanti sono esattamente gli immobili di pregio. Come mai? Forse anche il numero delle unità invendute non è veritiero? Perché non è stato mai fornito un elenco preciso? I dubbi permangono ma almeno una certezza l’abbiamo: il fallimento delle vendite e di conseguenza di SCIP 2 non è dovuto alla crisi internazionale ma alla inefficienza da parte degli Enti. Un esempio? L’INPS ha gestito le operazioni di dismissione attraverso l’IGEI (società in liquidazione da 13 anni) e la ROMEO Immobiliare (il cui azionista è finito sotto inchiesta) aggiudicandosi la maglia nera nella classifica delle vendite rispetto agli altri Enti nonostante avesse solo il 5% del patrimonio complessivamente cartolarizzato. Bisognava proprio mantenere in piedi il carrozzone dell’IGEI e l’appalto con la ROMEO?   Perchè nel 2007, secondo l’ultima relazione della Corte dei Conti, l’INPS ha fatto registrare vendite solo per 103 unità e una incasso a favore della SCIP di 28.554.201 euro? Perché l’INPS non avvia le soluzioni transattive del contenzioso giudiziario previste dalla legge n. 14/2009 per vendere l’ormai irrisorio pacchetto di immobili già opzionati nel 2001? Sarebbe pertanto auspicabile che il Governo si adoperi per favorire un incontro tra la rappresentanza degli inquilini ed i tecnici dei due Ministeri al fine di arrivare a definire concretamente le procedure per una chiusura transattiva del contenzioso giudiziario che riguarda centinaia di famiglie. Solo così si potrà porre la parola fine ad una travagliata vicenda che va avanti senza più scusanti nè giustificazioni da ben 13 anni e nel contempo si riaffermerebbero criteri chiari da cui non potrà più dipendere l’immobilismo e l’inefficienza che durante questi anni ha pervaso la Pubblica Amministrazione.

Scip, ecco perché è calato inesorabilmente il sipario Di Stefano Sansonetti

 Italia Oggi Numero 121  pag. 6 del 23/5/2009

 In parlamento le relazione di Tremonti sulle cartolarizzazioni. Ultimi incassi per 300 milioni
Certo, la crisi del mercato immobiliare ha pesato. Ma non è stato l'unico elemento. Il fatto è che a un certo punto, dalle parti del ministero dell'economia, si sono resi conto di non sapere esattamente quale fosse la geometria del patrimonio immobiliare pubblico. Sì, proprio quello che avrebbe dovuto essere venduto, attraverso il sistema delle cartolarizzazioni, per permettere allo stato di fare cassa. E poi tutto quei contenziosi scoppiati con i conduttori degli immobili. Anche qui, in sostanza, si era arrivati a un punto in cui non si riusciva più a capire quale fosse il volume delle controversie, soprattutto quelle sugli immobili di pregio. Se non altro c'è stato l'ultimo pedaggio pagato da un'operazione che in realtà avrebbe dovuto garantire molto di più. Nell'ultimo semestre del 2008 i soldi incassati dalla vendita di immobili pubblici hanno sfiorato i 300 milioni di euro (296 milioni, per l'esattezza). La cronaca delle cause che hanno portato a smantellare le Scip, le società di cartolarizzazione degli immobili pubblici, sono state puntualmente fissate da un relazione preparata dal ministero dell'economia, guidato da Giulio Tremonti, e consegnata alle camere due giorni fa. La relazione, che riguarda l'attività del secondo semestre 2008, dà anche conto dell'ultima novità normativa, ovvero l'abbandono di tutta l'operazione Scip previsto nel decreto legge milleproroghe, n. 207 del 2009 (vedi ItaliaOggi del 12 febbraio di quest'anno). Naturalmente nel testo si ripercorrono tutte le tappe determinanti del percorso, poi interrotto con la sua eredità di 13 mila immobili invenduti che dovranno rientrare nella proprietà delle amministrazioni da cui provenivano, essenzialmente gli enti previdenziali. Ebbene, discutendo di Scip 2, il testo dice che a un certo punto, per cercare rilanciare in qualche modo l'operazione, si era pensato di fare una ricognizione del patrimonio immobiliare, una sorta di due diligence. Un'attività dalla quale sono emerse «le criticità di carattere industriale dell'operazione, e non di quelle finanziarie». In particolare, continua la relazione, è venuta a galla «la mancanza di dati di dettaglio del portafoglio in essere e quella relativa al contenzioso, che nel tempo si è sviluppato principalmente sui beni qualificati di pregio, comportando una dilatazione dei tempi di vendita». Per non parlare delle pronunce giurisprudenziali, che «non sono state uniformi, talvolta accogliendo il ricorso dei conduttori, spesso respingendo detti ricorsi». In questo contesto non sono mancate situazioni kafkiane. Cosa che si è verificata quando il contenzioso ha toccato l'Ici. A tal proposito la relazione ricorda che sulla base del dl 351/2001 (convertito nella legge 410/2001) soggetti passivi dell'Ici devono essere considerati i gestori degli immobili ovvero gli enti originariamente proprietari dei beni. «Nonostante tale disposizione», denuncia adesso la relazione arrivata in parlamento, «talune amministrazioni comunali hanno emesso avvisi di accertamento nei confronti della Scip». Insomma, sembra di capire che ci sono stati municipi che hanno messo i bastoni tra le ruote accusando addirittura di evasione fiscale la società di cartolarizzazione. Quello che resta, allora, è l'incasso del secondo semestre 2008: 296 milioni di euro, di cui 24 milioni derivanti dagli affitti. Il tutto condito da costi dell'operazione pari a 5 milioni di euro tra «attività di amministrazione del programma, consulenza legale e contabile, gestione dei conti correnti». Per il resto la nuda realtà dei numeri: al 31 dicembre 2008 Scip 1 contava un portafoglio immobiliare residuo di 1.158 unità; Scip 2 un residuo di 13.574 immobili.

IL Denaro Pag. 33 (09.05.2009)

Quanto è costata Scippopoli?

di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.

Tutto nasce nel 1996 quando, con il decreto legislativo 104, per porre fine all’antieconomica gestione dell’immenso patrimonio immobiliare di proprietà degli Enti previdenziali (Inps, Inail, Inpdai, Inpdap, Ipsema, Ipost ed Enpals), ne viene decisa la dismissione entro 5 anni. Si tratta di oltre 100.000 unità immobiliari costituite per l’85% da abitazioni locate per un valore catastale di oltre 12.5 miliardi di euro da vendere agli inquilini con il criterio della rendita catastale moltiplicata 100. Il legislatore aveva quindi voluto “cristallizzare il prezzo”, basandolo su un parametro certo, non discrezionale ed  immutabile per 5 anni durante i quali i 9 Enti avrebbero dovuto vendere l’intero patrimonio rispettando tale criterio al fine di evitar ingiuste sperequazioni tra chi avesse comprato nel 1996 e chi  avesse dovuto attendere fino al 2001. Invece gli enti, scegliendo un diverso criterio di individuazione del prezzo, non più basato sulla rendita catastale, ma esclusivamente sul valore di mercato diminuito del 30% hanno fatto sì che la determinazione del prezzo di vendita delle singole unità immobiliari passasse attraverso procedure lunghe, farraginose e disomogenee decretando il fallimento del programma di vendite. Infatti, arrivati al 2001, non era stato venduto quasi nulla ed è per questo che il Ministro Tremonti, con il D.L. 351/2001, presenta le cartolarizzazioni immobiliari come salvifiche operazioni di finanza pubblica in grado di risolvere i problemi di bilancio che lo Stato aveva accumulato in anni precedenti varando prima SCIP 1 e poi SCIP 2. Con le due operazioni del 2001 e del 2002, vengono cartolarizzate complessivamente 90.393 unità immobiliari che gli enti non erano riusciti a vendere per un valore di mercato di circa 16 miliardi di euro con l’obiettivo di fare subito cassa grazie al già collaudato strumento finanziario di origine anglosassone finalizzato ad anticipare il valore atteso dalle vendite future degli immobili trasferiti per decreto alla Scip S.r.l. (società veicolo), scippandoli agli enti proprietari. Il trasferimento però è solo contabile perché le procedure di vendita e di gestione rimangono affidate agli enti o a società esterne con la conseguenza che i ritardi permangono mentre si aggravano enormemente i costi dell’operazione che finiscono per incidere pesantemente su SCIP 2 che solo fino al 31 dicembre 2007 è costata 1,3 miliardi. Dopo l’enorme spreco di denaro pubblico, lo stesso Ministro Tremonti, con un emendamento del Governo presentato durante la conversione in legge dell’ultimo decreto milleproroghe, prendendo atto dell’enormità dei costi finanziari e di funzionamento della SCIP e per evitare l’escussione della garanzia dello Stato concessa sui finanziamenti pari a 956 milioni ricevuti dalla stessa in scadenza il 27 aprile 2009, decide di metterla in liquidazione ritrasferendo il patrimonio invenduto agli enti originariamente proprietari e chiudendo frettolosamente la stagione delle cartolarizzazioni frutto avvelenato di “banchieri travestiti da statisti”, di “speculatori - benefattori” e della “tecno-finanza” che andava tanto di moda negli anni precedenti. In passato non si è mai voluto approfondire questa spinosa questione e prendere atto del fallimento di SCIP 2  ma, si è preferito stendere un pesante velo su un’operazione agonizzante da anni perdendo ancora una volta l’occasione di fare chiarezza su di essa. In definitiva a fronte di un patrimonio complessivo stimato 18,1 miliardi ne sono stati incassati (in 13 anni) solo 10,4 mentre, se si fosse venduto al valore catastale si sarebbero incassati subito almeno 12,5 miliardi.  Senza chiamare in causa la finanza creativa si sarebbero incassati certamente 2 miliardi in più! Alla fine, gli enti si accolleranno gli oltre 2 miliardi di passività della SCIP vendendo direttamente le 13.574 unità immobiliari rimaste in portafoglio di cui non si conosce il valore di realizzo visto l’elevato numero di contenziosi che si è sviluppato in particolare sui cosiddetti immobili di pregio, i cui inquilini più deboli hanno promosso azioni ex art 2932 cc per ottenere il riconoscimento dei diritti acquisiti in forza di opzione legittimamente esercitata nei tempi e nei modi di legge. Alla luce della nuova normativa e in attesa di una circolare volta a disciplinare l’avvio delle vendite affidate dalla legge agli enti proprietari, ritenendo che sia necessario ed urgente addivenire ad accordi transattivi relativi al contenzioso sugli immobili di pregio, si sollecita  un incontro con i responsabili dei due ministeri interessati dell’Economia e del Welfare.

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MA QUANTO HA RESO VENDERE GLI IMMOBILI PUBBLICI?

di Maria Cecilia Guerra 05.05.2009

Si è conclusa a febbraio la vicenda di Scip. Non è immediato tirare le fila di tutta l'operazione e in particolare capire quali siano stati i suoi costi effettivi. Per questo sarebbe bene che a consuntivo fossero resi pubblici i dati completi sulle entrate e uscite della società in questi anni. In ogni caso, il costo più importante è quello reputazionale per lo Stato italiano associato all'insuccesso di Scip2. La morale è che da operazioni finanziarie sul patrimonio non c'è da attendersi molto in termini di riduzione del debito pubblico.
Lo scorso febbraio si è conclusa, con la liquidazione, la vicenda, iniziata nel 2001, di Scip, Società per la cartolarizzazione di immobili pubblici. È stata la più importante esperienza di dismissione di patrimonio immobiliare pubblico finora tentata in Italia. Nel complesso, le due operazioni realizzate mediante la Scip hanno prodotto, nel 2001-2002, entrate per circa 9 miliardi di euro, che sono andate a riduzione sia del disavanzo sia del debito. Poiché periodicamente ritorna alla ribalta la proposta, avanzata da più parti, di utilizzare le dismissioni di patrimonio immobiliare per ridurre in modo significativo il debito pubblico vale la pena di ripercorrere la vicenda.

SCIP1

La prima cartolarizzazione, del dicembre 2001, riguardava un portafoglio di immobili di proprietà degli enti previdenziali inizialmente valutati in 3,5 miliardi di euro. Per finanziarne l’acquisto, furono emessi da Scip titoli per 2,3 miliardi (il “prezzo anticipato” della vendita). L’operazione è stata un successo: le vendite hanno consentito di rimborsare i titoli alle scadenze previste, l’ultima a dicembre 2003. E hanno prodotto, a tutto il 2008, ricavi ulteriori, al netto delle spese sostenute dalla Scip, per 1,4 miliardi, versati su un conto corrente di tesoreria in attesa di essere girati agli enti previdenziali a titolo di “prezzo differito” della vendita. La rapidità del processo di vendita non deve però sorprendere: in Scip1 era confluito un programma la cui definizione era iniziata nel 1996 e che già prima della cartolarizzazione aveva fruttato ricavi per 1,5 miliardi.

SCIP2

La seconda cartolarizzazione era ben più complessa, sia per la sua dimensione (7,8 miliardi il valore degli immobili ceduti e 6,6 miliardi l’ammontare di titoli emessi) sia perché non si era avvalsa di un periodo di preparazione adeguato. Sulla scorta del successo di Scip1 e dell’idea che il vincolo costituito dalla necessità di rimborsare i titoli a una scadenza prefissata avrebbe di per sé accelerato le vendite, l’operazione fu varata a dicembre 2002, prevedendo di rimborsare una prima tranche di titoli già ad aprile 2004 e di completare il rimborso dell’ultima tranche a ottobre 2006. (1)
Le cose andarono ben diversamente. Le vendite nel 2003 furono largamente al di sotto delle previsioni, in parte per la complessità intrinseca del processo, in parte per il contenzioso che subito si sviluppò con gli inquilini degli immobili a uso residenziale, che avevano un diritto di opzione sulle vendite. Gli incassi furono largamente insufficienti a rimborsare la tranche di 1,5 miliardi in scadenza ad aprile 2004. Per di più, una disposizione inserita nella legge Finanziaria 2004 riconobbe agli inquilini uno sconto sul prezzo di acquisto: il diritto ad acquistare ai prezzi 2001 e non a quelli del 2002 incorporati nelle valutazioni Scip 2, di un 30 per cento maggiori. Ne conseguì la necessità di indennizzare Scip per il minor introito che avrebbe ricavato dalle vendite future, per un ammontare stimato in 800 milioni. Questa cifra fu reperita, all’inizio del 2004, con un prestito erogato dalle banche, assistito da garanzia dello Stato. Il prestito consentì a Scip di rimborsare i titoli in scadenza ad aprile 2004.
Nell’anno successivo le cose non andarono meglio. Di nuovo, gli incassi si rivelarono insufficienti a rimborsare i titoli in scadenza, per 2 miliardi, ad aprile 2005. Si decise allora una ristrutturazione del debito: in pratica furono reperiti fondi per il rimborso dei titoli emessi nel 2002 mediante  l’emissione di nuovi titoli, tre tranche per complessivi 4,4 miliardi, con scadenze attese tra aprile 2006 e gennaio 2009. Il nuovo piano dei rimborsi si fondava su un business plan rivisto per tener conto del rallentamento delle vendite fin lì registrato.         
Anche il nuovo programma di vendite alla prova dei fatti si è rilevato troppo ottimistico. A fine 2008 si registravano incassi pari al 66,5 per cento di quelli previsti, insufficienti a far fronte al rimborso del debito residuo. A quella data, nelle casse Scip vi erano solo 160 milioni e restavano da rimborsare una parte (455 milioni) della tranche scaduta a ottobre 2008, la tranche in scadenza a gennaio 2009 (475 milioni) e il prestito delle banche (800 milioni), in scadenza ad aprile 2009: in totale 1.730 milioni. Si arriva così alla decisione, inevitabile, di liquidare l’operazione, con la legge n. 14 del 27 febbraio 2009. La norma prevede il ritrasferimento agli enti previdenziali degli immobili ancora non venduti nell’ambito delle due operazioni Scip1 e Scip2, contro il pagamento di un corrispettivo pari al debito residuo di Scip, che è di circa 1,7 miliardi. Il valore degli immobili ancora invenduti, ritrasferiti agli enti, è secondo le valutazioni ufficiali superiore a 2,5 miliardi di euro. (2) Dal punto di vista dei conti pubblici, il riacquisto per 1,7 miliardi è computato nel 2009 come spesa per investimenti, così come i 6,6 miliardi ottenuti dagli enti previdenziali nel 2002 erano stati contabilizzati come investimento negativo.

I COSTI DELL’OPERAZIONE

Non è immediato tirare le fila di tutta l’operazione e in particolare capire quali siano stati i suoi costi effettivi. Secondo molte valutazioni comparse sui giornali, il costo è pari agli 1,7 miliardi versati dagli enti previdenziali a Scip. Le cose non stanno così.
Semplificando un po’ tutta la storia, nel 2002 gli enti previdenziali hanno trasferito, per Scip2, i loro immobili a una società ad hoc, che ha versato una somma – 6,6 miliardi – come anticipo sui proventi delle vendite. Le vendite effettuate a tutto il 2008 sono state inferiori al previsto e il ricavo inferiore alla somma anticipata. L’invenduto è stato restituito agli enti previdenziali che a loro volta hanno restituito il residuo non rimborsato (1,7 miliardi) della somma anticipata. Quindi nessun costo? Certamente no. I costi sono quelli iniziali della sovrastruttura finanziaria costruita per realizzare la cartolarizzazione e collocare i titoli (spese legali, commissioni per gli intermediari, ecc.) e quelli relativi al funzionamento corrente di Scip (compensi agli amministratori, costi finanziari, eccetera). Inoltre è da considerare il costo aggiuntivo in termini di interessi pagati sui titoli emessi da Scip rispetto all’interesse (inferiore) che si sarebbe pagato sui normali titoli del debito pubblico. Tra l’altro, i titoli dell’emissione di aprile 2005 sono stati poi oggetto di un’operazione di swap da tasso variabile a tasso fisso. Insomma, tutti i costi aggiuntivi rispetto a quelli che si sarebbe dovuto sostenere se si fosse deciso semplicemente di vendere gli immobili e di acquisire al bilancio pubblico i proventi man mano che si vendeva.
A quanto ammontano questi costi? Le informazioni di cui disponiamo sono parziali e frammentarie Secondo la relazione tecnica al provvedimento di legge di febbraio, i costi finanziari a carico della società nel 2009 sono stimati in 32 milioni e quelli relativi al funzionamento di Scip nel 2008 sono stati pari a 3,5 milioni. Poiché l’intera operazione è durata sette anni, estrapolando queste cifre si arriva a circa 250 milioni. Ma si tratta dei soli costi correnti, che non considerano le altre voci ricordate sopra. Sarebbe bene, a consuntivo, che fossero resi pubblici i dati completi sulle entrate e uscite di Scip in questi anni. Due ordini del giorno dell’opposizione che impegnavano il governo a presentare una relazione sulla liquidazione della Scip sono però stati bocciati dalla maggioranza.
Una compiuta stima dei costi dovrebbe anche considerare se la valutazione iniziale degli immobili conferiti in Scip1 e Scip2 era credibile e se gli immobili siano stati venduti a prezzi di mercato e non a prezzi di saldo.
Si resta allora basiti nel leggere nella relazione relativa all’operazione Scip fatta del governo al Parlamento sul secondo semestre 2008 che “il livello di conoscenza delle unità immobiliari non consente di determinare con esattezza il numero degli immobili di pregio e il loro valore”, sei anni dopo la cessione di questi immobili a Scip.

UN COSTO REPUTAZIONALE

Il costo più importante è comunque quello reputazionale per lo Stato italiano associato all’insuccesso dell’operazione (all’epoca Scip 2 ottenne addirittura un premio internazionale come migliore operazione di cartolarizzazione realizzata nell’anno). La morale è che da operazioni finanziarie sul patrimonio non c’è da attendersi molto in termini di riduzione del debito pubblico. (3)La gestione del patrimonio pubblico, incluse le dismissioni, dovrebbe privilegiare gli aspetti “reali” della questione e non indulgere nell’illusione di scorciatoie finanziarie. Un messaggio che forse oggi ha maggiori probabilità di essere ascoltato di quante ne avesse nel 2001.

ROMA, 27 aprile (Reuters) - Moody's ha oggi ritirato il rating per le classi di titoli A5 e B2 delle di Scip, la società per la cartolarizzazione degli immobili pubblici che il governo italiano ha deciso di porre in liquidazione.Lo si legge in una nota nella quale l'agenzia di rating spiega anche che Scip ha provveduto al rimborso dei titoli nella stessa giornata di oggi, lunedì 27 aprile.Il governo ha deciso di liquidare Scip per le difficoltà via via emerse a cedere gli immobili oggetto di cartolarizzazione.

RAGIONPOLITICA.IT

Dopo le cartolarizzazioni una nuova politica della casa

di Salvatore Sechi

La più grande cartolarizzazione immobiliare d'Europa ha raggiunto solo una parte degli obiettivi. Di fronte a bond da rimborsare per 1.700 milioni  e a immobili «a fronte» per 2,3 miliardi di euro, il governo Berlusconi ha deciso di porre la parola «fine». L'emendamento 43 bis al decreto Milleproproghe ha trasformato gli Enti di gestione come l'Inpdap, Inps, Inail, in Enti anche proprietari, ripristinandone la figura originaria. Il loro compito è di completare la vendita del patrimonio immobiliare pubblico alienandolo agli inquilini, spesso morosi o protagonisti di azioni giudiziarie, o collocati in quartieri poco appetibili. Per non parlare  dell'enorme invenduto, che riguarda prevalentemente uffici, negozi e box. Si pensa così, con molta cautela, di assegnare agli Enti previdenziali la copertura delle obbligazioni scadute che entro il 15 aprile dovranno pagare con la vendita degli immobili. Scip non è riuscita a piazzarli sul mercato dal 2002 ad oggi. Su 62.880 immobili in vendita ne sono rimasti da collocare 13.574, ma è diminuito molto il loro appeal.  Il governo ha inserito questa operazione nel disegno più ampio di avviare una politica della  casa. Di qui la necessità di fare cassa, cercando di spuntare il massimo possibile dalla vendita degli immobili pubblici ancora non optati. Al comma 12 dell'articolo 43 bis è previsto per l'Inpdap un duplice, non facile, compito: cioè di modificare le vecchie procedure al fine di «massimizzare gli incassi in relazione alla situazione del mercato immobiliare» e di «rendere più efficiente il processo di vendita». A rendere più difficile la combinazione di questi due obiettivi sono le  decisioni più recenti della magistratura. L'ombra di Banco è quella del dottor Lazzazera (il giudice del Tribunale di Napoli che ha emesso una sentenza fortemente  favorevole agli inquilini difesi dagli avvocati Salvati e Capuano). Essa incombe su tutto il contenzioso tra l'Inpdap e i suoi amministrati. Se dovesse assecondare  la sentenza di Napoli, l'Inpdap sarebbe obbligata a praticare agli inquilini i prezzi di vendita del 2001 e ad  applicare il principio della rendita catastale moltiplicata per cento anche agli alloggi che rientrano nel concetto di «pregio». Questa decisione, una volta trasferita  su scala nazionale, comporterebbe  un abbattimento radicale dei prezzi.  Un esempio può aiutare a rendersi conto di quale scossa sismica  effettivamente può  comportare. Un alloggio di 160 mq a Bologna l'Inpdap l'ha offerto in vendita a circa 450-500 mila euro. Applicando la sentenza del dottor Lazzazera il prezzo diminuirebbe enormemente, fino a toccare i 200 mila euro. In altre parole, per gli inquilini emiliani sarebbe uno sconto di circa il 60-70%! Per non arrivare a questo estremo il governo affida all'Inpdap un potere inedito, cioè quello di promuovere nei confronti dei inquilini che hanno avviato un contenzioso in materia immobiliare «soluzioni transattive o di bonario componimento». La struttura locale non sempre dispone del personale idoneo ad assecondare questo sforzo, che dovrebbe essere completato entro il 30 marzo. Finora non sono riusciti a rinnovare i contratti dopo le scadenze. Non hanno ancora capito che i contratti di affitto, se non disdettati 6 mesi prima con la dichiarazione di non volerli prolungare, si rinnovano automaticamente di 4 anni in 4 anni. Nè che gli oneri accessori dopo due anni non sono più esigibili! Avendo fatto male i gestori, Inpdad, Inail, ecc... come potranno fare i proprietari-managers dell'asse immobiliare pubblico? Tutto è affidato alle stime e alle perizie dell'Agenzia del Territorio, sulle quali il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dovrà mettere a punto delle norme attuative. Si tratta di porre un argine alla discrezionalità di Inpdap, Inail, Inps, stabilendo dei vincoli che corrispondano ad un equilibrio tra valori (e prassi) di mercato e attenzione per le condizioni sociali degli affittuari. Sono  per lo più vecchi pensionati con una liquidità di fine rapporto maciullata dalla crisi economica e resa evanescente  dall'altalena  dei prezzi degli immobili negli ultimi 5 anni. Gli sconti per la più rapida alienazione degli immobili (intorno al 30%) non devono contrastare  con l'esigenza di un apprezzabile risultato economico e la possibilità di un'effettiva riscossione del credito.        

Scip 2, con nuova legge credito investitori verso Italia

Mercoledì 11 marzo 2009 12:05 MILANO, 11 marzo (Reuters) - S&P ha pubblicato oggi un commento sul decreto legge 207/2008 che ha impatto sulla cartolarizzazione Scip 2. L'agenzia di rating spiega che, a seguito della conversione in legge del decreto, gli investitori che detengono titoli della securitisation sugli immobili pubblici Scip 2 vantano ora un credito nei confronti dello Stato italiano in vista del rimborso dei titoli atteso per il 27 aprile, la prossima data di pagamento degli interessi. Gli immobili a garanzia dell'operazione di cartolarizzazione sono, infatti, stati trasferiti nuovamente ai loro iniziali proprietari: gli enti previdenziali. S&P scrive che, per il rimborso dei titoli, verrà utilizzata la cassa di Scip 1, che è pari a 1,4 miliardi di euro e che, a seconda della valutazione assegnata agli immobili restituiti agli enti, saranno gli enti o il ministero dell'Economia fornire la liquidità che manca per il rimborso totale dei titoli Scip 2. Secondo S&P, il fatto che, da qui al 27 aprile, gli investitori siano esposti alla Repubblica italiana non muta i rating dell'operazione, visto il breve tempo che manca alla chiusura dell'operazione. Nella relazione tecnica depositata dal governo al momento del voto del decreto milleproroghe si diceva che le passività di Scip al 22 gennaio ammontavano a 1,7 miliardi di euro.

Napoli 05 marzo 2009

redazione del sito www.scip2pregio.it

I conti senza l’Oste (ovvero gli inquilini degli immobili di pregio)

 di Mario Milone Coordinatore Nazionale inquilini dei "cosiddetti" immobili di pregio.Articolo di Mario Milone sulle nuove norme, pubblicato sul Sito www.scip2pregio.it 05.03.2009   

 Complice l’eccezionale crisi economica internazionale, del mercato immobiliare e dei mercati finanziari, si chiude la stagione delle cartolarizzazioni frutto avvelenato di “banchieri travestiti da statisti”, di “speculatori - benefattori” e della “tecno-finanza”. La mostruosa creatura partorita da quel sistema: Scip (Società Carnivora di Immobili Pubblici), viene privata della linfa vitale che aveva in pancia, gli immobili, per essere sacrificata in nome di una più alta e nobile stagione politica dell’economia, dopo essersi  rivelata come la causa di un’ulteriore bagno di sangue per i già disastrati conti pubblici italiani.  Nessuno, compresa la stampa, ha mai voluto approfondire questa spinosa questione e  prendere atto del fallimento di SCIP 2. Per anni sono stato l’unico ad annunciarlo e ripeterlo quando in realtà bastava guardare i bilanci della società (che sono pubblici) facendo due conti. Si è preferito invece stendere un pesante velo su un’operazione ormai “agonizzante e tirare a campare come ha fatto il Governo Prodi che solo pochi mesi fa affermava con il suo Sottosegretario all’Economia che per la Scip tutto andava bene. Nel corso di questi anni, si è persa dunque l’occasione di fare chiarezza su una operazione severamente bocciata anche dalla Corte dei Conti. Evidentemente il sistema delle cartolarizzazioni faceva comodo a tutti essendo già stato utilizzato, prima del 2001, anche dalla sinistra.   In verità il Ministro Tremonti non è stato l’artefice di quella che poi è stata definita la “finanza creativa” ma, ha semplicemente amplificato quanto di anglosassone era già stato recepito in Italia applicandolo alla vendita del patrimonio immobiliare pubblico da cui, il Governo di centro sinistra, con la Finanziaria per il 2001, aveva ipotizzato di ricavare proventi per 8 mila miliardi di vecchie lire entro lo stesso 2001. Purtroppo, come ho denunciato in Scippopoli, era il sistema a guadagnarci, non certamente lo Stato e oggi,  il Ministro Tremonti, è il primo ad invertire la rotta fermando quel meccanismo perverso, preso atto che l’operazione non poteva più essere sostenuta finanziariamente e facendo l’unica cosa ragionevole: arginare i danni  chiudendola nell’unico e meno oneroso modo possibile. Le attuali forze di opposizione (PD e IDV) si sono improvvisamente svegliate all’ultimo minuto per tentare di attaccare con tutte le loro disperate forze il Ministro Tremonti sulla base, tra l’altro, di argomentazioni già note perché pubblicate da oltre un anno sul sito di cui sono responsabile: www.scip2pregio.it.  La commissione di inchiesta che l’opposizione ha chiesto alla Camera nel corso della conversione in legge del decreto avrebbe potuto essere ottenuta quando governava Prodi. Come mai non è stato fatto? Quanto alla relazione sull’andamento della liquidazione di Scip, ripetutamente chiesta dall’opposizione, non mancherà chi come me si andrà guardare i bilanci della società e ne trarrà le dovute considerazioni mettendole come sempre in rete sul sito. Dunque, dal 01 marzo 2009, a seguito dell’approvazione dell’art. 43bis, inserito dal Governo nel D.L. 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni in legge L. 27 febbraio 2009, n. 14, sono stati posti in liquidazione i patrimoni separati di S.c.i.p. S.r.l. (SCIP 1 e SCIP 2) trasferendo tutti i beni immobili invenduti ai 7 enti previdenziali originariamente proprietari degli stessi. Il valore degli immobili da trasferire è determinato dall’Agenzia del territorio, entro e non oltre il 20 marzo 2009, in relazione alle liste contenenti gli elementi identificativi degli immobili in possesso della SCIP e sulla base delle valutazioni  correnti di mercato, prendendo a riferimento i prezzi effettivi  di  compravendite  di  immobili e unita' immobiliari aventi caratteristiche analoghe (Art. 3, c.7 legge 410/2001). Pertanto, credo che l’Agenzia del territorio, dovendo rispettare i termini e le modalità suindicate non possa fare valutazioni di stima delle singole unità immobiliari diverse da quelle che ha già fatto negli anni precedenti per determinare i valori ai quali gli enti prenderanno in carico nei loro bilanci tutti gli immobili di cui erano originariamente proprietari e stabilire quindi il corrispettivo del trasferimento. Per ora, non voglio entrare nel merito di come gli enti pagheranno tale corrispettivo alla SCIP, fino a che importo, con quali modalità ed in che tempi, tralascerò pertanto l’analisi dei commi che riguardano questi aspetti per concentrarmi invece, su quelli che interessano maggiormente gli inquilini dei cosiddetti immobili di pregio che hanno chiesto con atti di citazione collettiva al giudice ordinario di veder riconosciuto il diritto ad ottenere (ex art 2932 c.c.), il trasferimento del proprio alloggio condotto in locazione ad un prezzo ridotto sulla base degli stessi patti e condizioni riconosciuti agli inquilini di immobili in dismissione non classificati di pregio, essendo titolari del diritto di opzione per l’acquisto sancito dalla legge ed avendo già manifestato la volontà di acquisto del proprio appartamento in più riprese a partire dal 1997 e comunque entro il 31 ottobre del 2001. Devo innanzitutto rilevare che nel corso della conversione in legge del decreto il Governo si è impegnato - accogliendo come raccomandazione l’O.d.g. n. 9/2198/22 presentato dall’On. Lo Monte - ad intervenire nei confronti degli enti previdenziali pubblici affinché procedano e proseguano nella vendita diretta agli inquilini con i criteri fissati dai provvedimenti legislativi citati dal comma 12 dell'articolo 43-bis e affinché nei confronti di coloro impossibilitati all'acquisto, per età e condizioni soggettive e oggettive, si proceda al rinnovo dei contratti di locazione. Il comma 12 espressamente prevede che:  Per le finalità di cui al presente articolo gli enti possono procedere alla vendita diretta degli immobili di cui al comma 2, fatti salvi in ogni caso i diritti spettanti agli aventi diritto. Si applicano le disposizioni previste dai commi 3, 3-bis, 4, 5, 6, 7, 7-bis, 8, 9, 13, 14, 17, 17-bis, 19, eccetto i primi due periodi, e 20 dell’articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e dal decreto-legge 23 febbraio 2004, n. 41, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2004, n. 104. I soggetti originariamente proprietari degli immobili assolvono la vendita di tutti i beni immobili ad essi trasferiti nel rispetto delle procedure regolanti l’alienazione degli stessi da parte della SCIP per la seconda operazione di cartolarizzazione, per quanto compatibili, in modo da massimizzare gli incassi in relazione alla situazione del mercato immobiliare. I soggetti originariamente proprietari possono modificare le suddette procedure al fine di rendere più efficiente il processo di vendita. Qualora gli immobili trasferiti ai sensi del comma 2 risultino non cedibili ai sensi del citato decreto-legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, gli enti provvedono all’individuazione di unità immobiliari aventi le caratteristiche previste dal predetto decreto-legge ed analogo valore. Dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, i soggetti originariamente proprietari degli immobili sono sostituiti alla SCIP, in tutti i rapporti, anche processuali ed attinenti alle procedure di vendita in corso, relativi agli immobili trasferiti, con liberazione della SCIP. Al fine di favorire la tutela del diritto all’abitazione e all’esercizio di attività di impresa nella attuale fase di eccezionale crisi economica, i soggetti originariamente proprietari promuovono la definizione del contenzioso in materia immobiliare privilegiando soluzioni transattive o di bonario componimento che comportino l’immediato conseguimento di un apprezzabile risultato economico in relazione al rischio implicito del giudizio, allo stato ed al presumibile costo di esso, nonché alla possibilità di effettiva riscossione del credito. Ne consegue che non si potrà più prescindere dal contenzioso che riguarda anche la maggior parte degli immobili cosiddetti di pregio attualmente invenduti anche perché l’orientamento dei Tribunali sembra propendere a favore degli inquilini, come dimostra la recente sentenza n. 169/09 del Tribunale di Napoli che riguarda due immobili dell’Inail.I Ministeri interessati (Economia e Lavoro), anche in relazione all’ODG 9/2198/22  dovranno necessariamente emanare delle circolari applicative che diano agli Enti Previdenziali uniformità di comportamento per poter proseguire le vendite degli immobili che sono destinati per legge alla dismissione!Gli inquilini di queste case, quasi tutti anziani, lavoratori dipendenti e pensionati, hanno ora la prospettiva di chiudere anch'essi transattivamente il contenzioso giudiziario che in questi anni ha rappresentato l’unica arma di difesa avverso un’inspiegabile ingiustizia determinata dalla palese disparità di trattamento generata da un’assurda normativa varata con la finanziaria del 2000 e mantenuta nel 2001 che li ha esclusi da tutti gli sconti che sono stati concessi a tutti gli altri inquilini. Il comma 13 prevede: 13. L’Agenzia del territorio, a seguito del trasferimento, individua gli immobili di pregio su richiesta degli enti proprietari. Restano salvi i criteri di individuazione dei suddetti immobili previsti dal comma 13 dell’articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e disciplinati dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 31 luglio 2002, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190 del 14 agosto 2002. Questo sta a significare che, ancora una volta, il Governo insiste sulla cosiddetta “qualifica di immobile di pregio” dando agli Enti la possibilità di individuare ulteriori immobili di questa categoria. Ovviamente, se ciò dovesse accadere, si  innescherebbe un nuovo ed ancor più acceso contenzioso, dato il drammatico perdurare della crisi economica, della recessione del mercato immobiliare ed il conseguente acuirsi della tensione sociale.  Il comma 14 prevede: 14. Esperite le attività relative ai rapporti finanziari tra gli Enti e la SCIP ed estinti i costi e le passività relativi alle due operazioni di cartolarizzazione, la SCIP trasferisce tutti i dati e le informazioni in suo possesso relativi agli immobili ai soggetti originariamente proprietari ed è posta in liquidazione. L’Agenzia del territorio, nell’ambito delle proprie attività istituzionali, effettua entro dodici mesi una puntuale ricognizione e valutazione di tutti gli immobili di proprietà degli enti previdenziali pubblici. Entro 12 mesi si farà una prima ricognizione e valutazione del patrimonio invenduto che certamente sarà indice della capacità di gestire le vendite da parte degli stessi Enti, i quali, avranno evidentemente delle responsabilità nel vendere velocemente un patrimonio che giorno dopo giorno potrebbe svalutarsi sempre di più, in relazione anche ad una imminente esplosione della bolla speculativa del mercato immobiliare venutasi a creare negli ultimi anni. Quindi l’auspicio e la speranza è che il prima possibile, con delle circolari Ministeriali, si intervenga nei confronti degli enti previdenziali pubblici affinché procedano e proseguano nella vendita diretta agli inquilini chiudendo il contenzioso sugli immobili di pregio con soluzioni transattive che devono necessariamente partire dalle valutazioni già fatte dalle Agenzie del territorio prima dell’entrata in vigore delle nuove norme e di cui tutti gli inquilini sono a conoscenza avendo già ricevuto le lettere di offerta con il prezzo o avendo depositato tali valori in tribunale. Solo così si potrà porre, anche con soddisfazione degli inquilini interessati, la parola fine ad una travagliata procedura di vendita che  va avanti da 12 anni.       

L'Espresso n. 9. del 5 marzo 2009

SCIP-PI DI STATO – TREMONTI CHIUDE LE VENDITE DEGLI IMMOBILI DI PREGIO CON UN PASSIVO DA 1.7 MLD € (PAGANO GLI ENTI PREVIDENZIALI) – CI HANNO GUADAGNATO SOLO BANCHE, FONDI, IMMOBILIARISTI E INQUILINI ECCELLENTI (DA BONANNI A PIONATI A FLAVIA VELTRONI)

1 - QUANTE CREPE A CASA TREMONTI

Francesco Bonazzi per "L'espresso"

Meglio una fine rovinosa che una rovina senza fine. È con questa filosofia che Giulio Tremonti ha calato il sipario sulle cartolarizzazioni immobiliari, la manovra simbolo di una lunga stagione della finanza creativa iniziata nel 2001. Il ministro dell'Economia ha preferito certificare un 'buco' da 1,7 miliardi di euro dell'operazione, e ha mandato in liquidazione la società-veicolo Scip, rimborsando le obbligazioni in circolazione, piuttosto che svenarsi per pagare una montagna d'interessi e correre il rischio di un default internazionale. Una scelta ragionevole, messa in atto però con un autentico colpo di mano. Come se questa commedia fantastica, finita con un bagno di sangue, non avesse arricchito i soliti noti: banche, immobiliaristi e una serie di inquilini eccellenti. E ora, per quei 28 mila appartamenti rimasti invenduti, inizia una nuova storia che potrebbe riservare qualche ulteriore colpo di scena. Il meccanismo inventato alla fine del 2001 aveva una sua genialità. Prima si accusa per mesi i vari Inps, Inpdai, Inpdap e Inail di non essere capaci di vendere le case acquistate con i risparmi dei lavoratori. Poi, a fine novembre, Tremonti trasferisce d'imperio una prima tranche di 27.500 immobili in un società-veicolo, incaricata poi di emettere sui mercati internazionali obbligazioni garantite dal patrimonio acquisito e dai flussi di cassa previsti dalle vendite.La società viene chiamata Scip (Società cartolarizzazione immobili pubblici) e nasce in Lussemburgo con un capitale di 10 mila euro, due fondazioni olandesi come azioniste e un cittadino scozzese di nome Gordon Burrows alla presidenza. "Ragioni di semplicità operativa", spiegherà il Tesoro alla Corte dei Conti che nel 2005 storceva il naso e già parlava di "scarsa trasparenza". L'operazione 'Scip1' funziona. Vengono emessi bond per 2,3 miliardi, tutti rimborsati nel giro di due anni, e viene offerto al mercato per 3,8 miliardi un patrimonio immobiliare valutato 5,1 miliardi. Il 30 giugno del 2008, al netto delle spese sostenute, il saldo di cassa di Scip1 è in attivo di 1,3 miliardi. A dicembre 2002, Tremonti lancia "la più grande cartolarizzazione mai fatta da uno Stato europeo". 'Scip2' parte con 62.800 immobili in vendita, per un valore di mercato pari a 10 miliardi e un prezzo che sfiora i 7,8 miliardi. I bond portano nelle esauste casse statali la bellezza di 6,7 miliardi di euro, ma le vendite non vanno bene. Complici un mercato in frenata, interessi in aumento e migliaia di contenziosi sulla definizione della categoria 'immobili di pregio', alla fine l'operazione si chiude in passivo: il saldo negativo arriva a quota 1,7 miliardi necessari a rimborsare i bond in circolazione e restituire il prestito ricevuto dalle banche per pagare gli interessi. Così, la sera dell'11 febbraio, nel decreto Milleproroghe spunta un piccolo emendamento che mette in liquidazione Scip2. Ma è il meccanismo usato a sorprendere: gli stessi enti previdenziali che nel 2001 erano stati ritenuti incapaci vengono ora costretti a riprendersi i 28 mila appartamenti invenduti, e a coprire il buco attingendo alle loro casse. A questo punto è chiaro che qualcosa non ha funzionato. Sarà colpa della solita crisi internazionale, ma intanto c'è chi sulle Scip ha guadagnato parecchio. A parte gli inquilini eccellenti che sono riusciti a mettere le mani su appartamenti di gran pregio a prezzi talvolta scontatissimi, i veri miracolati vanno cercati tra le banche. Per Scip1, il governo si affidò ad Abn Amro, Bnl, Jp Morgan, Sssb (Citigroup). Mentre a gestire la seconda emissione di bond collegata a Scip2 sono stati chiamati Banca Imi, Deutsche Bank, Intesa e Lehman Brothers. A questi otto gruppi sono stati versati decine di milioni di commissioni. Mentre i tedeschi di Depfa Bank (gruppo Hypo Real Estate) e gli italiani di Banca Intesa hanno incamerato anche commissioni e interessi sul prestito-ponte da 925 milioni, erogato nel 2005 per tenere a galla Scip2. Grazie ai maxi-sconti, una vasta platea di immobiliaristi 'furbetti' ha comprato a pezzi di saldo interi palazzi. E molto spesso, chi aveva in gestione il patrimonio degli enti 'espropriato' da Tremonti nel 2001, ha avuto anche il mandato a vendere. I nomi sono i soliti, con Alfredo Romeo e Pirelli Re in prima fila. Mentre sul fronte degli acquirenti si segnalano la stessa Lehman, il fondo americano Carlyle e l'immancabile Gruppo Caltagirone. Per tutti, banche, gestori e consulenti vari, i guadagni sono 'top secret'. Perché nessuno conosce i contratti stipulati dalla lussemburghese Scip con i suoi fornitori. Si sa solo che il costo di Scip1 e Scip2 oscillerebbe tra gli 850 milioni stimati dalla Corte dei Conti nel 2006 e il miliardo e trecento milioni calcolato oggi dal combattivo 'Coordinamento nazionale inquilini immobili di pregio'. Proprio sull'ammontare dei costi chiedono chiarezza Antonio Misiani, deputato Pd nella commissione Bilancio, e Antonio Borghesi (Idv). Spiega Misiani: "Giusto mettere la parola fine, perché la spesa per interessi ci stava dissanguando, ma Tremonti deve spiegare alla Camera chi si è arricchito su questo buco da quasi due miliardi". Resta da capire anche come si coprirà la voragine Scip2, perché usare il ricavato di Scip1 non basta. Non solo, sarebbe interessante capire se gli enti previdenziali, costretti a nascondere sotto il tappeto la polvere delle cartolarizzazioni andate male, siano solo una fermata di passaggio verso la Cassa depositi e prestiti, gestita dal tremontiano doc Massimo Varazzani. La Cdp è una spa, ha meno vincoli ed è soggetta a meno controlli di un ente previdenziale. Potrebbe essere lei a far ripartire la giostra del mattone di Stato. Commissioni e consulenze comprese.

2 - IL PALAZZO FA affari d'oro...
Da"L'espresso"
Sarà tutto legale, ma i prezzi spuntati da una serie di inquilini eccellenti grazie alle cartolarizzazioni gestite dalla Scip consegnano una foto di gruppo di 'una classe dirigente in un interno'. Con ampio tinello. Era stato 'L'espresso', con una serie di inchieste pubblicate nel 2007, ad alzare il velo sulla 'Nazionale degli sconti'. In largo Arenula una società dei figli di Clemente Mastella ottiene un appartamento di 9,5 vani: il prezzo è di un milione inferiore a quello di mercato. Dietro piazza Fiume la moglie di Veltroni acquistò 190 metri quadri più cantina e posto auto per 377 mila euro. Nella stessa strada, l'ex deputato forzista Marianna Li Calzi comprò un attico da 190 metri per 366 mila euro. Al Flaminio, il leader Cisl Raffaele Bonanni ha rilevato per 201 mila euro otto vani. All'Eur, il presidente della Consob Lamberto Cardia ha dovuto sborsare 328 mila euro per dieci stanze. In zona San Pietro, la deputata del Pdci Maura Cossutta staccò un assegno da 165 mila per sei vani, e la collega ulivista Franca Chiaramonte spese 113 mila euro per quattro vani. Ai Parioli, l'ex presidente del Senato, Franco Marini, pagò un milione per 14 vani catastali (piano terra e primo piano). Il colpo migliore, comunque, lo mise a segno l'allora giornalista Francesco Pionati (oggi deputato centrista): comprò per 509 milioni di lire nel 2001 un attico e superattico di dieci vani a Monteverde Vecchio.

Il Sole 24 Ore del 02.03.2009

L’Istituto si ricompra le case

Gli enti di previdenza pagheranno 1,7 miliardi, i beni valgono 2,3

 Saverio Fossati

Bond da rimborsare per 1.700 milioni e immobili “a fronte” per 2,3 miliardi. Apparentemente, liquidare Scip a, la seconda cartolarizzazione degli immobili pubblici, sembra facile. E in effetti ‘lo è, soprattutto considerando che la copertura delle obbligazioni scadute la anticiperanno gli enti previdenziali, cioè gli antichi proprietari di quegli stessi immobili, che nel 2002 li persero senza indennizzo e che ora se li devono ricomprare, anche se a buon prezzo. Il meccanismo tracciato dall’articolo 41 bis del Dl 207/2008 è intervenuto sulla cartolarizzazione un attimo prima del declassamento (si veda il Sole 24 Ore del 12 febbraio scorso e del 1° luglio 2008) da parte delle agenzie di rating, salvando così l’operazione. Ma a quali costi? In realtà la soluzione adottata è razionale. Se non fosse per il riacquisto da parte degli enti.        Gli immobili che Scip 2 non è riuscita a vendere dal 2002 a oggi, per legge ora vengono riassegnati in proprietà agli antichi proprietari, che in cambio pagheranno alla Scip entro il 15 aprile quanto servirà rimborsare titoli emessi, costi e finanziamenti per 1,7 miliardi. Con soddisfazione delle agenzie di rating. Anche gli enti ostentano ottimismo: Inail e Inpdap, che peraltro già prima erano incaricate della vendita del patrimonio abitativo, sono concordi nel riaffermare che le operazioni continueranno e che il contenzioso sugli edifici di pregio (ceduti senza gli sconti) si è ormai risolto a loro favore. Il Dl 107, del resto, prevede la possibilità di soluzioni “bonarie” per le situazioni più difficili: occupazioni senza titolo e situazioni di morosità sui canoni. Va anche detto che circa 350 milioni di euro in immobili invenduti della vecchia Scip 1 vengono “restituiti” agli enti gratuitamente. Rimane però un dubbio: Scip 1 ha un debito, nei confronti dell’Economia, di circa 1.600 milioni, derivanti dalla differenza attiva tra le vendite degli immobili e il rimborso dei bond, avvenuto già nel 2003. Dato che in casa Scip 1 risultano 1.250 milioni di liquidità, perché non usare quei soldi per il rimborso dei bond di Scip 2, evitando che gli enti previdenziali debbano attingere alle loro casse per poi rimpinguarle lentamente con le vendite? L’Economia potrebbe disporre in questo senso. Ma a cosa è dovuto il ritardo nelle vendite? I numeri parlano chiaro: dal confronto tra la situazione iniziale emerge un problema serio sulle vendite abitative Inpdai (ora inglobato nell’Inps, che infatti mantiene un prudente silenzio anche sulle possibilità di far fronte alla nuova situazione). Da sole, queste rappresentano il 60% dell’invenduto come numero di abitazioni e il 48% come valore. Ma ora restano, a detta degli operatori, gli asset più difficili: case in quartieri poco appetibili e situazioni contenziose. Si può sperare, in termini di bilancia, nella rivalutazione che l’agenzia del Territorio dovrà condurre: probabilmente servirà a razionalizzare i prezzi, abbassando quelli degli immobili meno appetibili e aggiornando gli altri, con una ripulitura che dovrebbe accelerare le vendite. Per Maria Teresa Armosino, all’epoca sottosegretario all’Economia con delega alle dismissioni, “ritardi e perdite sono dovuti alle regolarizzazioni dei morosi e alla legge 104/2004, dove per favorire gli inquilini erano previsti i “coefficienti di abbattimento” dei valori iniziali. Il risultato è stata una perdita di 800 milioni, lo scarto tra i valori del 2001 e quelli del 2003». Ma il fiasco più consistente è quello del non abitativo: box, posti auto, cantine, negozi e uffici (si vedano le percentuali iniziali in alto nella pagina). Le vendite erano affidate al Consorzio G1, oggi formato da Fintecna e Lazard. Sta di fatto che resta da vendere il 42% di quel patrimonio. Il G1, comunque, anche se incassa i compensi per le vendite, non paga penali per i ritardi.

L’Unità  Mercoledì 25 febbraio 2009

BIANCA DI GIOVANNI

L’opposizione non ci sta a chiudere la partita della finanza creativa firmata Tremonti (vecchio corso) tutta a carico dei contribuenti e senza nessun impegno di trasparenza da parte del governo. «Presenteremo presto un disegno di legge in cui chiediamo la costituzione di una commissione d’inchiesta», annuncia Pier Luigi Bersani in una pausa durante il voto finale sul cosiddetto milleproroghe. Quel testo, all’articolo 43 bis, liquida le due operazioni di cartolarizzazione degli immobili pubblici gestite dalle Scip, lasciando a carico del bilancio pubblico quasi due miliardi di euro. Quella che doveva essere la più grande operazione di finanza creativa organizzata da un governo, si è risolta in un buco finale, coperto con un emendamento arrivato di soppiatto in un decreto omnibus su cui è calata l’ennesima blindatura. Al momento del voto l’opposizione ha presentato due ordini del giorno, che impegnavano il governo a presentare una relazione sulla liquidazione. Ma la maggioranza, compatta, ha bocciato la proposta. Meglio non sapere, per i parlamentari di centrodestra. «Un fatto gravissimo - dichiara il deputato Pd Marco Causi - il Parlamento e il Paese hanno diritto di sapere quanto costa la liquidazione di queste società e quali impatti la chiusura dell'operazione potrà generare sull'equilibrio patrimoniale degli enti di previdenza».Intervenendo prima del voto finale, il capogruppo Pd Antonello Soro ha sottolineato come nel decreto « ci sono almeno 3 operazioni di dubbia legittimità: quello sull’editoria che infligge un colpo duro al settore; quello sulle autostrade con favori e regalie a titolari di concessioni in totale disprezzo per la censura dell'Autorità Garante per la concorrenza; ed infine quello delle Scip, la società di cartolizzazioni, che sarebbe meglio definire “operazione scippo”, con la quale si raggiunge il paradosso.Il saldo è una passività di 3400 miliardi delle vecchie lire per lo stato. Il Governo fa esattamente le stesse cose per cui finanzieri in Europa e nel mondo finiscono in carcere ».Aproposito dai finanza etica evocata da Tremonti.Attorno ai numeri delle due Scip c’è sempre stata fitta cortina di fumo. Che l’operazione Scip fosse complicata lo si era capito già qualche anno fa, quando Scip 2 (quella più pesante) fu costretta a ristrutturare il debito.la Corte dei Conti lanciò il primo allarme, producendo un voluminoso dossier. Poi, più nulla. A ripercorrere oggi le tappe dell’operazione è il deputato pd Antonio Misiani, in un intervento sul sito del Nens (www.nens.it), con cifre da brivido. «Secondo l'ultimo Rapporto agli Investitori della società, a dicembre 2008 delle 62.880 unità immobiliari iniziali, ne risultano invendute 13.574. Nel solo quarto trimestre 2008, le vendite hanno prodotto incassi per 152 milioni di euro, il 55,3% in meno di quanto previsto dal Business Plan. I costi dell’operazione sono così enormemente lievitati: dal 2002 al 2007 sono stati pari - secondo i dati riportati dal sito www.scip2pregio.it - a 1.359 milioni di euro, di cui 780 milioni di interessi passivi su titoli emessi (aggravati dall’allungamento dei tempi di rimborso dei titoli),115 milioni di interessi passivi sul prestito ponte, 348 milioni di interessi su contratto swap». Come dire. un vero crack camuffato da operazione contabile.

ILSOLE24ORE.COM 19 febbraio 2009

 Milleproroghe, il Governo incassa la fiducia

 Il Governo incassa la fiducia sul milleproroghe con 284 voti a favore e 243 contrari. È la tredicesima fiducia chiesta dall'Esecutivo. Il voto finale sul provvedimento è fissato per martedì 24 febbraio. Il testo sul quale è stata posta la fiducia è quello già approvato dal Senato. L'Esecutivo aveva fatto ricorso alla blindatura del testo anche a Palazzo Madama. Nella mattinata di ieri era terminata la discussione sul decreto milleproroghe in aula alla Camera, passato a tempo di record dall'esame delle commissioni. Un esame lampo che ha provocato forti polemiche da parte dell'opposizione che ha denunciato la mancanza di una reale discussione. L'ennesima fiducia, accusano, che non consente al Parlamento di esprimersi. «Il Governo – ha sottolineato Pierpaolo Baretta, capogruppo del Pd nella commissione Bilancio della Camera - ridisegna ancora una volta con il voto di fiducia, sia al Senato che alla Camera, pezzi importanti dell'economia e della società». I deputati delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio, attacca Massimo Vannucci (Pd), hanno avuto solo «sei ore di tempo» per prendere in mano le carte del milleproroghe e valutare il contenuto degli emendamenti da presentare. «Così si esautora il Parlamento», sottolinea Angelo Compagnon (Udc). L'aula aveva respinto nella mattinata di ieri, con 240 sì e 261 no, le tre pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione (Pd, Idv e Udc).
Criticatissima dall'opposizione, in particolare dal ministro ombra dell'Economia del Pd Pier Luigi Bersani, l'operazione di cartolarizzazione Scip2, che complessivamente ha generato passività per 1,7 miliardi di euro. «Il film delle megacartolarizzazioni di Tremonti si è concluso con 1,7 miliardi di passività da ripianare», ha detto Pier Luigi Bersani a proposito della norma sulla liquidazione di Scip, la società veicolo per le cartolarizzazioni immobiliari, contenuta nel decreto milleproroghe. Bersani ha sottolineato che è «necessario che il Parlamento trovi le forme per appurare quanto in questi anni si siano radicate, nel nostro sistema di politiche pubbliche, meccanismi di utilizzo di strumenti finanziari cosiddetti innovativi e quanto tutto questo sia costato al contribuente».

19 Febbraio 2009

 di Antonio Misiani
1. Antefatto: SCIP 1 e SCIP 2, la “finanza creativa” applicata al patrimonio immobiliare pubblico
 Nel corso del 2001, con l’emanazione del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito con la legge 23 novembre 2001, n. 410, il Ministro dell’Economia e delle Finanze Tremonti avvia ufficialmente la prima operazione di privatizzazione degli immobili pubblici attraverso la tecnica finanziaria della “cartolarizzazione” (in inglese securitization:la "finanza creativa" protagonista dell’attuale crisi globale). La complessa operazione è finalizzata a consentire la conversione di immobili di proprietà degli enti previdenziali pubblici in strumenti finanziari più facilmente collocabili sui mercati. Lo schema dell’operazione di cartolarizzazione è il seguente: 1)      I cedenti (gli enti previdenziali) trasferiscono il loro portafoglio di immobili ad un’entità esterna (la società-veicolo). Per ogni operazione vengono individuati con decreto ministeriale i beni immobili da trasferire alla società. Il patrimonio acquisito, separato da quello della società veicolo e da quello di altre operazioni, garantisce i portatori dei titoli, i soggetti concedenti i finanziamenti e ogni altro creditore. 2)      La società veicolo emette obbligazioni sui mercati internazionali garantite dal valore del patrimonio immobiliare ricevuto e dal flusso di incassi attesi derivanti dalla vendita degli immobili cartolarizzati, collocandole tramite una o più banche di investimento presso investitori finali. Per le obbligazioni la classe di rischio è ufficializzata da un rating formulato da un’agenzia internazionale 3)      La società veicolo versa l’importo raccolto attraverso tali operazioni, a titolo di “prezzo iniziale”, agli enti che hanno ceduto gli immobili. 4)      La società veicolo rivende gli immobili (che continuano ad essere gestiti dagli enti ex proprietari). I flussi derivanti dalla gestione e dalla vendita degli immobili sono utilizzati per il rimborso dei titoli e per il pagamento degli interessi, oltre che per gli oneri accessori, commissioni e altri costi. 5)      A conclusione dell’operazione, la società veicolo versa al Ministero dell’Economia e delle Finanze l’eventuale e residua differenza di prezzo (il “prezzo differito” di vendita, che determina il successo o il fallimento dell’operazione). Per gestire la cartolarizzazione degli immobili pubblici viene costituita la SCIP S.r.l. (Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici), società di diritto lussemburghese con capitale sociale di 10 mila euro, detenuto in parti uguali da due fondazioni olandesi “gemelle” (la “Stichting Thesaurum” e la “Stichting Palatium”, costituite ad Amsterdam il 5 novembre 2001 e amministrate da un trust fund olandese, la “TMF Management BV”). Amministratore unico della società un cittadino britannico, il dott. Gordon E. C. Burrows. La prima operazione - SCIP 1 – parte con il decreto-legge 351/2001, e riguarda esclusivamente i beni di proprietà degli enti previdenziali già inseriti nei programmi di dismissione precedenti (POC-Programma Ordinario di Cessione, varato nel 1999; PSC-Programma Straordinario di Cessione, varato nel 1997) che non erano ancora stati venduti. In SCIP 1 gli enti previdenziali cedono 27.512 immobili (27.250 residenziali e 262 commerciali), con un valore stimato di 5.100 milioni di euro e un prezzo di offerta rideterminato in 3.830 milioni per effetto degli sconti previsti dalla legge (30% agli inquilini, più un’ulteriore sconto fino al 15% nel caso in cui questi avessero acquistato l’intero edificio). A fronte di questo portafoglio immobiliare, nel dicembre 2001 vengono emessi titoli per 2.300 milioni il cui rimborso viene completato a dicembre 2003. L’operazione beneficia del lavoro propedeutico alle vendite già svolto in precedenza, e perciò le vendite procedono rapidamente e senza particolari ostacoli. I risultati complessivi sono positivi: al 30 giugno 2008 il saldo di cassa di SCIP 1, al netto delle spese sostenute dalla società, risulta pari a 1.362 milioni di euro. Nel 2002 parte SCIP 2, definita dal ministro Tremonti “la più grande cartolarizzazione immobiliare fatta da uno Stato europeo”. Con questa operazione sette enti previdenziali e lo Stato cedono alla SCIP S.r.l. 62.880 unità immobiliari (53.241 residenziali e 9.639 commerciali), con un valore di mercato pari a 10.000 milioni e un prezzo di offerta di 7.797 milioni. A fronte di tale portafoglio, acquistato su base segregata dal portafoglio di SCIP 1, la società ha emesso un totale di 6.637 milioni di titoli, suddivisi in cinque emissioni di cui tre corrispondenti a 5.243 milioni con rating di tripla A e due rispettivamente pari a 845 con rating di doppia A e 536 con rating di singola. A La scadenza legale, cioè la data ultima per il rimborso dei titoli nelle previsioni più “pessimistiche” delle agenzie di rating, che assegnano il rating alla corrispondente probabilità di integrale rimborso entro tale data, è stata fissata per le varie tranche tra aprile 2006 e ottobre 2008, mentre la scadenza attesa è stata fissata tra aprile 2004 e ottobre 2006. Ad aprile 2005 la SCIP S.r.l., per far fronte alle difficoltà di rimborso dei titoli in scadenza ed evitare declassamenti di rating, è stata autorizzata a ristrutturare il proprio debito mediante l’emissione di tre nuove serie di titoli per un ammontare pari a 4.370 milioni (l’emissione finale si è conclusa con tre nuove serie di titoli per un totale di 4.600 milioni). Rispetto alle attese, SCIP 2 si rivela un fallimento.  A dicembre 2008, delle 62.880 unità immobiliari iniziali, ne risultano invendute 13.574, pari ad un prezzo aggregato di offerta di 2.356 milioni di euro. Complessivamente, la società ha incassato 5.864 milioni, di cui, da aprile 2005, 3.595 milioni da vendite e 296 da affitti: molto meno di quanto previsto (le vendite sono state inferiori del 33,5% rispetto al Business Plan). Nel solo quarto trimestre 2008, le vendite hanno prodotto incassi per 152 milioni di euro, il 55,3% in meno di quanto previsto dal Business Plan. Il valore del portafoglio residuo è con tutta probabilità sovrastimato rispetto a quanto realisticamente realizzabile dalla vendita delle unità residue. Tra le ragioni dell’inceppamento dei flussi di vendita di SCIP 2, vanno annoverati l’aumento dei prezzi di mercato, lo scontro sociale e politico che si è aperto sulle cartolarizzazioni, il moltiplicarsi dei contenziosi (con particolare riferimento ai ricorsi relativi agli immobili cd. “di pregio”), la confusione legislativa, gli intoppi burocratici. Particolarmente elevati risultano i costi dell’operazione, dal 2002 al 2007 pari - secondo i dati riportati dal sito www.scip2pregio.it - a 1.359 milioni di euro, di cui 780 milioni di interessi passivi su titoli emessi (aggravati dall’allungamento dei tempi di rimborso dei titoli), 115 milioni di interessi passivi sul prestito ponte, 348 milioni di interessi su contratto swap.

 2. Il blitz del Milleproroghe: la liquidazione di SCIP Con l'articolo 43-bis del decreto-legge 207/2008 (cd. "milleproroghe") – inserito nell’emendamento su cui il Governo l’11 febbraio 2009 ha posto al Senato la questione di fiducia - lo Stato pone in liquidazione i patrimoni separati relativi a SCIP 1 e SCIP 2, trasferendo la proprietà degli immobili di SCIP ai soggetti originariamente proprietari degli stessi. Il trasferimento degli immobili di SCIP 2 è effettuato per un corrispettivo pari al valore degli immobili stessi determinato ai sensi delle norme relative, e tale corrispettivo è versato alla SCIP, al netto delle passività per la SCIP medesima derivanti da tale operazione. Gli enti possono procedere alla vendita diretta degli immobili, in modo da massimizzare gli incassi in relazione alla situazione del mercato immobiliare.  La liquidazione della SCIP avverrà con un meccanismo complesso: 1) rimborso integrale delle passività cumulate:- titoli di classe A5 (295,7 milioni + 2 milioni di interessi) e titoli di classe B2 (475 milioni + 3,9 milioni di interessi). Nota bene: titoli “asset backed”, simili ai titoli “tossici” protagonisti della crisi finanziaria globale…- finanziamenti verso banche: 800 milioni + 155,6 milioni di interessi (il prestito ponte garantito dal MEF erogato il 24 aprile 2004 da due banche per evitare il declassamento delle agenzie di rating) - contratto swap (uno strumento complesso e rischioso, a proposito di “finanza creativa”…)- costi di gestione fissi a carico di SCIP (2 milioni). In totale: 1 miliardo e 735 milioni al 22 gennaio 2009.2) acquisto da parte degli enti degli immobili invenduti per un corrispettivo stimabile al 22 gennaio 2009 in 1.720 milioni di euro. In pratica, un’operazione di segno esattamente inverso rispetto a quella iniziale!

 3. La morale della favola 1) Tranne lo Stato, ci hanno guadagnato più o meno tutti: le banche, gli investitori finanziari, le agenzie di rating, gli immobiliaristi, gli studi legali, gli ex inquilini diventati proprietari. Con le operazioni di cartolarizzazione una buona parte del patrimonio immobiliare pubblico (in primis quello degli enti previdenziali, pagati con i contributi dei lavoratori) è stato venduto, con elevatissimi costi di gestione. I proventi – inferiori alle previsioni iniziali, pur scontate – non sono stati reinvestiti, ma utilizzati (con alterne fortune, visti gli interventi di EUROSTAT) per tamponare le voragini dei conti pubblici. 2) La liquidazione di SCIP peggiorerà i conti pubblici 2009 di 1.720 milioni. Soldi che serviranno agli enti previdenziali – e in ultima istanza, al Tesoro - per rientrare in possesso degli immobili e, per questa via, a rimborsare i prestiti in scadenza. La cifra, naturalmente, potrà poi essere recuperata con la successiva cessione degli immobili, che questa volta verrà gestita direttamente dagli enti previdenziali (ammesso che ci riescano...). Secondo la Relazione tecnica trasmessa (in ritardo) al Parlamento “l’impatto sul fabbisogno e l’indebitamento netto, pari alle risorse da assicurare a SCIP 2, è già scontato nei saldi assunti nell’aggiornamento del Patto di stabilità e crescita”. E in effetti la Nota Informativa 2009-2011 del 6 febbraio 2009 a pagina 7 evidenzia, in una nota alla Tavola 3 (Conto della P.A. a legislazione vigente), che “il dato per il 2009 riflette la revisione della strategia relativa agli investimenti immobiliari adottata in considerazione della crisi economica internazionale e ritenuto che le condizioni del mercato immobiliare non sono favorevoli alla dismissione nel breve periodo di compendi immobiliari. La nuova impostazione porta ad un incremento degli investimenti fissi pari a 1,9 miliardi”. Peccato che: a) alla data del 6 febbraio 2009 non risultava in vigore alcun provvedimento legislativo in tal senso (l’articolo aggiuntivo 43-bis del “milleproroghe” non è ancora norma di legge); b) non vi è stato alcun passaggio parlamentare relativamente ai saldi assunti nell’aggiornamento del Patto di stabilità e crescita (di cui alla Nota Informativa). 3) In un Paese “normale”, il Parlamento pretenderebbe la massima chiarezza su questa vicenda. In Italia se ne è occupata la Corte dei Conti nel marzo 2006 e nel gennaio 2007, con relazioni estremamente critiche nei confronti della cartolarizzazione immobiliare. Ora che questa storia si avvia ad una (ingloriosa) conclusione è sicuramente tempo di fare piena luce – per esempio istituendo una commissione parlamentare d’inchiesta - su una delle operazioni finanziarie più discutibili e controverse degli ultimi decenni.

Il Sole 24 Ore 17.02.2009

di Nicoletta Cottone

Dalla norma liquida Scip al patto di stabilità, dal piano carceri fino agli effetti dell'esenzione Ici sui fabbricati rurali, sono molti gli appunti riuniti nel dossier degli esperti del Servizio studi della Camera al cosiddetto Milleproroghe. Rilievi giunti mentre si annuncia un rapidissimo esame del provvedimento alla Camera, che sarà già in aula da mercoledì 18 febbraio. Un testo sul quale si profila la fiducia. L'obiettivo è di chiudere in settimana. Al momento, spiegano il relatore per la Bilancio, Gabriele Toccafondi, non sono previsti emendamenti dei relatori o del Governo ma, visto che il provvedimento deve essere convertito entro il 28 febbraio, «il calendario consente che ci possa essere una settimana per un ulteriore passaggio al Senato». Il relatore per la commissione Affari Costituzionali, Raffaele Volpi, ha rilevato che «sarebbe stato opportuno un dibattito più approfondito», in particolare sulle misure inserite durante l'esame in Senato. Toccafondi ha sottolineato le problematicità relative a tre punti: il Patto di stabilità interno, l'operazione Scip e le misure per la realizzazione di nuove strutture carcerarie. Ecco le principali osservazioni dei tecnici di Montecitorio.
La norma liquida Scip. I tecnici di Montecitorio sottolineano che in mancanza della relazione tecnica, non è possibile definire il quadro finanziario complessivo della norma che liquida Scip e ritrasferisce gli immobili non venduti agli enti originariamente proprietari, «che dia conto dei relativi effetti ai fini dei diversi saldi di finanza pubblica e dei conseguenti riflessi sullo stock di debito delle amministrazioni pubbliche». Lo rilevano i tecnici del Servizio Studi della Camera richiamando una nota informativa del Governo nella quale «viene evidenziato che il peggioramento dei saldi previsto per il 2009 riflette, per un importo pari a 1,9 miliardi, la revisione della strategia relativa agli investimenti immobiliari in considerazione del fatto che le condizioni del mercato immobiliare non sono favorevoli alla dismissione nel breve periodo di compendi immobiliari. Appare pertanto necessario che sia chiarito - si legge nel dossier del Servizio Studi di Montecitorio - se l'importo del peggioramento del saldo sopra indicato coincide con quello derivante dagli effetti della disposizione in esame o se vi concorrano altri fattori».

Repubblica Affari & Finanza del 16.02.2009

 Mattone di Stato, Tremonti ci riprova

È pronto un nuovo progetto di razionalizzazione e centralizzazione della gestione degli immobili, disegnato intorno al fido Varazzani della Cdp. Ma per portare avanti questo piano si dovrà ridimensionare Maurizio Prato di Fintecna, appoggiato da Gianni Letta.

 LUCA IEZZI   Roma

Tra vecchi fallimenti, nuove alleanze e qualche conto da regolare all’interno della maggioranza, è già cominciata la terza rivoluzione tremontiana del mattone di Stato. Mettere a frutto l’enorme patrimonio immobiliare di proprietà pubblica è sempre stato un pallino dell’attuale ministro dell’Economia in tutti e quattro i suoi mandati a via XX settembre. Nessuno dei grandi progetti messi in campo da Giulio Tramonti è stato all’altezza delle aspettative: proprio in questa settimana nel decreto milleproroghe è stata inserita la norma per la liquidazione della società Scip 2, veicolo della più grande cartolarizzazione in Europa, lanciata da Tremanti nel 2002. Un monumento alla “finanza creativa”: Scip2 incassò 6,7miliardi di euro grazie a bond garantiti dalla futura vendita di un portafoglio di quasi 63 mila immobili di proprietà degli enti previdenziali. Quell’avventura si chiude con 1,7 miliardi di obbligazioni da ripagare che finiranno in carico al bilancio pubblico e poco meno della metà degli immobili (28 mila) ancora in venduti. Non solo Scip 2 non si è rivelata la “scatola magica” in grado di trasformare la ricchezza immobilizzata nel mattone in moneta sonante, ma stava per scavare un altro buco nelle casse dello Stato. Già nel 2005 era stato necessario un prestito-ponte per coprire i mancati incassi dalle vendite e tra ottobre e gennaio Scip non ha onorato le scadenze dei propri bond facendo scattare le clausole a tutela dei sottoscrittori che alzavano i rendimenti. Con il mercato immobiliare in piena recessione il Tesoro ha deciso limitare i danni: farsi carico di tutti i debiti esistenti restituendo agli enti previdenziali la proprietà degli immobili e lasciando a loro il compito di vendere il proprio patrimonio.Va notato che il gigantismo di Scip 2 ha difatti cancellato quanto di buono le cartolarizzazioni hanno fatto per le casse dello Stato: Scip l, lanciata nel 2001 con un numero minore d’immobili e in contesto di mercato molto più favorevole, aveva prodotto, dopo il rimborso di tutti i bond, un utile di 1,2 miliardi che gli stessi enti previdenziali presenti anche nella seconda operazione (Inps, Inail, Ipost, Enpals, Ipsema e Inpdai) utilizzeranno per coprire il buco della seconda cartolarizzazione. Il bilancio negativo di questa operazione non sembra aver fatto cambiare idea a Tremonti, così non l’aveva fatto l’altro fallimentare tentativo di valorizzare gli immobili pubblici, la nascita di Patrimonio Spa, ora controllata da Fintecna. Il ministro ha messo in campo un’altra corazzata, la Cassa Depositi e Prestiti, che con l’ultima revisione normativa e dello statuto dovrà servire a dare molte risposte ai problemi finanziari del paese, anche in campo immobiliare. La fiducia in Cdp del ministro poggia su due elementi nuovi: la nomina di un suo uomo di assoluta fiducia, Massimo Varazzani come amministratore delegato, e un patto di ferro con le Fondazioni bancarie, azioniste al 30% della Cassa e un tempo fiere nemiche del ministro, tanto da trascinare gran parte dei suoi tentativi di riforma del settore davanti alla Corte Costituzionale.Contrasti seppelliti anche grazie alla nomina di Franco Bassanini alla presidenza,uomo di fiducia di una delle più grandi Fondazioni del paese, quella del Monte Paschi di Siena. Nel progetto del ministro e delle Fondazioni il risparmio postale (oltre 100 miliardi di euro) deve diventare il cuscinetto per permettere di mantenere alto, o persino aumentare, il flusso di li finanziamenti per la realizzazione d’infrastrutture. La nuova missione della Cdp è amplissima: «finanziarie operazioni d’interesse pubblico previste dallo Statuto» e ha ripercussioni forti anche nel settore immobiliare. Il primo passo sarà l’housing sociale: le fondazioni nel 2008 hanno avviato la costruzione di case popolari con capitali propri e forniti dalla Cdp, ma nel corso del 2009 l’attività si estenderà anche al patrimonio esistente. La Cdp sta istituendo una propria Sgr immobiliare e rimane inattesa dei decreti attuativi del ministero che definiscano meglio “l’interesse pubblico”, ma di certo gli immobili ora di proprietà degli enti locali rientreranno nella sua sfera di attività, visto che già ora opera come consulente nei programmi di vendita dei comuni é che da quest’anno potrà partecipare con capitali propri ad operazioni analoghe. Si tratta di un mercato immenso, secondo le stime fatta da un’apposita commissione d’inchiesta parlamentare nel 2007 circa la metà dell’intero portafoglio «pubblico” è in mano ai comuni e agli altri enti locali, con un valore di circa 200 miliardi di euro. Parallelamente, però, sugli immobili dello Stato centrale dall’estate scorsa il Tesoro aveva avviato un processo di razionalizzazione degli enti: il presidente di Fintecna, Maurizio Prato, è diventato il direttore dell’Agenzia del Demanio con il mandato di completare il censimento dell’intero parco e avviano alla cessione attraverso Patrimonio spa e Fintecna Immobiliare che dispongono di un portafoglio immobiliare da 4 miliardi di euro e oltre un miliardo di liquidità. Risultati buoni, ma che non entusiasmano Tremonti, pronto ad un nuovo progetto di razionalizzazione e centralizzazione della gestione per gli immobili. Prato è rimasto fuori dalle discussioni sull’evoluzione nell’immobiliare di Cdp lasciando intendere clic sta nascendo una diarchia: all’accoppiata Bassanini-Varazzani i progetti sul territorio, a Prato quella dello Stato centrale. L’ex presidente di Alitalia ha come principale referente politico Gianni Letta ed è molto stimato negli ambienti cattolici, quindi è tutt’altro che un uomo nell’orbita di Tremonti. Ambienti vicini al ministro prevedono un doppio scenario: o a primavera il rinnovo del cda di Fintecna vedrà la nomina di un altro fedelissimo o, in caso di conferma di Prato, i progetti di razionalizzazione del settore penderanno sempre di più a favore della Cassa Depositi e Prestiti. Varazzani potrebbe trovarsi presto un nuovo mandato: inglobare Patrimonio Spa, Eur spa e le altre partecipate immobiliari di Fintecna per costruire una nuova mega società. Un dossier che diventa ancor più caldo se si considera l’interesse di banche d’affari, società d’intermediazione e periti che cresce proporzionalmente con il congelamento di tutte le operazioni private, Con volumi e prezzi in calo tutti stanno cercando d’indovinare sin da ora l’interlocutore giusto. Per loro è l’unica possibilità di difendere il giro d’affari, per i cittadini la promessa è la solita, finora sempre disattesa: trasformare in moneta sonante migliaia di palazzi o quantomeno trasformali in una fonte di reddito, considerando che, tolti quelli in uso diretto, gli enti pubblici ottengono dagli affitti rendimenti pari all’ 1% del valore. Inoltre, nonostante la spinta dei governi, le regale favorevoli e la corsa dei prezzi nell’ultimo decennio, le vendite hanno fruttato allo Stato poco più di 20 miliardi di euro, segno che quel patrimonio è veramente “immobile” a dispetto degli sforzi di Tremonti.

ItaliaOggi Numero 036  pag. 5 del 12/2/2009

Di Stefano Sansonetti

 Tremonti liquida il veicolo. Al cui indirizzo oggi spuntano 40 società controllate da fondazioni olandesi
Muore la società che doveva far cassa cedendo immobili pubblici
Era un fulgido esempio di finanza creativa. Una di quelle soluzioni esoteriche escogitate per permettere allo stato di fare cassa cedendo immobili pubblici sul mercato. Adesso su quell'alchimia racchiusa nell'acronimo Scip, che significa società cartolarizzazione immobili pubblici, sta per calare il sipario. Nell'emendamento che ieri il governo ha presentato al decreto legge milleproroghe, infatti, si prevede la messa in liquidazione del veicolo che, in doppia edizione, venne lanciato nel precedente quinquiennio dal ministro dell'economia, Giulio Tremonti. La prima conseguenza è che tutti i circa 13 mila immobili invenduti, soprattutto in conseguenza del progetto Scip 2, torneranno nella pancia delle amministrazioni da cui provenivano, fondamentalmente gli enti previdenziali (Enpals, Inail, Inps, Inpdap, Ipost e Ipsema). I quali, in sostanza, saranno chiamati a versare i circa 1,7 miliardi di euro che serviranno a rientrare in possesso degli immobili e a rimborsare i possessori dei bond emessi nel corso del tempo dalla società. Eh sì, perché il meccanismo alla base della cartolarizzazione, fin dalle prime esperienze del 2001, prevedeva innanzitutto che lo stato passasse alla Scip (che ha la forma giuridica di una srl) gli immobili da mettere sul mercato. La società veicolo, dal canto suo, pagava allo stato una tranche del valore degli immobili utilizzando risorse derivanti dell'emissione di obbligazioni, sottoscritte da banche, istituzioni finanziarie e simili. La stessa Scip, come ultimo passaggio, provvedeva a rimborsare i bond emessi attraverso i proventi delle vendite immobiliari. Il marchingegno, in pratica, funzionava così per permettere allo stato di incassare una sorta di anticipazione su quella che sarebbe stata una vendita successiva. Il problema è che gli ingranaggi, così fissati sulla carta, nella realtà hanno funzionato male. Soprattutto l'esperienza di Scip 2 è stata costellata da intoppi, in particolare i ricorsi relativi a immobili di pregio e conseguenti cavilli legali. Da qui la necessità di provvedere a diverse ristrutturazioni per rimpolpare gli attivi indispensabili a rimborsare i bond della società. Alla fine della fiera, appunto, ci si ritrova di fronte a circa 1,7 miliardi di euro che ora gli enti previdenziali, e in ultima analisi il Tesoro, dovranno far pervenire nelle casse dei possessori di obbligazioni. Soldi che serviranno per rientrare in possesso degli immobili e, per questa via, a rimborsare un prestito in scadenza ad aprile, ovvero 475 milioni della classe «B2», più 295 milioni residui della classe «A5» e gli interessi. La cifra, naturalmente, potrà poi essere recuperata con la successiva cessioni degli immobili, che questa volta verrà gestita direttamente dagli enti previdenziali. Insomma, il ministro dell'economia ha deciso di fare suonare il requiem su una delle creature su cui pure aveva contato molto. Non senza attirarsi osservazioni critiche. Cosa che avvenne con un certo clamore quando si scoprì che la Scip era stata costituita con un capitale sociale di 10 mila euro e con un azionariato diviso in parti uguali tra due fondazioni di diritto olandese, la Stichting Thesaurum e la Stichting Pallatium. Senza contare che la guida operativa della Scip venne da subito messa nelle mani di Gordon Burrows, un cittadino britannico. La situazione, nel corso del tempo, si è andata arricchendo di altri particolari «nebulosi». Burrows e le fondazioni olandesi ancora oggi risultano nell'organigramma e nell'azionariato della Scip. Ma nel frattempo, allo stesso indirizzo della società (via Eleonora Duse 53 a Roma) è spuntata una quarantina di società immobiliari e finanziarie, tutte rigorosamente controllate da altrettante fondazioni olandesi. Un florilegio di srl, dai nomi a dir poco pittoreschi (Macbeth, Lux Finance, Admiral Finance, Tevere Finance, Eurhom Mortgages, Panacea, Atlantide, Tricolore Funding, Bora Securitizations e così via), tutte contraddistinte da un medesimo oggetto sociale. E tutte accomunate dalla partecipazione a un meccanismo che non ha mai finito di stupire, ma che ha fallito gli obiettivo per i quali era stato messo in piedi. E così Tremonti ha detto basta.

Il sole 24 ore del 12.02.2009 pag. 23 

Conti pubblici. IL primo sì al Decreto milleproroghe interviene anche sulle cartolarizzazioni

Scip, chiusura da 1,7 miliardi

Rimborsati bond e prestito ponte - Gli immobili tornano agli enti

Di Isabella Bufacchi

 Chiude definitivamente i battenti il prossimo 27 aprile l’operazione Scip2, la più grande cartolarizzazione di tutti i tempi mai realizzata in Europa continentale (con i suoi bond da 6,69 miliardi, primato riconosciuto al lancio nel 2002), voluta dall’allora Ministro dell’Economia Giulio Tremonti e costruita sulle vendite programmate di un portafoglio di oltre 62.800 immobili residenziali e commerciali di sette enti previdenziali. Sarà Smantellata in quella stessa data anche Scip 1, securitization gemella con bond emessi nel 2001 per 2,1 miliardi, tutti rimborsati con immobili ancora in vendita. In tutto una liquidazione 1,7 miliardi. E questa la maxi-operazione di “pulizia” introdotta al foto-finish nel decreto milleproroghe (207 del 2008), approvato ieri all’Aula del Senato con la “blindatura” del voto di fiducia. Ora il testo — che contiene, tra l’altro, anche il nuovo calendario per presentare le dichiarazioni dei redditi — passa alla Camera. La liquidazione della società veicolo Scip (scatola vuota che ha acquistato gli immobili dagli enti con l’incasso del collocamento dei bond) avverrà con un meccanismo complesso: 1) rimborso integrale delle due obbligazioni Scip2 in circolazione per 770 milioni e del prestito ponte da 925 milioni servito nel 2005 ristrutturare Scip 2) acquisto da parte degli enti degli immobili invenduti (28mila, valutati2,1-2,2 miliardi) acquistandoli da Scip e pagando 1,7miliardi: come? Secondo fonti bene informate, attingeranno dalla cassa extra di Scip1, cioè quel che resta degli incassi dalla dismissione degli immobili dopo il rimborso dei bond. Lo smantellamento di Scip può considerarsi un atto dovuto, comunque voluto anche questa volta dal ministro Tremonti: la dismissione degli immobili degli enti previdenziali, già lenta alla partenza in questa operazione macchinosa e di dimensioni al limite dell’ingestibilità, ha subito di recente un ulteriore rallentamento, per la crisi del mercato immobiliare e della recessione. Gli incassi di Scip sono stati talmente modesti da non consentire alla società-veicolo il rimborso dei due bond in circolazione, nelle scadenze attese e previste dal mercato: la tranche da475milionilo scorso 26 gennaio, la tranche da 295,7 milioni il 26 ottobre 2oo8. Il mancato rimborso ha fatto scattare la clausola cosiddetta step-up: un premio, una maggiorazione (per non chiamarla penale) sulle prossime cedole pari al raddoppio del margine sull’Euribor (da 20 a 40 e da 48 a 96 centesimi di punto percentuale). Scip2 insomma è divenuta quindi costosa in termini di oneri sugli interessi, mentre il prezzo del immobili residenziali, ma sopratutto commerciali, si è sgonfiato per via di un mercato immobiliare in contrazione, per la crisi del credito e dell’economia. La relazione che accompagna il provvedimento cita «l’eccezionale crisi economica», le condizioni del mercato immobiliare «non favorevoli», «gli elevati costi di provvista delle banche» e valuta come altamente improbabile la possibilità di rifinanziare a condizioni economiche competitive il debito». Scartata l’opzione di un nuovo prestito-ponte, la chiusura di Scip è stata decisa in un’ottica di massimizzazione di valore del portafoglio immobiliare. Il milleproroghe delinea alcuni passaggi chiave per gli enti: portare a termine le vendite dell’optato (le procedure in corso), occuparsi del contenzioso sugli Immobili di pregio in via transattiva (uscire dalle cause con alta probabilità di perdita, come è avvenuto di recente a Napoli senza concedere un “condono generalizzato”). Infine gli enti potranno sezionare gli immobili residui, per aree geografiche o per tipo di unità, e usarli per la costituzione di fondi immobiliari. Sotto la supervisione del ministero del Welfare.

mercoledì 11 febbraio 2009 16:30  ROMA/MILANO, 11 febbraio (Reuters) - Sarà messa in liquidazione Scip, la società veicolo per le cartolarizzazioni degli immobili di pubblici e verranno rimborsati prima della loro scadenza legale i titoli Scip 2 ancora in circolazione. Lo prevede il maxiemendamento che il Governo ha presentato nella tarda serata di ieri al decreto legge Milleproroghe, sul quale oggi l'aula del Senato ha votato la fiducia. Lo riferiscono due fonti vicine alla situazione. "La società Scip per la cartolarizzazione degli immobili pubblici viene liquidata", ha riferito una fonte. "Verranno utilizzati i fondi della cassa di Scip 1 per liquidare il debito esistente in capo alla Scip 2", dice un'altra fonte. Il debito è costituito da titoli derivanti da cartolarizzazioni per poco meno di 800 milioni di euro e dal prestito di 800 milioni garantito dallo Stato.In particolare, per quanto riguarda i titoli ancora in circolazione per Scip 2, si tratta di circa 300 milioni di euro residui della classe A5 e di 475 milioni della classe B2, entrambi con scadenza legale aprile 2025. Secondo una delle fonti i titoli saranno rimborsati alla prossima data di pagamento degli interessi, il 26 aprile, alla pari. "I titoli dovrebbero essere rimborsati alla prossima interest payment date", ha detto la fonte. La liquidazione, spiega il testo del maxiemendamento, avviene "in considerazione dell'eccezionale crisi economica internazionale e delle condizioni del mercato immobiliare e dei mercati finanziari". Gli immobili rimasti invenduti torneranno in capo agli enti previdenziali originariamente proprietari che potranno venderli direttamente. Dopo il via libera del Senato il decreto Milleproroghe passerà ora all'esame della Camera per quella che probabilmente sarà l'ultima lettura.

MERCOLEDI' 11 FEBBRAIO 2009

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 11 feb - Scip chiude e con lei va in soffitta anche la stagione della finanza creativa applicata al boom immobiliare. La decisione di mettere un punto alla lunga serie di ritardi, intoppi e ristrutturazioni che ha accompagnato le operazioni targate Scip (e soprattutto Scip2) ha preso forma con un emendamento del Governo al decreto milleproroghe, approvato dal Senato e ora all'esame della Camera. Vi si stabilisce, alla fine di una complessa procedura di rimborso, la liquidazione della societa' incaricata di vendere gli immobili ancora nella pancia di Scip2, la seconda cartolarizzazione degli immobili pubblici lanciata dal Tesoro alla fine nel 2002: ultimo atto di un calvario durato poco piu' di sei anni. A differenza di altre operazioni di finanza creativa (come le affidabili cartolarizzazioni dei crediti contributivi Inps), Scip2 - operazione monstre da 6,6 miliardi - ha sempre avuto una vita difficile. Frenata da ricorsi sugli immobili di pregio e da cavilli legali, Scip2 ha dovuto sopravvivere a un difetto imperdonabile per le cartolarizzazioni: la lentezza delle procedure di vendita dagli immobili, ovvero degli attivi posti a garanzia dei titoli e dalla cui vendita sarebbero dovute arrivare le risorse necessarie per il rimborso dei bond emessi. Per fare fronte ad carenza di fondi divenuta cronica nel corso degli anni erano state necessarie altre due ristrutturazioni. La prima nella primavera del 2004 quando, per rimborsare la prima tranche in scadenza fu necessario un prestito bancario da 800 milioni di euro con tanto di garanzia delle Stato. Per evitare il ripetersi della situazione il Tesoro decise di procedere a una ristrutturazione radicale. Cosi' nel 2005 Via XX Settembre porto' a termine una nuova emissione per complessivi 4,6 miliardi di euro destinati a rimborsare i vecchi titoli sulla base di un nuovo piano di vendite degli immobili, piu' coerente con l'oggettiva difficolta' della procedura di dismissione. Le vendite in realta' hanno continuato a precedere a rilento e al di sotto dei target, pur rivisti al ribasso, fissati dal business plan. Cosi', con la minaccia del downgrade agitata dalle agenzie di rating, il Tesoro ha deciso un nuovo intervento. A giugno 2008 e' stata spedita una lettera alle banche per sollecitare un intervento di ristrutturazione globale dell'indebitamento in capo a Scip. Viene individuato un primo gruppo di banche ma il fallimento di Lehman Brothers, inizialmente selezionata, allunga i tempi. A ottobre arriva la scelta definitiva: saranno 4 banche (Ubs, Deutsche Bank, Citigroup e Mediobanca) a seguire una ristrutturazione che deve fare i conti con tempi divenuti strettissimi. Ad aprile c'e', infatti, la scadenza del prestito da 800 milioni contratto nel 2003. Intanto i ritardi accumulati iniziano ad avere un costo: tra ottobre e gennaio, il mancato rimborso delle due tranche 'A5' e 'B2' alla scadenza attesa (non quella legale) provoca un aumento delle cedole da pagare. Oggi infine la decisione del Tesoro che avoca a se' la soluzione delle vicenda e sfila dalle mani delle banche l'onere della ristrutturazione. Una decisione, quella del Tesoro, che assomiglia a una marcia indietro. Gli immobili ancora invenduti (circa 13mila), secondo la norma passata oggi in prima lettura, tornano agli Enti previdenziali (che si occuperanno della dismissione) e Scip viene posta in liquidazione. A dare i soldi a Scip per pagare i possessori dei bond abs saranno gli Enti o, in subordine, il Tesoro. In totale si tratta di circa 1,7 miliardi di euro che serviranno a rimborsare il prestito in scadenza ad aprile, i 475 milioni della Classe 'B2', i 295 milioni residui della Classe 'A5' e gli interessi. Cel-Y- (RADIOCOR) 11-02-09 18:12:44

IL MONDO Data 13-02-2009 Pagina 16 IMMOBILI PUBBI1CI TRAMONTA L’EPOCA DELLE CARTOLARIZZAZIONI

Scip, voglia di liquidare tutto (di Andrea Ducci)

 In Senato spunta una proposta per azzerare le emissioni. E restituire i patrimoni agli enti

 Il blitz è stato tentato. L’intento di chiudere definitivamente la stagione delle cartolarizzazioni targate Scip i e Scip 2 fa di nuovo capolino all’indomani del mancato rimborso da parte del Tesoro dei due bond ancora in circolazione dopo la securitization di 70 mila unità immobiliari varata nel 2002. Nel faldone degli emendamenti al Milleproroghe in commissione Bilancio al Senato è, infatti, spuntata una proposta per azzerare tutto. In pratica, una mossa con cui mettere in liquidazione il veicolo Scip e restituire agli enti gli immobili non venduti. I soldi ottenuti sarebbero poi serviti a ripagare i titoli in circolazione classe A5 e classe B2 (totale 775 milioni di Euro) più gli 800 milioni di euro che il ministero si è fatto prestare nel 2004 da Depfa e Banca Opi a fronte dì una garanzia diretta dello Stato. Impegni che scadevano rispettivamente in ottobre e in gennaio scorso e che per ora non sono stati rimborsati. A suggerire la soluzione, non andata a buon fine visto che l'emendamento è scomparso dal faldone, è stato il senatore del Pdl Giuseppe Esposito. Che in 12 commi ha riassunto e fissato gli step da affrontare per chiudere la travagliata partita di. Scip. Un meccanismo liquidatorio e sbrigativo avrebbe ritrasferito i 13 mila immobili non ancora venduti dal consorzio incaricato della cessione ai loro proprietari originati, cioè gli enti previdenziali (Enpals, Inail, lnpdai, Inps, Ipost e Inpdap). A questi ultimi sarebbe toccato, dunque l’onere di riprenderseli indietro versando a Scip entro il prossimo 31 marzo una provvista necessaria a restituire i soldi delle obbligazioni emesse sul mercato, il prestito ponte e i costi relativi a Scip2. Totale oltre 1,5 miliardi di euro che gli enti avrebbero dovuto trovare a tambur battente. Nel caso in cui i soldi non fossero bastati a coprire la differenza ci avrebbe pensato il ministero dell’Economia di Giulio Tremonti. Pantalone avrebbe, insomma, garantito per tutti. E le coperture? Semplice: il ministero avrebbe venduto altri immobili tramite l’Agenzia del demanio. Una formidabile operazione di finanza strutturata, ma questa volta per smantellare pezzo dopo pezzo quanto fatto con le operazioni del 2001 e del 2002, è il commento ironico dal ministero di Via XX Settembre. Ora che il blitz è fallito, ma non è escluso che il resto venga ripresentato rimaneggiato e riformulato, resta per il ministero dell’Economia la necessità di fare fronte agli obblighi già scaduti. Le agenzie di rating hanno fissato al 2025 il termine legale peri titoli che nelle settimane scorse avevano la cosiddetta scadenza attesa. Il default è quindi scongiurato. L’obiettivo è procedere con le vendite e rimborsare entro l’estate i titoli classe A5 e poi, a partire da luglio 2009, avviare la restituzione della classe B2. Il ritardato pagamento ha già fatto scattare un aumento del tasso di interesse sul prestito, ma il meccanismo era stato strutturato con i tassi del 2005 e quindi il recente taglio dei costo del denaro consente al ministero dell’Economia di cavarsela con un costo aggiuntivo ritenuto non significativo. Sempre che un nuovo emendamento al Milleproroghe non abbia la meglio e rimetta tutto in gioco.

Econonomy del 28-01-2009

Adesso la Scip2 resta immobile (di Ilaria Molinari)

Cattiva gestione e sfavorevole momento di mercato ostacolano ancora la vendita del mattone di Stato. Che pensa di restituirlo agli enti previdenziali

La cattiva gestione da parte del consorzio guidato da Fintecna e il pessimo momento di mercato hanno messo in crisi la vendita degli immobili pubblici ceduti dallo Stato a Scip2. la Società per la cartolarizzazione degli immobili pubblici. Lo scorso giugno, in base agli ultimi dati disponibili sul sito del ministero dell’Economia, erano stati ceduti immobili per 3,4 miliardi di euro. il 30,6% in meno rispetto alle previsioni del business plan che prevedeva incassi per 4,9 miliardi. E fonti vicine all’operazione fanno sapere che anche nei mesi successivi la situazione non è cambiata. Con l’incasso dalle dismissioni, il ministero dell’Economia guidato da Giulio Tremonti avrebbe dovuto rimborsare le tranche di obbligazioni emesse da Scip2 aventi a garanzia la vendita degli edifici stessi. Senza incasso. non è possibile rimborsare gli investitori tra cui compare anche lo Stato, che ha comprato le emissioni di qualità peggiore e, quindi, più rischiose. Il problema c’è e ora i dirigenti del ministero vogliono vederci chiaro, capire quanto veramente è ancora possibile portare a casa dall’operazione e anche di chi sono le responsabilità della mala gestione. Per far questo è stato dato mandato a Mediobanca di capire se ci sono gli estremi per una ristrutturazione di Scip2, allo studio legale DS&P per la due di ligence legale e alla società di cunsulenza Reag per capire il reale valore degli immobili invenduti. E qualora non ci fossero gli estremi per proseguire con la vendita, il Tesoro non esclude di restituire gli edifici agli enti previdenziali. Il prospetto di Scip2 non prevede questa possibilità che, per essere messa in pratica, avrebbe bisogno di un’apposita norma da approvare, magari sotto forma di decreto legge.   Resterebbe, però, il problema del rimborso degli investitori che hanno comprato i titoli legati a Scip2. In realtà, le scadenze delle singole tranche possono essere rinviate fino al 2025 pagando delle penali. Il nodo maggiore da risolvere, a questo punto, sarebbe la rinegoziazione del debito sulle spalle di Scip2: alle ultime due tranche di obbligazioni in scadenza nel 2009 (1,3 miliardi di euro) si sommano 800 milioni di prestito-ponte ottenuto nel 2005 da un pool di banche per rimborsare parte dei bond in scadenza nel 2006. Quando già gli incassi delle vendite non riuscivano a procedere secondo i tempi. A garantire l’esposizione non potrà che essere lo Stato, che cumulerà nuovi debiti a vecchi debiti.

 

Napoli, 05 novembre 2008

redazione del sito www.scip2pregio.it

SCIP 2: ASPETTANDO LA RESA DEI CONTI 

di Mario milone

Cambiano i Governi ma, della Scip S.r.l. sembra proprio che nessuno voglia occuparsene facendo gli interessi dello Stato.E’ ormai da luglio che và avanti la storia della ristrutturazione dei titoli di debito di Scip2: l’operazione di cartolarizzazione immobiliare più grande mai realizzata in Europa (avviata nel 2002 dallo stesso Ministro Tremonti) che a distanza di ben sei anni non si è ancora conclusa, sta risultando costosissima (più di 1,3 Mld solo fino al 31/12/2007) e non ha rispettato nemmeno il rimborso dei titoli scaduti ad ottobre 2008, con la conseguenza di creare un’ulteriore aggravio di interessi passivi (aumentati da + 0,20% a + 0,40% sull’ Euribor) dovuti ai Soggetti che avevano acquistato quei Titoli sulla Borsa del Lussemburgo.Nel mese di luglio il Ministero aveva chiesto aiuto ad un pool di Banche tra cui la Leman & Brother, poi fallita, per predisporre un piano di fattibilità non sapendo come far fronte al rimborso dei titoli in scadenza e visto il continuo e deludente rallentamento degli incassi derivanti dalle vendite del portafoglio immobiliare di Scip2.Siamo arrivati a novembre e si sa solo che del pool di Banche faranno parte Ubs, Deutsche Bank, Mediobanca e Citigroup.Sembra proprio che il Ministero non voglia più occuparsi direttamente di questa vicenda di cui è stato se non l’artefice, certamente lo sponsor ed il garante.Ma perché chiedere aiuto alle Banche quando in realtà il Ministero è contemporaneamente creditore della Scip S.r.l. per l’altra operazione di cartolarizzazione (SCIP 1) e di cui ha ereditato il TESORETTO???Stranamente questo Tesoretto che al 31 dicembre 2007 ammontava a circa 1,3 Mld giace sui conti correnti intestai a SCIP 1e non viene messo all’incasso dal Ministero.Perché??? Non si potrebbe riscuoterlo ed utilizzarlo per pagare definitivamente le obbligazioni di SCIP 2 ??? C’è bisogno di chiedere uno “studio di fattibilità” ad un nuovo consorzio di Banche??? Perché non si inizia a ragionare su una soluzione semplice semplice per non alimentare ulteriori sprechi???Ancora una volta Gatta ci cova!

 Fitch Ratings-London-07 November 2008: Fitch Ratings has Friday affirmed Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici Srl 2's (SCIP2) commercial mortgage- backed floating-rate notes due 2025. The Class B2 is removed from Rating Watch Negative (RWN) and assigned a Negative Outlook.

EUR455.2m Class A5 (IT0003837074): affirmed at 'AAA'; Outlook NegativeEUR475m Class B2 (IT0003837082): affirmed at 'AA-' (AA minus); off RWN; Negative Outlook assigned

The removal of the RWN on Class B2 notes reflects that the further deterioration in residential sale prices seen earlier when it was placed on RWN in April 2008 appears, as of the last investor report dated 21 October 2008, to have been an isolated case. Today's rating affirmation follows a review of the portfolio performance to 30 September 2008 and a credit analysis of the residual portfolio. Although lower-than-expected collections and sale prices for the tenanted residential units persist, achieved sale prices for the residential portfolio have stabilised in the past two quarters at approximately EUR85,000 per unit.

Overall, cumulative collections of EUR3,684.7m continue to fall below the issuer's business plan as well as Fitch's base case, as the portfolio is affected by various difficulties. Whereas the average prices on commercial assets recorded an increase, this has been more than offset by the decreasing number of units disposed (36 during the last quarter). The portfolio also continues to experience unexpected complications due to litigation over the identification of the prime residential (pregio) assets undertaken by the current occupiers, which is delaying the sale of these units. As far as Fitch is aware, of the cases in litigation, the majority are resolved in favour of the issuer, leading however to a further time lag between the expected disposal date and the effective one. Finally, issues related to the disposal of certain residential blocks, given the secondary nature and location of the housing involved and delays in the completion of pre-sale stages for some commercial assets have also hampered the disposal process.

Fitch believes that the delays in completing the pre-sale stages for the commercial portfolio are likely to cause further delays in the disposal plan. Following an examination of the current portfolio under auction, the agency believes that the achievable sale price for the portfolio's commercial units is likely to be lower than the recorded performance so far, due to the nature of the residual portfolio. However, notwithstanding the aforementioned complications and likely delays in collections, Fitch's stressed projections are in line with the current ratings.

In the SCIP 2 transaction, the Republic of Italy ('AA-/F1+') securitised the proceeds from the disposal of over 62,000 residential and commercial real estate assets which were sold to the issuer by several public entities.

Fitch will continue to monitor the performance of the transaction. Updated surveillance information and the new issue report can be found on the agency's public website, www.fitchratings.com.

(END) Dow Jones Newswire Copyright (c) 2008 Dow Jones & Company, Inc.

mercoledì 5 novembre 2008 17:57

 MILANO, 5 novembre (Reuters) - Comincia ora il lavoro di Citigroup, Deutsche bank, Mediobanca e Ubs, le banche scelte da Scip per per analizzate l'andamento della cartolarizzazione sugli immobili pubblici Scip 2. La securitisation è in difficoltà da lungo tempo e già prima dell'estate era emersa la necessità di studiarne lo stato dell'arte per trovare rimedi al calo degli introiti, ma i problemi innescati dalla crisi finanziaria hanno allungato i tempi della decisione.A fine ottobre, però, il veicolo non ha potuto rimborsare i 455 milioni restanti della classe A5 alla scadenza attesa e il rischio è di mancare il pagamento alla expected maturity anche per i 475 milioni della classe B2."In questi giorni c'è stato l'affidamento ufficiale dell'incarico alle quattro banche perchè studino l'andamento della securitisation e perchè avanzino proposte per la ristrutturazione" dice una fonte di mercato."Agli istituti sarà chiesto di studiare, tra i punti critici dell'operazione, anche l'avvicinarsi della scadenza del prestito da 800 milioni di euro concesso al veicolo e garantito dallo Stato" dice un'altra fonte.Il mancato rimborso dei titoli alla scadenza attesa provoca l'aumento delle cedole che vengono pagate agli investitori, incrementando i costi che deve sostenere Scip. In aggiunta, nell'aprile 2009 verrà a scadere il prestito concesso con la garanzia dello Stato, subordinato al rimborso del capitale sui titoli di classe A5 e B2. Se ad aprile Scip 2 non avrà liquidità per rimborsare il prestito, gli 800 milioni diventeranno debito dello Stato.L'ultimo rapporto agli investitori, pubblicato lo scorso 21 ottobre, indica introiti incassati nel terzo trimestre dell'anno per 132 milioni di euro, di cui 119 milioni derivanti dalle vendite. Le entrate in arrivo dalle vendite sono pari all'82,4% del business plan su base trimestrale e 67,8% del business plan su base cumulativa.

MF Numero 216  pag. 10 del 30/10/2008

Scip ed Enasarco rimuovono le macerie di Lehman Brothers Denaro & Politica

Si cominciano a rimuovere le macerie del crollo di Lehman Brothers. Il ministero dell’economia si appresta infatti a sostituire la banca d’affari americana nel consorzio di ristrutturazione Scip2. Secondo l’agenzia Radiocor, il pool di banche a cui starebbe pensando via XX settembre è composta da Ubs, Deutsche Bank, Citigroup e Mediobanca. In attesa della ristrutturazione, Scip2 è diventata un’operazione più costosa per le casse della società veicolo Scip: lo scorso 27 ottobre la Classe A5 ha superato il termine atteso per il rimborso questo si è tradotto in un aumento della cedola, che vede raddoppiare il suo margine sull’Euribor da 20 a 40 punti base. Intanto la Fondazione Enasarco ha dato incarico a Credit Suisse di operare in relazione all’obbligazione da 780 milioni di euro derivante dall’operazione di ristrutturazione del portafoglio iniziata durante il commissariamento e finalizzata nel mese di novembre 2007. E questa obbligazione era in precedenza garantita proprio da Lehman Brothers. Le linee guida della Fondazione prevedono, in una prima fase, il trasferimento immediato della titolarità dell’obbligazione Anthracite a Credit Suisse. In questo modo la banca potrà effettuare la chiusura di tutti i rapporti contrattuali esistenti in capo ad Anthracite con le controparti del gruppo Lehman e con i terzi. In questa fase Credit Suisse fornirà una garanzia del capitale a scadenza a condizioni analoghe a quelle precedentemente offerte da Lehman. Successivamente, proseguirà la selezione delle banche che effettueranno la vera e propria ristrutturazione dell’investimento. Questa sarà caratterizzata dal trasferimento degli asset di Anthracite in nuove obbligazioni a capitale protetto, stipulate con più di una banca, in modo da realizzare una maggiore diversificazione delle garanzie. In base a queste modalità, la Fondazione Enasarco minimizzerà i rischi di credito.

 

03 Ott 2008 16:04

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 03 ott - La ristrutturazione, come si legge nel bando, dovra' riguardare il debito in capo alla societa' veicolo Scip e che e' composto, complessivamente, dall'importo residuo relativo alla Classe A5 da rimborsare (pari a 790 milioni di euro circa), dall'importo relativo alla Classe B2 pari a 475 milioni di euro e al prestito ponte da 800 milioni di euro garantito nel 2004 da Depfa e Banca Opi con garanzia diretta dello Stato. In tutto si tratta di poco piu' di 2 miliardi di euro in scadenza tra ottobre 2008 (Classe A5), gennaio 2009 (Classe B2) e aprile 2009 (prestito ponte da 800 milioni). La lettera prevede la selezione di una banca e di un gruppo di banche (anche successivamente consorziate) che dovranno porre in essere interventi al fine di 'ottimizzare la performance dell'operazione nel suo complesso, considerate le attuali tempistiche attese di rimborso del debito, inclusi i finanziamento garantiti dallo Stato ed anche alla luce dello stato attuale del processo di dismissione del patrimonio immobiliare'. Le offerte, precisa il bando, dovranno essere 'ferme e vincolanti per un periodo di 45 giorni'. Cel

 

Scip2: Lehman fallisce, nuova lettera a banche per ristrutturare bond

Il Sole 24 Ore (Radiocor) - Roma, 29 set - Il fallimento di Lehman Brothers allunga i tempi per la ristrutturazione di Scip2. Secondo quanto risulta a Radiocor, infatti, la banca americana faceva parte, insieme a Ubs e Deutsche Bank, del pool di banche che la scorsa estate era stato selezionato, informalmente, per ristrutturare la seconda cartolarizzazione degli immobili pubblici voluta dal Tesoro. Il default di Lehman dello scorso 15 settembre ha rimescolato le carte e costretto a riaprire il bando. Conseguenza: venerdi' scorso una nuova lettera e' partita dalla societa' veicolo riattivando da capo la procedura di selezione. Cel-Y-

giovedì 11 settembre 2008 13:16 

MILANO, 11 settembre (Reuters) - Moody's Investors Service conferma i rating sui seguenti titoli emessi da Scip 2 nell'ambito della cartolarizzazione degli immobili pubblici: Aaa per la classe A5, 2,895 mld euro, scadenza 2025; Aa3 per la classe B2, 475 mln, scadenza 2025. Lo si legge in un comunicato.Secondo l'agenzia, che dopo il declassamento dei titoli B2 nel dicembre 2007 oggi ha rivisto nuovamente le proprie aspettative sugli introiti dell'operazione, "i problemi strutturali presenti nella transazione non sono cambiati" con la ristrutturazione dell'aprile 2005."In sintesi, mentre l'underperformance dell'operazione rispetto al business plan è prolungata e acuta e la qualità del portafoglio rimanente è esporta a un processo di 'selezione avversa', la performance dell'operazione è all'interno delle aspettative riviste nel dicembre 2007" dice Moody's per giustificare la conferma dei rating.L'agenzia nota, comunque, come la struttura dei titoli preveda una clausola step-up per la cedola delle due classi di Abs nel caso in cui i titoli non vengano rimborsati alle scadenze attese, rispettivamente ottobre 2008 (A5) e gennaio 2009 (B2), indicando che, anche sotto le nuove ipotesi più pessimistiche, la scadenza legale dei titoli dovrebbe essere rispettata senza problemi.

 

MILANO, 27 agosto (Reuters) - Il recente round di nomine al ministero dell'Economia riporta Stefano Scalera a via XX Settembre dove guiderà una nuova direzione del dipartimento del Tesoro. Lo riferiscono a Reuters alcune fonti.                                           

"Scalera sarà a capo della nuova direzione per la valorizzazione dell'attivo e del patrimonio pubblico" dice una delle fonti.                                         

Secondo quanto previsto dal riordino del ministero dell'Economia varato a gennaio dall'ex-ministro Tommaso Padoa-Schioppa, la nuova direzione dovrebbe occuparsi della valorizzazione dell'attivo e del patrimonio pubblico con l'obiettivo di massimizzare i proventi relativi alla gestione del patrimonio, anche immobiliare, degli enti pubblici. Nella nuova direzione confluiranno, quindi, anche le attività relative alla gestione delle cartolarizzazioni. Per la nascita ufficiale della nuova direzione manca ora il decreto che attui il regolamento varato da Padoa-Schioppa.      

Il Sole 24 Ore del 01-07-2008

 Minacce di declassamento da parte di Fitch sui rating dei due bond in circolazione

Il Governo riscrive « Scip2 » Lettera alle banche: la cartolarizzazione degli immobili va rivista

 di Isabella Bufacchi

             Non è l’avvio di una nuova «ristrutturazione» di Scip2 ma più semplicemente la ricerca di un «piano di fattibilità», un’analisi puntuale sull’andamento degli ultimi due bond in circolazione della maxi-cartolarizzazione sulle vendite di oltre 44.000 immobili residenziali e commerciali di sette enti previdenziali.Serve insomma una previsione su come dovrebbe andare la performance delle vendite nei prossimi mesi per rispettare il rimborso dei titoli nelle scadenze attese e promesse dal Tesoro, ottobre 2oo8 e gennaio2009.            È questo il tenore della lettera inviata nei giorni scorsi a un gruppo di banche dalla società veicolo Scip2 (Società cartolarizzazione immobili pubblici srl) che nell’aprile 2005 ha emesso due maxi-bond in un’operazione salvataggio della cartolarizzazione emessa nel dicembre 2002 per la vendita di immobili residenziali e commerciali degli enti previdenziali. Se l’allarme rosso al Tesoro a oggi non è scattato, resta il fatto che SCIP2 continua a non funzionare a dovere: i titoli in circolazione classe A5 e classe B2 per un importo residuo di 1,265 miliardi dovrebbero essere rimborsati nell’ottobre 2008 e nel gennaio 2009. Ma gli incassi dalle dismissioni delle unità commerciali sono più bassi del previsto mentre sul fronte residenziale i contenziosi sugli immobili di pregio continuano a rallentare il programma delle vendite.            Le banche contattate dalla società hanno avuto tempo fino a ieri per inviare le risposte proposte: quattro giorni lavorativi e un week-end. I malumori però non sono mancati: «La delicatezza e la complessità dell’intervento su Scip2 è tale da richiedere più tempo per poter mettere a bene fuoco la situazione», si è lamentato un banchiere, secondo il quale la documentazione allegata alla lettera era scarsa. Altri intermediari hanno tentato comunque di interpretare la richiesta di “analisi” avanzata dalla società veicolo, dietro la quale inevitabilmente si muove il Tesoro: ma ieri sera non era ancora chiaro se la panacea per i mali di Scip2 fosse stata trovata.La storia di questa cartolarizzazione è tutta scritta a tinte nere nei rapporti agli investitori che puntualmente hanno deluso le aspettative. Due i punti deboli: il programma delle vendi te è andato a rilento, in ritardo rispetto alla tabella di marcia. E gli incassi sono stati inferiori alle aspettative. I flussi di cassa generati dal portafoglio di immobili alienati, flussi che vengono utilizzati per pagare gli interessi dei bond, le quote capitale e il rimborso alla scadenza, non sono stati all’altezza della situazione: anche a causa di nuove leggi a danno della cartolarizzazione.Le agenzie di rating tengono sotto osservazione Scip 2 fin dalla nascita: sono state vigili guardiani della performance del portafoglio cartolarizzato. Per Standard&Poor’s e Moody’s, secondo fonti del Tesoro, l’allarme ora non c’è. Per contro l’ultimo rapporto di Fitch è severo: lo scorso 29 aprile l’outlook con un’ottica di medio-lungo periodo sulla “AAA” della tranche A5 (in circolazione per 790 milioni di euro) è stato modificato da “stabile” a “negativo’, mentre la “AA-” dei bond “B2” (in circolazione per 475milioni) è stata posta in rating watch negative, che equivale a una minaccia di declassamento imminente o di breve periodo. Gli analisti di Fitch hanno denunciato «il calo degli incassi» che è sceso al di sotto delle previsioni dell’agenzia di rating e anche di quelle dell’emittente. Nel febbraio del 2007, Fitch aveva già declassato i bond dell’emissione più piccola dalla “AA” alla “AA-’.  Nel dettaglio, come si legge nell’ultimo rapporto di Fitch, dalla data della ristrutturazione di Scip2 e cioè dall’aprile del 2005 l’importo della vendita di immobili e la rendita da affitti è stato nani a “solo” 3,442 miliardi di euro. Nel primo trimestre 2008, gli incassi sono calati a 231,4 milioni rispetto alla media trimestrale del 2007 pari a 297,7 milioni. «La performance recente ha continuato a mostrare un trend in peggioramento», ha tagliato corto Fitch.

Quotidiano on line: ragionpolitica.it

Per una politica finalmente riformista sulla casa

di Salvatore Sechi - 22 maggio 2008

Dalla prima Repubblica in avanti, senza soluzioni di continuità, la gestione del patrimonio pubblico da parte degli enti previdenziali è ispirata ad una logica quasi sovietica. Inps, Inpdap, Inail ecc. dispongono di una catena di organi di vigilanza, direzione, contenzioso, coordinamento, gestione del patrimonio che assomiglia ad una rendita di posizione. Malgrado l'esistenza anche di preziose competenze, essi ospitano una manomorta di personale elevata al ruolo di manager con stipendi che sono più del doppio di quelli dei professori universitari alla fine della carriera. Il valore di mercato dell'amministrazione di questi enti è dato dalla capacità di creare reddito. Non sono mai stati in grado di far rendere l'enorme patrimonio immobiliare pubblico più del 2%. La magistratura della Corte dei Conti, quasi mai consultata preventivamente, è stata implacabile nel denunciare abusi e deficienze. Giulio Tremonti, sei anni fa, decise di fare piazza pulita alienandolo con un massiccio programma di cartolarizzazioni. L'andamento delle vendite nel primo trimestre del 2008 è arrivato in parlamento mentre si disfaceva in un letto di bambagia il governo Prodi. La relazione presentata a deputati e senatori mostra un clamoroso declino delle vendite e degli affitti: dai 331 milioni di euro del primo trimestre del 2007, sono precipitati a 168. Restano da vendere circa 17.388 unità, il che significa che oltre il 72% del portafoglio di immobile iniziale (ammontava a 62.880) è stato venduto. Non è un grande risultato, ma Padoa-Schioppa ha calcolato che il valore dell'invenduto si aggirerebbe intorno ai 2,8 miliardi di euro. La sostenibilità finanziaria dell'operazione sembra assai incerta, se si tiene conto di quanto lievitano i costi di un'idrovora come la Scip2. Basta qualche dato sulle voci di costo: come i 689 milioni di euro di interessi pagati dalla Scip Srl agli investitori, i 385 milioni di interessi derivanti dal contratto Swap, o i 656 milioni di minor incasso introitato dalla Scip Srl per la restituzione delle somme maggiormente corrisposte dagli altri inquilini rispetto ai prezzi del 2001. Né si può dimenticare l'incidenza che hanno i ritardi nell'andamento degli incassi.Ormai l'invenduto coincide in gran parte con l'abusivismo delle aree urbane marginali (la polpa dei centri storici, cioè a maggiore valore commerciale, è già stata alienata). Proprio gli edifici ivi collocati sono oggetto di un tenace contenzioso giudiziario. Da una parte per via del degrado che non di rado li caratterizza, dall'altra parte per gli alti prezzi con cui vengono offerti rispetto a quelli, sensibilmente più bassi, del mercato nel 2001 (presi a riferimento dalla legge 104/2004). Per non parlare della disparità (fino al 45% del valore commerciale!) di trattamento tra i cittadini, le cui abitazioni distano poche decine di metri dal centro storico. Il governo Berlusconi non può trascinarsi dietro, come un'enorme macina al piede, questa situazione che gli impedirebbe di varare un impegnativo programma di ripresa dell'attività edilizia per venire incontro alle esigenze delle giovani coppie e delle famiglie dei cittadini extra-comunitari. La soluzione più efficace per fare cassa, ma anche più equa, è quella di alienare l'invenduto praticando uno sconto del 30% sui prezzi di offerta. Si tratta del valore che viene normalmente riconosciuto a chi acquista un immobile occupato come sono quelli detenuti dagli inquilini degli enti ex-previdenziali. In questo modo non verrebbero sanate le discriminazioni e diversi trattamenti tra i cittadini di diversi quartieri e di diverse città, che restano come una testimonianza dell'assoluta incapacità di organi della partitocrazia spartitoria quali sono ancora, in grande misura, Inps, Inail, Inpdap ecc... Ma dubito che, senza di essa, il ministero del Welfare, affidato ad un esperto come Maurizio Sacconi, possa impostare finalmente una politica della casa per venire incontro alle esigenze delle giovani coppie e delle famiglie dei cittadini extra-comunitari.Si tratta di una vicenda oramai annosa, che è stata di recente ricostruita analiticamente da Mario Milone nel volume Scippopoli, edito a Napoli quest'anno. In sintesi, i cosiddetti immobili di pregio (non più di 2.000 su oltre 90.000 unità), trasferiti alla Scip Srl nel 2001 e nel 2002, sono stati sottratti alla più nota regola di mercato. Come tale è stata recepita tanto per la dismissione dei beni immobili delle amministrazioni pubbliche (cfr. la legge ordinaria 662/1996) quanto per la dismissione degli immobili degli enti previdenziali e dello Stato (cfr. la legge ordinaria 410/2001). Entrambe le normative stabiliscono - per la vendita dell'immobile occupato - la riduzione del 30% sul prezzo di mercato determinato per lo stesso immobile libero. Da anni è vigente una normativa illogica, varata dal precedente governo, che sottrae a questa elementare regola di mercato gli immobili di maggior valore (immobili cosiddetti di pregio alienati ovviamente in base ad una maggiore stima). «Tale esclusione - scrive Milone - determina una ingiustificata disparità di trattamento tra le 2.000 famiglie coinvolte e tutte le altre 90.000 complessivamente interessate dalle vendite che hanno potuto legittimamente acquistare la propria abitazione con l'applicazione della suddetta riduzione, nell'ambito dello stesso processo di dismissione patrimoniale pubblico e sulla base delle stesse leggi dello Stato come ad esempio per gli immobili di Roma di Piazza Adriana e Piazza Cavour» o quelli di Viale Filopanti e Piazza Roosevelt a Bologna.La fine del contenzioso giudiziario e la vendita di questi immobili consentirebbe la formazione di un fondo iniziale per avviare finalmente una politica riformista di edilizia pubblica. Vi sono interessati i ministeri di Tremonti, Sacconi, Scajola e Prestigiacomo. Dalla loro collaborazione dipende il fatto che i tempi di esecuzione siano spediti e vengano garantiti margini di profitti analoghi a quelli che il potere pubblico e gli imprenditori privati ricavano dalla collaborazione a questa impresa comune in Spagna e Francia. A documentarlo di recente è stata una bella inchiesta di Report, il programma che Milena Gabanelli dirige su Rai 3.

Salvatore Sechi

INDAGINE SULLE CARTOLARIZZAZIONI INPS

 Napoli, 26.11.2007

Di Mario Milone

Si è conclusa l’indagine avviata nel maggio del 2006 dall’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto alla corruzione nella Pubblica amministrazione, retto attualmente dall’ex. Prefetto di Roma Achille Serra.L’indagine, ultimata nell’ottobre 2007 con la trasmissione delle valutazioni da parte dell’Alto Commissario ai competenti Ministri dell’Economia e delle Finanze e del Lavoro, ha evidenziato alcune criticità sia di carattere sistematico inerenti al modello utilizzato per l’operazione, sia di carattere particolare su alcune concrete modalità di svolgimento delle procedure di alienazione. Sotto il primo profilo si sono espresse ai competenti dicasteri alcune perplessità di carattere giuridico sulla possibilità di qualificare le società di cartolarizzazione come organismi di diritto pubblico, attesa l'indubbia peculiarità di quelle già create quanto a meccanismi di costituzione ed a partecipazione al capitale da parte dei soci fondatori. Sono state inoltre illustrate alcune preoccupazioni inerenti l'effettiva linearità dell'operazione contabile sui saldi di finanza pubblica, anche alla luce delle perplessità già espresse da EUROSTAT con riferimento alle previsioni del regolamento comunitario SEC 95. Si è inoltre segnalata la necessità di garantire che gli enti pubblici coinvolti nei procedimenti di dismissione abbiano l'effettivo controllo delle operazioni poste in essere, evitando sovrapposizioni di ruoli che, oltre ad appannare l'operazione, risultano anche in un ingiustificato aumento dei costi, nonché di vigilare affinché eventuali future operazioni simili a quelle poste in essere siano prive delle criticità emerse dall’indagine, segnatamente in relazione alla determinazione del prezzo degli immobili, all’appartenenza degli stessi ad eventuali categorie di pregio, all’effettivo possesso in capo agli acquirenti dei requisiti di legge, all'inesistenza di situazioni di evidente conflitto di interesse tra gestori della dismissione ed acquirenti. Sarebbe interessante conoscere i risultati di questa indagine per fare chiarezza sulle molte ombre che si sono addensate sulle cartolarizzazioni in questi anni. Mi domando quali risvolti avrà questa indagine, visto che sono emerse delle criticità non da poco, come ha sottolineato lo stesso Alto Commissario.

 

ItaliaOggi  -  Numero 277, pag. 24 del 22/11/2007
Autore: Pagina a cura di Roberto Nido

 In 13 anni cedute 30 aziende pubbliche con un introito di 100 miliardi di euro

I legali che hanno seguito dismissioni e cartolarizzazioni

La metà degli anni 90 è lo spartiacque che segna l'ingresso in Italia dei grandi studi internazionali. Il motivo è semplice. L'inizio delle privatizzazioni avviate intorno al 1993 da Romano Prodi, allora presidente dell'Iri. In quegli anni la holding guidata da Prodi, che controllava grandi e piccole aziende, nel tentativo di salvare le finanze di stato, che vivevano una stagione disastrosa, decise di utilizzare la cessione delle partecipazioni per riportare sotto controllo il debito pubblico. Tra il 1993 e il 2006, dunque, con il via libera dell'allora presidente del consiglio Giuliano Amato prima e con Carlo Azeglio Ciampi poi, il Tesoro (allora le operazioni erano seguite direttamente dal direttore generale Mario Draghi) cedette quasi 30 aziende pubbliche, che hanno portato nelle casse di via XX Settembre circa 100 miliardi di euro. Nel tempo vennero progressivamente cedute aziende come Enel, Eni, Finmeccanica, Ina, Autostrade, Telecom Italia, Comit e la Cirio. La partita da giocare era troppo grande per farsela sfuggire e così il mercato italiano fu preso d'assalto dalle grandi banche d'affari. Oltre all'italiana Mediobanca si fecero spazio sul mercato Merrill Lynch, Goldman Sachs, Lazard, Rothschild, Morgan Stanley, Lehman Brothers, JP Morgan e Schroeder. Non solo. Le nuove operazioni, infatti, implicavano l'utilizzo di molti più professionisti su uno stesso deal e soprattutto procedure profondamente diverse da quelle usate nel passato e tempi di esecuzione molto più rapidi. Insomma, si stava preparando il terreno ottimale per le law firm di Wall Street e della City, che intravedevano nella stagione delle privatizzazioni in Italia importanti opportunità di business. Tra i primi a sbarcare in Italia ci furono gli inglesi di Clifford Chance, Allen Overy e Freshfields. Lo studio londinese di Clifford Chance, per esempio, è stato da sempre uno dei più attivi nel settore della finanza pubblica. Il team, che si occupa delle operazioni di privatizzazione e di cartolarizzazione, è composto da una quindicina di professionisti, tra cui i soci Luigi Chessa, Paolo Calderaro, Alberta Figari, Franco Grilli, Cristina Maratorama e Aristide Police. Dallo sbarco della law firm londinese in Italia, nel 1993, il team di avvocati ha seguito l'Iri di Prodi nella privatizzazione del Credito Italiano e nel 1994 nell'operazione di cessione di Comit.Nello stesso anno gli avvocati di Clifford Chance hanno assistito Banca Imi e Goldman Sachs nell'operazione di privatizzazione dell'Ina, guidata da Lorenzo Pallesi, mentre tra la fine del 1995 e il 1997 lo studio ha seguito le procedure per la cessione di importanti quote dell'Eni. In particolare assistendo Imi e Credit Suisse First Boston, anche nell'operazione di offerta pubblica di vendita della seconda e terza tranche dell'azienda petrolifera italiana. Non solo. Clifford Chance, nella seconda metà degli anni 90, ha lavorato anche alla privatizzazione di Banca di Roma e ha lavorato sempre con Imi e con la merchant bank Salomon Brothers per la privatizzazione dell'Alitalia nel 1998. Nello stesso anno viene seguita anche l'operazione su Banca Nazionale del Lavoro, mentre nel 1999 è la volta di Acea, la municipalizzata capitolina (in questo caso lo studio seguiva Warburg Dillon Read e Imi), e di Autostrade alla famiglia Benetton. Il 2001, invece, è l'anno che ha portato sul mercato Snam Rete Gas, del gruppo Eni. In questo deal il team di Clifford ha lavorato con Imi e Ubs Warburg, mentre nel 2003 gli avvocati dello studio inglese sono stati consulenti del ministero dell'economia nella privatizzazione dell'Eti, l'Ente nazionale tabacchi. Ma negli anni gli avvocati di Clifford non hanno seguito solo le grandi privatizzazioni.Un ruolo importante è stato svolto dallo studio anche nelle operazioni di cartolarizzazione e di finanza pubblica. È il caso per esempio della costituzione del Fondo Infrastrutture di Cassa Depositi e Prestiti, guidato dall'ex amministratore delegato del Sanpaolo, Alfonso Iozzo, oppure delle cartolarizzazioni sul mercato europeo, tra il 1998 e il 2007, del comune di Roma, della provincia di Napoli, Trento, della regione Umbria e del Friuli. Ma c'è di più.

 Le cartolarizzazioni Inps, Inpdap, di Cassa depositi e prestiti, della Sace e Scip sono state seguite da Clifford Chance.

Di cartolarizzazioni si è occupato negli ultimi anni anche lo studio Bonelli Erede Pappalardo. In particolare il dipartimento di finanza pubblica che si occupa di queste operazioni è guidato dai partner Emanuela Da Rin e da Paolo Oliviero. Il team di Bonelli Erede ha lavorato sull'operazione Berica 6 per la cartolarizzazione di un portafoglio di crediti ipotecari performing per un valore di circa 1,4 miliardi di euro, ma anche Imser 2 (1,1 miliardi di euro). In questo caso gli avvocati dello studio Bonelli Erede hanno curato il rifinanziamento e la ristrutturazione della cartolarizzazione Cmbs di Imser Securitization, assistendo in qualità di sponsor Beni Stabili. Infine, insieme a Simmons & Simmons anche la law firm guidata da Sergio Erede ha lavorato sulle cartolarizzazioni campane denominate Posillipo. Un ruolo importante in questo settore oggi è ricoperto anche dallo studio Gianni Origoni Grippo & Partners. Il quartier generale capitolino (a due passi da via XX Settembre) e i buoni rapporti del deus dello studio Francesco Gianni con l'ambiente romano hanno sempre supportato negli anni il team di avvocati che si è occupato delle operazioni di privatizzazione. Tra i più attivi, oltre allo stesso Gianni, ci sono Gabriella Covino, Raimondo Premonte, Tomaso Cenci. Lo studio ha recentemente assistito Sisal, Banca di Roma, Acotel e Confcommercio nel processo di privatizzazione del Totocalcio attraverso la dismissione della Cinque Cerchi spa. La law firm di Gianni è stata poi in prima fila nell'acquisizione del 29,9% del capitale di Terna da parte della Cassa Depositi e Prestiti, ma anche nella privatizzazione dell'Eti. Ma c'è di più.Il dipartimento dello studio è stato anche consulente dell'Enel nella vendita del 51% di Hydroitalia (gruppo Ferrovie dello Stato), ma anche dalla parte di Edipower nella cessione di Elettrogen. Non si possono poi dimenticare, tornando indietro nel tempo, le analisi sul patrimonio sociale dell'Acquedotto Pugliese, l'assistenza al comune di Vicenza nella vendita della Centrale del latte Vicenza spa, la cessione di Aeroporti di Roma e di Torino, le consulenze per la privatizzazione del Mediocredito Centrale, dell'Eni e del Credito Italiano.

ItaliaOggi  
Numero 277, pag. 24 del 22/11/2007
l'intervista

Ma ora si punta sul capital market La struttura è stata fondata nel 1874 in Veneto. Con gli anni, però, lo studio si è sempre più specializzato e oggi il vero core business dello studio Delli Santi si divide tra operazioni immobiliari e di capital market anche e soprattutto nel real estate. I professionisti guidati da Riccardo Delli Santi sono tra i più attivi nel settore delle cartolarizzazioni immobiliari, tanto da aver spinto il numero uno dello studio a scrivere un libro sull'utilizzo del capital market nel real estate. La pubblicazione è stata realizzata con i responsabili dei dipartimenti di capital market della Banca d'Italia, Consob, ministero dell'economia, demanio e con alcuni esperti del comune di Milano. Il team di Delli Santi, che tra le altre cose siede nel cda di Cordea Savills e nell'advisory board di un fondo di private equity di Lehman Brothers, ha seguito recentemente le cartolarizzazioni di Fip e Scip, oltre all'acquisizione di parte del patrimonio immobiliare delle Ferrovie dello Stato da parte di Beni Stabili. «Il nostro studio è strutturato, tra le altre cose, per offrire consulenza su tutti i problemi di finanza immobiliare e urbanistica legati ai mutamenti del piano regolatore», ha spiegato a ItaliaOggi il numero uno dello studio. Delli Santi, però, ritiene che la grande stagione delle cartolarizzazioni immobiliari da parte dello stato sia ormai terminata. «Il mercato in questo momento non premia più i titoli che hanno uno sconto del 15%. Le frontiere che si aprono ora sono altre, legate al capital market, strutturato sia con l'aiuto del pubblico sia dei privati», ha concluso Delli Santi. Tra gli studi più coinvolti sulle operazioni di cartolarizzazione c'è anche lo studio Simmons & Simmons. In prima fila Filippo Pingue, partner della law firm e responsabile del dipartimento di debt capital market. «Negli ultimi quattro anni abbiamo lavorato moltissimo su operazioni di cartolarizzazione sanitarie», ha sottolineato Pingue. In particolare, il team di avvocati di Simmons & Simmons ha seguito nel Lazio le operazioni denominate Atlantide I II e III e nel 2006 lo smobilizzo di crediti delle aziende ospedaliere della regione per circa 500 milioni di euro. In più, sempre nel Lazio è stata curata l'operazione chiamata Panacea da 190 milioni di euro. In Campania, invece, gli avvocati guidati da Pingue hanno lavorato sulle cartolarizzazioni Posillipo 1 e 2 per un valore complessivo di circa 2,1 miliardi di euro, mentre in Abruzzo, con Banca Intesa, che ha curato gli aspetti finanziari, è stata seguita l'operazione D'Annunzio Finance da 230 milioni di euro. Con ItaliaOggi, Filippo Pingue ha tracciato gli step che uno studio segue quando si occupa di un'operazione di cartolarizzazione. «Un'operazione di asset back securities può durare circa sei mesi, a seconda della complessità. Il primo passo è quello di certificare tutti i credit e di predisporre gli atti transattivi», ha spiegato il responsabile del dipartimento di debt capital market di Simmons & Simmons. «Questa fase dura in media un paio di mesi», ha sottolineato Pingue. Dopo il lavoro di due diligence «i crediti vengono ceduti al veicolo appositamente creato e successivamente i titoli asset back securities vengono collocati sul mercato presso investitori istituzionali in Lussemburgo o in Irlanda», ha concluso il socio di Simmons & Simmons

Ombre sulle cartolarizzazioni statali

Duro atto d'accusa della corte dei conti sulle operazioni strutturate negli ultimi anni.

MF  - Denaro & Politica
Numero 231, pag. 7 del 21/11/2007
Autore: Andrea Bassi

 Nel mirino dei magistrati i rapporti tra il Tesoro e le grandi banche d'affari internazionali Mistero su 2 mld di crediti-ceduti-dall'Inps

Le cartolarizzazioni pubbliche sono state un grande affare, ma non per lo stato. Non solo. Sono state gestite in maniera poco trasparente dalle grandi banche d'affari alle quali sono stati affidati i processi di organizzazione delle operazioni. Il duro atto d'accusa arriva dalla Corte dei conti, il cui presidente Tullio Lazzaro, è stato ascoltato ieri in commissione affari costituzionali della Camera nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle spese attinenti al funzionamento della Repubblica. In un corposo documento consegnato ai deputati, Lazzaro ha puntando l'indice contro tutte le operazioni architettate negli ultimi anni: da Scip a Fip, da Inps al Lotto. I dati innanzitutto. I portafogli ceduti, spiega il documento, ammontano a 129,2 miliardi di euro, a fronte di ciò i ricavi per lo stato sono stati 57,8 miliardi. In pratica il 44,7% del valore dei portafogli. L'obiettivo di riduzione di indebitamento netto e debito, ha detto Lazzaro, è stato conseguito in misura «molto limitata». Anzi, in alcuni casi il debito è persino aumentato. Non è l'unico problema e forse neppure il principale. «La gestione delle operazioni di cartolarizzazione», si legge nel documento, «è stata affidata al dipartimento del tesoro che si è avvalso del supporto del consiglio degli esperti, formato anche da persone provenienti da grandi banche d'affari e che sono poi tornate ad assumere incarichi esterni all'amministrazione». Ed ancora, «la pianificazione e la gestione strategica delle operazioni è stata di fatto esternalizzata, affidandola alle banche arranger-consulenti, ed in particolare alle banche d'affari che operano a livello internazionale. Ovviamente», spiega la Corte, «data la loro natura e i loro interessi, tali soggetti, da una parte, non hanno prestato particolare attenzione al monitoraggio dei costi e benefici pubblici e, dall'altra, sono stati comunque portati ad evidenziare soprattutto i vantaggi delle operazioni». Insomma, non sarebbero stati fatti gli interessi pubblici, anche perché «i processi di cartolarizzazione si sono svolti in condizioni di scarsa trasparenza».

Anzitutto, rileva la Corte, «sono rimasti in ombra i rapporti tra i soci delle società veicolo (due fondazioni di diritto olandese) e i soggetti che in vario modo sono intervenuti nei processi di cartolarizzazione, e in particolare le banche arranger, che per incarico del ministero del Tesoro hanno selezionato soci ed amministratore delle società veicolo». Ma perché questa delega in bianco? «Appare probabile», spiega la Corte, «che le società veicolo abbiano sostanzialmente svolto una funzione alternativamente di schermo o di camera di compensazione degli interessi finanziari internazionali in gioco». Ci sono poi altri inquietanti aspetti che riguardano prospettazione e rendicontazione delle operazioni. Per esempio «una differenza non spiegata di 2 miliardi fra i crediti Inps ceduti, da una parte, e somma dei ricavi e del portafoglio residuo dall'altra». O ancora la non completa «coincidenza fra gli immobili oggetto della cartolarizzazione che compaiono in quattro diverse liste di riferimento».

SCIP2

Seconda tranche cartolarizzazioni immobili pubblici

Roma, 13 nov. (Apcom) - - Moody's Investors Service annuncia di aver messo sotto osservazione per un possibile taglio del rating di Aa2 le obbligazioni classe B2 di Scip2, la seconda tranche di cartolarizzazioni di immobili pubblici del governo Berlusconi. Lanciata nel dicembre 2002, Scip2 è stata ristrutturata nell'aprile 2005 a seguito di forti ritardi nella dismissione degli immobili. La revisione del rating è stata decisa a seguito dell'andamento peggiore delle vendite di immobili negli ultimi trimestri. Ci sono stati, secondo l'agenzia di rating, continui ritardi nell'attuazione del piano ridefinito dal ministero dell'Economia: Moody's riesaminerà il livello di raccolta, ma soprattutto i prezzi di vendita. Se i ritardi erano già previsti dall'agenzia e sono in parte controbilanciati dalla scadenza a lungo termine dei titoli (2025) l'esito delle vendite nel passato solleva dubbi sulla qualità degli asset rimasti in portafoglio.

MF  - Denaro & Politica
Numero 212, pag. 4 del 25/10/2007
Resta Al Palo La Cartolarizzazione Scip2
Non c'è pace per Scip2, la seconda operazione di cartolarizzazione degli immobili pubblici. Ieri il dipartimento del Tesoro ha pubblicato il report sull'andamento delle vendite delle case necessarie a rimborsare i bond, per il periodo luglio-settembre 2007. E i risultati non sono certo incoraggianti. I ricavi di vendita del trimestre, spiega il report, hanno raggiunto il 73,1% di quelli previsti dal piano. Complessivamente, poi, le vendite totali hanno raggiunto il 75,9% di quelle messe in conto con il business plan. Le peggiori performance, si legge sono state quelle di Inpdap e Inps, che hanno registrato un altro periodo di bassi ricavi da vendita peggiorando la loro performance rispetto al trimestre precedente. In realtà, come risulta da una tabella pubblicata nel report, l'unico ente ad essere in linea con quanto previsto dal business plan, è l'Inail. Doveva vendere abitazioni per 370 milioni, ne ha portati a casa 414. Per tutti gli altri è un vero e proprio flop. L'Empals è sotto quasi del 90% sul previsto come anche lo Stato italiano, l'Inps ha una performance di -51%, l'Inpdap sta sotto le stime del 27%, l'Ipsema del 63%. La cartolarizzazione, già ristrutturata una volta, rischia di diventare un nuovo boomerang per i conti.

a cura di Nicoletta Cottone e Claudio Tucci

La conoscenza è la premessa per valorizzare l'immenso patrimonio pubblico italiano che rappresenta «un valore aggiunto pari al 20%, come quello dell'industria: un recupero di produttività del 10% significa due punti di Pil in più e non vedo perché dovremo rinunciarci». Così il viceministro all'Economia Vicenzo Visco, ha presentato gli effetti della valorizzazione che potrebbe seguire al completamento del censimento del patrimonio immobiliare dello Stato che oggi è stato presentato a Roma dal direttore dell'Agenzia del demanio Elisabetta Spitz alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del vicepremier Francesco Rutelli. Trentamila i beni censiti, di cui 20mila edifici e 10mila terreni. Il viceministro ha ricordato che «finora il patrimonio dello Stato é stato gestito in perdita e negli anni passati é stato venduto un patrimonio fruttifero per gestire spese correnti». Secondo il vice ministro bisogna cambiare la gestione. E ha fatto qualche esempio: «Con il progetto caserme é possibile - sottolinea Visco - trasformare beni al centro delle città, con l'aiuto della difesa e il coinvolgimento dell'architettura mondiale». Un processo, secondo Visco, che significa «fare reddito, creare ricchezza e valore», anche in termini di debito pubblico. Quindi sarà «stravagante vendere un bene che ha valore di mercato». Il viceministro all'Economia ha anche ricordato che sono in corso operazioni relative all'uso economico di reti omogenee di beni «e presto vedremo irisultati».
Il vicepremier e ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli ha sottolineato che si intende in questo modo voltare pagina «rispetto all'ipotesi un po' confusa di vendite massicce di beni che avrebbe portato una goccia d'acqua» rispetto al debito pubblico, «abbiamo messo fine al mito della svendita del patrimonio quello stesso patrimonio che per molti anni é stato abbandonato o spesso usato abusivamente». Per Rutelli la valorizzazione, per un paese come il nostro, può rappresentare una straordinaria ricchezza, tanto che la Finanziaria per il 2008 prevede che ci siano soggetti cui si affida in modo selezionato parte del nostro patrimonio, per creare ricchezza.
Con un codice sarà possibile accedere tramite Internet, anche via cellulare, alla scheda del fabbricato. Il nuovo Fascicolo immobiliare elettronico contiene, infatti, un codice per ogni bene censito e informazioni su categoria patrimoniale, provenienza, localizzazione, tipologia, riferimenti catastali. Disegna, in pratica, una vera e propria mappa dell'immobile, segnalando la presenza di elementi di pregio e architettonici, vincoli, planimetria, accessi, recinzioni, componenti impiantistiche, scarichi e allacci, stato conservativo. E poi, valori di mercato e locativi, unitari, annui e medi. Dal 2011, poi, è prevista anche l'installazione sui beni più importanti di targhe con informazioni e il codice dell'edificio.

MF  - Commenti & Analisi  di Antonio Satta
Numero 201, pag. 6 del 10/10/2007

 Veltroni, sul debito pubblico non copiare Tremonti

Consigliato molto probabilmente dal senatore Enrico Morando, suo spin doctor per le questioni di finanza pubblica, il candidato segretario del Pd, Walter Veltroni, lunedì scorso ha parlato dell'esigenza di varare quanto prima «un'operazione eccezionale per abbattere il debito pubblico». L'analisi da cui il sindaco di Roma parte per formulare la proposta non fa una piega: «Serve una strategia straordinaria perché non possiamo andare avanti solo con gli effetti positivi dell'avanzo primario. Abbiamo un attivo patrimoniale a fronte di un debito pesantissimo e questa è una contraddizione che non ci possiamo permettere». Giustissimo. E qual è la strada da imboccare per realizzare quest'operazione? Bisogna liberare risorse mettendo mano, per esempio, al patrimonio immobiliare dello stato, «al netto dei beni culturali» (precisazione inserita per evitare titoli del genere «Veltroni vuol vendere il Colosseo»). E tanto per far capire che non sta parlando d'ipotesi campate in aria, il futuro numero uno del Pd ha citato il caso della valorizzazione e cessione delle caserme. Ora, con tutto il rispetto per Veltroni e per il senatore Morando, un avvertimento è d'obbligo: occhio a trattare con leggerezza questi problemi. Il rischio di essere seppelliti da tonnellate di citazioni è forte. Giulio Tremonti, che in quanto a fantasia non è secondo a nessuno, il problema di come uscire con soluzioni straordinarie dalla situazione descritta da Veltroni se lo è posto continuamente. Visto che le privatizzazioni possibili sono state quasi tutte già fatte (con incassi netti per lo stato di 94,5 miliardi di euro dal 1994 a tutto il 2006), l'ex ministro dell'economia ci ha provato con le cartolarizzazioni immobiliari (10 miliardi circa di incassi, ma solo Scip 1 può essere definita un successo, Scip 2 è stata un disastro e Scip 3 non è nemmeno partita), con Ispa (strumento abbandonato dal governo attuale), con il Fip, il Fondo immobiliare pubblico (realizzato però da Domenico Siniscalco), un altro flop. Per concludere, l'unica ciambella riuscita con il buco è stata la trasformazione di Cassa depositi e prestiti, che ha superato indenne il vaglio di Bruxelles, ma anche se tutte queste operazioni fossero andate in porto il rapporto debito-pil sarebbe migliorato ben poco, visto che ogni punto in meno costa tra i 15 e i 17 miliardi di euro, e infatti il predecessore di Tommaso Padoa-Schioppa aveva accarezzato l'idea di far suo il progetto ideato dall'ex ministro Giuseppe Guarino: conferire in un super fondo il patrimonio pubblico (partecipazioni, immobili e crediti), fino a recuperare 465 miliardi e portare così il debito pubblico al 75% del pil (in media europea). Veltroni sta pensando a uno strumento del genere? Se è così farebbe bene a rileggersi alcune dichiarazioni sull'iniziativa di Guarino, sponsorizzata da Tremonti. L'autore è Vincenzo Visco, che nell'ottobre del 2005 non solo definì il progetto impraticabile ma aggiunse che, nel caso assolutamente ipotetico di una sua realizzazione, per i mercati finanziari avrebbe avuto il valore di una «dichiarazione formale di default dell'Italia, con tutte le conseguenze del caso. Inoltre, il disavanzo di bilancio aumenterebbe e gli italiani rischierebbero di trovarsi in portafoglio titoli molto più pericolosi e svalutati di quelli di Cirio, Parmalat ecc. Alla fine la riduzione del debito pubblico si trasformerebbe in sostanziosa perdita privata per le famiglie inconsapevoli». L'invito di allora dell'attuale viceministro era quello di lasciar perdere la fantasia e concentrarsi su cose concrete. Facciamo noi una proposta: se si cominciasse a tagliare sul serio la spesa pubblica?

Napoli, 15.10.2007 Mario Milone

Nella trasmissione televisiva IL BANCO VINCE SEMPRE, andato in onda domenica 14 ottobre 2007 alle 21.30 , Milena Granelli esordisce:

“Gli Enti pubblici hanno sempre bisogno di soldi e li trovano facendo mutui e obbligazioni. Poi si fanno sistemare i debiti dalle banche che si inventano operazioni di finanza strutturata. E così si spostano i debiti in là nel tempo e il pacco se lo ritroveranno le giunte future. Questi scherzetti poi costano cari: le banche hanno un debole per le Regioni, le Province e i Comuni, perché di solito non capiscono i rischi che corrono e non si accorgono dei costi impliciti nelle operazioni “swap”. Gli “swap” fanno parte della famiglia dei derivati (la stessa dei derivati emessi sui mutui subprime che hanno messo in crisi le borse di mezzo mondo) e si chiamano così perché derivano il loro valore da variabili esterne.

Sono strumenti complessi e rischiosi, dove chi ne sa di più lucra profitti abnormi, e chi ne sa di meno perde tutto. Pare che in Italia non si possa vivere senza i derivati perché non hanno lasciato fuori nessuno, dalla grande Regione al piccolo Comune di montagna, dalla lavanderia, al policlinico, all’istituto delle suore. Sono almeno 30 mila le imprese private coinvolte, e 900 gli enti pubblici che ci stanno rimettendo centinaia di milioni. Siccome però nel caso degli enti pubblici passano per perdite potenziali, non vengono scritte da nessuna parte, e rimangono debiti fantasma”.

 Anche Gordon Edwin Charles Burrows, essendo cittadino Britannico, pare abbia un debole per la finanza strutturata e in qualità di amministratore della Scip S.r.l. (Società Cartolarizzazione immobili pubblici S.r.l.) ha concluso un contratto di interest Rate Swap con Barclays Bank Plc e UBS Limited, London Branch al fine di coprire il rischio di tasso derivante dal disallineamento fra un tasso annuo fisso rispettivamente pari al 3.924%, 3.9275% ed i flussi di interessi passivi sulle Notes.

 Che ripercussioni avrà sulla Scip S.r.l. questo specifico contratto?

Tesoro, al via la nuova direzione sul patrimonio

Il Sole 24 Ore, Roma,  Isabella Bufacchi

Secondo indiscrezioni si occuperà degli immobili pubblici, dei crediti finanziari e delle cartolarizzazioni

La valorizzazione del patrimonio dello Stato, dei beni immobili e dei crediti finanziari delle amministrazioni pubbliche a esclusione delle partecipazioni azionarie, sarà oggetto di una nuova direzione all’interno del, dipartimento del Tesoro presso il ministero dell’Economia. Un’iniziativa che rientra nel piano più ampio di riforma del Mef che si concretizzerà, prevedibilmente questo autunno, con l’entrata in vigore di un decreto legislativo tuttora in bozza. La valorizzazione del patrimonio pubblico è una delle missioni principali del Tesoro. Ma questa attività è stata frenata da una «conoscenza limitata» della materia e da «strumenti di valutazione carenti», come ha ammesso recentemente in Parlamento lo stesso: direttore generale Vittorio: Grilli. Solo dopo aver stabilito con esattezza cos’è il patrimonio pubblico, sulla base di una: conoscenza sistematica, si potrà procedere alla sua valutazione e valorizzazione. Un censimento del patrimonio pubblico è tuttora in corso a: opera dell’Agenzia del Demanio, i ministeri della Difesa, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei Beni culturali. Ma il Tesoro avverte la necessità di un unico: soggetto che possa raccogliere tutte le informazioni sul patrimonio per poi metterle a disposizione di chi le deve far fruttare: è stata avvertita la necessità di creare una nuova direzione i cui compiti però non riguarderanno le partecipazioni azionarie che resteranno in capo alla direzione generale Finanza e privatizzazioni di cui è responsabile il neo direttore Francesco Parlato.La nuova direzione sul patrimonio stando a fonti vicine a Via XX Settembre, si occuperà degli immobili pubblici, dei crediti finanziari e anche delle cartolarizzazioni un’area che finora rientra nelle competenze di Tiziana Mazzarocchi, direttore dell’ ufficio numero I della direzione peril debito pubblico, responsabile del monitoraggio sull’alienazione del patrimonio immobiliare della RA. nonchè dei flussi derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione gestite dal Tesoro- Rapporti con le Società di cartolarizzazione e con gli enti pubblici coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione realizzate dal Tesoro.  Il Governo Prodi ha soppresso Patrimonio Spa, ora confluita in Fintecna, che si sarebbe dovuta occupare della ricognizione e valorizzazione del patrimonio pubblico fuori dalla pubblica amministrazione e che avrebbe dovuto accogliere pezzi di patrimonio trasferiti fuori della pa: nel momento in cui Eurostat ha chiarito che questa società doveva stare all’interno del perimetro della pa. P spa non ha più avuto ragione di essere perché esisteva già il Demanio che si occupa di valorizzazione, vendita e trasferimento di risorse alle casse dello Stato dall’interno della pa. Ora delpatrimonio intende occuparsene direttamente il Tesoro.

Porte a porte L’Espresso 15.09.2007

di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo

Continua lo scandalo Casa Nostra. Ecco gli altri nomi dei politici che hanno acquistato attici e appartamenti da enti pubblici o da privati a prezzi di favore

 

Casa nostra di Marco Lillo

Ci sono ministri, deputati, magistrati e direttori nella terza puntata di "Casa nostra". L'ultimo è stato Gianni Alemanno. Dieci mesi fa si è aggiudicato un primo piano dell'Inail da 140 metri quadri in una via silenziosa dei Parioli per 533 mila euro, metà del valore di mercato. L'ex ministro precisa: «Senza sconti e grazie a un acquisto in blocco con gli altri inquilini». Da tre anni il numero due di An però vive alla Balduina, nell'attico di un privato al quale paga 2 mila e 600 euro al mese. Sembra tanto, ma l'appartamento è davvero splendido. L'attico gemello è stato affittato da poco a 4 mila e 500 euro. E l'appartamento ai Parioli? Sul citofono c'è ancora il cognome del politico, ma dal maggio scorso.la.casa.è.affittata.
Il ministro della Pubblica istruzione della Margherita Giuseppe Fioroni si è accontentato invece di un mini appartamento a un prezzo mini: 94 mila euro per tre stanze sulla Cassia. Fioroni ha comprato nel 2003 da Enasarco, Confcommercio, insieme agli altri inquilini. Anche il deputato di Forza Italia Ferdinando Adornato ha puntato sul piccolo taglio. Nel 2004 ha messo a segno un affare con Pirelli comprando un seminterrato che guarda (dal basso) una piazzetta incantevole di San Saba. Adornato e il figlio hanno pagato questa casa ex Ina 165 mila euro.
Un buon prezzo che impallidisce di fronte all'affarone del deputato di An Giuseppe Scalia: un quinto piano dell'Inps in via Crescenzio, nel centro di Roma, per 295 mila euro. Nello stesso stabile Marie Christine Davanzo, convivente del presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco, ha comprato per 260 mila un primo piano da sette vani catastali. «Io non c'entro. Quando l'ho conosciuta era già inquilina», precisa Del Turco. Lui allora viveva in un altro appartamento dell'Inps, in via Piave. Ora ci abita la sua ex compagna che aspetta di comprare con lo sconto. In via Crescenzio abitano anche il nipote di Andreotti, Luca Danese, e il deputato di Forza Italia, Sabatino Aracu.
Non hanno ancora comprato perché pretendono lo sconto e hanno fatto ricorso al Tar. Non accettano che le loro dimore da 300 metri siano classificate "di pregio". «Anni fa ho partecipato a un bando per l'affitto e ho vinto offrendo una cifra spropositata: 11 milioni di lire», spiega Aracu. Il suo investimento, comunque vada al Tar, sarà ripagato. A cento metri di lì, in via Visconti, si annida un'altra pattuglia di vip. Oltre a Francesco Cossiga e a suo figlio Giuseppe, ha comprato da Initium (società di Generali e Lehman che ha rilevato il patrimonio Assitalia) anche l'ex capo di gabinetto di Cossiga, Alfredo Masala: 407 mila euro per tre camere. Suoi vicini sono il direttore del Tg regionale Rai Angela Buttiglione e il vicedirettore del Tg5 Alessandro Banfi: per lui 905 mila euro per un quinto piano da cinque camere. Prezzi buoni ma non stracciati come quelli degli enti pubblici. Il record spetta al deputato Udeur Paolo Affronti: quattro vani all'Aurelio per 73 mila euro, meno di un box. Al sottosegretario alla Difesa Marco Verzaschi, Udeur, vanno due case all'Eur. La più grande si trova nella strada dello shopping chic del quartiere: viale Europa. È costata 212 mila euro, ma ne vale almeno il triplo.

ItaliaOggi
Numero 215, pag. 1 del 11/9/2007 Autore: Franco Bechis

Triplo mutuo carpiato

È Goffredo Bettini, vero re di Roma, il professionista del tasso

È Goffredo Bettini, senatore ds, inventore di tutti i leader romani del centro-sinistra, vero re di Roma e padre del Partito democratico, il campione del mutuo-casa dell'onorevole. Fino a un paio di mesi fa ne aveva aperti quattro. Gliene sono rimasti tre con altrettanti istituti bancari: Sanpaolo Imi, Banca di Roma e Cassa di risparmio di Perugia. Roma è città di palazzinari, e il leader ds deve avere imparato un po' di mestiere, cogliendo le occasioni sul mercato. Chissà se è stata questa sua abilità a fare innamorare perfino Giuseppe Ciarrapico, che di lui ha detto: «Nel Pd ho scoperto menti illuminate, Goffredo è uomo di intelligenza straordinaria, un politico fine, colto, arguto». Con Bettini, ultima carrellata di onorevoli mutui (...) (...) Da domani potrete trovare sul nostro sito Internet tutte le precedenti puntate dell'inchiesta, con le tabelle che illustrano mutuo per mutuo come gran parte della casta sia riuscita negli ultimi anni ad acquistare casa a doppie condizioni di favore: prezzi scontati e denaro prestato a ottime condizioni. In brevissimo tempo i parlamentari si sono adeguati allo status dei loro elettori: tutti proprietari di casa. Non lo erano, e lo sono diventati proprio nel momento in cui i prezzi schizzavano alle stelle. Detta così, ci sarebbe da legare il loro consulente immobiliare. Ma non è una storia di pazzi. Se i parlamentari non avevano investito sul mattone è solo perché di case a disposizione ne hanno sempre avute a bizzeffe, grazie al buon cuore dei presidenti degli enti previdenziali e delle finanziarie pubbliche la cui nomina dipendeva da loro. Per questo hanno abitato case di pregio nei centri storici ad affitti ridicoli. Quelle stesse case hanno potuto acquistare a robustissimo sconto appena inaugurata l'era della cartolarizzazione degli immobili pubblici. ItaliaOggi ha rivelato, e altra stampa ha aggiunto particolari di rilievo, come questi acquisti siano avvenuti, concentrati quasi tutti nell'ultimo lustro. In altri tempi sarebbero state sufficienti quelle poche righe contenute nella relazione della Scip sul secondo semestre 2006 a scatenare le procure di mezza Italia: piani regolatori e centri storici ridisegnati da sindaci compiacenti pur di fare avere sconti più sensibili ad amici e amici degli amici. Immobili di pregio trasformatisi così in stamberghe vendute a prezzo popolare. In altri tempi si sarebbe indagato. Oggi no, perché nell'infinito elenco di inquilini divenuti proprietari ci sono politici, ma anche giornalisti e magistrati. Quindi tutti zitti, che fra poco nessuno se ne occuperà. Occupiamoci ci cose serie. Oggi la casta ha casa: si tagli l'Ici!

Libero 08.09.2007. Rimosso chi indagava sulle case ai politici di PAOLO EMILIO RUSSO

È stato Alto commissario per la lotta alla corruzione dal 2004 fino al dicembre scorso, ha indagato un po' su tutto ciò che puzzasse di reato, abuso. Compreso sulle cartolarizzazioni, la svendita di case degli enti previdenziali. Prima l'Inps, poi sarebbe toccato agli altri: Inpdap, al centro dello scandalo Svendopoli, in testa. Quando sarà pronto l'esito delle indagini, sempre che vi si arrivi, lui però non potrà che leggerselo da casa. Nonostante il mandato scadesse nel 2009, Gianfranco Tatozzi si è dimesso alla fine del 2006. Ex magistrato di Cassazione, 62 anni, ha scelto di fare un passo indietro, mollare la poltrona piuttosto che restare in ufficio a scaldarla. «Ho avviato molte indagini, a partire da quella sugli immobili», dice. «Molte sono state utili, sono finite in Procura». Qualcuna di queste, forse proprio quella sulle vendite del patrimonio immobiliare dello Stato, deve aver dato troppo fastidio. «Il nuovo governo, appena insediato, me l'ha fatto capire in tutti i modi: "Togliti di mezzo perché ci dai fastidio". Hanno tagliato i fondi, minacciavano di chiudere l'ufficio dell'Alto commissariato. I motivi per cui mi hanno allontanato li posso solo immaginare. Vedo da un'indagine giornalistica che ci sono stati dei favori a personaggi noti, che ci sono stati privilegiati...». Dopo di lui, soltanto per pochi mesi, il posto di Alto commissario è stato occupato da Bruno Ferrante, ex candidato sindaco dell'Ulivo a Milano. In questi giorni si è insediato Achille Serra, ex prefetto di Roma. Dottor Tatozzi, lei, da Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione, aveva promosso un'indagine sulle cartolarizzazioni. La Guardia di Finanza era stata all'Inps, aveva preso molte carte. Cosa cercavate? «Era il primo passo di un programma di controllo molto più vasto che riguardava tutti gli enti previdenziali e i soggetti coinvolti nelle cartolarizzazioni. L'idea era quella di monitorare attraverso situazioni a campione due circostanze: come erano stati scelti gli inquilini da "privilegiare" e se vi erano contratti di vendita stipulati in maniera e tempi sospetti. Il sospetto è che alcuni immobili fossero stati assegnati a inquilini poco prima di essere messi in vendita a prezzi scontati». Chi era l'oggetto dell'indagine? «Potevano esserci stati comportamenti truffaldini sia da parte degli inquilini sia da parte di eventuali pubblici ufficiali». Partiamo dagli inquilini. «C'era la questione delle rivendite. Per chi acquistava un immobile con gli sconti previsti dalla legge c'era in realtà la possibilità di rivendere anche immediatamente. Bastava spostare la residenza di cento chilometri e il divieto di rivendita veniva aggirato. Questo fatto consentiva la realizzazione di un plusvalore anche in tempi veloci». E quel guadagno a spese dello Stato poteva essere spartito... «Pubblici ufficiali o inquilini potrebbero aver lucrato». Che altro poteva spuntare da quelle carte? «Successivamente l'indagine si sarebbe allargata a valutare come sono stati determinati i prezzi delle vendite». Già, la Corte dei Conti definisce «assai poco chiara e trasparente» la valutazione dei prezzi degli immobili... «Da queste analisi sarebbero potute emergere le situazioni che sembrano essere venute alla luce ora, cioè privilegi riconosciuti a questo o a quello, più o meno potente e influente». Come sono finite le indagini? «Non lo so, non me ne occupo più. Mi amareggia sapere che non ho potuto vedere gli effetti di quell'indagine, non so nemmeno se stia stata proseguita dai miei successori...». Qual è stato l'approccio della politica al suo intervento. L'hanno incoraggiata o meno? «Silenzio più assoluto. Anche perché il governo di Romano Prodi si è insediato a maggio, io mi sono dimesso il 20 dicembre e, in quei mesi, non sono mai stato ricevuto. Evidentemente il premier era troppo occupato. E pensare che l'Alto commissariato è alle dipendenze della Presidenza del Consiglio...». Insomma, non sta molto simpatico al Professore... «Sono stato costretto a constatare addirittura ostilità. Nei riguardi sia miei che dell'istituzione dell'Alto commissariato. Ho ricevuto segnali chiari e precisi». Che genere di segnali? «Un richiamo contenuto nell'ultima Finanziaria prevedeva una ricognizione sugli enti che avrebbe comportato la chiusura del Commissariato. Insomma, mi si è detto piuttosto chiaramente: "Vattene o chiudiamo l'ufficio"». E lei se n'è andato, quattro anni prima della scadenza naturale del mandato. «Sì, la cosa che mi amareggia è che, una volta andato via io, non si è più parlato di scioglimento o riduzione dei costi. E qualcosa vorrà pur dire... Quando c'ero io, il governo non ha mai voluto nominare un mio vice per sostituire chi se n'era andato via. Appena è arrivato il nuovo commissario, è arrivato pure il nuovo vice. Una volta l'Alto commissariato era da chiudere, adesso invece leggo sui quotidiani che definiscono quell'incarico di "grande presti-gio"». Lei si è occupato di indagini complesse, molte di queste riguardavano ambienti attigui alla politica: immobili degli enti, gare d'appalto dell'Anas, concorsi universitari... «Abbiamo avviato indagini, due, sugli appalti dell'Anas. Il ministro Antonio Di Pietro, esponente del centrosinistra, ha utilizzato i risultati che avevamo raggiunto per azzerare i vertici dell'Anas. Un'altra è stata sui concorsi universitari. Il professor Gino Giugni aveva parlato di strane assegnazioni delle cattedre di Diritto del lavoro, noi abbiamo verificato l'esistenza di una "cupola" che distribuiva i posti. Le carte sono state trasmesse alla Procura della Repubblica. Questo dimostra che non agivo per ottiche politiche, seppure fossi stato nominato dal precedente governo, ma con strumenti e obbiettivi da magistrato». Altre indagini svolte? «Alla Federazione italiana gioco calcio, poi sulla la gestione dei fondi comunitari, una truffa enorme, da 320 milioni di euro». Insomma, dava fastidio... «Per non parlare delle indagini sulle Asl, quella di Vibo Valentia, alcune di Napoli: tutte sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata. Volevo, d'intesa con il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e quello dell'Anci, Leonardo Domenici, estendere il controllo del commissario sugli enti locali, che attualmente non ce l'hanno». E com'è finita? «Me l'hanno impedito, strada sbarrata, minacce di ricorsi insensati. Certo, sarebbe stato bello vedere come vengono assegnati gli appalti pubblici, specie nelle Regioni rosse... Gli appalti alle Coop sa- ranno tutti regolari o nasconderanno qualche interesse di partito?». Il risultato è che l'hanno invitata ad andarsene, che le inchieste, almeno per il momento, sono finite nel dimenticatoio. «Questo attivismo non è piaciuto. Io non so che fine abbiano fatto le indagini, quella sugli immobili per esempio. Certo è che ogni tentativo di soppressione del Commissariato è cessata. L'organismo è ancora lì. Io mi sono dimesso nella speranza che le mie dimissioni potessero far sopravvivere l'istituzione. Avrei potuto resistere, ma non l'ho fatto». Dalla sua posizione che idea si è fatto della corruzione in Italia? «L'indice di corruzione, che si basa sulla percezione, ci dice che l'Italia è tra i Paesi più corrotti del mondo. Se, invece, dovessimo valutare le statistiche dovremmo dire che il fenomeno è stabile. Questa immagine, comunque, ci svantaggia a livello internazionale. Un investitore straniero, vedendo le statistiche, ci pensa due volte prima di venire a investire in Italia. Casomai va in Finlandia, dove l'indice di corruzione pare sia pari a zero». Un'ultima domanda, più generale. Negli ultimi mesi c'è stata una forte ondata di antipolitica, si fa un gran parlare di caste, favori, privilegi, clientelismi. La ritiene giustificata? «Qui voglio rispondere da cittadino. Certo, c'è una grande insofferenza nei confronti delle situazioni che stanno emergendo e che, spesso, sono a dir poco agghiaccianti: storie di privilegi e costi esagerati. O la politica si fa carico di questi problemi o rischia di essere spazzata via». C'è stata ostilità nei riguardi sia miei sia dell'istituzione dell'Alto commissariato. Un richiamo contenuto nell'ultima Finanziaria prevedeva una ricognizione sugli enti che avrebbe comportato la chiusura del Commissariato. Insomma, mi si è detto piuttosto chiaramente: "Vattene o chiudiamo l'ufficio"

 

Il silenzio della Casta

 L’Esrpesso n. 36 ( 07.09.2007) di Giampaolo Pansa

La classe politica pensa di essere ancora fortissima. Ma gli italiani rimasti fuori dal suo recinto non stanno ad ascoltarla perché non credono più a quel che si sentono dire

  

Era un saraceno infuriato, Massimo D'Alema. Ma come al solito, anzi, più del solito, la sua furia era del genere freddo, senza urla né gestacci. Sedeva sul palco del Teatro Parioli con la mano destra schiacciata ad artiglio dentro il divano azzurro. E a ogni parola, scrisse un cronista dell'epoca, le unghie vi affondavano sempre di più. Come se quel cuscino, dove la sera prima stavano i pregevoli glutei di Miss Italia, potesse trasformarsi nel collo morbido di qualcuno. Un collo, aggiungo io, da strozzare.
Quella sera, il martedì 5 settembre 1995, Max era da quattordici mesi segretario del Pds. Aveva 46 anni, e il capello e il baffo intensamente neri. Davanti a lui troneggiava un Maurizio Costanzo di taglia fortissima: il padrone di casa, la casa del Costanzo Show. La balia astuta non aveva bisogno d'incitare il pargolo. Infatti, D'Alema fece tutto da solo. Annunciò che aveva deciso di lasciare l'appartamento ricevuto in affitto da un ente pubblico, l'Inpdap, a equo canone (633 mila lire mensili, 327 euro di oggi, per 185 metri quadrati). E che si sarebbe cercato una casa nuova. Stroncando la polemica che lo riguardava.
Erano i tempi di Affittopoli, lo scandalo messo a nudo da Vittorio Feltri, che allora dirigeva 'il Giornale'. Fu magistrale la mossa di D'Alema. Anche se non tappò la bocca a noi giornalisti che, diceva lui, gli davamo la caccia. Una brutta razza, "barbarica", dedita alla "cultura della violenza e dell'intimidazione". Insomma, "squadrismo a mezzo stampa", come scrisse su 'Repubblica'. Un'accusa, quest'ultima, che il compagno Max aveva copiato da un avversario ormai al tappeto, Bettino Craxi. Che qualche anno prima s'era spinto a bollarci come "squadristi della carta stampata".
D'Alema forse non lo sapeva. Ma noi dello squadrismo cartaceo godevamo nell'ascoltare la sua reprimenda. Anche perché ci veniva dal politico più tosto di quel momento. E nel godere, ci fregavamo le mani, aspettando che qualche altro dei big coinvolti si presentasse da Costanzo per annunciare che pure lui lasciava l'alloggio privilegiato. Però nessuno si presentò. E nessuno abbandonò la casetta sua.

Adesso, dodici anni dopo, la storia si ripete in peggio. Non è più questione di affitti, ma di acquisti sul velluto. Sempre da parte di boss politici o di signori dello stesso giro, che hanno comprato casa da enti pubblici. E a prezzi che il cittadino qualunque immagina soltanto nei sogni. 'Casa nostra' era il titolo beffardo, ma del tutto sacrosanto, de 'L'espresso' che ha scovato la faccenda. Su questo numero leggerete la seconda puntata della storiaccia. Ma non sperate di vedere un'eccellenza del calibro di D'Alema presentarsi a uno show televisivo per annunciare che rinuncia all'acquisto e restituisce l'immobile.
Perché questa fuga dalle telecamere, per rifugiarsi in macchinose rettifiche? A parere del Bestiario, c'è una ragione evidente. In dodici anni, e pur nel succedersi di governi diversi, il ceto partitico italiano ha subito due mutazioni profonde. Ha visto indebolirsi in modo pauroso il suo prestigio tra i milioni di cittadini che ancora seguono la politica. E nello stesso tempo si è rinchiuso nei propri castelli, negando al popolo bue anche la più piccola autocritica.
Insomma, oggi siamo di fronte a un mostro che nel 1995 non era ancora apparso all'orizzonte: la Casta. Che cos'è una casta? È un gruppo sociale chiuso che si considera, per nascita o per condizione, separato dagli altri gruppi e che si attribuisce speciali diritti e privilegi. Ma 'La Casta' è anche il titolo di un libro di due eccellenti giornalisti, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. L'ha pubblicato Rizzoli e oggi viaggia verso il milione di copie vendute.
Il 19 aprile, dopo la prima giornata del congresso Ds a Firenze, nel prendere un caffè insieme, Stella mi aveva parlato del libro che stava per uscire. Da uomo con i piedi per terra, sperava in un buon successo, ma niente di più. Gli dissi che il titolo era formidabile. E avrebbe incontrato un sentimento popolare diffuso: di fastidio, di rifiuto, di astio e spesso di rancore per una classe di feudatari sempre più impuniti e inconcludenti. Per questo, il loro libro era quello giusto e nel momento giusto.

Però la Casta ha continuato a fare spallucce. Compra case a prezzo di favore e se ne sbatte. Ci manda qualche lettera di rettifica, però non lascia il malloppo. Ma di solito se ne sta zitta, obbedendo a un vecchio detto mafioso: chinati giunco finché la piena non passa. Lo stesso fanno gli enti che hanno svenduto tante belle case.
Al punto che oggi, nonostante l'ostinazione de 'L'espresso' e di pochissimi giornali arrivati di rincalzo, sappiamo ancora ben poco di quello che è accaduto. Quanti sono i compratori eccellenti? Quanti sacchi di euro ci hanno rimesso i venditori? Silenzio. Non è vero che viviamo nell'iper-informazione. Siamo nell'epoca del sasso in bocca.
La Casta si muove così per due ragioni. La prima è che pensa di essere ancora forte, fortissima. Per questo se ne sta rintanata nei propri manieri. E sbarra le porte, alza i ponti levatoi, schiera sugli spalti i suoi armigeri. Siamo in presenza dell'unico, vero potere bipartisan. Dove s'incontrano tutte le famiglie della Casta: destra, centro, sinistra.
Nei loro fortini, le famiglie stringono patti di ferro, si dividono i bottini, fanno bisboccia, impartiscono ordini ai giornali e alla televisione. E così facendo degradano la democrazia in autocrazia. I cittadini senza potere strillano? Lasciamoli strillare. Sono soltanto dei qualunquisti, dei drogati di antipolitica, dei poveri fessi che s'illudono di fare breccia dentro muraglie più solide di quella cinese. Dunque, non meritano nessuna risposta, ma soltanto il silenzio.
Ma proprio il silenzio della Casta ci apre uno spiraglio sul secondo motivo che spiega la tenacia cocciuta di tante bocche chiuse. E che rivela la crepa nascosta nell'imponente apparato difensivo dei i partiti. Il motivo è che la Casta ormai sa che qualunque cosa possa dire non viene più creduta da un numero crescente di italiani. I cardinali e i vescovi di questa o quella chiesa politica seguitano a celebrare le loro messe cantate nei loro costosi festival, a Telese come a Bologna. I fedeli chiamati ad applaudirli, applaudiranno. Ma gli italiani rimasti fuori da quei recinti non staranno ad ascoltarli. Certi di aver udito un bla bla bugiardo.
Siamo alla pena del contrappasso per chi ha usato male il potere che gli era stato affidato. Mi hai fregato e io non ti credo più. È una regola spietata che vale anche per 'Casa nostra'. Ammesso che ci sia qualche big in grado di spiegare un acquisto del tutto limpido, pure questa perla rara perderà il proprio tempo in rettifiche inutili, in lettere senza peso, in querele che spariranno nel mare di denunce civili e penali che ormai sommerge tutti i giornali italiani.
E a proposito della carta stampata, c'è un'altra illusione della Casta che sta svanendo. Certo, i giornali possono anche essere 'silenziati', come mi disse un giorno un cinico big della sinistra. È accaduto per 'Casa nostra', come avvenne dodici anni fa per Affittopoli. Ma non si può silenziare tutta la stampa. Ci sarà sempre qualche giornale che rifiuta di tenere la bocca chiusa. E anche una sola voce, o due o tre voci come nel caso di oggi, basterà per mettere in piazza le mutande sporche di tanti baroni della Casta.
Questi baroni hanno un vizio che al Bestiario sembra spregevole. Sono sempre pronti a pontificare contro una campagna giornalistica, un libro, un'opinione che non stanno al loro gioco. Fanno i sapientoni. S'imbarcano in lezioni sussiegose. Colpevolizzano il reprobo. Lo indicano ai loro clienti come un cattivo soggetto, un nemico della buona politica, un falsario della storia. Ma sono proprio i baroni della Casta a cascare malamente dal pero. E a rivelarsi per quello che sono: mediocri, impudenti e suicidi.
Tuttavia, alla fine della fiera si apre un problema che riguarda tutti. Certo, il dramma italiano è che nessuno della Casta politica è più credibile. Il palazzo dei partiti è in mano a una sterminata banda di vu cumprà che spaccia merce falsa. Ma allora da chi è possibile comprare merce buona? In altre parole, a chi dobbiamo credere e affidare la guida di questa repubblica da rifare? Confesso di non saperlo. E mi rendo conto di essere, come tanti, di fronte a un grande vuoto. O meglio, a un abisso dentro il quale non voglio guardare. Perché il suo buio mi fa paura.

 Il Giornale di Gian Maria De Francesco - venerdì 07 settembre 2007,

Tra ricorsi e spostamento dei confini dei centri storici la vendita degli immobili di pregio procede a rilento. A tutto vantaggio di coloro che intendono «tirare» sul prezzo delle case che fanno parte del patrimonio degli enti previdenziali.
È quanto emerge dalla relazione presentata al Parlamento dal ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, riguardante le cartolarizzazioni degli immobili pubblici. I dati si riferiscono al secondo semestre del 2006 (quelli sui primi sei mesi 2007 verranno presentati alla riapertura delle Camere; ndr), ma forniscono un quadro chiaro delle dinamiche in atto.
«Persistono difficoltà soprattutto nell’ambito del contenzioso riguardante gli immobili qualificati di pregio», ha sottolineato il ministero. In primo luogo, la «pretestuosità dei ricorsi» per i quali «il giudizio di accoglimento richiede delle tempistiche troppo lunghe rispetto ai tempi di aspettativa di vendita». In seconda istanza, i tecnici di Tps hanno sollevato la questione più sconcertante: quello dei Consigli comunali che rettificano i perimetri dei centri storici annullando di fatto la qualifica di immobile di pregio per alcune unità.
«Non è isolato - si legge nella relazione - il fenomeno dei Comuni che, nel rivedere il proprio perimetro catastale, modificano la definizione di centro storico, automaticamente espungendo immobili già qualificati di pregio dai decreti dell’amministrazione centrale proprio in quanto ricadenti in detto perimetro». Non si tratta di un’inezia perché considerato che la maggior parte del portafoglio immobiliare non pregiato è stato alienato, «il processo di vendita si troverà ad affrontare a breve la difficoltà oggettiva del blocco delle vendite di questa categoria di cespiti». Una preoccupazione già parzialmente inverata dai dati: a fine giugno 2007 le vendite cumulate di Scip 2 hanno raggiunto i 2,6 miliardi di euro, valore inferiore del 24% ai 3,4 miliardi preventivati dal piano di dismissioni. Eppure la copiosa normativa di dettaglio avrebbe dovuto impedire questi «incidenti di percorso».

L’Espresso n. 36/2007 (07 settembre 2007) Condominio Furbetti di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo

Il figlio di Cossiga, Giuseppe. Il governatore della Calabria Loiero. L'ex direttore Rai Agnes. E poi un generale della Finanza, magistrati... Si allarga lo scandalo 'Casa nostra'.

Davide Morchio, dipendente Assitalia, è il dirimpettaio dell'ex presidente della Camera, che grazie alle cartolarizzazioni tra il 2005 e il 2007 riuscì a comprare per la sua famiglia a buon prezzo un'intera palazzina a via Clitunno. La casa dove vivono Morchio e la sua nuova consorte, dell'ex patrimonio Ina-Assitalia, è invece finita al gruppo Caltagirone. Nonostante il diritto di prelazione, Davide ora deve andarsene, e scrive a tutti chiedendo aiuto. "Per noi è un dramma. Il mio stipendio di agosto non arriva a mille euro, sarebbe dura andare in affitto senza sconto. L'11 settembre arriva l'ufficiale giudiziario per cacciarci, speriamo senza la forza pubblica. Il Quirinale qualche settimana fa è intervenuto chiedendo al commissariato di zona di non esasperare gli animi. Ma ora c'è un nuovo ufficiale che ha spodestato il precedente, considerato troppo morbido dai Giganti. L'acquisto di immobili a prezzi di favore per politici, ministri e sindacalisti ha sempre un rovescio della medaglia. Gli inquilini normali, se non hanno la fortuna di finire in una vendita collettiva, difficilmente hanno gli stessi trattamenti di favore riservati ai vip. Con i nuovi proprietari il canone schizza alle stelle, i prezzi al metro quadro diventano 'di mercato': l'affare diventa un'esclusiva della nomenclatura. Scavando scavando, di nomi eccellenti che hanno comprato casa da enti pubblici a prezzi stracciati ne spuntano in continuazione, come funghi. La capitale dello scandalo è Roma: oltre la metà degli alloggi (il 52,4 per cento) piazzati con la maxi-dismissione della Scip2 sono infatti localizzati nella capitale. Al secondo posto, ben distaccata, Milano (con l'8,5 per cento degli alloggi), poi Bologna (3), Napoli (2,9) e Genova (2,5). La scorsa settimana 'L'espresso' raccontava l'acquisto da parte del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga di un appartamento in via Quirino Visconti, a Prati. Il senatore a vita ha comprato da Initium (società partecipata da Generali e Lehman Brothers che aveva rilevato in precedenza l'immobile dall'Assitalia), facendosi accompagnare dal notaio dal figlio Giuseppe. Ma lo stesso giorno (il 10 maggio 2004) e con lo stesso notaio, Giuseppe, oggi deputato di Forza Italia, riusciva ad acquistare anche un appartamento per sé: 6,5 vani catastali più una cantina di 47 metri quadri in via Visconti, due portoni dopo quello di papà, per circa 590 mila euro. Un ottimo affare. Un colpaccio lo mette a segno anche Agazio Loiero, ex ministro mastelliano e attuale governatore della Calabria. In comunione con la moglie acquista a giugno del 2005 il suo appartamento a via Guglielmo Calderini (un terzo piano con ingresso, salone doppio, tre camere, cucina, tre bagni e due balconi) per soli 189 mila euro. La vendita, va sottolineato, è collettiva: la Scip svende i 13 appartamenti dell'immobile e fa felici anche altri inquilini.
I privilegi non sono solo appannaggio di pezzi da novanta della politica (da Mastella a Veltroni, da Baccini a Pionati), ma anche di giornalisti, magistrati, persino di rappresentanti delle forze armate. Il caso del generale della Guardia di finanza Michele Adinolfi è paradigmatico. Da Initium il finanziere, uno degli uomini di fiducia dell'ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, nel settembre del 2004 compra un attico a viale Aventino, di otto vani e mezzo, più due cantine e un box auto. Nel pacchetto (il generale e la moglie hanno speso 702 mila euro, ben al di sotto del prezzo di mercato: la zona è tra le più care di Roma) finisce anche un appartamento di quattro vani al piano terra. Particolare curioso: sui balconi ci sono due verande di vetro e alluminio costruite abusivamente (risultano agli atti domande di condono nel 1986 e nel 1995), ma anche il generale, comandante del I Reparto del Corpo, sfrutta la sanatoria voluta dal governo Berlusconi. Per chiudere i conti con il catasto invece di smontare l'illecito fa domanda di sanatoria pagando circa 3.500 euro. Nella lista di chi ha comprato a prezzi stracciati ci sono anche due alti magistrati. Italo Ormanni, procuratore aggiunto e coordinatore della Dda della Procura di Roma, nel 2005 ha comprato dalla Scip un appartamento ex Inpdap per 120 mila euro: 4,5 vani catastali più cantina a due passi da Trastevere. "Un'ottantina di metri quadri", diceva al 'Giornale' nel 1995. La vendita è collettiva, ma il prezzo medio è molto al di sotto rispetto a quelli di mercato. Si sarà mangiato le mani Massimo D'Alema: prima che lo scandalo Affittopoli costringesse il futuro vicepremier a cambiare casa, anche lui alloggiava nello stesso palazzo. A occhio e croce ha perso una plusvalenza potenziale da 200 mila euro.Pietro Grasso, capo della Direzione nazionale antimafia, approfitta invece di una vendita collettiva dell'Inpdap in zona Eur: nel 2001 5,5 vani catastali più cantina e box vengono comprati dal pm per circa 120 mila euro. Il paradosso è che gli appartamenti 'popolari' della palazzina finiscono anche ad alti dirigenti degli Aeroporti di Roma, all'ex vice procuratore della Corte dei conti Nunzio Piazza e alla moglie di Antonio Germani, il notaio che firma alcuni atti di vendita collettiva dell'Inpdap.
Anche i giornalisti hanno puntato sugli enti previdenziali. A parte Giuliano Ferrara, proprietario dal 2003 di sei vani con terrazzo a Testaccio (886 mila euro), il 'pensionato' Biagio Agnes (così è definito nell'atto di vendita l'ex direttore generale della Rai) all'inizio del 2004 ha comprato a via della Farnesina un appartamento su due piani (il quinto e il sesto) di ben 14 vani catastali, per poco più di un milione di euro. Un colpo di mercato non da poco dovuto, secondo gli esperti, alla cattiva gestione della Scip delle case ex Inps. Una svendita che ha permesso ad Agnes di inserire nello stesso pacchetto anche una cantina (36 metri quadri) e un box auto. Nulla di nuovo. Tutte le cartolarizzazioni, ha attaccato la Corte dei conti in un'indagine sulle cessioni di Stato effettuate nel periodo 1999-2005, sono state condotte in maniera "opaca", con obiettivi "tutt'altro che chiari". In riferimento agli immobili i giudici sono ancora più drastici. A parte disabili e anziani, nelle cessioni si sono considerati asetticamente gli inquilini come un blocco unico, come "fasce sociali deboli per il fatto stesso di non essere proprietari dell'immobile abitato". La concessione dello sconto non è stata infatti subordinata o graduata all'accertamento del livello reddituale e patrimoniale del beneficiario: gli acquirenti si sono trovati così "ad avere nel momento giusto una conoscenza privilegiata di mercati pubblici di locazione immobiliare di nicchia".
Gli inquilini fortunati e i vip con entrature politiche hanno goduto di sconti che, rispetto alla stima iniziale fatta dal governo, hanno fatto perdere alle casse pubbliche 3,48 miliardi di euro. Anche le statistiche sulle vendite non vanno faville: per ora, secondo l'indagine della Corte, su oltre 90 mila unità immobiliari messe sul mercato meno di un terzo è stata acquistata (dati 2005). Lo studio non fa cenno alla dismissione delle case del Comune di Roma, con scandali finiti in decine di interrogazioni parlamentari. "Per ora nessuno indaga seriamente. La storia dei 320 immobili destinati ad associazioni non profit è, per esempio, incredibile", racconta il presidente di Oikos, Enzo Minissi: "Dopo 12 anni solo 78 appartamenti sono identificabili, mentre gli altri sono praticamente spariti, assegnati forse ai soliti noti a canoni ridicoli. Sono occupazioni illecite, temiamo, di case di gran pregio: basti pensare a un appartamento a piazza Navona dato a una fantomatica associazione Rostropovich, o a una casa a piazza Esedra intestata agli Ex alunni del liceo Avogadro di Chieti. In entrambi i casi niente targa, telefono, citofono".
Nessun nome identificabile nemmeno sul citofono del complesso di via delle Tre Madonne, una serie di palazzine nel cuore dei Parioli un tempo di proprietà dell'Ina. Decine di appartamenti di lusso finiti in blocco, dopo un giro vorticoso di acquisti e cessioni, nel portafoglio della Milano Assicurazioni, controllata a sua volta dalla Fondiaria del gruppo Ligresti. Le varie targhette senza nome (è segnato solo il numero dell'interno) nascondono però un pezzo di italica nomenclatura.Qui vive da molti anni l'ex ministro Rocco Buttiglione insieme alla sua famiglia. In affitto, con diritto di prelazione all'acquisto. Qui vive anche Chiara Geronzi (gli inquilini dicono abbia preso in fitto tre appartamenti, di cui due attici, per circa 900 metri quadri). Da poco è arrivato anche Marco Cardia, il figlio del presidente della Consob Lamberto, mentre il forzista Beppe Pisanu è di casa, visto che viene sempre a trovare figlio e nipotini. Un palazzo di vip. Fondiaria, di vendere, sembra però non pensarci nemmeno. "Quando scadono i contratti di locazione dei vecchi inquilini", dice l'avvocato Antonio Jezzi, che è l'unico ad aver vinto la causa per ottenere il riconoscimento del diritto di prelazione, "i nuovi proprietari li cacciano senza scrupoli per mettere i loro amici. Che non hanno alcuna intenzione di comprare: qui conviene stare in affitto, soprattutto se i prezzi sono inferiori a quelli di mercato". ha collaborato Laura Venuti

Libero 04.09.2007

Un miliardo ai consulenti immobiliari dello Stato di COSIMO COLASANTO

Un miliardo di euro. Ovvero duemila miliardi  delle vecchie lire. Zero dopo zero una cifra impressionante. «Un terzo della dismissione degli immobili pubblici», denuncia il presidente della Commissione Finanze, Giorgio Benvenuto, «sono finiti agli investitori internazionali». Perché la prima svendita, lo Stato, l'ha fatta proprio alle banche. È la Corte dei conti a spiegare il meccanismo che ha portato a «Svendopoli» e ai fiumi di denaro persi in mille rivoli. Dalla relazione presentata a gennaio del 2007 si scopre infatti che a fare centro sono state prima di tutto le casseforti degli istituti bancari che, dalle consulenze al collocamento, hanno raccolto proventi per centinaia di milioni di euro. La magistratura contabile cita il caso di quattro istituti di credito, «Banca Imi, Barclays Bank, Lehman Brothers, Royal Bank of Scotland, che a fine 2004 hanno provvisoriamente acquisito dal ministero dell'Economia e Finanze le quote del fondo Fip1 per 992,9 milioni di euro» a fronte di un valore nominale di 1.392 milioni di euro. Le banche, sei mesi dopo, collocano sul mercato, per conto dello Stato, il portafoglio immobiliare e spuntano all'asta 1.688 milioni di euro. Quello che potrebbe sembrare un successo per via del plusvalore incassato, più 695 milioni rispetto al primo prezzo di vendita, agli occhi del magistrato contabile si trasforma in qualcos'altro. Un affare discreto per lo Stato, ottimo per i collocatori. Le banche, appunto, che intanto «per aver anticipato per sei mesi e mezzo 992,9 milioni» hanno ottenuto un «notevole guadagno»: 99 milioni di interessi pari al 10%,il 18 % se conteggiato su base annua. Una manna piovuta dal cielo. E questo è solo un esempio. Così casa dopo casa, lotto dopo lotto, collocamento dopo collocamento, si arriva a rosicchiare la montagna di denaro delle dismissioni. Secondo Benvenuto, tra commissioni e oneri sugli interessi passivi, si tratta, fino al 2005, di guadagni «superiori a 1.018 milioni di euro». Un terzo di quanto incassato dallo Stato fino a quel momento è andato agli intermediatori privati. Senza distinzione e «significative discontinuità», dice la Corte dei Conti, i governi, dal 1999 al 2005, hanno continuato a gestire male l'affare. A causa di cattive influenze. Sono «gli evidenti conflitti di interessi» di cui parla la relazione descrivendo il cortocircuito tra la pubblica amministrazione e studi legali, advisor, consorzi di banche. Secondo il magistrato contabile, le finalità dei collocatori si sono trovate «in contrapposizione all'interesse dei soggetti pubblici». Così i privati incaricati dell'operazione premevano affinché lo Stato vendesse creando «canali privilegiati con potenziali clienti pubblici, utilizzabili per condizionarne le decisioni». A questi ultimi i contractors finivano per evidenziare soltanto i vantaggi, tenendo in ombra «i costi e rischi» ai quali andava incontro l'amministrazione pubblica. Uno scenario difficile da ricostruire perché, come lamenta il relatore contabile, «il Dipartimento del Tesoro non ha messo a disposizione gli elementi informativi necessari». Cosa che non ha evitato che la Corte evidenziasse altri casi paradossali di «svendopoli». Edifici pubblici ceduti e poi riacquistati. Più conveniente caricarsi un mutuo sulle spalle che pagare l'affitto. Una motivazione usata, ad esempio, dalla Sogei per «giustificare la decisione di acquistare per 112 milioni la propria sede che era stata ceduta a Fintecna e riaffittata ad un canone annuo di 7,5 milioni». Davvero un brutto affare. Peccato essersene accorti tardi.

Svendopoli, si salva "casa nostra"  Il Giornale martedì 04 settembre 2007      Stefano Casamassima e Massimo Malpica

Roma - Una figlia a San Pietro, il papà all’Aventino. La storia delle case della famiglia Cossutta si dipana acrobatica tra Affittopoli e Svendopoli. Del buen retiro di Maura, ormai, si sa tutto. L’appartamento dell’Inps in via della Stazione San Pietro, 113 metri quadri al quinto piano, alle spalle del Vaticano, era intestato a papà Armando, ma la figlia ci abita già da decenni quando, nel 1995, la sua modesta pigione (un milione al mese) finisce sui giornali. E quando si decide per le dismissioni, Maura non sembra contenta: «Pagare un affitto a equo canone è un conto - dichiara ad agosto del ’99 - acquistare è un’altra cosa, un impegno che non mi ero mai posta.Avrei preferito che aspettassero ancora un po’ a vendere». Ma nel 2004 l’ex parlamentare del Pdci fiuta l’affare e rompe gli indugi, diventanto proprietaria dietro versamento di 165mila euro. Il prezzo di mercato? Decisamente più alto, intorno ai 600mila euro. Nel frattempo papà Armando vive in viale Aventino. E qualche anno dopo, trova una casa proprio accanto alla sua anche all’altra figlia Anna, in un immobile dell’Ina. Non passa molto tempo che anche qui arriva la dismissione. L’Ina vende il palazzo a Pirelli, che poi fa la sua offerta agli inquilini, Cossuta figlia compresa. Seconda compravendita andata in porto per la famiglia comunista. A quel punto, Armando trasloca nella nuova casa. Sul vecchio citofono c’è ancora il suo nome, ma i vicini si preoccupano di avvisare chi cerca il leader rosso: «Guardi, Cossutta non sta più qui, lo trova al palazzo accanto». Altro protagonista di Affittopoli è Sergio D’Antoni. L’ex leader Cisl, ora viceministro allo Sviluppo economico nel governo Prodi, finì nella bufera per il suo attico di 219 metri quadrati in via Civinini ai Parioli, che pagava a equo canone, all’Inpdai, appena un milione e duecentomila delle vecchie lire al mese. Mafu la presenza di due vasche da idromassaggio nel suo appartamento a colpire di più i vicini di casa e l’opinione pubblica, tanto da farlo finire sui giornali con il nomignolo di «Mister Jacuzzi». D’Antoni dodici anni dopo abita ancora in quella casa, ora confluita nel patrimonio dell’Inps. Ma i canoni, fa sapere, decisamente aggiornati al rialzo, sono assolutamente in linea con i prezzi di mercato. Non ha nemmeno deciso se acquistare o meno: pare che agli inquilini dell’elegante condominio non sia ancora arriva la proposta di vendita. E le Jacuzzi? Scomparse, rimosse, portate via da qualche anno. Non per questioni d’immagine. C’era troppo poca pressione all’ultimo piano: anche gli attici hanno i loro difetti. Se D’Antoni non ha fretta di diventare proprietario, anche un altro «inquilino eccellente» la questione-casa la prende con filosofia. E trattandosi di Rocco Buttiglione non potrebbe essere diversamente. Il presidente dell’Udc, quando ancora era un «giovane professore universitario», a fine anni ’70, ottenne un alloggio di tutto rispetto. Circa 190 metri quadri ai Parioli, in via delle Tre Madonne, che si erano liberati per la morte del precedente inquilino, un matematico, «il mio esimio collega » Mauro Picone, raccontava lui stesso al Giornale nel ’95, dopo essersi ritrovato nelle «liste» di Affittopoli. Ma di andarsene da casa, scandalo o meno, Buttiglione non voleva saperne. «Pago due milioni e mezzo al mese, se vi sembrano pochi...», sospirava, invitando comunque l’Inps ad aggiornare i canoni e «a gestire in modo più rigoroso i soldi dei pensionati». Dopo dodici anni, almeno il primo dei desideri del professore centrista si è avverato. Abita ancora lì, ma la sua pigione è stata rivista al rialzo dopo una trattativa condotta con il sindacato degli inquilini Sunia. Nessun trasloco dal 1995 a oggi anche per Luigi Cocilovo, europarlamentare dell’Ulivo e vicepresidente del Parlamento europeo. L’indirizzo romano del sessantenne ex braccio destro di D’Antoni è sempre lo stesso: via Panama, a metà strada tra i Parioli e il Salario. Nel bel palazzo dell’Inps, a pochi metri dal verde di Villa Ada, Cocilovo occupa un appartamento di 177 metri quadrati. Nel ’95, quando lo «scandalo » era all’apice, pagava solo 1.183mila lire al mese.Da quell’anno sono cambiate molte cose, l’istituto previdenziale ha applicato i patti in deroga ai suoi inquilini. Che sono ancora tali. «L’Inps qui non ha mai venduto», spiega un vicino di casa dell’ex sindacalista, che non si sbilancia sull’importo dell’affitto. «Il canone è stato aggiornato, ma di vendita ancora non se ne parla».

Fabrizio de Feo “Il Giornale del 03.09.2007

Casta continua e privilegio perenne. C’è un filo rosso che lega la prima inchiesta condotta dal Giornale dodici anni fa, nell’ormai lontano 1995, allo scandalo denunciato nell’ultimo numero dell’Espresso. Erano i tempi di «Affittopoli», ovvero delle clamorose rivelazioni sugli affitti irrisori, pagati dai potenti dell’epoca per occupare le case di proprietà degli enti, sparse per la capitale. Un ghiotto bottino immobiliare diventato appannaggio di una vasta schiera di potenti, quella che oggi viene identificata come «la casta», e dei loro parenti e amici.
L’indignazione popolare, di fronte a quella sequenza di conclamati privilegi, fu vibrante, tanto che perfino il Parlamento e la magistratura finirono per occuparsi di quella vicenda. Le conseguenze concrete, però, non furono molte. Certo ci fu chi, come Massimo D’Alema, decise di sfilarsi dal gioco e di lasciare la sua casa in affitto a Trastevere (600mila lire per un alloggio di 185 metri quadrati) per comprarsene poi una in Prati, accendendo un mutuo, come un qualsiasi comune mortale. Lo fece dopo un intervento nella trasmissione Samarcanda di Michele Santoro, in cui affermò che aveva bisogno della casa degli enti perché versava metà del suo stipendio di parlamentare al partito. Ma quello fu l’unico passo indietro, l’unico «scrupolo di coscienza». Gli altri inquilini Vip decisero di affidarsi al fisiologico oblio dettato dal trascorrere del tempo. E di rimuovere il proprio nome dal citofono.
Oggi quegli stessi immobili affittati per molti anni a equo canone (ovvero a prezzi stracciati) sono stati svenduti. E alcuni di coloro che furono protagonisti di «Affittopoli» tornano oggi a figurare negli elenchi dell’Espresso. Come dire che il privilegio da temporaneo è stato reso eterno. Tra i nomi che comparivano negli elenchi del ’95 c’è, innanzitutto, quello di Franco Marini, casa Inpdai di 150 metri quadrati ai Parioli allora in affitto prima a 700mila lire mensili e poi, dopo l’applicazione dei patti in deroga, a un milione e settecentomila lire. C’è Lamberto Cardia, oggi presidente della Consob, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che per il suo appartamento Inpdap all’Eur di 194 metri quadrati, pagava nel ’95 un milione e 94mila lire. E c’è quello di Armando Cossutta che a Via della Stazione di San Pietro pagava per 114 metri quadrati un milione e 8mila lire. Una casa acquistata oggi dalla figlia Maura a 165mila euro. Nella stessa via abitava anche Franca Chiaromonte, con un affitto di 534mila lire per 76 metri quadrati, anche lei oggi diventata proprietaria.Spulciando negli elenchi si trovano altri nomi tra quelli venuti alla ribalta in questi giorni. C’è Walter Veltroni che per la casa Inpdai di Via Velletri da 140 metri quadrati (L’espresso parla, però, di 190 metri quadrati) pagava 800mila lire. C’è Raffaele Bonanni con un canone d’affitto di 492mila lire per la sua casa al Flaminio di 134 metri quadrati. O, ancora, Nicola Mancino, in affitto a Corso Rinascimento, in una casa da 170 metri quadrati a un milione al mese (prima del passaggio dall’equo canone ai patti in deroga). Come dire che non c’è solo l’acquisto a prezzi spesso stracciati di oggi, ma anche l’affitto super-scontato di ieri. L’unica certezza è che con «Svendopoli» il pluridecennale assalto delle oligarchie italiane al patrimonio immobiliare degli enti pubblici sembra aver vissuto il suo ultimo atto. O forse il penultimo visto che le vie del potere, in Italia, sono infinite.

Mario Sechi “Il Giornale 3.9.2007”

 Da Affittopoli a Svendopoli il passo non è stato breve, sono trascorse molte primavere da quel 17 agosto del 1995 in cui Il Giornale titolò in prima pagina: «L’Inps regala le sue case. A chi?». Così iniziò Affittopoli. Dodici anni dopo, siamo qui a battere i tasti per raccontare la storia delle case comprate dai politici a prezzi stracciati.Diciamo subito che i privilegi sono bipartisan, ma il centrosinistra sul mercato immobiliare ha una marcia in più. Sono persone che non solo hanno capacità di risparmio inimmaginabili per un italiano medio, ma anche uno straordinario fiuto per gli affari. Più che del Palazzo, dovrebbero occuparsi di palazzi. E infatti se ne occupano, per se stessi e la famiglia. È una sfacciata storia di comprati e venduti dove il privilegio è ereditario, passa dai padri ai figli, e potrebbe avere la ciliegina sulla torta quando si scoprirà che chi ha acquistato la casa di pregio con supersconto e quotazione al ribasso poi l’ha rivenduta intascando la plusvalenza. È una storia che ci insegna, ancora una volta, molte cose sullo stato comatoso delle istituzioni, su una classe sempre meno dirigente ma più digerente che mai.
È una storia che i colleghi dell'Espresso hanno sbattuto in copertina registrando il tutto esaurito in edicola. Dal settimanale di via Po ci dividono molte cose, ma il gusto per il giornalismo d’inchiesta ci accomuna. Fa sentire noi del Giornale un po’ meno soli ed è un buon segno per l’editoria: il lettore svuota l'edicola se c'è qualcosa di intrigante da leggere, conferma che si vendono le notizie e non solo i gadget. Per queste ragioni troviamo un po' sorprendente che «Svendopoli» sia sparita dalle prime pagine di quotidiani come Repubblica e Il Corriere della Sera che negli ultimi mesi aveva scoperto quello che per Il Giornale è pane quotidiano: la «Casta». Un’inchiesta giornalistica come quella su «Svendopoli» è quanto mai salutare nel momento in cui il governo tutti i giorni si affanna a dispensare lezioni di etica e morale. Da chi voleva «organizzare la felicità», gli elettori si aspettavano qualcosa in più, non solo tasse. Il fondo per gli aiuti ai cittadini in difficoltà con i mutui a tasso variabile è una chimera (mentre Bush ha appena varato un pacchetto di sostegno per i risparmiatori), le lenzuolate di Bersani e Visco non hanno scalfito la rendita di posizione delle banche sul mercato del credito immobiliare, i programmi di edilizia popolare sono inesistenti (non finanziati nel 2007, forse briciole di euro per gli anni a venire), in compenso il governo Prodi detiene il record storico di ministri e sottosegretari e si distingue per l’esplosione di consulenze (900 milioni di euro, quasi duemila miliardi di vecchie lire) e convegni per i quali si sono spesi 100 miliardi del vecchio conio. Ciò dimostra che il vecchio adagio «parlare non costa nulla» con i politici non vale.

Antonio Signorini “Il Giornale del 03.09.2007

Le regole c’erano. Ma non è escluso che alcuni immobili siano stati venduti «sottobanco» in modo non regolare. E comunque, anche se tutte le cessioni fossero avvenute nel pieno rispetto della legge, i politici non ne avrebbero dovuto approfittare. Il capogruppo della Lega Nord alla Camera Roberto Maroni, quando era ministro del Lavoro tra il 2001 e il 2006, era un po’ il custode degli immobili degli enti previdenziali. E spiega che l’origine di Svendopoli è Affittopoli. La decisione di vendere attraverso le cartolarizzazioni fu giusta. Gli inquilini spesso non pagavano o, nel caso dei politici, pagavano pochissimo. Cosa vedeva dal punto di osservazione al ministero?«Quando arrivai io era già scoppiata Affittopoli. Lo scandalo era più vasto dei semplici favori ai politici perché gli immobili degli enti previdenziali erano la riserva che garantiva le pensioni future. Un patrimonio trascurato, gli inquilini non pagavano gli affitti e c’erano queste aree di privilegio della politica».E cosa faceste?«Intervenimmo in due modi. Primo pretendemmo dagli enti pubblici che i canoni di affitto arretrati venissero adeguati ai prezzi di mercato, altrimenti io non avrei firmato i bilanci. Poi dividemmo gli immobili distinguendo tra quelli di pregio e quelli normali secondo due criteri, il luogo e le caratteristiche. Poi arrivò la cartolarizzazione degli immobili». E forse è a questo punto che qualcosa non ha funzionato, come sostiene il suo predecessore Cesare Salvi?
«In qualche modo è scattato l’inghippo. Cartolarizzare significa non dare più in affitto, ma vendere. Con il diritto di prelazione. È lecito che se uno abita in un immobile lo possa comprare. Era previsto uno sconto del 30 per cento che non doveva essere applicato agli immobili di pregio. Io ho letto le difese di chi ha comprato. Va bene tutto, per carità, ma non è ammissibile che un immobile di 14 vani non sia considerato di pregio. Se questi sono stati venduti con lo sconto è stato certamente un abuso».Con il senno di poi non sarebbe stato meglio lasciare gli immobili agli enti?
«No, la cartolarizzazione era giusta. Non scordiamoci che questi immobili rendevano pochissimo e la manutenzione costava. Erano per lo più in perdita ed è stato giusto impegnare in altro modo le riserve per le pensioni».Cosa non ha funzionato?
«Io penso che gli immobili conferiti alla Scip siano stati venduti con procedure trasparenti. Le liste venivano pubblicate sui giornali. Poi non so se ci sono stati traffici sotto banco. Non posso escludere che qualche immobile possa essere sfuggito alle maglie della Società per cessione degli immobili pubblici e ceduto in modo non perfettamente regolare. Poi ci sono i casi degli enti privatizzati come quello dell’Enasarco che ha coinvolto l’ex presidente di Confcommercio Sergio Billè e Stefano Ricucci. Ci fu un’operazione poco trasparente per aggiudicare la gestione di questo patrimonio e io la bloccai perché non mi convinceva. Avevo ragione, visto che poi è intervenuta la magistratura». I personaggio coinvolti sostengono tutti che le vendite sono state regolari, non ci crede?«Anche se fossero avvenute dentro i limiti della legge io credo che un politico dovrebbe comunque evitarle queste cose. Non ci si può nascondere dietro le regole. Anche l’indennità parlamentare che prendiamo è regolare, ma la gente la vede come un privilegio».Lei dove vive? «In affitto, da un privato e pago regolarmente. Un piccolo appartamento: soggiorno, camera, bagno e cucinino perché mi sembra giusto dimostrare che a Roma non tutti vivono da privilegiati. Io penso ci sia tanta gente che avrebbe potuto approfittare e non l’ha fatto. Chi ne ha approfittato ha fatto una furbata».

Gian Maria De Francesco “Il Giornale del 02.09.2007

Ricomincio da capo è un’allegra commediola americana nella quale il malcapitato Bill Murray, nel ruolo di un improbabile meteorologo tv, si trova condannato a vivere all’infinito lo stesso giorno in uno sperduto paesello della Pennsylvania.
Nel mondo politico italiano, però, la finzione cinematografica diventa realtà e accade che ciclicamente ci si ritrovi a vivere le medesime situazioni così come si erano configurate in precedenza. È il caso di «Svendopoli». Bisogna, infatti, tornare a quel fatidico question time alla Camera del 24 gennaio 2001. Il governo Amato è ormai agli sgoccioli, ma questo non impedisce l’avvio delle procedure di vendita degli immobili degli enti previdenziali e dei Comuni. Il deputato di Forza Italia, Marco Taradash, presentò un’interrogazione a risposta immediata al ministro del Lavoro, Cesare Salvi, e al ministro delle Finanze, Ottaviano Del Turco, per sapere se non sia «opportuno verificare che le operazioni di dismissione non finiscano per determinare l’alienazione di immobili di pregio a prezzi ben lontani dal loro valore di mercato». Anzi, nell’intervento in assemblea Taradash fu ancora più esplicito. «Si è scoperto, grazie a un’inchiesta dell’Espresso, che l’Ufficio del territorio delle Finanze (l’attuale Agenzia del demanio, ndr) ha fatto in modo di attribuire agli immobili attualmente affittati a esponenti del mondo politico, della magistratura, del giornalismo, prezzi al di sotto di quelli di mercato per cui non risultano immobili di pregio. Si sta andando verso “Acquistopoli”», disse il deputato azzurro.Come ricordato nell’intervista concessa ieri al Giornale da Cesare Salvi, l’ex ministro avviò un’ampia digressione per mostrare come fino ad allora si fosse seguito un percorso trasparente. Innanzitutto, ricordò che «gli immobili di pregio sono quelli che hanno un valore superiore al 70% del prezzo medio degli appartamenti rilevato sull’intero territorio comunale» e che a essi non si applica lo sconto del 30% concesso agli inquilini in affitto. In secondo luogo, rilevò che «esiste un’unica fonte» per la determinazione dei prezzi: il Dipartimento del territorio del ministero delle Finanze. In ultima istanza, Salvi confermò che «l’Osservatorio sul patrimonio immobiliare (allora guidato da Gualtiero Tamburini, ndr) presso il ministero del Lavoro ha il compito di monitorare le dismissioni». Secondo il ministro, non vi era rischio che «Affittopoli» potesse trasformarsi in «Svendopoli» in quanto «sarà mia cura intervenire per evitare che ciò accada, come ho già fatto nell’estate del 1999 bloccando la vendita degli immobili di pregio» per evitare privilegi. Taradash replicò rilevando come fossero già sorti contrasti sui criteri di valutazione tra Ufficio tecnico erariale delle Finanze e Osservatorio. «Vi è un’enorme disparità tra prezzi di mercato reali e prezzi che vengono segnalati come valore di quelle abitazioni in cui risiedono segretari di partito ed esponenti politici al 99% del centrosinistra», concluse. Rilievi che nel 2001 vennero mossi a Roma anche dal consigliere comunale, Rita Bernardini (oggi segretario radicale), che denunciò lo scandalo dei prezzi stracciati per migliaia di immobili posti in vendita dal Comune nel centro storico in favore di personalità eccellenti.
Tutto passò in cavalleria e dopo sei anni si scopre che la paventata «Svendopoli» è diventata una realtà. E che le dismissioni siano state gestite nel corso degli anni con una certa leggerezza lo conferma l’insolito lavorio di Via XX Settembre. I tecnici del ministero dell’Economia, infatti, sono al lavoro per individuare nuovi criteri che consentano di valorizzare al massimo il patrimonio degli enti pubblici aumentando i ricavi per le casse dello Stato. Una preoccupazione alquanto insolita visto che il governo Prodi si è contraddistinto maggiormente per l’incremento della pressione fiscale piuttosto che per le dismissioni. Le sollecitazioni della Corte dei conti e l’ennesimo incidente mediatico devono aver convinto Via XX Settembre al ripensamento. Sperando di non dover ricominciare da capo anche questa volta.

Stefano Casamassima “Il Giornale del 02.09.2007

Ha lasciato decantare la questione il sindaco di Roma, Walter Veltroni, che dopo quattro giorni di silenzio interviene nella polemica che lo vede coinvolto sulla svendita ai politici degli immobili di lusso con una velina affidata al Tg1 delle 20: «Né io né la mia famiglia abbiamo goduto di alcun privilegio nell’acquisto della casa nella quale abitiamo dal 1947. Qui sono nato un anno prima che morisse mio padre, non ho quindi avuto la casa in affitto in virtù di qualche impropria agevolazione ottenuta magari negli anni recenti come dirigente politico». Poi, ricorda che quando «sono state messe in vendita le case degli enti, la mia famiglia ha esercitato il diritto di prelazione come hanno fatto gli altri inquilini e senza agevolazioni. Questo è chiaro anche dall’articolo dell’Espresso ma è bene ribadirlo».
A ruota la smentita del presidente emerito Francesco Cossiga che a sua volta nega condizione di favore nell’acquisto della casa. Questo mentre l’assessore capitolino alla Casa, Claudio Minelli, ha detto di non avere nessun problema a rendere noti gli acquirenti degli alloggi messi in vendita dal Comune «a chiunque ne faccia richiesta». Cosa che farà da lunedì attraverso la società «Risorse per Roma» che ha curato le procedure di vendita degli immobili. Intanto va in scena lo scontro a distanza tra Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, e Mauro Fabris, stesso ruolo ma nelle file dell’Udeur. Un botta e risposta tra due colonnelli ma dietro cui, fin troppo ovvio, si nasconde l’infinita guerra di posizione tra i «generali» Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, che nell’inchiesta dell’Espresso è uno dei casi più eclatanti.
Venerdì Donadi, dopo la raffica di smentite, precisazioni e minacce di querele seguite allo scoop, aveva detto che «destano una certa preoccupazione le notizie pubblicate dal settimanale L’espresso». Quindi l’ennesima brutta figura e caduta di credibilità della politica italiana. Ma anche l’occasione, per il deputato dell’Idv, per rilanciare la necessità del ricambio generazionale anche perché, ricorda, «ricoprire lo stesso ruolo per anni, tanto più se pubblico» può indurre qualcuno ad «approfittare della propria posizione». Il tutto senza mai nominare Mastella. Ma a Fabris importa poco e niente, così nella tarda mattinata di ieri risponde per le rime, e lui Di Pietro lo cita e quanto bene: «Invitiamo l’on. Donadi, prima di lanciare qualsiasi giudizio sugli altri, ad andarsi a rileggere l’articolo sul Giornaledel 19 aprile scorso, nel quale si ricordano i “colpaccì” messi a segno dal titolare delle Infastrutture, compiuti anche grazie ai rapporti non certo ordinari con forti gruppi immobiliari che gestiscono il patrimonio pubblico già dismesso». Per rinfrescare le memoria, nel pezzo citato da Fabris il Giornale, prendendo spunto dall’approfondimento di Italia Oggi successivo alle dichiarazioni dei redditi dei ministri del governo Prodi, faceva un escursus sulle iniziative imprenditoriali dell’ex Pm. Attività, che avrebbero visto il clou, ricorda, proprio nel periodo in cui Di Pietro era magistrato. Per Fabris, in conclusione, solo un’occasione per l’Idv «per guadagnare facile consenso», cosa per cui però «non bisognerebbe avere scheletri nell’armadio». Puntuale Donadi risponde. Con il «dispiacere» di vedere Fabris «arrampicarsi sugli specchi» in una polemica inesistente, in cui però, «pur essendo fermamente convinti del contrario» qualcuno «anche dalle parti di casa sua ha la coda di paglia». Per Donadi, Di Pietro non ha bisogno di difensori, tanto da poter andare a «qualunque confronto con una serenità assolutamente serafica». Poi, nascondendo la mano dopo aver tirato il sasso, «invece di prendersela con noi che non ce la siamo presa con lui né con il suo parito», invita Fabris a chiarire davanti all’opinione pubblica. O, in sostanza, a tacere.

Intervista a Gualtiero Tamburini su “Il Giornale del 02.09.2007

Gualtiero Tamburini, presidente di Assoimmobiliare e di Nomisma, lei criticò le procedure di dismissione già alla fine degli anni ’90 quando era presidente dell’Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali.
«La legge prevedeva che gli immobili si vendessero agli inquilini con 30% di sconto a meno che non si trattasse di immobili di pregio. Ma la legge non stabiliva quando si dovesse fare la valutazione dei singoli immobili e così si è venduto dopo che la valutazione era stata fatta già da molto tempo. Da questo dipendono le discrepanze tra prezzo di vendita e valore di mercato degli immobili». Come si sarebbe dovuto procedere allora? «Si sarebbero dovute fare le valutazioni in tempo reale rispetto alla vendita. Gli immobili sono stati valutati ai tempi delle cartolarizzazioni effettuate tra il 2001 e il 2002 e sono stati ceduti a qualche anno di distanza. Basta prendere le statistiche di Nomisma che rivelano come tra il 1998 e il 2005 i prezzi siano aumentati del 90% per comprendere come molte case siano state vendute praticamente a metà prezzo se non con un ulteriore sconto del 30%».
E i controlli? «Finche c’è stato l’Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali c’è sempre stato un controllo. Poi...». Ma le società che hanno acquisito gli immobili dovevano rispettare dei protocolli. «In quegli anni si è dato corso a una vendita demagogica. Si sono fatte assegnazioni a chi aveva un contratto in tasca. Parliamo di 50-60mila immobili affittati e venduti a prezzi scontati. C’era la necessità di vendere e il legislatore non è andato tanto per il sottile». Quali sono stati i riflessi sul mercato immobiliare? «L’offerta aggiuntiva a prezzo calmierato avrebbe dovuto tenere basso il mercato ma è stata rivolta solo ad alcune categorie. E poi si è trattato di 100mila case vendute in 5-6 anni a fronte di un mercato italiano caratterizzato da 7-800mila compravendite all’anno». Chi ci ha guadagnato? «Le società-veicolo delle cartolarizzazioni anticipano agli enti solo una parte del valore degli immobili e, una volta effettuata la dismissione e detratte le spese, versano ciò che resta. Le spese non sono mai state basse e gli enti previdenziali non hanno fatto un affare visti i molti contenziosi. Il beneficio è andato a chi aveva un contratto con gli enti. Lo Stato ci ha rimesso e ci ha guadagnato la casta».

Libero 02.09.2007 LA SVENDITA Un documento accusa: case agli amici degli amici  di SALVATORE DAMA, PAOLO EMILIO RUSSO

 Gli immobili di pregio degli enti ROMA  pubblici non sono stati assegnati «sulla base di graduatorie per esigenze particolari» o «a persone appartenenti a categorie disagiate». No. Sono finiti nelle mani degli «amici degli amici» e di «coloro che sono più vicini alle capacità e possibilità gestionali degli enti», cioè i raccomandati. È il 6 aprile 2005. Il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco viene ascoltato dalla Corte dei Conti nell'ambito dell'indagine sui risultati delle cartolarizzazioni. Davanti alla magistratura contabile, e lontano dalle telecamere, Siniscalco fa delle ammissioni choc. E come lui Maria Teresa Armosino, sottosegretario del suo stesso dicastero ed esponente di Forza Italia. I magistrati della Corte dei Conti stanno cercando di capire come mai la prima tranche di vendita del patrimonio immobiliare degli enti, l'operazione Scip 1 (che sta per Società di cartolarizzazione immobili pubblici) è filata liscia. Mentre la fase due ha subito ritardi, rallentamenti e molteplici ricorsi al Tar. Per Siniscalco e Armosino non ci sono dubbi: la Scip 2 ha stentato a decollare perché comprendeva i cosiddetti immobili di "pregio", quelli cioè che non potevano essere venduti con lo sconto. Case chic spesso ubicate nel centro di Roma e qualche volta popolate da «amici degli amici». PRESSIONI PER GLI SCONTI «Riguardo agli immobili dichiarati di pregio», scrive la magistratura contabile nella sua relazione sulle cartolarizzazioni, «è noto che, per quanto concerne la vendita, agli stessi non veniva applicato lo sconto normalmente previsto per gli immobili cosiddetti normali. Per motivi che attengono alle ordinarie dinamiche di comportamento degli individui si è giunti molto lentamente alla dichiarazione inerente a queste famose liste di pregio». In sostanza è successo questo: i fortunati locatari di appartamenti di valore hanno fatto fuoco e fiamme pur di diventarne proprietari a metà prezzo. Alcuni, secondo la Corte, ricorrendo alla giustizia amministrativa («i ricorsi hanno riguardato 187 immobili ma le richieste di sospensiva accolte dal Tar sono in realtà pochissime). Mentre altri, molti pare, sono andati ben oltre: «Le persone che occupavano immobili di pregio, siti nei centri delle città hanno fatto di tutto pur di non pagare il prezzo pieno». Tant'è che «senza esitazioni», rilevano i magistrati contabili, «il ministro (Siniscalco, ndr) ha affermato che questo è un altro di quei casi di abusi per i quali varrebbe ancora di più la pena di vendere questi immobili». Ma la questione del "pregio" diventa presto un caso politico. Perché, come spesso succede, la catena degli "amici degli amici" finisce dritta in Parlamento. È il sottosegretario Maria Teresa Armosino a ricordare, pure lei in audizione davanti alla magistratura contabile, «le numerose interrogazioni e risoluzioni», presentate alla Camera e al Senato, «volte in primo luogo all'abolizione del concetto di "pregio"». E in Parlamento, infatti, molti sollevano il caso. Dipingono case magari non di nuovissima costruzione, ma pur sempre ubicate al centro di Roma, come decadenti favelas. Magari per perorare un presunto diritto allo sconto di amici ed elettori. Prendiamo l'esempio di Alfiero Grandi, il sottosegretario diessino che oggi vorrebbe tassare le rendite finanziarie. Nel 2003 definiva, in un'interrogazione, addirittura «incostituzionale la sopravalutazione» degli stabili Inps di via Nicola Salvi 68, via Monte Oppio 12 e di via Cavour 108. Grandi, allora deputato, lamentava il mancato diritto degli inquilini residenti di poter acquistare il proprio appartamento a due passi dal Colosseo «con il 50 per cento di sconto». Sempre nella scorsa legislatura, ancora attraverso interpellanze e interrogazioni al governo, venivano sollevate altre presunte vessazioni compiute nel mondo dell'edilizia "popolare", si rivendicavano sconti e benefici. Qualche esempio. Carla Mazzuca Poggiolini, deputata dei Popolari Udeur, si faceva carico dei condomini del complesso di via Calalzo, dal civico 36 al 60, a due passi dalla rinomatissima Via Cortina d'Ampezzo. Gabriella Pistone dei Comunisti italiani, nel febbraio 2006, chiedeva lumi sulla vendita di alcuni alloggi della palazzina di via San Valentino 32. PREZZI POCO TRASPARENTI Altro che economia di mercato, c'è chi, acquistando un appartamento dall'ente pubblico, ha fatto l'affare della vita. Perché già i prezzi di partenza, a cui poi vengono pure applicati gli sconti, sono ben lontani da quelli praticati ai cittadini "normali". Lo rivela ancora la Corte dei Conti che, nella relazione sulla cartolarizzazione, definisce «assai poco chiaro e trasparente» il criterio di determinazione del valore degli immobili. Tanto per cominciare, scrivono i magistrati, l'Agenzia del Territorio «ha provveduto a esprimere il proprio parere di congruità sul valore determinato dalla Reag (società di valutazione patrimoniale) senza effettuare sopralluoghi se non ove strettamente necessari». Nessuno, dunque, si è preso la briga di andare a vedere fisicamente gli appartamenti. L'Agenzia, insomma, ha stimato il patrimonio immobiliare a occhio, «senza le misurazioni delle superfici e delle cubature» e senza verificare la «regolarità degli impianti e le certificazioni richieste dalle normative vigenti». I tecnici hanno fatto le loro valutazioni dalla scrivania, limitandosi a guardare le carte. Così, un loft di lusso, è finito valutato come 50 anonimi metri in periferia. IL CASO SPONSOR ECCELLENTI Giovanna Melandri, nell'Unione, è in ottima compagnia. Il verde Paolo Cento criticava l'Enasarco che affittava a 465 euro al mese appartamenti al Foro italico; Alfiero Grandi, oggi sottosegretario, si scagliava contro la supervalutazione delle case a via Cavour; Carla Mazzucca Poggiolini dell'Udeur si preoccupava degli affitti nella chicchissima via Cortina d'Ampezzo; La comunista Gabriella Pistone chiedeva lumi su una palazzina a via San Valentino. QUARTIERI ALTI A PREZZI BASSI Il ministro delle Politiche giovanili e dello Sport Giovanna Melandri. Nel 2005, quando era una semplice parlamentare dei Ds, la Melandri presentò un'interrogazione parlamentare per chiedere al ministero dell'Economia classificare come «non di pregio» un palazzo situato nel lussuosissimo quartiere romano dei Parioli, dove di norma le case non si vendono a meno di diecimila euro al metro quadro Imagoeconomica

Stefano Casamassima “Il Giornale del 01.09.2007

Roma - Dopo il polverone sollevato dall’inchiesta dell’«Espresso» sui presunti acquisti di favore di case lusso da parte di ministri, politici, manager e giornalisti, abbiamo voluto capire qualcosa in più. Per farlo ci siamo rivolti agli operatori di mercato che il «territorio» lo conoscono. Un tour di Roma in cui a guidare è Marco Ramberti, broker immobiliare della Remax, 7 mila agenzie in tutto il mondo. Abbiamo cercato di verificare, partendo dai dati del settimanale, l’entità del gap tra quanto pagato e il reale prezzo di mercato al momento dell’acquisto: in certi casi lo «sconto» supera anche l’80% Per «monetizzare» il valore delle case in base alla metratura, ove non indicata - ci spiega Ramberti - si fa uso delle regole catastali, per cui si definisce «vano» uno spazio di almeno 25 mq. Quindi se una casa ha quattro vani catastali, la sua grandezza sarà all’incirca di 100 mq.
Partiamo dal sindaco di Roma, Walter Veltroni, proprietario di un appartamento di 8,5 vani, posto auto e cantina in via Velletri. Pagato 377mila euro, al momento dell’acquisto (nel 2005) la quotazione di mercato era di 6/7mila euro per metro quadro, per un valore «reale» di oltre un milione e 400mila euro. Un «risparmio» per il primo cittadino di poco più di un milione. Un buon affare. Anche il presidente emerito Francesco Cossiga vive in 9,5 vani (e soffitta) in via Quirino Visconti. Quando comprò l’abitazione, da quelle parti la quotazione si aggirava intorno ai 6.500 euro al mq. A calcoli sviluppati, risulta che invece dei 710 mila euro, Cossiga nel 2004 avrebbe dovuto sborsare ben 1 milione 540mila euro. Gli tiene compagnia il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, che tra il 2005 e il 2007 investe in 30 vani in via Clitunno al prezzo di 1 milione 800mila euro. In un momento però, in cui la quotazione è di 8mila euro per mq: un totale di 6 milioni. Con il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, torniamo al centro storico, nei 10 vani più soffitta di corso Rinascimento. Anche qui, quotazione metro quadro (in lire visto che siamo nel 2001), 11 milioni per un prezzo d’acquisto di 1 miliardo 550 milioni di lire. A chiunque altro quella casa però sarebbe costata 2 miliardi 750 milioni. I 14 vani del presidente del Senato, Franco Marini, in via Lima si acquistano a 10mila euro a mq. Ma Marini li paga 1 milione di euro a fronte dei 3 milioni 500 mila euro che risultano dal calcolo. Una virata verso il fiume ed eccoci a casa Mastella, dove all’altezza di lungotevere Flaminio il Guardasigilli conta 26 vani, terrazzo e box auto. Un metro quadro qui nel 2004 costa 5.300 euro per un valore di mercato di circa 3 milioni 450 mila euro. Due e «spicci» in più del milione 200 mila pagato invece dal ministro della Giustizia. Il diessino Luciano Violante si accontenta di 70 metri quadrati su tre livelli (ma con due terrazzi) in via di Santa Eufemia, tra Fori e Quirinale. Una vista pagata, nel 2003, circa 327mila euro ma che, ai 7/8mila euro per mq del prezzo corrente, sarebbero bastati a mala pena per comprare la metà dell’immobile. Sta un po’ più largo nei suoi 8 vani + cantina in via del Perugino il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, che nel 2006 spunta un prezzo di circa 201 mila euro. Anche qui risulta che contando i 6.200/6.400 euro mq, dalle tasche sarebbe dovuto uscire 1 milione 250 mila euro. Proseguiamo verso la periferia e incontriamo il presidente della Consob, Lamberto Cardia, che nel 2002 paga 328 mila euro per 10 vani due posti auto e cantina in via Nairobi (Eur). Non sarà il centro, ma è l’Eur, quotata 4mila euro al mq: sarebbe servito 1 milione di euro per accaparrarsi l’immobile. La comunista Maura Cossutta sente invece il bisogno di stare vicino al Vaticano. Così compra 6 vani in via Stazione S. Pietro a 165mila euro. Sulla base dei 4mila euro del prezzo di mercato, noiosamente moltiplichiamo per i metri della casa, col risultato che un qualunque pellegrino avrebbe pagato 600mila euro. Chiudiamo da dove eravamo partiti, e nella via di Veltroni troviamo l’ex dg delle Fs, Francesco Forlenza. 278mila euro bastano a prendere 7,5 vani e servizi. Ma quell’anno (2005) per un metro quadro chiedevano 6/7 mila euro. E per quella casa, ne servivano 1 milione 400mila.

Mario Cervi “Il Giornale” del 01.09.2007

Dell'Espresso non mi capita frequentemente di condividere le tesi politiche: ma alle sue inchieste sul malcostume dei palazzi italiani va la mia ammirazione. Adesso, con «Svendopoli», il settimanale denuncia le condizioni di stupefacente quando non sconvolgente favore praticate a esponenti dell'italica nomenklatura per i loro acquisti di case. «Svendopoli» può essere considerata il sèguito di quell'«affittopoli» che segnò un momento importante nella storia del Giornale. Come allora la reazione è rabbiosa. Si tenta di dimostrare che tutto è in regola. Sarà che i politici hanno imparato da re Mida e trasformano in oro (o in immobili) ogni centesimo delle loro sostanziose economie; sarà che questa capacità di investire bene sembra aver trovato talenti straordinari là dove meno ce li saremmo aspettati. E allora dov'è lo scandalo?
È, per dirlo con chiarezza, proprio nel fatto che in più d'un caso gli scialacquatori di denaro pubblico incapaci di metter freno al dilagare della spesa, e i demagoghi che sanno suggerire per le finanze del Paese solo sussidi, spreco, assistenza, inefficienza, si rivelano oculati e bravissimi quando si passa dal pubblico al privato. Le aziende di Stato hanno presentato per decenni conti in profondo rosso, causati da operazioni demenziali, senza che le Alte Autorità avessero un fremito di preoccupazione: ma queste stesse Alte Autorità sono state e sono ineguagliabili nel far compere bazar del mattone. Anche rivoluzionari, che vedono l'accumulazione capitalistica come qualcosa di diabolico, ritengono - se si viene al punto - che sia meglio avere un tetto di proprietà, non in una Comune e nemmeno in affitto. E così nel 2004 Maura Cossutta s'è assicurata a prezzo davvero ottimo (165mila euro) un appartamento di sei vani vicino al Vaticano. Imparino, i tanti figli e figlie italiani senza padre importante, a farsi casa con esborso limitato. Imparino e imitino, se ci riescono. Ma l'amara verità è che non ci riescono, non potrebbero mai riuscirci, e che a nessuno di noi poveracci capiterà l'occasione - capitata invece a Franco Marini - di 14 vani catastali su due piani nel quartiere Flaminio per un milione e duecentomila euro; o gli otto vani a Walter Veltroni (quartiere Nomentano, 2005) per 377mila euro. Potrà essere contestato qualche dato. Ma, benché incapaci di operazioni così brillanti, non siamo sciocchi al punto di ritenere che tutto questo avvenga per meccanismi normali e moralmente leciti (anche quando lo siano dal punto di vista giuridico e formale). La cessione dell'appartamento a condizioni di sogno può essere fatta da un ente previdenziale o comunque pubblico che quando vende il suo patrimonio immobiliare non trascura gli amici, e gli amici degli amici, e coloro che all'ente furono utili, e coloro che potranno esserlo in futuro. Ma anche quando la cessione avvenga in un ambito che all'apparenza è totalmente privato, non crediate che legami, connessioni, compromissioni siano ignorati. Tutto ciò ispira disagio, e se del caso disgusto, al cittadino comune. Ne ispira in particolar modo se l'affarone benefica - e non diciamo che sia la regola, ma è molto frequente - un personaggio del centrosinistra. Magari uno di quelli che si ergono a paladini dei lavavetri, ma più che dai vetri sono interessati dai muri.

Gian Maria De Francesco “Il Giornale del 01.09.2007

Correva il 24 gennaio del 2001. Il deputato di Forza Italia Marco Taradash, nel corso del question time, interrogò il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, sulle necessarie contromisure da adottare per evitare che lo scandalo di «Affittopoli» si trasformasse in «Svendopoli» attraverso la cessione a prezzi di favore degli immobili affittati a poche centinaia di migliaia di lire. Salvi cercò di rassicurare Taradash con un’ampia disamina dei provvedimenti fin lì adottati. A oltre sei anni di distanza, però, i timori si sono trasformati in realtà: immobili nel centro di Roma di proprietà di enti pubblici sono stati ceduti a rinomati inquilini a prezzi, per così dire, «di favore». Oggi Salvi è presidente della commissione Giustizia del Senato e leader di Sinistra democratica. Le idee, però, non sono cambiate e il biasimo nei confronti della casta è forte. E lo ribadisce in un’intervista al Giornale.
«Mi fate tornare nel passato». Presidente Salvi, è il passato che non passa mai. Quando lei era ministro del Lavoro cercò di bloccare la malapianta di «Affittopoli» proprio per evitare la deriva attuale. Come si orientò? «In primo luogo emanai una direttiva sugli immobili di pregio perché con questa mania delle privatizzazioni c’era il rischio di privilegi a inquilini eccellenti. Ovviamente, gli enti previdenziali devono concentrarsi sulla loro missione e non essere agenti immobiliari. Per questo motivo furono emanate una legge e una circolare per stabilire che i locatori di immobili degli enti hanno diritto a un acquisto basato sul prezzo di mercato scontato del 30%, il valore medio dello sconto che si applica quando l’immobile è affittato. Sconto che ovviamente non si applica agli immobili di pregio». E quando scoppiò «Affittopoli»? «Quando montò la polemica a mezzo stampa emanai una circolare con la quale bloccai la vendita degli immobili di pregio ai vip. Chiesi a Stefano Rodotà, allora Garante della privacy, se si potevano rendere noti i nomi degli inquilini che avevano incarichi pubblici. Egli rispose che l’interesse pubblico in quel caso attenuava il diritto alla riservatezza e diedi direttiva di fare un elenco degli inquilini vip». Però gli eventi hanno seguito un percorso diverso. «Per come avevo lasciato le cose c’erano le condizioni perché non accadesse questo fenomeno. Da una parte se ne sono fregati, dall’altra con Scip si è scavalcato il problema. L’ente immobiliare fa prezzi di favore agli inquilini eccellenti. Tremonti per fare prima, e non lo dico per criticarlo, con Scip 1 e Scip 2 ha venduto ai soliti noti: Tronchetti Provera, Pirelli e Generali. I privati si sono comportati in modo non congruo». C’era anche una controparte. O no? «Il politico ha una responsabilità in più. Sta’ attento, porca miseria, perché la gente è arrabbiata. Edilizia popolare non se ne fa più, gli affitti sono alle stelle».Quando lei era ministro aveva predisposto il monitoraggio delle procedure di dismissione. Evidentemente non si è monitorato abbastanza. «Io feci l’elenco degli immobili di pregio, bloccai la vendita degli alloggi ai vip di modo che nessuno potesse essere ritenuto privilegiato. Certo, c’è stata omessa vigilanza. Poi i politici pensano di poter fare quello che vogliono e poi c’è il patrimonio Ina in mano a Tronchetti e soci. Leggo smentite e non entro nei singoli casi. Pur avendo acquistato da enti pubblici sulla base di protocolli precisi, i privati non hanno dato a queste regole il giusto peso. La vigilanza è importante, un ministro non deve dare solo interviste. Io fui aiutato dalla stampa. L’impiccio è a monte. Io assicurai la massima trasparenza. Quando me ne andai avevo predisposto tutto perché certi casi non si ripetessero». Ammesso che il suo successore Maroni abbia avuto delle responsabilità, il centrosinistra è tornato al governo da un anno e mezzo. «I privilegi, come si vede, sono bipartisan e se li tengono stretti». Lei è autore di una vasta pubblicistica sulle «dismisure» della classe dirigente politica. «La seconda edizione de I costi della politica ormai sta per uscire, ma si sarebbe dovuto aggiungere un altro capitolo su questa vicenda».

Libero del 01.09.2007 CASE, MANGIATI 4 MILIARDI Di Oscar Giannino

Lettori, elettori e contribuenti si fanno giustamente girare le scatole, leggendo che potenti e politici, sindacalisti e boiardi di Stato si cuccano signore case di ampia metratura in quartieri centrali e residenziali, a prezzi scontatissimi di favore che noi comuni mortali ci possiamo solo sognare. Aggiungo di mio che, per dirla tutta, allora bisognerebbe forse che si raccontasse anche di alcuni - non esattamente pochissimi - giornalisti di grandi organi di stampa, che anch'essi fanno a tutti gli effetti parte della "casta". Pirelli e Generali, le grandi banche e assicurazioni di cui avete letto essere munifiche proprietarie di immobili ceduti a prezzi di favore ai politici, a volte fanno lo stesso con coloro dei cui servigi mediatici sono abituati da anni a servirsi con profitto. Ma chiudiamo la parentesi - dettata solo dalla sincerità dovuta al lettore, che non sia portato a credere che i gazzettieri siano tutti intemerati amici della verità. Veniamo al punto. Oggi su Libero trovate un bel seguito agli scandali raccontati ieri , in materia di quelle abitazioni che hanno sostituito le case di tolleranza, le "case di favore". Molti degli esempi che vi proponiamo oggi vengono dalle cartolarizzazioni immobiliari effettuate dal 2001 in avanti. E poiché l'argomento è un po' arcano e per addetti ai lavori, cercherò qui di spiegare come e perché quelle cartolarizzazioni abbiano potuto dare il destro per il verificarsi di tali casi. Che cos'è innanzitutto, la cartolarizzazione? È il nome che in italiano si dà a una procedura finanziaria chiamata in inglese "securitization". Se ho nel mio attivo patrimoniale un credito che mi creerà reddito molto differito o di per me difficile realizzazione, oppure se ho un immobile la cui gestione dia un risultato negativo o comunque inferiore alla media del mercato, attraverso la cartolarizzazione cedo il mio credito o il mio immobile a una società-veicolo appositamente creata, che me li paga raccogliendo intanto e subito denaro sul mercato attraverso l'emissione di titoli, di solito obbligazionari. Poi, nel tempo, è la società veicolo che si ripaga completamente cedendo i beni sul mercato. I titoli emessi hanno un merito di credito, e dunque vengono negoziati sul mercato a un certo tasso d'interesse, che dipenderà dalla qualità del portafoglio di asset acquisiti dalla società veicolo, dalla credibilità e dall'accuratezza della stima con la quale si è proceduti a valutarli, nonché dalla solvibilità del soggetto che li ha ceduti all'origine, e da quella dei soci della società veicolo stessa, di solito grandi banche d'affari specializzate in questo segmento del mercato che dagli anni '90 in avanti ha raggiunto nel mondo le dimensioni di oltre 5 mila miliardi di dollari: mezzo Pil degli Stati Uniti, per capirci. È una tecnica di valorizzazione patrimoniale nata nel mondo delle banche e delle imprese anglosassoni. Dal 2001 in avanti, alle prese con un debito pubblico superiore al 106 per cento del Pil e con un attivo patrimoniale dello Stato stimato nel 2004 pari al 137% del Pil di cui il 40% considerato cedibile in pochi anni sul mercato, il governo italiano decise di avviare - nella strategia di messa a reddito di un patrimonio pubblico sino a quel momento gestito in maniera non economica - anche decise cartolarizzazioni. Per un valore complessivo di portafoglio ceduto, tra tutte le diverse operazioni poste in essere - pari in 5 anni a 129 miliardi di euro. Vennero cartolarizzati crediti Inps per 85 miliardi - la metà sostanzialmente considerati mai incassabili crediti Inail per 4 miliardi, crediti e prestiti Inpdap per quasi 5 miliardi, future giocate dell'Enalotto e dei giochi per 13 miliardi e mezzo. E via continuando: tra le varie operazioni, anche tre cartolarizzazioni di patrimonio immobiliare pubblico, la prima detta Scip 1 per poco più di 5 miliardi di patrimonio, poi Scip 2 per circa 7,7 miliardi, infine il Fondo Immobiliare pubblico, Fip, per circa 3,3 miliardi. In Scip 1 vennero inglobate oltre 27 mila unità immobiliari degli enti previdenziali. In Scip 2 oltre 60mila, ancora degli Enti e del Demanio. Ma invece di continuare a enumerare cifre, andiamo al problema che ci riguarda, quello delle cessioni a prezzo scontatissimo. È evidente che chi cartolarizza lo fa per incassare subito un valore che non riuscirebbe mai a incassare negli anni e di cui ha bisogno subito. Tanto è vero che per Scip 1, al prezzo di mercato del portafoglio ceduto corrispose l'emissione di titoli dalla società veicolo per un ammontare pari a 2,3 miliardi di euro, meno della metà della stima di mercato. La vendita successiva delle unità immobiliari realizzò alla società veicolo oltre 3 miliardi: dunque un bel guadagno. E agli acquirenti degli immobili, per diritto di riscatto o partecipando ad aste delle unità libere, il prezzo di acquisto sottoscritto si fermò in media a un livello tra il 40 e il 55% inferiore all'andamento a metro quadro delle case in Italia, nel 2002-2004, quando le cessioni vennero concretamente a determinarsi. Avete capito dunque, come è stato possibile a molti "potenti" che già da anni erano in affitto in stabili residenziali degli enti previdenziali a canoni assai bassi, metterci definitivamente le unghie come proprietari attraverso il meccanismo delle cartolarizzazioni? Lo Stato aveva bisogno di incassare. Gli enti previdenziali gestiti dalla casta affittavano da tempo ad amici degli amici. E grazie alla fame di cassa dello Stato sprecone gli amici degli amici hanno pagato le case "meglio posizionate" a metà prezzo di quanto abbiate fatto voi. Che già negli anni precedenti ve lo siete sognato, di pagare affitti tanto bassi. Naturalmente, le cartolarizzazioni hanno sollevato tanti altri problemi: con l'Europa, per come considerarne gli incassi rispetto al debito pubblico, e con gli Enti stessi, che chiedevano "rabbocchi" di valore nel constatare gli utili della società veicolo. Ma voglio solo dirvi che quando è partita Scip 2, anche in quel caso i valori erano del 40% inferiori a quelli di mercato del 2001: e nel frattempo i prezzi erano saliti tra il 13 e il 15% l'anno, nelle aree residenziali di Roma e Milano. È proprio vero che c'è per chi è una pacchia, la fame dello Stato.

Libero del 01.09.2007 Lo Stato butta via quattro miliardi per svendere le case con lo sconto di PIERGIORGIO LIBERATI

Quasi 4 miliardi di euro. Circa 8mila ROMA  miliardi delle vecchie lire. Quella delle cartolarizzazioni è stata un'operazione avviata con il piede sbagliato e finita ancor peggio. Già, perché i circa 4 miliardi di perdite sono solo quelli dovuti alla svalutazione degli immobili pubblici. In sostanza, prima ancora che le vendite fossero perfezionate, lo Stato già aveva subìto perdite ingenti, dovute alla differenza tra il valore reale degli immobili e il prezzo al quale sarebbero stati venduti, decurtato degli sconti previsti per legge. Una mossa azzardata, dunque, che ha innescato una serie di danni economici alle casse dello Stato, durante i sette anni di dismissioni del patrimonio pubblico. Periodo in cui si sono accumulati anche i danni relativi ai costi di gestione di queste vendite, come quelli per organizzare le aste pubbliche e molti altri. Per ricostruire le tappe di questa svendita, avviata con l'intento di frenare il debito pubblico immettendo liquidità nelle casse dello Stato, bisogna tornare indietro al 2000, quando prese il via il Programma Ordinario di Cessione (Poc) seguito poi, nel 2001, dal Programma straordinario di Cessione (Psc). Operazioni entrambe volute dal governo di centrosinistra - dall'ex ministro dell'Economia, carlo Azeglio Ciampi - rispettivamente con il decreto legislativo 104 del 1996 e con l'articolo 7 della legge 140 del 1997 e che iniziarono a causare i primi ammanchi. Entrambi i provvedimenti furono varati con circolari dell'allora ministro del Lavoro, Casare Salvi. Solo con il Poc furono venduti al ribasso, con gli sconti dovuti per legge agli inquilini locatari, ben 10.683 alloggi, con un incasso - di gran lunga più basso rispetto al reale valore di mercato - di 951 milioni di euro. Questi programmi sono stati in seguito stoppati dal subentrare delle leggi relative alle cartolarizzazioni volute dal centrodestra - in particolare dall'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - e istitutive delle Società di cartolarizzazione degli immobili pubblici (Scip). Un'altra mossa, messa a punto con la legge 410 del 2001, che ha finito per complicare ulteriormente la già complessa operazione di vendita, provocando altre perdite. I NUMERI DELLO SPRECO Basta scorrere la relazione della Corte dei Conti, ferma al 2006, per avere un'idea di quanti soldi pubblici siano andati in fumo. Nelle oltre 300 pagine dei magistrati contabili, si legge che nel primo semestre 2002, nella prima operazione di cartolarizzazione degli immobili pubblici (Scip 1) i sette enti previdenziali, Inpdap, Enpals, Inail, Inpdai, Inps, Ipost e Ipsema, hanno ceduto alla società di cartolarizzazioni un portafoglio immobiliare di 27.250 unità residenziali e 262 unità commerciali, stimato in 5,1 miliardi di euro. Passano appena sei mesi e lo Stato sferra il primo colpo di mannaia sul suo patrimonio: al netto degli sconti massimi previsti per legge, il patrimonio che sei mesi prima valeva 5,1 miliardi di euro, sarebbe stato venduto a 3 miliardi e 830 milioni di euro. Con una perdita di 1 miliardo e 270 milioni. Ma non finisce qui. Come se non bastasse la prima batosta, il governo dà il via alla seconda cartolarizzazione (Scip 2), che comprende il residuo patrimonio residenziale degli enti previdenziali e una piccola quota di patrimonio residenziale dello Stato (pari allo 0,47% del totale). In totale gli immobili a carattere residenziale ceduti sono 53.241, ai quali vanno ad aggiungersi 9.639 unità a uso commerciale. Anche il questo caso l'Agenzia del territorio valuta in 10 miliardi di euro il valore degli alloggi. Che, però, a distanza di mesi, vengono messi in vendita per un valore complessivo di 7 miliardi e 787 milioni, calcolato applicando il solito sconto dovuto dalla legge 410 del 2001. Risultato? Due miliardi e 213 milioni di euro spariti. E se si sommano questi alle perdite dovute alla Scip 1 il risultato delle perdite raggiunge la cifra da capogiro di 3 miliardi e 483 milioni di euro. Ma il panorama è, se possibile, ancora più nero, se si guarda all'andamento delle vendite. A tutto il primo semestre del 2005 erano state effettuate 27.682 vendite complessive, per un valore reale stimato in 3 miliardi e 500 milioni di euro. Peccato che nelle casse dello Stato ci fosse poco più di un miliardo. SPRECHI A NON FINIRE Ma i danni economici dovuti alle cartolarizzazioni non finiscono qui. Alla svendita del patrimonio immobiliare pubblico devono essere sommate una serie di voci relative ai costi di gestione delle cartolarizzazioni, che non sono proprio bruscolini. Anzi. Anche lì si parla di fior di milioni di euro, che vanno a gravare ulteriormente il buco di Stato. La Corte dei Conti anche su questo fronte è stata inflessibile. Dal 2001 al 2005 sono stati spesi quasi 370 milioni di euro. Settecento miliardi di vecchie lire dovuti, solo per citare alcune voci, agli oneri di gestione del patrimonio immobiliare, alle spese notarili, agli interessi passivi, all'ammortamento degli oneri di collocamento e al pagamento dei manager delle società. Sotto quest'ultima voce, definita nel piano economico delle Scip, "Assets Sales Manager Fees, si legge la considerevole cifra di 47 milioni e 675 mila euro. Tanto hanno incassato gli addetti ai lavori per dar vita alle cartolarizzazioni. Insomma, la lista di sprechi che si sarebbero potuti evitare è lunga. E va a sommarsi agli immobili rimasti invenduti, per i quali, dunque, l'affrontare queste spese è stato totalmente inutile. Secondo i magistrati contabili, a gennaio del 2006, risultavano invenduti oltre 66mila immobili, tra case e immobili ad uso commerciale, per un valore stimato di 3 miliardi e 900 milioni. RICOMPRATE DALLO STATO Non bastavano i saldi sul patrimonio pubblico. La Corte dei Conti ha stigmatizzato anche il fatto che a comprare il 26% degli immobili cartolarizzati sia stata, su un lotto di 1.649 cespiti di Scip 2, la Fintecna, società a totale partecipazione pubblica. Insomma, lo Stato decide di privatizzare gli alloggi e poi se li ricompra svalutati. «Non si può, quindi, negare che, nonostante la formale autonomia strategica e decisiona-le dei soggetti societari pubblici, possa suscitare più di una perplessità la circostanza che, nel contesto di un processo di privatizzazione, consistenti lotti di immobili pubblici vengano acquistati da una società a totale partecipazione pubblica», si legge nella relazione dei magistrati. Ma in Italia può accadere anche questo. L'ultima vittima delle cartolarizzazioni è il ministero della Difesa: la dismissione dei suoi immobili è stata avviata con la cosiddetta Scip 3, voluta dalla Finanziaria 2005. Ora, però, le cose stanno cambiando. Dopo una masochistica corsa alla svendita del patrimonio di Stato, avviata con decreti di dieci anni fa, lo stesso governo che aveva dato il via a tutto, sta ora cercando di porre un freno. E l'attuale ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ha stabilito lo stop alle cartolarizzazioni, sostituite da lunghe concessioni di 50 anni degli immobili pubblici. LA SCHEDA COSA SONO La cartolarizzazione (indicata anche con il termine inglese securitisation) è un processo finanziario finalizzato alla trasformazione dei crediti in titoli negoziabili sul mercato. È considerata una innovativa tecnica finanziaria per mezzo della quale banche, società, enti pubblici e privati e lo stesso Ministero dell'Economia e delle Finanze anticipano incassi futuri. IL PROCESSO DI CARTOLARIZZAZIONE Il processo ha diversi protagonisti: il primo è il soggetto proprietario dei crediti (originator), che vengono ceduti a una società che, a fronte dei flussi di cassa ceduti, emetterà titoli ne- goziabili sui mercati finanziari nazionali o internazionali. Questa società costituisce lo strumento principale dell'operazione. Di solito ha vita breve, costi di costituzione, gestione e requisiti patrimoniali limitati LA SITUAZIONE IN ITALIA In Italia fino a poco tempo fa vi erano impedimenti civili e penali. Con Dl n.58 del 24 febbraio '98 sono superati gli ostacoli normativi. Con la legge n. 410 del 23 novembre 2001 si compie un passo decisivo per il processo di dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato. È stabilito che la parte alienabile, salvo il patrimonio storico-culturale, deve essere cartolarizzata.

Libero del 01.09.2007 Nei bilanci di enti e ministero stesse voci e dati diversi di COSIMO COLASANTO

 Le dismissioni del patrimonio immobiliare  dello Stato? La più grande operazione finanziaria della Repubblica. Peccato che alla fine i conti non tornino. Oltre alla svalutazione degli immobili, alle rilevanti perdite per l'amministrazione pubblica, salta fuori anche l'enigma delle tabelle. Sono le «notevoli incongruenze» che la Corte dei conti riscontra nella sua relazione «Analisi dei risultati delle cartolarizzazioni» del marzo 2006 confrontando i dati degli Enti che hanno gestito l'affare per conto dello Stato (Enpals, Inail, Inpadai, Inps, Inpdap, Ipost, Ipsema, Agenzia del Demanio) e quelli a disposizione del ministero dell'Economia e finanze sull'esito della dismissione tra il 2002 e il 2005. Basta infatti un rapido raffronto tra le tabelle per scoprire che non collimano. Non combaciano il numero di case, terreni, box auto indicati dal ministero e quelli dichiarati dagli enti gestori incaricati delle vendita. Non combacia neppure il valore dichiarato dal Tesoro rispetto a quello stimato dagli Istituti previdenziali. Quando la Corte cerca di capire quanti immobili siano stati realmente ceduti nel corso delle due prime due fasi dell'operazione (la Scip 1 e Scip2) e quanti non abbiano ancora un acquirente si trova davanti un rebus. Chi ha ragione, gli enti previdenziali o il Ministero? Domanda che, ovviamente, ne contiene un'altra che i giudici non possono formulare apertamente: possibile che in uno dei più grandi affari messi in piedi dallo Stato, nessuno si sia premurato di far corrispondere le informazioni tra tutti i soggetti coinvolti? Nella relazione la magistratura contabile accerta infatti che in molti casi agli Enti risulta una cosa, al ministero dell'Economia un'altra. Come minimo c'è un difetto di sincronizzazione tra i due cervelli dell'operazione. Scorrendo gli elenchi degli Enti gestori e confrontandoli con quelli a disposizione del Tesoro saltano fuori le «notevoli incongruenze», scrive il magistrato relatore, «nella quantificazione del portafoglio degli immobili». Tradotto: è accaduto che mentre l'Ente previdenziale dichiarava di aver venduto 10 appartamenti, al Tesoro ne risultavano venti. O viceversa. Gli esempi si sprecano. La Corte raccoglie e confronta le tabelline fornite dall'Enpals (l'ente previdenziale dei lavoratori dello spettacolo e dello sport) e quelle in possesso del Tesoro. Le mette una di fronte all'altra. Dovrebbero essere perfettamente corrispondenti. Un'unità cartolarizzata, un'unità registrata. Un'unità venduta, un incasso registrato. Così negli uffici dell'Enpals, così in quelli di via Venti Settembre, sede del Tesoro. Dovrebbero. E invece non è così. Secondo i dati del ministero, ad esempio, l'Enpals dichiara di aver cartolarizzato 553 immobili per la prima tranche di offerta pubblica e 170 nella seconda fase. Logica vorrebbe che riferendo i dati su come sono andate gli affari con i privati, con le società immobiliari, o nelle aste, nello stesso arco di tempo individuato dal ministero (in questo caso dal 2002 al 2004), l'Enpals comunichi il destino di 623 immobili . Sorpresa. Non è così. L'ente che tutela artisti e attori comunica di aver venduto, tra l'una e l'altra dismissione, 115 unità. Gliene rimangono sul groppone, o perché le aste sono andate deserte, o perché nessuno ha fatto un'offerta congrua,altri 188. I conti sono presto fatti. Dove il Tesoro contava 623, l'Ente conta 303. Chi lascia e chi raddoppia tra i due? La Corte dei Conti non ottiene risposte soddisfacenti. In qualche caso, la difformità dei dati potrebbe essere causata dai diversi criteri di contabilizzazione delle unità. Alcuni Istituti di previdenza, ad esempio, potrebbero aver schedato gli immobili nella loro interezza, senza contare cantine, soffitte, box auto. Mentre i funzionari del ministero calcolavano unità per unità. Questo spiegherebbe solo in parte la confusione delle tabelle. Non, ad esempio, i casi in cui tra le banche dati dell'Ente e quelle del Tesoro le parti si rovesciano. La Corte passa al setaccio il dossier Inail (l'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e scopre che l'Istituto dichiara di poter contare, tra il 2002 e il 2005, su un portafoglio di 8300 unità immobiliari del valore stimato di un miliardo di euro. Al ministero risultano invece poco meno di 7mila beni (6.912 per la precisione) valutati circa 757 milioni di euro. Tra una tabella e l'altra si sono persi 250 milioni di euro. Un quarto del totale. Dove siano finiti, difficile dire.

Marco Lillo per "L'espresso" N.35 Settembre 2007

Ci sono ministri e leader di partito, ex presidenti del Parlamento e della Repubblica, magistrati e giornalisti. La nazionale dell'acquisto immobiliare scontato è talmente vasta e assortita che ci si potrebbe fare un ottimo governo di coalizione. Si va dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ai presidenti della Camera e del Senato del primo governo Prodi: Luciano Violante e Nicola Mancino. Dalla famiglia del presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini a quella del ministro della Giustizia Clemente Mastella passando per la figlia del deputato di An Francesco Proietti. C'è il candidato leader del Partito democratico, Walter Veltroni e il presidente del Senato Franco Marini. Non mancano la Borsa, con il presidente della Consob Lamberto Cardia e il mondo del lavoro con il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. C'è il senatore Udc Mario Baccini e il responsabile della Margherita in Sicilia Salvatore Cardinale. Situazioni diverse tra loro che talvolta convivono nello stesso palazzo. Prendiamo lo stabile Inpdai di via Velletri, a due passi da via Veneto. Al primo piano la moglie di Walter Veltroni ha comprato più o meno allo stesso prezzo pagato dall'ex sottosegretario Marianna Li Calzi che abita al quarto. Ma le due storie sono diverse. Li Calzi ha ottenuto il suo attico alla vigilia della svendita a seguito di una discussa procedura pubblica. Veltroni invece è nato nelle case dell'ente previdenziale dei dirigenti. L'Inpdai aveva affittato sin dal 1956 un appartamento al padre, dirigente Rai. Nel 1994 i Veltroni restituirono all'ente i due alloggi nei quali vivevano Walter e la mamma per averne in cambio uno più grande, il famoso primo piano di via Velletri da 190 metri quadrati che nel 2005 è stato acquistato dalla moglie del sindaco, Flavia Prisco, per 373 mila euro. Il prezzo è basso per effetto non di un'elargizione personale ma per il meccanismo degli sconti collettivi concessi a tutti allo stesso modo. Altra cosa ancora sono gli acquisti delle case dell'Ina ora finite a Generali e Pirelli. Questi colossi privati in alcuni casi si sono comportati come spietati alfieri del libero mercato. Altre volte hanno fatto prezzi bassi per blocchi di appartamenti finiti poi a famiglie dai nomi noti come Mastella e Casini. Scelte discutibili per società quotate in Borsa come Pirelli e Generali che dovrebbero puntare solo al profitto e che, evidentemente, hanno pensato di fare gli interessi dei propri azionisti cedendo appartamenti ai politici e ai loro amici a valori bassi. Insomma, ci sono differenze radicali tra venditore privato e ente pubblico ma anche all'interno delle due categorie. Se non bisogna far di tutta l'erba un fascio però ci sono due cose che accomunano i protagonisti della nostra inchiesta: sono potenti che hanno pagato troppo poco ieri per l'affitto e oggi per l'acquisto. Inoltre nella maggioranza dei casi in quegli immobili sono entrati grazie a conoscenze, entrature e amicizie. Questa disparità di trattamento con i comuni mortali non è una novità. Emerse con violenza populista nel 1996 durante il primo Governo Prodi grazie alla campagna "Affittopoli" de "il Giornale" di Vittorio Feltri. Oggi quegli stessi immobili affittati dieci anni fa ad equo canone sono stati svenduti definitivamente e il privilegio è stato reso eterno. Per fare qualche esempio: Lamberto Cardia, presidente Consob, pagava 1 milione e 100 mila lire al mese di affitto nel 1996 e ha comprato nel 2002 a 328 mila euro 10 vani e due posti auto a due passi dal Palaeur. Maura Cossutta, onorevole dei Comunisti Italiani, pagava 1 milione e 50 mila lire allora e compra nel 2004 quattro camere, due bagni e balconi a due passi da San Pietro a 165 mila euro. Franco Marini pagava 1 milione e 700 mila lire allora e compra nel 2007 a un milione di euro due piani ai Parioli. A rendere "svendopoli" ancora più odiosa di "affittopoli" c'è il peggioramento drastico del mercato della casa.Il trattamento di favore diventa un'offesa insopportabile per chi è costretto a combattere ogni giorno con l'ufficiale giudiziario che vuole sfrattarlo. Per capire "svendopoli" bisogna iniziare il nostro viaggio da via Clitunno, nel quartiere Trieste. In questa strada immersa nel verde, ci sono due palazzi che facevano parte del patrimonio Ina-Assitalia e che rappresentano bene il confine tra i sommersi e i salvati delle dismissioni. Lì abitava, prima della separazione, Pier Ferdinando Casini con la prima moglie Roberta Lubich e le due figlie minorenni. Nello stabile accanto abitava una coppia di dipendenti Assitalia: Davide Morchio e la moglie Maria Teresa.Negli anni Novanta le famiglie Morchio e Casini sono uguali: entrambi inquilini delle Generali, pagano un canone basso e sperano di poter comprare l'appartamento con lo sconto. Poi arrivano le vendite tanto attese e l'uguaglianza svanisce: la famiglia Lubich-Casini rileva a prezzi di saldo tutto il palazzo. Morchio insieme ad altre 19 famiglie deve andar via. Nessuna offerta per lui dalla nuova proprietà, che per ironia della sorte è Caltagirone, il nuovo suocero di Casini. Gran parte degli inquilini, come l'ex ministro verde Edo Ronchi che può permettersi di comprare lì vicino, lascia il campo. La famiglia Morchio invece resiste all'ufficiale giudiziario che chiede l'intervento della forza pubblica. «Abbiamo un contratto che ci dà il diritto di prelazione», spiega Davide Morchio, «ed è stato ignorato. Nel palazzo vicino hanno potuto comprare a prezzi di favore. È un'ingiustizia». Anche l'immobile dove vive la prima moglie di Casini è stato ceduto in blocco ma con una procedura atipica. Ha comprato a un prezzo basso, 1 milione e 750 mila euro, la Clitunno Spa, società creata appositamente da un manager bolognese di area Udc, amico di Casini e della prima moglie. Si chiama Franco Corlaita e ha già rivenduto tutto. Indovinate a chi? Alla famiglia Lubich. Nel novembre del 2006 la mamma di Roberta compra per 586 mila euro il secondo piano. Ad aprile del 2007 la prima moglie di Casini compra il piano terra, a 323 mila euro. Passano due mesi e il 21 giugno scorso l'operazione si chiude con la cessione alle due figlie minori di Casini del terzo piano (306 mila euro per 5 vani catastali) e del primo piano (8,5 vani per 586 mila euro). Casini partecipa all'atto (mediante un procuratore) in qualità di genitore anche se il notaio precisa che paga tutto la moglie. Per convincere il giudice tutelare ad autorizzare la stipula dell'atto, i genitori presentano una perizia da cui risulta che l'acquisto è "molto conveniente". Generali non fa una piega. Inutile dire che gli inquilini del palazzo vicino sono infuriati e ipotizzano una simulazione dietro questo strano giro. Nella sostanza, dicono, la famiglia Casini ha comprato con lo sconto e noi no. Alla beffa contro i vicini, si aggiunge quella agli inquilini, senza alcuna distinzione di rango. Al primo piano del palazzetto Lubich-Casini vive in affitto Roberto Barbieri, senatore del centrosinistra e presidente della Commissione parlamentare sui rifiuti. Paga un canone di ben 3 mila euro ma è stato trattato come gli altri. Nessuno gli ha detto che il suo appartamento è diventato della figlia di Casini. Nessuno gli ha proposto l'acquisto a 586 mila euro. Con tremila euro al mese avrebbe potuto accendere un mutuo per comprare. Invece a maggio del 2008 dovrà lasciare.Anche il caso della famiglia Mastella dimostra che non sempre le società private sono così cattive. Il ministro della Giustizia abita all'ottavo piano di un palazzo sul lungotevere Flaminio che ha fatto la stesa trafila di quello di via Clitunno. Da Ina-Assitalia a Initium, società di Pirelli e Generali. Initium è proprietaria anche dei condomini di via Nicolai alla Balduina, dove abita l'ex ministro Baccini e di via Visconti a Prati, dove vive Francesco Cossiga. Gli inquilini di questi palazzi non sono stati trattati come quelli di via Clitunno. Stavolta Initium ha concesso prelazione e sconto. Così nel 2004 Baccini ha comprato la sua reggia da 15 vani, due terrazze e 4 bagni per 875 mila euro e Cossiga è diventato proprietario di casa, soffitta e magazzino per 710 mila euro. Nel caso di Mastella però Initium ha fatto di più. Il 3 dicembre del 2004 nello studio del notaio Claudio Togna (dell'Udeur anche lui) c'era una riunione familiare. I Mastella al gran completo facevano la fila per stipulare atti e il povero Togna sfornava atti come una pizzeria di Ceppaloni. Sandra Mastella ha comprato l'appartamento dove dorme il marito e si è impegnata a prendere la residenza lì per ottenere le agevolazioni fiscali. Per lei un ottimo affare: 500 mila euro per un appartamento che include una veranda abusiva (condonata) e la terrazza su tre lati che guarda il Tevere e Monte Mario dall'ottavo piano. Subito dopo la moglie del ministro ecco arrivare i figli Elio e Pellegrino. Comprano altri quattro appartamenti, due a testa. I prezzi erano davvero allettanti. A Pellegrino vanno il primo piano da 4,5 vani per 175 mila euro e altri 6 vani al quarto piano per 300 mila euro. Va ancora meglio al fratello che si accaparra un terzo piano con 5,5 vani per soli 200 mila euro e un miniappartamento con ingresso, camera, bagno e terrazza a livello per 67.500 euro, nemmeno il costo di un box in periferia. Le case sono state pagate in gran parte grazie ai mutui concessi da San Paolo (400 mila euro alla moglie) e Bnl (un milione e 100 mila euro ai figli che dovranno versare una rata mensile di 6.430 euro). E che nessuno vada in giro più a dire che Initium è cattiva con gli inquilini. Anche Francesca Proietti, socia di Daniela Fini e figlia di Francesco, deputato di An e braccio destro di Gianfranco, ha comprato un appartamento a un prezzo d'occasione: 267 mila euro per un secondo piano con terrazza su tre lati, salone e due camere all'Eur. Sempre dal patrimonio ex Ina arrivano gli immobili di Nicola Mancino e Luciano Violante. L'ex magistrato torinese ha pagato con la moglie 327 mila euro nel 2003 un gioiello incastonato tra i Fori Imperiali e piazza Venezia: due terrazzette, tre livelli e una settantina di metri quadrati coperti. Nicola Mancino ha comprato insieme alla figlia Chiara nel 2001 una dimora da 10 vani più una soffitta autonoma su Corso Rinascimento, a due passi dal Senato per 1 miliardo e 550 mila lire del vecchio conio. Sempre dal gruppo Pirelli Giuliano Ferrara ha acquistato l'appartamento ex Ina da 7,5 vani in piazza dell'Emporio al Testaccio nel palazzo che un tempo veniva chiamato "il Cremlino" per l'alta percentuale di comunisti. Ferrara, che un tempo tuonava contro De Mita per il suo affitto a Fontana di Trevi, ha rilevato un sesto piano con terrazzo a 890 mila euro. Molto più bassi i prezzi praticati dagli enti previdenziali. Grazie al doppio sconto (30 per cento più 15 a chi compra tutto il palazzo) le parlamentari Franca Chiaromonte e Maura Cossutta hanno stipulato un atto collettivo per due appartamenti in via della stazione San Pietro rispettivamente per 113 mila e 165 mila euro. Notevole anche il caso di Raffaele Bonanni. Il segretario della Cisl ha conquistato nel 2005 un grande appartamento dell'Inps al sesto piano in via del Perugino, nel cuore del quartiere Flaminio: otto vani a 201 mila euro. Con quella cifra in zona si compra solo un garage. L'anno scorso ha fatto il colpo del secolo anche l'ex ministro e deputato della Margherita siciliana Totò Cardinale. In via degli Avignonesi, una strada bellissima tra il Tritone e via Veneto, ha messo le mani su un terzo piano da otto vani con affaccio su via delle Quattro Fontane : un gioiellino da due milioni sul mercato libero portato via per 844 mila euro. L'ultimo è stato Franco Marini. Il presidente del Senato ha stipulato il rogito il 23 aprile scorso. Un milione di euro per aggiudicarsi la casa assegnata alla moglie dall'Inpdai in via Lima: due livelli per 14 vani nel cuore dei Parioli. Se Marini è il politico che ha pagato il prezzo più alto (per una casa che vale comunque il doppio) l'oscar del rapporto qualità-prezzo spetta al senatore Udc Francesco Pionati. L'uomo che ha sfornato per anni pastoni per i telespettatori del Tg1 ha comprato un attico e superattico da favola in via Traversari. L'appartamento è aggrappato alla collina di Monteverde ed è affacciato su Trastevere. Grazie al solito doppio sconto ha speso un'inezia. L'allora mezzobusto del Tg uno aveva fatto ricorso al Tar per ridurre ulteriormente la valutazione e in Parlamento gli amici dell'Udc avevano presentato pure un'interrogazione parlamentare per contestare il prezzo esorbitante: 509 milioni di lire nel 2001 per 10 vani con doppia terrazza. Sì, un prezzo veramente scandaloso.
AAA VENDESI MA SOLTANTO AI PRIVILEGIATI

1 PIER FERDINANDO CASINI
presidente Udc Via Clitunno (zona Trieste) Il palazzo nel quale (fino al 1999) Casini viveva in affitto con la prima moglie Roberta Lubich e le figlie è stato ceduto a fine 2005 da Generali a una società di un amico di famiglia. I 5 appartamenti che lo compongono sono stati poi girati all'ex moglie (due interni), alle due figlie (uno per ciascuna) e alla ex suocera del presidente dell'Udc. Per un totale di 30 vani catastali totale 1,8 milioni di euro Anno 2005-2007 stima zona 2006 fonte Agenzia del territorio 5100/6900 euro mq

2 WALTER VELTRONI
sindaco di Roma, candidato segretario Pd Via Velletri (piazza Fiume) acquistato dalla moglie dalla Scip ex Inpdai. Primo piano, 8,5 vani, (ingresso, 5 camere e accessori per 190 mq) posto auto e cantina anno 2005 377 mila eurostima zona 2006 4900/6400 euro mq

3 MARIANNA LI CALZI
ex deputato Fi ed ex sottosegretario alla Giustizia Via Velletri (piazza Fiume) acquisto da Scip ex Inpdai. Attico da 190 metri per 10,5 vani (doppio ingresso, salone, 5 camere, cucina, tre bagni, ripostiglio e terrazza) con cantina da 18 mq anno 2005 366 mila euro stima zona 2006 4900/6400 euro mq

4 FRANCESCO FORLENZA
ex direttore generale Fs Via Velletri (piazza Fiume) acquisto da Scip ex Inpdai. IV piano 7,5 vani (ingresso, 4 camere, accessori e balcone) più 70 mq di magazzino e cantina anno 2005 278 mila euro
stima zona 2006 4900/6400 euro mq

5 RAFFAELE BONANNI
Segretario Cisl Via Perugino (Flaminio) acquisto da Scip ex Inps. VI piano 8 vani più cantina anno 2005 201 mila euro stima zona 2006 5000/6200 euro mq

6 SALVATORE CARDINALE
segretario siciliano Margherita, ex ministro Via degli Avignonesi, affaccio su via Quattro fontane (centro storico) III piano 8 vani anno 2006 844 mila euro stima attuale zona 6300/8600 euro mq

7 LAMBERTO CARDIA
Presidente della Consob Via Nairobi (Eur) XII piano, 10 vani (ingresso, 5 camere, accessori e balconi) più due posti auto e cantina anno 2002 328 mila euro stima zona 2006 4200/5500 euro mq

8 MAURA COSSUTTA
parlamentare Pdci Via Stazione San Pietro (dietro al Vaticano) acquisto da Scip V piano, 6 vani (ingresso, disimpegni, 3 camere, cameretta, cucina, 2 bagni e 2 balconi) più cantina anno 2004
165 mila euro stima attuale zona 3600/4900 euro mq

9 FRANCA CHIAROMONTE
senatore dell'Ulivo Via Stazione San Pietro acquisto da Scip 4 vani catastali (ingresso, disimpegni, due camere, cameretta, cucina, bagno, 2 balconi) più cantina anno 2004 113 mila euro stima zona 2006 3600/4900 euro mq

10 FRANCESCO PROIETTI
deputato di An, ex segretario di Fini Via del Serafico 106 (zona Eur) la figlia ha acquistato dalle Generali una casa ex Ina Secondo piano, terrazza su 3 lati, salone, 2 camere disimpegno, posto auto coperto e cantina anno 2004 267 mila euro stima zona 2006 3100/4100 euro mq

11 MARIO BACCINI
senatore Udc ed ex ministro Via Filippo Niccolai (Balduina) attico e superattico con scala interna, 15 vani (ingresso, 6 camere, 4 bagni e due ripostigli, doppia terrazza e soffitta privata condonata più box e cantina) anno 2004 875 mila euro stima zona 2006 4200/5500 euro mq

12 CLEMENTE MASTELLA
segretario Udeur e ministro della Giustizia Edificio lungotevere Flaminio (Flaminio)
acquisito ex Ina 5 appartamenti intestati a moglie e figli per un totale di 26 vani più balconi e terrazzo su tre lati, due verande e un box auto anno 2004 1,2 milioni euro stima zona 2006 5000/6600 euro mq

13 MASTELLA/2
Largo Arenula (centro storico, largo Argentina) acquisito da Scip, ex Inail un appartamento (sede del quotidiano dell'Udeur) ora intestato alla società "Servizi e Sviluppo" dei figli del segretario. La società potrebbe comprarne un altro al primo piano da 21,5 vani. L'Inail ha già accettato l'opzione. IV piano 9,5 vani anno 2007 1,45 milioni di euro stima: un appartamento al piano inferiore è stato venduto nel 2007 per 2,4 milioni di euro

14 LUCIANO VIOLANTE
deputato dei ds acquisito da ex Ina Via Santa Eufemia (tra il Quirinale e i Fori) III/IV/V piano soggiorno, quattro camere, accessori, disimpegno, terrazzo al piano più terrazzo superiore anno 2003
327 mila euro stima zona 2006 7200/9400 euro mq

15 NICOLA MANCINO
senatore Ulivo, vicepresidente Csm Corso Rinascimento (centro storico, Piazza Navona)
10 vani più ampia soffitta acquisito da Pirelli (ex Ina) anno 2001 1,550 miliardi di lire stima zona 2006 7300/9200 euro mq

16 FRANCESCO PIONATI
senatore Udc e vicedirettore tg1 Via Traversari (Monteverde vecchio, affaccio su Trastevere)
attico e superattico 10 vani con terrazza panoramica acquisto da Scip, ex Inpdai anno 2001 509 milioni di lire stima zona 2006 5200/7100 euro mq

17 GIULIANO FERRARA
direttore del Foglio, ex ministro del primo governo Berlusconi Piazza Emporio (Testaccio, di fronte all'Aventino) 6 vani, terrazzo, ripostiglio acquisto dal gruppo Pirelli (ex Ina) anno 2003 889 mila euro
stima zona 2006 4200/5500 euro mq

18 FRANCO MARINI
senatore Margherita, presidente del Senato Via Lima (Parioli) acquisto da Scip ex Inpdai Piano terra e primo piano per un totale di 14 vani catastali anno 2007 un milione di euro stima zona 2006 400/7100 euro mq

19 FRANCESCO COSSIGA
senatore a vita, presidente emerito della Repubblica Via Quirino Visconti (zona Prati) acquisto da Generali, ex Ina 9,5 vani soffitta box auto ampio magazzino anno 2004 710 mila euro stima zona 2006 4800/6600 euro mq

L’Espresso N. 34 Agosto 2007 (Pag. 19)

 La vendita degli immobili degli enti pubblici previdenziali, meglio nota come cartolarizzazione, resta un enigma dopo oltre cinque anni. Il Tesoro ha confermato che per la Scip 2 restano da vendere ancora 21.790 unità delle iniziali 62.880, ben il 35 per cento. Ritardi a catena per i quali i titoli sono stati declassati già dall’inizio dell’anno dall’agenzia di rating Fitch. Il piano delle vendite è assai deludente rispetto alle attese e il valore dichiarato per le abitazioni ancora da dismettere aggiunge i 3,390 miliardi di euro. Una vicenda così intricata, quella di Scip 2, che il presidente della –Commissione Finanze del Senato Giorgio Benvenuto ha chiesto una commissione di indagine parlamentare. Le cose si complicano peri circa 5.800 alloggi definiti “di pregio”. Montano le polemiche tra inquilini e ministero del Tesoro, tutto appare bloccato da ricorsi al Tar, Consiglio di Stato e tribunali civili. Tra le ultime: una sentenza della Corte Costituzionale che spiana la strada agli inquilini che dovrebbero poter acquistare a prezzi stracciati -le loro case; una –sentenza del Tar del Lazio che ha accolto il ricorso degli inquilini di viale del Vignola 88 a Roma, mettendo a rischio l’intero impianto normativo per gli immobili di pregio; il Tribunale civile di Napoli che, dopo le richieste degli inquilini, ha sospeso la vendita dei loro palazzi. La cartolarizzazione voluta da Tremonti ha regalato un mare di contenziosi e portato ben poco nelle casse dello Stato: molto di più a banche e intermediari finanziari.

MF 27/7/2007
Autore: Andrea Bassi

 Su Scip2 nuovo allarme Le vendite sono al palo

La prima lettera è datata 16 gennaio 2007. La seconda è partita il 19 luglio scorso. A spedirle è stata Kpmg, l'amministratore del programma Scip2, la cartolarizzazione degli immobili pubblici voluta dall'ex ministro dell'economia Giulio Tremonti e che già una volta ha dovuto essere ristrutturata perché i bond rischiavano il default in quanto gli enti pubblici coinvolti non riuscivano a vendere le case. Nelle sue missive l'amministratore del programma ha chiesto luce a Enpals e Inpdap del motivo per cui le vendite non decollano. Risposta nessuna. Né alla prima e neppure alla seconda lettera. Così la società, nel suo ultimo rapporto agli investitori, ha lanciato un grido d'allarme. Nell'ultimo trimestre, quello che va da aprile fino a giugno di quest'anno, il totale dei ricavi di Scip2 è stato di 280 milioni di euro. In pratica poco più della metà (il 59,3% per l'esattezza) di quanto era stato messo nero su bianco nel business plan presentato al mercato. Un rallentamento marcato, che ha portato la performance complessiva della seconda operazione di cartolarizzazione di immobili pubblici, al 75,9% delle previsioni. Ad andare male non sono solo le vendite di Enpals e Inpdap. Anche Inpdai e Inps hanno peggiorato i loro risultati rispetto al trimestre precedente. Persino il consorzio G1 (del quale fanno parte Fintecna e Lazard) che si occupa della vendita degli immobili commerciali, che nei mesi scorsi aveva in parte recuperato terreno, ha registrato un forte rallentamento nelle aste. Insomma una bella grana che rischia di diventare il remake di un film già visto. L'operazione Scip2, infatti, è già stata ristrutturata una volta con l'emissione di nuovi bond per un valore di 4,85 miliardi di euro (a tassi più elevati), per pagare i titoli che stavano per scadere. Solo che soldi in cassa ce n'erano pochi perché le vendite degli immobili che avrebbero dovuto servire a rimborsare le obbligazioni, stentavano a decollare. Esattamente come sta accadendo di nuovo oggi. Senza considerare il fatto che le agenzie di rating hanno sempre il fiato sul collo dello stato per questa operazione. Lo scorso febbraio Fitch ha deciso di ridurre il rating di uno dei bond della cartolarizzazione (la tranche B2 da 475 milioni di euro) da AA ad AA-, confermando per il momento il giudizio di tripla A sulla tranche principale, la A5 del valore di 2,8 miliardi di euro. Come spiega il payment report pubblicato ieri da Deutsche Bank per rimborsare i bond della classe A5 che scadono a ottobre del 2008, servono ancora 1,373 miliardi di euro. Nell'ultimo trimestre nelle casse di Scip2 c'erano in tutto 354 milioni di euro. Di questi 304 milioni sono stati messi in cascina per rimborsare il bond che scade a ottobre del prossimo anno, mentre il resto se ne è andato per pagare gli interessi sulle obbligazioni e le commissioni alle banche e ai consulenti del programma. Il bond della classe B2, quello sul quale Fitch ha già abbassato il rating e che scade a gennaio del 2009, invece, non ha ancora neanche un euro in cassa per essere rimborsato. Se le vendite degli immobili non miglioreranno, Tommaso Padoa-Schioppa rischia di trovarsi di fronte ad una nuova emergenza, anche considerando che sulle cartolarizzazioni è arrivato lo stop definitivo di Eurostat. Dunque una nuova ristrutturazione del debito Scip sarebbe difficilmente fattibile.

IL SOLE 24 ORE del 14/07/2007 pag. 31

Bocciata la norma per gli edifici Inps

È incostituzionale la norma-provvedimento» contenuta nell’articolo -11-quinquies. comma 7 del decreto legge 203/05, che aveva escluso dalle procedure di vendita due immobili siti a Roma (in via Nicola Salvi 68 e in via Monte Oppioi2),  benché l’Inps e i locatari degli appartamenti avessero manifestato la volontà di venderli di acquistarli. Lo ha deciso la Consulta con la sentenza n. 267 depositata il 13 luglio 2007.

IL MESSAGGERO CRONACA DI ROMA

Giovedì 28 Giugno 2007         

di VALENTINA ERRANTE

VOLEVANO ACQUISTARE IMMOBILI DI PREGIO CARTOLARIZZATI

Vendevano case fantasma anche i Vip tra i truffati

Affari immobiliari imperdibili. Appartamenti di pregio da comprare a un prezzo vantaggioso. Soldi pronti subito per cogliere al volo l’occasione delle aste immobiliari o delle cartolarizzazioni. Preliminari firmati negli uffici della Camera dei deputati. Peccato che poi i soldi, pagati in tempi brevi per partecipare all’operazione, sparissero e che si perdessero le tracce anche di chi aveva proposto il business. Quasi quaranta le vittime della truffa e tre nomi sul registro degli indagati della procura di Roma dopo un’indagine condotta dalla Finanza. Personaggi illustri da entrambe le parti. Tra le denunce, agli atti dell’inchiesta, ci sono anche quelle del regista Luca Verdone e della sorella Silvia, moglie di Christian De Sica. Poi imprenditori, avvocati e professionisti. Mentre sul registro degli indagati c’è il nome di un ex parlamentare di An, Renzo Tosolini, accusato di truffa. Ieri gli uomini delle Fiamme gialle, che hanno portato avanti le indagini, si sono presentati in casa e negli uffici di Gianvittorio Pellegrini, titolare dell’immobiliare Re.gia, considerato il regista dell’operazione. Le perquisizioni hanno riguardato anche la moglie, Moira Pignalosa, new entry nell’indagine. Nei confronti della donna è stato ipotizzato il reato di riciclaggio. Secondo gli inquirenti avrebbe investito in beni immobili il denaro “guadagnato” dal marito. Una stangata da circa 20 milioni di euro. Gli annunci sui giornali proponevano l’affare, ma era anche grazie a conoscenze e frequentazioni che Pellegrini, candidato di An nella XII circoscrizione nel 2001, trovava nuovi clienti. E il ruolo del suo ex socio, Tosolini, dava all’operazione un’aurea di maggiore credibilità. Spesso Pellegrini e Tosolini, per il primo incontro con i possibili acquirenti, sceglievano lo studio del deputato. Nelle stanze di piazza San Silvestro venivano mostrate le schede catastali degli immobili da comprare prima che le banche li mettessero all’asta o grazie alle cartolarizzazioni. L’anticipo doveva essere versato in tempi brevissimi. Ma una volta incassati i soldi, l’ingegnere, titolare della società, cominciava a rinviare il completamento delle pratiche. Poi spariva. Così dal ‘99 al 2004. L’ex parlamentare di An è stato interrogato in procura. Davanti ai pm Luca Palamara e Simona Maisto, titolari del fascicolo, Tosolini, accompagnato dall’awocato Giorgio Tamburini, ha detto di essere anche lui una vittima di Pellegrini, suo ex socio. Non sospettava affatto che quelle operazioni immobiliari fossero fittizie. E ha denunciato il suo ex socio. La società di Pellegrini intanto è fallita. A cercare l’ingegnere della “stangata” adesso sono in tanti, ma lui sembra proprio svanito. Proprio come i soldi di chi sognava l’affare. «Sembrava un buon investimento. Una cosa seria. Non avrei immaginato che fosse un bidone». Luca Verdone, regista, fratello di Carlo, ha presentato una denuncia nel 2005. Sperava di comprare un appartamento e invece Pellegrini, dopo avere incassato i soldi, ha continuato a rinviare gli appuntamenti per la consegna delle ricevute, poi ha cominciato a chiedere altro denaro, fino a quando non si è più fatto trovare. Le cose sono andate allo stesso modo per l’affare proposto alla sorella Silvia, moglie di Christian De Sica. «lo l’appartamento che avrei dovuto acquistare l’ho anche visto, le case esistevano davvero - spiega Verdone - erano negli elenchi del tribunale. Quando ho pagato pensavo di avere acquistato da una banca un credito garantito dall’immobile, che le stesse banche avevano deciso di dismettere. Ma Pellegrini non ha mai consegnato i soldi che gli erano stati dati. E così l’operazione che sembrava vantaggiosa si è trasformata in una truffa. Non ho perso molto - continua il regista - ma c’è gente che ha visto sparire 500 mila euro. Questa storia non ha fatto molto clamore, eppure le vittime della truffa sono tante». «A me Pellegrini l’aveva presentato una persona che sembrava assolutamente affidabile, sicuramente accreditata. Adesso - conclude Verdone - aspetto che la giustizia faccia il suo corso. Sono fiducioso».

ItaliaOggi  - Primo Piano
Numero 152, pag. 4 del 28/6/2007
Autore: di Fosca Bincher

 Palazzo Chigi vicino alla casa appena comprata

Consumo di benzina: 0,86 euro al giorno, andata e ritorno. In condizioni prive di traffico tragitto di sette minuti, distanza di 2,5 chilometri. Arrivare dalla casa di Walter Veltroni fino a palazzo Chigi potrebbe essere ancora più veloce che andare- come fa oggi, ogni mattina presto in Campidoglio. E chissà se anche questo vantaggio familiare avrà il suo peso nelle prossime mosse del sindaco di Roma. Certo se anche dovesse da qui a qualche mese sostituire Romano Prodi, Veltroni continuerò ad abitare nella sua casa di Via Velletri. In affitto per anni dal vecchio Inpdai, da due anni è proprietà familiare. Non sua, ma della gentile consorte Flavia Prisco, che è architetto e ha rimodellato secondo il gusto personale quel primo piano che ora è diventato un gioiellino. Anche un affare, perché quella casa di 8,5 vani, 190 metri quadri catastali, più ripostiglio da 10 metri quadrati poi ristrutturato e box da 6 metri quadrati è stato strappato il 15 marzo del 2005 a un prezzo niente male: 377.590,27 euro. Significa poco meno di 1.900 euro al metro quadrato in una zona adiacente a Villa Ada, a pochi passi dall'esclusivo quartiere romano dei Parioli. Se va male da quelle parti il mattone oggi vale tre o quattro volte di più. Casa Veltroni per altro è assicurata dalle Generali, secondo quanto previsto dallo stesso atto di vendita stipulato fra la first lady di Roma e la Scip, la società di cartolarizzazione del ministero dell'economia nella cui pancia nel frattempo quell'immobile era finito. La Cassa di risparmio di Genova e Imperia, ha acceso ipoteca sull'immobile per 500 mila euro in capitale e altrettanto per interessi. In cambio ha ottenuto un mutuo fondiario venticinquennale al tasso annuo del 3,196%. Ne valeva la pena per restare in un quartiere dove vivono Carlo Azeglio Ciampi e Vincenzo Visco_

Cari amici,

per tutti coloro che non avessero seguito l’ultima puntata di anno zero andata in onda giovedi’ 17.05.2007  “La casa è un sogno”, si segnala che sul sito internet  http://www.annozero.rai.it/ troverà l’intera puntata. Nel corso di quest’ultima è stato trattato anche il tema della vendita degli immobili pubblici mediante il sistema delle Cartolarizzazioni e della Scip. Erano presenti tra gli ospiti il Ministro della solidarietà sociale Ferrero e l’ex. Ministro Tremonti. Tremonti ha inizialmente asserito che le Cartolarizzazioni sono cominciate con il Governo di centro sinistra di Ciampi e Prodi e che nella Finanziaria del 2001 erano stati inseriti come ipotesi di entrate derivanti dalla vendita di immobili pubblici 8.000 miliardi di vecchie lire da realizzare secondo il sistema brevettato da Ciampi e Prodi ??? Ha continuato dicendo che, pertanto, il suo Governo non aveva altra scelta se non continuare  l’opera del precedente Governo tanto più che quando sono arrivati al Governo non avevano trovato nulla di quello che era stato previsto dalla finanziaria 2001. Pertanto si è dovuto mettere in moto il meccanismo delle cartolarizzazioni, sistema più rapido conosciuto in quel momento difficile, in cui bisognava trovare le risorse finanziarie nell’arco di pochi mesi. Incalzato dal giornalista Nerazzini, verso la fine della trasmissione, ha ammesso di aver dato lui il via alla dismissione del patrimonio tramite le cartolarizzazioni interrompendo la vendita diretta che fino a quel momento era stata realizzata.

 Cordiali saluti a tutti

Mario Milone

REPLICA AL SOLE 24 ORE

17.04.2007 di Mario milone

Gentilissima dott.ssa Bufacchi,

in relazione al suo articolo apparso su “il Sole 24 ore” del 16/04/2007 dal titolo: dismissioni al rallentatore, Le chiedo  di documentarsi sul sito: www.scip2pregio.it riguardo ai ricorsi giudiziari in atto.Gli inquilini dei cosiddetti immobili di pregio, in massima parte ricorrenti ai TT.AA.RR. contro i decreti ministeriali di qualificazione del pregio, non sono rimasti affatto “gelati” dal resoconto della Corte dei conti, che anzi ha evidenziato come siano stati commessi innumerevoli ingiustizie e disparità di trattamento nel disordine normativo e gestionale delle dismissioni, causa della vicenda incredibile che ha caratterizzato la vendita degli immobili di Roma in Via Cadorna e Via Valenziani, citata dalla stessa Corte dei Conti. Sono questi soltanto alcuni dei casi denunciati, da sempre, dagli inquilini iniquamente esclusi dall’ordinaria vendita degli immobili pubblici. Inoltre gli inquilini titolari da anni del diritto di opzione all’acquisto, oltre a presentare i ricorsi al Tar, sono stati costretti a promuovere in  numero consistente citazioni ex art 2932 c.c. davanti ai Tribunali civili di competenza, vertenze che di fatto bloccano le vendite degli immobili. La invito a tal proposito a leggere l’atto di citazione dell’Avv.to Salvati pubblicato sul sito. Quanto all’andamento positivo aspetterei a trarre delle conclusioni pseudo-ottimistiche visto che i trimestri positivi sono stati sino ad ora solo tre su diciassette. Le chiedo, poi, di dedicare maggiore attenzione ai costi delle cartolarizzazioni e agli aspetti che la Corte dei Conti denuncia riguardo ai conflitti d'interesse, ossia alle possibili patologie connesse all'eventuale passaggio nel mondo dei contractors di persone che abbiano avuto responsabilità di gestione amministrativo-politica nella cessione degli attivi pubblici. E qualche caso di successivo inserimento nel mondo degli operatori finanziari internazionali di persone che avevano avuto responsabilità amministrativo-politiche di primo piano nella decisione e nella gestione delle operazioni di cartolarizzazione và registrato anche nell'esperienza del nostro paese. Sarebbe opportuno  chiedersi: Scip 2 non sarà la nuova Parmalat? A quanto ammontano tutte le spese sostenute per pagare tutti i soggetti che ruotano attorno all’operazione di cartolarizzazione? Sarebbe interessante sapere a quanto ammontano tutti costi che la Scip 2 ha sostenuto per competenza sino al 31 dicembre 2006 per le seguenti voci :

INTERESSI PASSIVI SU TITOLI EMESSI

Commissioni ad Enti Gestori per vendita

Commissioni di gestione del patrimonio

Commissioni per altri servizi

Ammortamento commissioni collocamento titoli

Riaddebito costi della gestione societaria (Scip. S.r.l.)

Altri oneri

Interessi passivi su finanziamento

Nagative Interest Rate Swap (from issuer to Swap Conterparty)

Positive Interest Rate Swap (from issuer to Swap Conterparty)

 Sarebbe interessante saperlo prima che venga pubblicato il bilancio della Scip S.r.l. chiuso al 31 dicembre 2006. Il totale dei costi sostenuti per competenza sino al 31/12/2006, si potrebbe così raffrontare con i 3.426 milioni di euro di incassi complessivi derivanti dalle vendite capendo pertanto se davvero possiamo stare tranquilli sulla bontà dell’operazione di cartolarizzazione Scip 2. Comunque “I risultati complessivi delle vendite realizzati dagli enti previdenziali ammontano effettivamente a un ricavo complessivo, comunque a partire da aprile 2005 e fino a dicembre 2006, pari a 2.013 milioni di euro”. Il Ricavo complessivo delle vendite a partire da aprile 2005 e fino a dicembre 2006 è  pari pertanto a 2.013 milioni di euro. Se sommiamo questo dato con i 1.413 milioni incassati sino al dicembre 2004 (vedi ultima relazione al Parlamento), scopriamo che la cifra totale incassata è stata pari a 3.426 milioni di euro. Facciamo una riflessione. Al 31 dicembre 2006 è stato venduto circa il 60% del portafoglio (oltretutto di qualità, dice l’ultima  relazione al Parlamento) e si sono realizzati solo 3.426 milioni di euro. Rimane da vendere il restante 40% del portafoglio di cui una minima parte composto dal portafoglio di 2.106 immobili di pregio valutato in 550 milioni di euro sui quali pende però un enorme contenzioso che di fatto ne blocca le vendite. Rimane da vendere il restante 40% del portafoglio di cui una minima parte composto dal portafoglio di 2.106 immobili di pregio valutato in 550 milioni di euro sui quali pende però un enorme contenzioso che di fatto ne blocca le vendite, e, la restante parte costituito dal portafoglio non di qualità. Domanda: quanto si pensa di ricavare ?In cassa di Scip 2 al 31 dicembre 2006 ci sono circa 259 milioni di euro. La SCIP 2 è esposta verso il mercato per un debito residuo pari a 2.445 milioni di euro. Da aggiungere a questa esposizione ci sono tutti gli altri debiti, uno fra tanti quello di 800 milioni di euro per i FINANZIAMENTI RICEVUTI ad aprile 2004 dalla Banca OPI S.p.a. e  dalla Banca ACS Depfa il cui rimborso integrale, più il pagamento degli interessi dovuti al tasso del 3,8942% anno, dovrà essere eseguito in un’unica soluzione alla data di rimborso stabilita, vale a dire il 26 aprile 2009. Bisogna aggiungere, poi, le ALTRE PASSIVITA’ che al 31/12/2005 ammontavano a 753.632.267 euro. In più ci saranno da pagare tutti i costi che matureranno fino a chiusura dell’operazione. Nel suo articolo vengono riassunti aspetti già noti e mancano inoltre i dati di un altro Ente importantissimo interessato dalla securitation: l’Inail. Cara Dottoressa Bufacchi, perché non si spinge oltre per occuparsi di tanti altri aspetti della  vicenda delle cartolarizzazioni, evitando così di far apparire il Suo articolo come una velina scritta dal Ministero dell’Economia per comunicare che tutto va bene e per non allarmare nessuno ?

IL SOLE 24 ORE  DEL 16/04/2007

Isabella Bufacchi

 Immobili Inps e Inpdai. Il bilancio delle vendite 2006 sconta il nodo dei ricorsi degli immobili degli inquilini delle case dei pregio

Dismissioni al rallentatore

Quest’anno gli enti previdenziali sono chiamati a recuperare i ritardi.       

Il 2006 è stato a fasi alterne per le vendite degli immobili Inps e Inpdai, che sono risultate più lente rispetto al business plan della cartolarizzazione Scip2 ristrutturata nell’aprile 2005, anche se con andamenti comunque migliori rispetto a quelli di Enpals, Ipsema e Gi. Il valore degli incassi provenienti dalla dismissione delle unità residenziali è stato inferiore al previsto rispetto al valore assegnato al portafoglio trasferito alla società-veicolo Scip. La performance della securitization che vede coinvolte Inps e Inpdai in prospettiva dovrebbe però migliorare, nella tempistica e nel valore, in quanto tutti gli alloggi non di pregio che gli inquilini avevano diritto ad acquistare a sconto (fino al45%) e ai prezzi del 2001 sono stati dismessi, L’andamento dei prezzi e del numero delle unità vendute ha già registrato un modesto miglioramento nell’ultimo trimestre 2006, gettando una luce positiva sul 2007, annata che resta impegnativa per gli enti previdenziali i quali, sotto i riflettori delle agenzie di rating, sono chiamati a recuperare i ritardi accumulati finora. Il 2007 intanto non è iniziato sotto i migliori auspici. In gennaio la Corte dei conti ha emanato un rapporto dedicato alle dismissioni degli immobili di pregio, gelando le speranze di chi ha avviato un contenzioso per ottenere sconti tra il 30 e il 45% oppure acquistare ai prezzi del 2001. La magistratura contabile ha ricordato che «l’attribuzione della qualifica di pregio comporta che l’immobile non possa essere venduto a prezzi scontati (...) per la quasi totalità delle unità di pregio sono stati attivati dagli inquilini interessati ricorsi (...) per tali unità non è possibile stipulare contratti di compravendita (...) i ricorsi hanno visto quasi sempre vittoriosi gli enti in sede cautelare tanto dinanzi al Tar che al Consiglio di Stato». In febbraio la cartolarizzazione Scip2 ha subito il declassamento del rating di Fitch dalla “AA” alla “AA-” sulla tranche ‘B2” da 475 milioni di euro in scadenza nel gennaio 2009; colpa delle vendite più lente del previsto e di prezzi medi per unità inferiori alle attese. Il rating “AAA” della tranche “A5” da 2,895 miliardi di euro è rimasto invariato. Le agenzie S&P’s e Moody’s negli ultimi report su Scip2 hanno mantenuto invariati i rating. Nel novembre 2006 S&P’s ha confermato la “AAA” della classe “Ai” e la “AA-” della classe “B2”, nonostante i ritardi abbiano mostrato «pochi segni di miglioramento». Moody’s lo scorso 12 febbraio ha mantenuto i rating invariati (Aaa e Aa2) notando, tra le altre cose, che i ritardi nel fronte delle proprietà commerciali sono riconducibili alla lentezza della documentazione proveniente dagli enti. Nel corso del 2007 Fitch, S&P’s e Moody’s continueranno a monitorare da vicino la dismissione delle proprietà immobiliari dell’Inps e Inpdai e l’esito dei contenziosi sugli immobili di pregio. L’ultimo rapporto agli investitori pubblicato dalla società veicolo Scip2, che fa il punto della situazione a fine 2006 contenente dati cumulativi sulle vendite di immobili residenziali e commerciali, liberi e occupati, di pregio e non, evidenzia il lento andamento delle dismissioni: l’Inpdai ha incassato 439 milioni di euro contro i 520 attesi (-15,5%), mentre l’inps ha venduto immobili per i32 milioni di euro contro i 215 previsti (-38,5%). Inps e Inpdai hanno partecipato anche ai fondi Fip e Patrimonio Uno: un’operazione che ha riguardato principalmente uffici che sono stati riaffittati, dei quali sono una piccola percentuale sarà effettivamente dismessa.

Il sole 24 Ore del 16.04.2007

Analisi Di Giuliano Cazzola

Non è l’Inps ma l’Inpdap il vero protagonista dei piani di dismissione immobiliare. L’Istituto dei dipendenti pubblici - in procinto di essere incorporato dall’Inps -disponeva di un numero di unità immobiliari dieci volte maggiore di quello dell’Inps, con caratteristiche tali da consentire l’alienazione agli inquilini, riconoscendo loro tutti gli sconti di legge.  L’Inpdap ha proceduto con un’apprezzabile sollecitudine alla dismissione di un patrimonio sempre aumentato fino alle preclusioni introdotte nel 1996 e tradizionalmente teatro di un accanito contenzioso e di una diffusa morosità. Nei primi anni 2000 si scoprì persino che, nel contesto delle dismissioni del patrimonio dell’Inpdap, agivano alcune società di origine incerta, le quali, costituendo delle cooperative di inquilini disposti ad acquistare, ciascuno per la sua parte, l’intero immobile, finivano per impadronirsi, a prezzi scontati, degli appartamenti sfitti o non optati dai locatari. Il traffico (denunciato anche dal Sole-24 Ore) provocò una modifica legislativa, in forza della quale, da allora, le unità non occupate vengono messe all’asta. Nel caso dell’Inps, il patrimonio immobiliare è di acquisizione antica, in quanto l’Istituto ha smesso di investire da almeno mezzo secolo. Gli immobili da reddito di sua proprietà - ubicati sovente in zone pregiate di grandi città e locati a persone note - «fanno politica» e divengono oggetto di polemiche e denunce. E’ toccato, quindi, all’Inps di reggere il fronte delle dismissioni degli immobili “di pregio” (perché collocati nel centro di Roma), esclusi per legge dai benefici previsti per gli inquilini acquirenti nel caso di edifici non ritenuti pregiati. L’Inps e il Mef (ormai vero dominus in materia) hanno avuto quasi sempre la meglio nel contenzioso giudiziario promosso dagli inquilini sulla qualificazione dell’immobile.L’Inps non ha modificato il suo modesto apporto alle dismissioni neppure dopo aver incorporato l’Inpdai (un ente già detentore di un vasto patrimonio immobiliare pregiato), poiché l’Istituto dei dirigenti industriali aveva provveduto a liquidare gran parte delle proprie unità prima di confluire tra le braccia del «fratello maggiore». Va notato che, mentre il patrimonio Inps era iscritto in bilancio al suo valore storico, quello dell’Inpdai, invece, era stato rivalutato, ma l’aggiornamento, secondo la Corte dei conti, era risultato «non attuale al momento della cessione».  L’Inps resta il grande protagonista delle (sei) cartolarizzazioni dei crediti contributivi.Il meccanismo è noto: i crediti vengono “securizzati” e ceduti a una società veicolo, la quale corrisponde, tramite le banche, un ammontare come anticipazione dei futuri incassi. Il collegio dei sindaci ha calcolato un ricavo netto complessivo di 19,6 miliardi sudi un pacchetto di crediti ceduti pari a poco meno di 85rniliardi. Quale appendice della controversa sanatoria dei crediti agricoli (un’operazione riguardante circa 6 miliardi di euro della quale sono state interessate la Procura della Corte dei conti e la Commissione europea), l’Inps - in sede di prima nota di variazione 2007 - si sta chiedendo se eliminare dalla propria situazione patrimoniale 21 miliardi di euro, con gravi conseguenze sugli equilibri di bilancio. Nell’invitare l’ente ad aderire alla «ristrutturazione» dei crediti agricoli, come proposto da Unicredit e Deutsche Bank, il Governo ha sostenuto che la cartolarizzazione consiste in una cessione pro soluto, per cui l’Inps nulla può pretendere oltre alle anticipazioni. Ma i bilanci finora sono stati compilati includendovi le ulteriori possibili riscossioni (quindi come cessione pro solvendo), ora svanite nel nulla.

MF  - Denaro & Politica
Numero 056, pag. 2 del 20/3/2007
Autore: Andrea Bassi

Sorpresa, un tesoretto dentro Scip

Il veicolo della prima cartolarizzazione ha 1,2 miliardi in pancia. che ora tornano utili.

La cifra dovrà essere retrocessa agli enti che avevano trasferito gli immobili Con effetto anche sui conti pubblici.
I bond sono stati rimborsati interamente nel 2003. Le spese pagate. Le case quasi tutte vendute. Nelle casse di Scip, il veicolo societario della prima cartolarizzazione di immobili pubblici (quella del 2001), ci sono ancora 1,2 miliardi di euro, 1.187.075.760,31 per l'esattezza. A spiegarlo è l'ultima relazione presentata al parlamento sulle operazioni di cartolarizzazione degli immobili dello stato. E non è una notizia da poco. Secondo gli accordi con le banche che avevano curato l'operazione lanciata nel 2001 sotto il governo Amato, gli eventuali maggiori incassi dell'operazione avrebbero dovuto essere girati agli enti che avevano conferito gli immobili, ossia Inps, Inail, Inpdap, Ipost, Enpals, Ipsema e Inpdai. La retrocessione, poi, ha anche effetti sui conti pubblici, visto che lo stato potrà trasferire minori risorse per pari importo a questi ultimi. Se Scip 1 riserva una bella sorpresa per Tommaso Padoa-Schioppa, l'operazione sorella, Scip 2, nonostante i miglioramenti delle vendite dell'ultimo trimestre, continua ad arrancare. Sempre al 31 dicembre, il veicolo della seconda cartolarizzazione aveva in cassa 259 milioni di euro, con oltre 25 mila immobili ancora da dismettere. La performance dell'ultimo trimestre dell'anno è migliorata, ma resta comunque sotto le previsioni del business plan. A restare maggiormente indietro sono stati il Consorzio G1 (che cura la vendita degli immobili commerciali), l'Enpals e l'Inpdap, che hanno anche ricevuto una lettera di richiesta di spiegazioni da parte dell'amministratore del programma. Ma il vero problema rimangono gli immobili cosiddetti di pregio, quelli cioè ubicati in zone delle città dove il valore delle case è molto alto. Chi li occupa, a differenza degli altri inquilini, non ha diritto allo sconto sul valore di acquisto. Per questo motivo si è generato un elevato contenzioso che, stando alla relazione al parlamento, rischia a breve di causare un blocco delle vendite di questi appartamenti. Un problema non da poco, visto che nel loro complesso valgono circa 550 milioni di euro. (riproduzione riservata)

Finanza creativa, l'accusa della Corte dei Conti
Bianca Di Giovanni
06 MARZO 2007, L'Unità


Le cartolarizzazioni hanno portato conflitti d'interesse, soldi alle banche e pochi vantaggi per lo Stato

PAROLA FINE
Buone remunerazioni per le banche d'affari, pochi vantaggi (anzi, a volte veri svantaggi) per i soggetti pubblici, ombre pesanti sulle ipotesi di conflitti di interesse.
È il primo bilancio delle spericolate operazioni immobiliari avviate dal centro-destra.
Quale sarà il finale di partita di Scip e cartolarizzazioni? A chiederselo è stato il presidente della Commissione Finanze in Senato Giorgio Benvenuto. Una prima risposta è arrivata dalla Corte dei Conti, che a Palazzo Madama ha depositato un corposo dossier fitto di accuse. Tra queste anche la notizia su «una serie di soggetti pubblici» che hanno deciso di fare marcia indietro e ricomprarsi le proprie sedi, già vendute al fondo Fip1 e riprese in affitto. Meglio chiedere un prestito che pagare gli oneri di locazione. Questa la motivazione che ha spinto la Sogei Spa, che ha deciso di riacquistare per 112 milioni la propria sede, già ceduta alla Fintecna e riaffittata ad un canone annuo di 7,5 milioni. Come la Sogei, stanno facendo anche l'Istat e il Politecnico di Milano. Decisioni che mettono la pietra tombale su un'operazione presentata dai ministri Tremonti-Siniscalco come centrata in pieno: il Fip1. Ovvero la cessione delle sedi di enti pubblici. Dalla relazione della Corte si scopre che più che lo Stato a fare strike sono state le banche «arranger» (Banca Imi, Barklays Bank, Lehman Brothers, Royal Bank of Scotland) che hanno «acquisito dal Ministero le quote del fondo per 992,9 milioni - scrivono i magistrati - rispetto al valore nominale di 1.329 milioni, per collocarle successivamente attraverso un'asta al prezzo successivo di 1.688 milioni». Il ministero definì l'operazione un successo, visto il «bottino» incassato alla fine: 359 milioni in più rispetto al nominale e 695 milioni in più rispetto al primo prezzo di vendita alle banche. Fu davvero così? «Si è omesso di evidenziare - scrive ancora la Corte - sia il notevole scarto del prezzo di collocamento provvisorio rispetto a quello nominale (336,3 milioni, -25,3%) sie e soprattutto il notevole guadagno riconosciuto alle banche arranger collocatrici per aver anticipato 992,9 milioni per 6 mesi e mezzo». Per anticipare di pochi mesi quei 992 milioni le banche hanno guadagnato 99 milioni, ovvero il 10%, che su base annua significa una remunerazione del 18,5%. Insomma, gli «arrenger» hanno avuto il parco immobiliare a prezzi stracciati (troppo basso quel prezzo a 992 milioni): grazie a questo poderoso vantaggio sono riusciti a collocare bene il pacchetto, assicurandosi un lauto rendimento. E oggi, a circa un anno e mezzo di distanza (l'operazione si chiuse il 14 liglio 2005) chi fu « espropriato» cerca di riacquistare gli stessi immobili. «Se almeno tutto questo fosse servito a ridurre l'indebitamento - commenta ironico Benvenuto - A questo punto vogliamo chiarezza e la trasparenza che non c'è. Questa partita non si può archiviare così com'è».Archiviazione impossibile visto che l'operazione non è affatto conclusa. Scip2, la cartolarizzazione degli alloggi privati degli enti di previdenza, è ancora in mezzo al guado (50mila alloggi venduti su 62mila), con in più il rischio declassamento dei bond emessi. Lo rivela lo stesso Benvenuto in un'interrogazione al ministero dell'Economia, in cui ipotizza una sorta di boomerang finanziario per il Tesoro. Benvenuto chiede di sapere se sia vero che le performance di vendita siano a oggi molto al di sotto delle stime del business plan. A guidare la classifica degli incassi non realizzati sarebbe l'Enpals, che ha al suo attivo, con 1,4 milioni sui 10 previsti (differenziale negativo dell'85,9%). L’Inpdai è in ritardo del 15,5% rispetto alle stime, l'Inps del 38,5 (132 milioni rispetto ai 215 stimati) e l'Inpdap del 23,2% (698 milioni su 910). Si attendono risposte dal Mef, che dovrà far luce anche sul ruolo svolto dallo stesso ministero: troppe ombre sulle società olandesi della Scip e troppo potere dell'Economia (parola della Corte) su un patrimonio che sarebbe tornato utile in tempi come questi di affitti alle stelle per le famiglie del ceto medio.

La Corte dei Conti boccia le cartolarizzazioni

PER LA CORTE  SERVONO SOLO A FAR CASSA E C’E’ IL RISCHIO DEL CONFLITTO DI INTERESSI

 MF di Venerdì 09.02.2007 DI CARMINE SARNO

 Nella relazione per il Senato i magistrati contabili evidenziano la commistione tra advisor, arranger e collocatori. E non solo.

Alla Corte dei conti non sono mai andate a genio. I magistrati contabili non hanno perso occasione per sottolineare come le cartolarizzazioni siano state utilizzate dai governi per procedere  «alle dismissioni di varie tipologie di attivi» con il solo scopo di rispettare i vincoli di bilancio, senza andare troppo per il sottile nell’individuare i reali costi e benefici, come affermato dalla Corte nella precedente relazione  sulle operazioni effettuate dallo stato tra il 1999 e il 2005. Questa volta però la Corte ha voluto fare chiarezza su tutto il fumus che avvolge l’universo delle cartolarizzazioni, a cominciare dalle modalità di individuazione delle società incaricate di gestire. le operazioni, rilevando che advisor, studi legali collocatori e società veicolo operano spesso sulla soglia del conflitto di interessi, talvolta superandola. L’allarme lanciato dalla magistratura contabile è contenuto nelle note integrative e di ‘precisazione al referto di indagine sulle cartolarizzazioni chieste dalla commissione finanze del tesoro del Senato. La Corte puntualizza fin dalle prime pagine che il dipartimento del tesoro «non ha messo a disposizione gli elementi informativi necessari per ricostruire i vari passaggi delle complesse operazioni». Sono «rimasti in ombra perciò i rapporti tra le banche arrenger e i soci delle società veiciolo selezionati per incarico del ministero del tesoro. Le motivazioni di tali scelte, fa notare la magistratura contabile «sono state solo affermate, ma mai in nessun modo argomentate e tanto meno documentate». Per la corte, quindi «appare probabile che le società veicolo abbiano sostanzialmente svolto una funzione di mera compensazione degli interessi finanziari internazionali ‘in gioco» Ipotizzare «l’esistenza di evidenticonflitti d’interesse», fa notare la Corte, deriva dalla «constatazione di quanto sta avvenendo con la decisione recentemente assunta da una serie di soggetti pubblici di dotarsi di immobili di proprietà come sedi per i propri uffici, con la motivazione, simmetricamente opposta a quella addotta per l’operazione sale and rent back di Fip 1: la maggiore convenienza alla detenzione di una sede in proprietà rispetto ad una presa in locazione)». Una serie di enti pubblici, come l’Istat e il Politecnico di Milano, ricorda la Corte, hanno di recente «chiesto ed ottenuto finanziamenti finalizzati proprio all’acquisizione o alla costruzione di sedi per i propri:uffici ed il cui profilo di rischiosità è stato ritenuto molto basso dall’istituto finanziatore, in quanto, sulla base dell’ apposita analisi condotta, si è valutato che gli oneri connessi al rimborso del prestito saranno, in linea di massima, compensata dalle economie gestionali derivanti dal mancato pagamento dell’attuale canone di locazione». Stessa motivazione  utilizzata dalla Sogei. «per giustificare la decisione di acquistare per 112 milioni la propria sede che era stata ceduta a Fintecna e riaffittata ad un canone annuo di 75 milioni» In merito alla prassi dell’amministrazione pubblica di rivolgersi ai contractors «per strutturare e gestire le operazioni di cartolarizzazione», la Corte sottolinea come questi siano «in larga parte gli stessi che hanno come missione quella di realizzare proprio operazioni di cartolarizzazione ». In altre parole, dichiara la magistratura contabile, «questi soggetti hanno oggettivamente interesse a che operazioni di tale fatta vengano promosse e comprensibilmente si adoperano, pertanto affinchè vengano decise». E non solo. L’interesse di effettuare transizioni che consentano a queste società di minimizzare i costi e massimizzare i ricavi, si pone «simmetricamente in contrapposizione d’interesse rispetto a quello dei soggetti pubblici che cedono attivi». La Corte evidenzia come i contractors stessi «sono inevitabilmente portati ad evidenziare al committente i vantaggi e a tenere, invece, in ombra, i costi e i rischi per il cedente». Da rivedere anche la prassi delle p.a. di inserire temporaneamente al loro interno esperti indicati dagli stessi contractors, che terminata la consulenza rientrano nel mondo della finanza, «arricchiti dal prezioso patrimonio di relazioni e di conoscenze sul funzionamento (e mal funzionamento) dell’amministrazione pubblica». Il rischio, avverte la magistratura contabile, è che «i potenziali contractors possano crearsi dei canali privilegiati coni clienti pubblici, utilizzabili per condizionare nel senso desiderato il decisore pubblico anche nella fase iniziale di voler cedere attivi». Ma c’è anche da segnalare un’ultima patologia, ossia «1’inserimento nel mondo finanziario di persone che avevano avuto responsabilità politiche di primo piano nella gestione e decisione delle opere di cartolarizzazione». Qualche caso, scrive la Corte «va registrato anche nel nostro paese».

ITALIA OGGI - Venerdi, 09/02/2007 Pag. 4

 Cartobrizzazioni boomerang Di Giacomo Alvisi

 Lo stato italiano, a quanto sembra, ha pagato circa un miliardo di euro agli investitori internazionali coinvolti nelle operazioni di cartolarizzazione degli immobili pubblici. A fornire la cifra è stato il presidente della commissione Finanze del senato, Giorgio Benvenuto, all’interno di un’interrogazione al Ministro dell’economia a cui deve ancora essere data risposta. Nel testo Benvenuto chiede se è vero che gli investitori internazionali, attraverso i gruppi di banche riunite in consorzio, hanno beneficiato fino al 31 dicembre del 2005 di una quota interessi di 525 milioni relativa alle dismissioni Scip. E se alla stessa data le spese  sostenute per pagare tutti i soggetti che ruotano attorno all’operazione di cartolarizzazione sono state superiori a 1.018 milioni di euro. Somma preoccupante, dice Benvenuto, perché corrisponde a circa un terzo degli incassi di Scip. Insomma, il tesoro dismette gli immobili per fare cassa, molto spesso ottiene di meno di quello che si aspetta e ancora più spesso rimette buona parte di quello che ha incassato agli investitori. L'effetto boomerang è servito.

Immobili pubblici, Fitch riduce il rating di Scip 2

 

MF  - Denaro & Politica
Numero 024, pag. 3 del 2/2/2007


Fitch ha deciso di ridurre da AA a AA- il rating della tranche B2 da 475 milioni di Scip 2. La società di rating ha invece confermato il giudizio AAA per la tranche A5 da 1,97 miliardi di euro per la società veicolo creata dal Tesoro per cartolarizzare gli immobili pubblici. Entrambe le tranche sono state rimosse dal credit watch negative. Il giudizio, come spiegato in una nota dell'agenzia di rating, riflette la performance dell'ultimo trimestre del 2006 e l'analisi sul valore residuo del portafoglio. Scip 2 in passato aveva dovuto ristrutturare il proprio debito, emettendo nuovi titoli per un controvalore di 4,85 miliardi di euro, per pagare i titoli prossimi a scadenza. L'aggiustamento si era reso necessario per fare fronte ai ritardi nelle vendite immobiliari. Nel corso del 2005 Fitch annunciò in più di un'occasione il rischio di un possibile downgrade delle quattro tranche di Scip 2. Annunci che misero in difficoltà il ministero dell'economia i cui tecnici si trovavano alle prese con il varo di Scip 3. Che non a caso fu anche congelata dalla Corte dei conti.

 

 

IL SOLE 24 ORE del 31/01/2007 

Imminente il verdetto di Fitch di Isabella Bufacchi

Cartolarizzazione Scip2 a rischio di declassamento

 Continua a navigare in acque agitate la faraonica cartolarizzazione Scip2 per la vendita di oltre 44.700 proprietà degli enti previdenziali; residenziali e commerciali occupate e non. I due nuovi Scip-bond in circolazione, serie A5 e serie B2 emessi per 3,6 miliardi di euro, sono in credit watch negativo dallo scorso novembre sotto la minaccia di declassamento di Fitch. Il verdetto è imminente. Ma l’ultimo rapporto agli investitori sullo stato delle vendite nel periodo ottobre-dicembre 2006, sebbene non il peggiore in assoluto, è risultato dèludente rispetto alle attese di miglioramento nutrite dalle agenzie di rating. Negli ultimi tre mesi del 2006 le vendite realizzate dagli enti previdenziali sono ammontate a poco più di 288 milioni di euro contro i 481 previsti da un aggressivo businèss plan (-40,2%). Le vendite accumulate effettive dell’intera operazione hanno raggiunto 1’8o% circa del livello pronosticato dal business plan, ovvero 2.013 milioni contro 2.570. Gli affitti tra ottobre e dicembre 2006 hanno reso una ventina di milioni, la cifra più bassa dall’aprile 2005(il portafoglio in vendita si riduce di mese in mese): pur sempre un incasso extra in tempi di magra. Il trend resta però négativo:.’le vendite effettive cumulate rispetto al business plan erano positive tra aprile-giugno, 2005’ a +15,4% ma di trimestre in trimestre sono calate; da +10,3% a +2,3%, poi -10%, -16,8%, -18,6% per finire a -21,7 per cento nell’ultimo trimestre 2006.Fitch ha spiegato in occasione del credit watch negative che la performance di Scip2 era peggiore del suo caso base e «solo un’inversione di tendenza del calo dei prezzi di vendita» avrebbe evitato la retrocessione, ovvero la perdita della “ÀAA” per la serie .A5. Le perplessità di Fitch riguardano in particolar modo l’andamento delle vendite degli immobili residenziali di pregio, sulle quali è in atto da tempo un contenzioso perché gli inquilini puntano al riconoscimento di sconti elevati: quanti immobili di pregio restano invenduti e a quale prezzo potranno essere collocati, si domanda Fitch?.Fitch vuole vederci chiaro sul valore reale del portafoglio di unità immobiliari residue, che sulla carta vale 3,9 miliardi. La decisione di Fitch su Scip2, che sarà l’espressione collegiale di un comitato ad hoc, è attesa a ore. Intanto nulla di nuovo sul fronte degli analisti di Standard & Poor’s e Moody’s che continuano a monitorare da vicino la situazione.

Il manifesto 01 Novembre 2006
Scippati dalla Scip di Roberta Carlini
Quattro camere e cucina in vendita. Base d'asta: zero. Il singolarissimo annuncio è apparso ieri, e non una sola volta, e non su un solo giornale. In quattro pagine comparse sui principali quotidiani,ieri un grosso proprietario immobiliare ha messo in vendita pezzi del suo patrimonio al migliore offerente. Il metodo è quello dell'asta, vince chi offre di più. Solo che si parte da zero, e il proprietario non è un Ricucci in difficoltà ma la Scip, acronimo che sta per Società di Cartolarizzazione degli Immobili Pubblici e dunque, con un po' di passaggi, lo stato. Nel caso specifico un suo braccio che è l'Inpdap, che vende case a Firenze, Reggio Calabria o Siracusa, posti auto a Verona, tutte con una caratteristica: si parte da zero, ecco il numero di telefono del notaio, chi vuole chiami, può portarsi a casa l'affare per pochi spiccioli. Non è uno scherzo. Tecnicamente, è la strada che si segue quando le precedenti aste sono andate deserte. Politicamente ed economicamente, è il segnale di una disfatta: la disfatta della creatura tremontiana denominata Scip 2. Due, perché c'era già stata Scip 1, che aveva inaugurato l'era delle cartolarizzazioni (tradotto: le case sono pezzi di carta). Così se n'erano andate un bel po' di case degli enti previdenziali, sull'onda del doppio imperativo: soldi per noi (stato), proprietà per voi (ex-inquilini). Erano entrati 4 miliardi, e sembrava già un'enormità. Non pago, Tremonti volle avviare nel 2002 un'altra operazione di cartolarizzazione immobiliare, «la più grande mai fatta in Europa», così era scritto in tutte le lingue sui depliant illustrativi e sugli Investor Reports: Scip 2, controvalore 7 miliardi. Ma ben presto l'operazione si impantanò: prezzi verso le stelle, inquilini in rivolta, pasticci normativi, contenziosi infiniti. Grandissimi affari - lo ha scritto la Corte dei conti - per ogni tipo di intermediario: consulenti, banche, finanza. Grandissimi trucchi - lo ha scritto l'Eurostat - per il bilancio pubblico: trasformazione del debito in vendite e delle vendite in debiti. Relazioni complicate e studi sofisticati avevano già certificato il grande e drammatico pasticcio delle securization (cartolarizzazioni) di stato. Adesso lo stato se lo certifica da solo, nel modo più semplice, tirando la linea e scrivendoci sotto il risultato: zero virgola

Nei giorni scorsi Giorgio Benvenuto, Presidente della commissione Finanze del Senato, ha chiesto una commissione parlamentare di indagine sulle cartolarizzazioni. Si tratta - ha osservato Benvenuto- "di una stagione complessa quanto oscura della finanza pubblica, che di fatto è stata sottratta al controllo parlamentare. Le recenti analisi svolte dalla corte dei conti sollevano pesanti interrogativi e vanno nella direzione di un sostanziale fallimento delle cartolarizzazioni".Vedremo pertanto se verrà istituita la commissione di indagine. Nel frattempo, visto che ormai la Legge Finanziaria è alle porte, è opportuno ricominciare tutti a far pressing sui parlamentari eletti anche grazie al nostro appoggio nelle varie regioni Italiane per risolvere la nostra questione. Il comitato degli inquilini di Napoli ha predisposto un documento con il quale  intende far ripartire l'azione di pressing sui parlamentari e che sarà nei prossimi giorni reso noto. Napoli, 25/09/2006

Corriere della Sera - edicola giovedì, 13 aprile, 2006 EDILIZIA CASA  Corcella Ruggiero

 «Case pubbliche di pregio, obbligo di sconto» In tribunale 50 famiglie bloccano il ministero  

Gli inquilini si erano visti rifiutare il ribasso previsto per gli  immobili venduti dal Tesoro Appartamenti di pregio in pieno centro, d’accordo. Ma pur sempre soggetti alle stesse leggi che regolano la dismissione del patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. È il principio affermato dalla IV sezione del Tribunale di Milano, che ha accolto  il ricorso d' urgenza presentato da una cinquantina di famiglie residenti nelle vie Carducci, Visconti di Modrone e  Fatebenefratelli. Le loro case, dunque, non saranno messe in vendita. Gli inquilini avevano citato in giudizio la Scip srl (Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici) e l' ex Inpdai (ente  previdenziale dei dirigenti d' azienda, ora Inps). Nel ricorso, si chiedeva che venisse loro riconosciuto il diritto di riscattare gli appartamenti in cui abitano da almeno una ventina d' anni alle stesse condizioni riconosciute a tutti gli altri. Per comprendere la vicenda, occorre tornare indietro di dieci anni quando fu deciso di mettere in vendita l' immenso patrimonio immobiliare degli enti  previdenziali. La legge dava agli inquilini la possibilità di esercitare il diritto di prelazione, entro il 31 ottobre 2001 con uno sconto. Successivamente, però, lo sconto è stato diversificato a seconda che gli appartamenti fossero di pregio o meno. Gli abitanti delle vie del centro hanno fatto causa. Ma nel frattempo Scip e Inpdai sono tornati alla carica con una lettera del tono: «O comprate a prezzo pieno entro 60 giorni, o mettiamo la casa all' asta». Allarmati, gli inquilini hanno fatto ricorso d urgenza e il Tribunale ha dato loro ragione. «Una strana prassi di annullare e ripristinare disposizioni, frutto di spinte emotive e politiche - spiega l' avvocato Giovanni Salvati, che ha curato i ricorsi per conto dell' Unione piccoli proprietari immobiliari - ha reso ardua l' applicazione della legge». Bocce ferme, dunque, fino alla sentenza definitiva. Il «caso Milano» potrebbe far scuola nel resto d' Italia, dove sono in vendita altri 200 appartamenti. «Da Napoli e Roma, mi hanno già chiesto di preparare i ricorsi».

 

IL SOLE-24 ORE  12.04.2006

 CORTE DEI CONTI BOCCIA LE CARTOLARIZZAZIONI

  Prese in esame le operazioni fra 1999 e 2005 Corte conti boccia le cartolarizzazioni

  ROMA • Più ombre che luci.

Le cartolarizzazioni effettuate finora dallo Stato su due tipologie di attivi, con portafogli ceduti per quasi 130 miliardi di euro di crediti e di immobili, avrebbero potutoessere strumenti di gestione economica dei beni pubblici e, invece, sono servite unicamente a «far rapidamente cassa».L’urgenza di ridurre l’indebitamento netto e il debito ha fatto sì che venisse trascurata l’accurata analisi dei costi e dei benefici e la trasparenza dei meccanismi.Con un ricorso massiccio alla “sovracolla-teralizzazione-” e all’ outsourcing. L’avvio delle operazioni di securitization dello Stato ha però indotto le pubbliche amministrazioni «ad acquisire la consapevolezza della necessità di una ricognizione accurata e attenta degli attivi pubblici, della ricostruzione del loro valore di mercato e della rilevazione degli oneri che la detenzione dei singoli beni comporta».Sono queste le conclusioni principali di un’indagine a tutto campo condotta dalla Corte dei Conti sulle operazioni di cartolarizzazione effettuate dallo Stato tra il 1999 e il 2005. Lo studio si è concluso nei mesi scorsi ma è stato reso pubblico soltanto ieri. I magistrati contabili hanno analizzato in gran dettaglio una quindicina di securitization a fronte di portafogli ceduti per circa 129,2 miliardi di euro che hanno contribuito a migliorare i conti pubblici per 15,9 miliardi a riduzione del debito e per 10,2 miliardi a contenimento del deficit.La prima perplessità sollevata dalla Corte dei Conti riguarda lo scopo “reale” delle dismissioni: «l’obiettivo di fondo dichiarato era quello di voler alienare gli attivi il cui costo di detenzione risultasse superiore ai vantaggi ricavabili dalla loro cessione», è scritto nell’indagine, ma l’unico obiettivo «realmente perseguito», e in tempi stretti, è stato quello di «contribuire al rispetto degli obblighi imposti dal patto europeo di stabilità, in presenza della progressiva contrazione dell’avanzo primario» e della scelta di contenere la pressione fiscale e ridurre la spesa pubblica in misura non strutturale.La fretta è stata cattiva consigliera. Oltre ad accrescere in alcuni casi i costi del ricorso alle banche arranger, all’expertise esterna e all’outsourcing, secondo i magistrati contabili si è finito con l’alienare gli attivi di più agevole dismissione, piuttosto che quelli la cui detenzione risultava meno vantaggiosa della cessione. L’indagine evidenzia poi che la scelta degli attivi da dismettere sarebbe «solo parzialmente avvenuta in conformità a criteri di razionalità e di imparzialità».La Corte dei Conti bacchetta il ministero del Tesoro, perchè avrebbe dovuto «fugare i molti dubbi e i molti equivoci che hanno accompagnato le          operazioni di cartolarizzazione», nell’interesse primario delle stesse amministrazioni. Ma ammette che la mancanza di un adeguato sistema di monitoraggio dei costi e dei risultati non ha consentito di stabilire in quale misura le cartolarizzazioni hanno realizzato miglioramenti in termini di rapporto costi/benefici. La magistratura contabile riconosce che l’outsourcing è stato indispensabile per progettare, promuovere, organizzare e gestire operazioni così complesse di cui l’amministrazione non aveva esperienza: ma ha criticato il fatto che la pa sia rimasta estranea ai processi decisionali di cartolarizzazione. L’expertise esterna può agire comunque da stimolo per la crescita professionale della pa, la cultura dei risultati e della contrattualistica, il ricorso alla tecnologia avanzata. L’impatto positivo delle securitization, al di là del beneficio su deficit e debito, secondo la Corte dei Conti va ricercato piuttosto nell’avvio di un processo di ricerca della convenienza a detenere o alienarela. proprietà di un attivo pubblico.

IL SOLE-24 ORE DEL 20.05.2006 DISMISSIONI INPS SOTTO INCHIESTA

ENRICO MARRO

  L’Alto commissario per la lotta alla corruzione incarica la Guardia di finanza degli accertamenti.

 L’Alto commissario anticorruzione spedisce la Guardia di Finanza negli uffici dell’Inps. Si tratta di un’indagine conoscitiva (la prima) sulla dismissione del patrimonio immobiliare residenziale dell’Istituto, come chiarisce un documento datato 9 maggio 2006 e firmato dall’ Alto commissario, anche in relazione ai beneficiari a partire dal 23 novembre 2001 e alla natura, alle modalità e all’ efficacia dei controlli.  «E un’indagine conoscitiva avviata d’ufficio — spiega Gianfranco Tatozzi, l’Alto commissario per la prevenzione della corruzione nella Pa — non in base a segnalazioni». Una verifica sulle procedure attuate nella dismissione che però, aggiunge Tatozzi, potrebbe essere estesa agli altri enti previdenziali che hanno venduto immobili di proprietà.  I motivi. L’indagine, secondo quanto riportato dal documento è stata disposta per verificare la procedura eseguita nella dismissione degli immobili e la natura, le modalità e l’efficacia dei sistemi di controllo interno e delle misure adottate nel corso della dismissione- L’obiettivo è «ridurre i rischi di comportamenti illeciti o di condizionamento da parte della criminalità organizzata». Dell’indagine è incaricato il Nucleo speciale tutela pubblica amministrazione della Guardia di Finanza, che dovrà ricostruire la posizione reale, in relazione all’incarico, «dei soggetti che hanno disposto, o delegato, o deliberato, o gestito rapporti relativi alla dismissione». Sotto la lente delle Fiamme Gialle finiranno anche i collaboratori interni o esterni che hanno reso prestazioni o ricevuto incarichi di lavoro autonomo da parte dell’ Inps o che hanno beneficiato, di trasferimenti immobiliari. Le cessioni. La vendita degli immobili residenziali è stata al centro di un ricco e lungo contenzioso sui prezzi. A sollevarlo sono stati alcuni inquilini che, grazie a un complesso intreccio di norme, avrebbero avuto diritto ad acquistare a prezzi inferiori a quelli indicati dal ministero del Tesoro.  Il terreno dello scontro è la qualifica «di pregio» degli immobili, che esclude lo sconto del 30% sulla vendita agli inquilini. La valutazione di congruità dei prezzi degli immobili di pregio però non spetta all’Inps ma all’agenzia del Territorio, quindi i al ministero dell’Economia. Per l’individuazione deve sussistere almeno uno dei quattro criteri recepiti nel Dm Economia Lavoro del 31 luglio 2002: e deve esistere un vincolo storico-artistico, paesaggistico o paesistico-categoriale; l’edificio dev’essere costituito per almeno due terzi da abitazioni «di lusso» in base a una serie di norme; l’edificio deve trovarsi in zone dove il valore medio di mercato sia superiore del 70% al valore medio nel Comune; l’immobile dev’essere nel centro storico, escluse le zone degradate soggette a piani di recupero. Queste valutazioni sono di competenza dell’agenzia del Territorio. L’Istituto di previdenza potrebbe però essere chiamato in causa per la vendita fin troppo tempestiva degli immobili di via Cadorna 13 e di via Valenziani 12 e 16 (si veda «11 Sole 24 Ore» del 13 ottobre 2005). Si tratta di edifici in zone di alto valore di mercato contenuti in un elenco in circolazione già dal marzo 2004, ma che sono stati venduti dall’Inps (con l’applicazione di tutti gli sconti di legge, che di fatto hanno ridotto del 50% il prezzo al metro quadrato) prima della comunicazione ufficiale da parte del ministero dell’Economia. Il tutto senza violazioni formali. Anche se sulla vicenda, poi finita al centro di interrogazioni parlamentari, il ministero aveva poi sollecitato l’intervento della Corte dei conti. Le indagini. L’attività amministrativa dell’Alto commissario fa leva in particolare su due strumenti: indagini conoscitive e controllo delle procedure contrattuali di spesa. L’Alto commissario può avvalersi degli organi ispettivi di verifica della amministrazioni pubbliche, effettuando anche accertamenti diretti con audizioni di pubblici funzionari o di cittadini privati interessati. Quanto alle strutture pubbliche, esse sono tenute a collaborate con il Commissario: la mancata risposta può essere infatti segnalata al Procuratore della Repubblica competente per territorio. Le eventuali Irregolarità. L’Alto commissario può denunciare i «fatti rilevanti» all’Autorità giudiziaria e alla Corte dei conti. Compito del Commissario è anche quello di trasmettere una relazione semestrale al Presidente del Consiglio, che, a sua volta, ogni anno deve relazionare il Parlamento.



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